impatto sui conti da Decreto Bollette e …




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La reazione a Piazza Affari non è stata delle migliori: il titolo ha registrato subito un affondo a 9,679 euro che ha violato il supporto statico che da 20 luglio aveva arginato le spinte ribassiste nell’intorno dei 9,77-9,80 euro. Adesso il titolo si riporta a 9,883 euro (+0,51% sul riferimento), ma bisognerà attendere il termine della seduta e dell’ottava per una valutazione più consolidata del movimento, anche se il rischio di un affondo almeno a 9,41 euro si è fatto molto più alto.

Per Enel, dopo la pubblicazione di risultati sostanzialmente in crescita ieri a mercato chiuso, non c’è niente di davvero compromettente sul grafico e anche il movimento di oggi si inserisce nel ripiegamento avviato questo mese dalle formidabili resistenze di area 10,31 euro che sono anche i massimi storici aggiornati a fine febbraio (prima dello scoppio della crisi iraniana) e ritestati senza successo in almeno un paio di occasioni questo mese.  Ma procediamo con ordine.

Enel, utile semestrale da 3,93 miliardi di euro (+2,8%), sui flussi pesano cambi e Decreto Bollette (per 2,1 mld in tutto)

L’utile netto ordinario di Enel nel primo semestre mostra un rialzo del 2,8% da 3,82 a 3,929 miliardi. Il gruppo lamenta e segnala il peso di poste straordinarie senza le quali l’utile sarebbe cresciuto del 9,2%, ma a 3,743 miliardi di euro (utile reported).

Se è vero infatti che nei 6 mesi il cosiddetto Decreto Bollette del governo (formalmente il socio di riferimento perché anche se il Ministero dell’Economia ne controlla ormai ‘solo’ il 23,59% affiancato da una BlackRock al 5,02%, il MEF ha nominato 6 dei 9 consiglieri) ha sottratto risorse per 68 milioni a livello di conto economia, risorse tutto sommato trascurabili come le perdite da 53 milioni di attività non core, i 32 mln di rosso da carbone o le svalutazioni da 26 milioni e l’ìmposta da 7 mln in Colombia, è anche vero che sono venute meno risultati negativi da M&A del 2025 per 364 milioni di euro.

In realtà il vero impatto del Decreto Bollette è nella più delicata situazione patrimoniale del gruppo e nei flussi di cassa, dove pesa per ben 1,2 miliardi di euro di debito sugli FFO, i flussi di cassa generati dall’attività operativa che sono una metrica fondamentale dal gruppo Enel per il monitoraggio della redditività e della liquidità. Gli FFO non vanno confusi con Cash flow da attività operativa del rendiconto finanziario, questa voce nel semestre è pari a 4,25 miliardi di euro (in calo di circa 600 milioni), mentre gli FFO sono pari a 6,1 miliardi di euro dopo avere assorbito non solo l’impatto da 1,2 miliardi del Decreto Bollette, ma anche quello da 1 miliardo circa dei cambi sfavorevoli. La differenza sostanziale è nella variazione del circolante netto (negativa per circa 4 miliardi appunto) a cui poi vanno aggiunte le due voci di cui sopra (DB e cambi).

Enel… e il debito sale ancora

Non proprio scostamenti effimeri, che contribuiscono in maniera importante al passaggio del debito finanziario netto del gruppo da 57,2 a 61 miliardi di euro. L’FFO recurring cresce di 200 milioni rispetto alla prima metà del 2025 e riflette quindi più fedelmente l’aumento dell’ebitda da 11,5 a 11,8 miliardi di euro (+3,2%).

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Enel, le reti brillano di nuovo, generazione e trading no

Lo spaccato di questo indicatore fedele della gestione caratteristica ci restituisce ancora una volta la complessa dinamica dei tanti business di Enel: generazione termoelettrica e trading perdono il 13,7% di ebitda (€ 1,35 mld), mentre le reti ne conquistano un altro 10% (4,84 mld); Enel Green Power resta ferma a 3,37 mld di ebitda ed Enel Commercial guadagna l’8,8% a 2,4 miliardi (la somma nell’ebitda totale va corretta per i costi di holding e servizi che passano da 93 a 132 milioni).

La crescita dell’ebitda del gruppo ha più che bilanciato l’aumento a valle degli oneri finanziari da 1,28 a 1,42 miliardi di euro, così anche l’ebit cresce del 3,2% a 6,49 mld e l’utile netto aumenta del 2,8% a 3,93 miliardi di euro. Fanno 0,4 euro per azione. Il gruppo ha indicato l’obiettivo di un utile per azione di circa 0,74 euro per l’intero 2026 (guidance) nella parte alta della forchetta già indicata in passato.

A valere sui risultati 2025 il gruppo ha pagato un dividendo complessivo di 49 centesimi in crescita del 4% sull’anno precedente e composto di un acconto novembrino di 23 centesimi e di un saldo distribuito a luglio di 26 centesimi. Ora ci sono tutti gli elementi per il rispetto della politica di remunerazione che indica un rialzo del 6% l’anno del dividendo fino al 2028, quindi le basi per una cedola da 51,9-51,0 centesimi ci sono tutte.

Non male tutto sommato, ma neanche una performance brillante come quella che forse il mercato sperava. Alla fine del primo semestre la leva finanziaria TTM calcolata come Debito Netto/Ebitda degli ultimi 12 mesi si pone a 2,6x e quel rapporto di copertura dato da FFO adj./Debito Netto ammonta al 25%

Né si può dare per scontato che il governo non intervenga di nuovo con contributi di solidarietà richiesti a banche o utility per far fronte alle esigenza di guerra e d’accisa.

Al contrario invece l’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia sull’energia potrebbe fornire elementi di business interessanti al gruppo guidato da Flavio Cattaneo. L’esercizio delle previsioni però si è fatto davvero troppo corto nelle prossime settimane.

Enel: impatto sui conti da Decreto Bollette e cambi, ma i risultati sono in crescita


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