Consigliere regionali Araneo e Verri (M5s): “Il 3% è un paracadute che si apre quando siamo già a terra. La Basilicata non si compensa, si pianifica”. Di seguito la nota integrale.
In Consiglio regionale si è finalmente discusso di politica energetica e, ancora una volta, il tema è entrato in aula perché ce lo ha portato l’opposizione. Quello che abbiamo detto in Consiglio lo ripetiamo qui, fuori dall’aula, perché i lucani hanno il diritto di sapere che esiste un’altra idea di sviluppo energetico per questa regione, e che non è un’intenzione generica ma un impianto già scritto.
Cominciamo dal punto su cui non esiste margine di dubbio: diciamo no al ritorno del nucleare in Basilicata, in qualunque forma. No al nucleare cosiddetto sostenibile o di nuova generazione, rispetto al quale il presidente Bardi ha già espresso in Conferenza Stato-Regioni un primo assenso alla legge delega del Governo senza alcun confronto preventivo, né con quest’aula né con i territori. E no, con ancora maggiore fermezza, a qualsiasi ipotesi di deposito unico di scorie nucleari sul nostro territorio. Abbiamo ancora negli occhi la marcia dei centomila di Scanzano del 2003: quella non fu una protesta, fu il modo in cui un popolo intero disse che cosa non è disposto a diventare. Se quel pericolo dovesse tornare ad affacciarsi, saremo di nuovo in piazza, e non da soli.
Con altrettanta chiarezza va detto che per noi la transizione energetica e il passaggio alle fonti rinnovabili non sono più un’opzione, sono una necessità assoluta e non rinviabile. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno dimostrato che la dipendenza dai combustibili fossili è una fragilità economica e sociale prima ancora che ambientale, e l’aumento continuo del costo dei carburanti e delle bollette sta piegando le famiglie lucane e mettendo a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese che sono l’ossatura del nostro tessuto produttivo. Sganciarsi dal fossile e produrre energia pulita sul territorio significa difendere l’economia lucana e conquistare un’autonomia energetica reale. Chi ci descrive come nemici delle rinnovabili sa perfettamente di mentire.
Il problema è che questa Regione cammina nella direzione opposta. Mentre si celebra la transizione, si autorizza il fossile. È accaduto con i permessi di ricerca di idrocarburi denominati Il Perito e La Capriola, che interessano i territori del materano e comuni come Pisticci: abbiamo assistito a un benestare della Giunta che non condividiamo e che abbiamo contestato in ogni sede. Autorizzare nuove ricerche fossili significa ignorare i vincoli ambientali, quello che ci dicono gli studi epidemiologici e i pareri contrari delle comunità. E lo stesso schema si ripete sul fronte opposto: sette nuovi progetti tra impianti eolici e agrivoltaici hanno ricevuto giudizio positivo di compatibilità ambientale, calati sul nostro territorio da decisioni prese altrove. La Basilicata non può continuare a essere terra di conquista, né delle multinazionali del fossile né dei grandi gruppi delle rinnovabili.
Il vero nodo, però, è a monte, ed è l’assenza di una strategia regionale degna di questo nome. In Basilicata manca ancora il Piano paesaggistico regionale: lo denunciamo da anni, è un vuoto normativo che dura da troppo tempo e di cui bisogna finalmente prendere coscienza. Mancano gli atti che individuino in modo vincolante le aree idonee e le aree non idonee. Senza quegli strumenti la Regione abdica al proprio dovere di governo del territorio e lascia le comunità disarmate davanti alla spinta dei grandi gruppi industriali. È in questo limbo che si è aperta la giungla delle autorizzazioni selvagge, e non è catastrofismo dirlo: è la descrizione dei fatti. Chi amministra dovrebbe spiegare ai lucani se questo ritardo sia distrazione, incapacità o una scelta politica precisa, perché continuare a consentire nuove installazioni senza aver prima definito le regole significa lasciare che siano altri a decidere il futuro della Basilicata.
È esattamente qui che si colloca il disegno di legge sulle compensazioni ambientali approvato dalla Giunta il 24 luglio, e per questo lo giudichiamo sbagliato nell’impianto prima ancora che nei numeri. Senza pianificazione, ogni discorso sulle compensazioni diventa un paracadute burocratico che si apre quando siamo già a terra, cioè quando il danno al paesaggio, alla biodiversità e alla vocazione agroalimentare dei territori si è ormai compiuto. Istituire un fondo alimentato dal tre per cento del valore della produzione, per giunta attraverso accordi consensuali con gli operatori, non è tutelare il territorio: è accettare l’impatto dei megaimpianti in cambio di un ristoro monetario. E qui vogliamo essere netti, perché è il punto che ci divide dalla maggioranza in modo irriducibile: la Basilicata non si difende negoziando una percentuale sui ricavi di chi la occupa. Il paesaggio, l’acqua, l’agricoltura e il patrimonio naturale non sono merci di scambio, e una politica che li tratta come tali è una politica di respiro puramente commerciale.
Che questo modello non funzioni non è una nostra previsione: è un fatto già verificato. Il bonus gas fu presentato come una misura epocale e redistributiva e si è tradotto in un pasticcio burocratico con i conguagli, mentre il bonus per il fotovoltaico ai non metanizzati è rimasto una misura spot e sottofinanziata. È il limite strutturale di una politica costruita sui contributi effimeri e a tempo determinato: ottimi in campagna elettorale, incapaci di generare un solo chilowattora di autonomia.
Nel frattempo la pressione sul territorio ha superato ogni soglia ragionevole. Questa regione ospita oltre millecinquecento installazioni eoliche e più di duemilasettecento impianti fotovoltaici, cinquanta pozzi petroliferi e quaranta di gas, con nuove estrazioni all’orizzonte. Produciamo già molta più energia elettrica di quanta la rete locale riesca ad assorbire, e convivendo con il paradosso di aree industriali ancora classificate come siti di interesse nazionale, i Sin di Tito e della Val Basento, e con le criticità storiche mai risolte della Trisaia di Rotondella. Eppure di tutta questa energia ci resta pochissimo: la Basilicata ospita appena lo zero virgola quattro per cento della capacità nazionale di accumulo. È il dato che spiega tutto. Una regione che produce e non accumula non è una regione autonoma: è un punto di immissione nella rete di qualcun altro. E l’obiettivo regionale al 2030 impone di installare ancora oltre millequattrocento megawatt, il che significa che l’ondata più intensa deve ancora arrivare e che le regole andavano scritte ieri.
Su questo scenario la maggioranza costruisce il racconto di una nuova era. Non c’è nessuna nuova era: c’è una regione ancora legata al fossile, priva di pianificazione e senza una politica energetica propria. E c’è un’operazione politica che va nominata per quello che è, quando il vicepresidente Pepe prende un disegno di legge sulle compensazioni ambientali e lo trasforma in argomento a sostegno dell’autonomia differenziata, sostenendo che l’energia rientra tra le materie dei Livelli essenziali delle prestazioni e che l’autonomia dà e non toglie. È l’esatto contrario. Una Regione che non ha esercitato le competenze ordinarie che già possiede, a partire dalla pianificazione paesaggistica e dalla programmazione energetica, non ha basi solide per rivendicarne di nuove.
Diciamo allora con precisione che cosa proponiamo, perché la critica senza alternativa è un esercizio sterile. Prima le regole: il Piano paesaggistico regionale e l’individuazione vincolante delle aree idonee e non idonee, e solo dopo qualsiasi discorso su compensazioni e sviluppo. Poi la destinazione delle risorse, che non devono essere consumate in bonus temporanei ma trasformate in infrastruttura permanente di autonomia. Significa efficientamento energetico del patrimonio pubblico, a cominciare da scuole, ospedali ed edilizia residenziale pubblica, dove ogni euro investito abbatte una spesa per sempre. Significa comunità energetiche rinnovabili guidate da Comuni e consorzi, non convenzioni chiuse costruite attorno a partner tecnologici già individuati che intercettano il beneficio prima che arrivi ai cittadini. Significa piccoli impianti domestici e aziendali per l’autoconsumo, che azzerano stabilmente i costi in bolletta e mettono famiglie e imprese al riparo dalle speculazioni. Significa mettere il fotovoltaico sui tetti delle scuole e dei capannoni, sui parcheggi, sulle coperture degli impianti irrigui, sulle cave dismesse e sulle discariche esaurite, invece che sul suolo agricolo: un’area contaminata che produce energia pubblica è una bonifica che si paga da sola.
E significa, soprattutto, usare l’energia come leva sul costo di produzione. Questa regione esporta energia e importa crisi industriale: l’automotive di Melfi è dentro una transizione senza garanzie, la Val Basento e Tito sono cantieri di bonifica mai chiusi, l’agricoltura paga irrigazione, catena del freddo e trasformazione a prezzi che ne erodono il margine. In un territorio così, il costo dell’energia non è una voce di bolletta: è uno dei pochissimi fattori di competitività su cui una Regione possa ancora incidere. Per questo chiediamo che l’energia prodotta qui si traduca in condizioni strutturali per chi qui produce e lavora, legate a occupazione e permanenza sul territorio, e non in un sussidio da rinnovare ogni anno. È così che un hub energetico diventa un hub produttivo, invece di restare la presa di corrente dello sviluppo di qualcun altro.
Aspettiamo che il disegno di legge sulle compensazioni faccia il suo iter e arrivi nelle commissioni e in aula. Ma chiediamo fin da ora che quel dibattito non si riduca a contabilità, a ristori e a cavilli: qui si decide se il futuro della Basilicata debba fondarsi sulla compravendita, per non dire sulla svendita, del nostro patrimonio naturale, idrico e paesaggistico al migliore offerente, oppure sulla valorizzazione reale di quel capitale per generare un’economia sana, pulita e duratura. Noi la nostra idea l’abbiamo scritta e siamo pronti a portarla in Consiglio e a confrontarla in qualunque sede, nei Comuni e davanti ai cittadini. La maggioranza mostri la sua, se ne ha una che vada oltre il comunicato stampa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



