payback
31 Luglio 2026
L’associazione commenta l’ordinanza del Tar Lazio che ha rimesso alla Corte costituzionale la disciplina del payback sugli acquisti diretti. “Il principio potrebbe avere ricadute anche sul comparto dei dispositivi medici”
L’ordinanza con cui il Tar Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale la disciplina del payback farmaceutico sugli acquisti diretti continua a far discutere. Dopo la decisione dei giudici amministrativi di sollevare dubbi sulla legittimità del meccanismo che pone a carico delle aziende farmaceutiche il 50% dello sfondamento del tetto della spesa, interviene Conflavoro PMI Sanità, che definisce il provvedimento “un passaggio di grande rilievo” e chiede al Governo di avviare una revisione anche del sistema di payback applicato ai dispositivi medici. Secondo il presidente nazionale di Conflavoro PMI Sanità, Gennaro Broya de Lucia, “un contributo di solidarietà non può trasformarsi, attraverso la sua applicazione continuativa, in uno strumento ordinario di finanziamento del Servizio sanitario nazionale a carico delle imprese”.
Con l’ordinanza n. 12115 del 2 luglio 2026, resa nota nei giorni scorsi, il Tar Lazio ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle norme che disciplinano il payback farmaceutico sugli acquisti diretti, rimettendo la decisione alla Consulta. Al centro del rinvio vi è il meccanismo che obbliga le aziende farmaceutiche a coprire il 50% dello sforamento del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti. Secondo il Tar, la disciplina potrebbe porsi in contrasto con diversi principi costituzionali, tra cui quelli di uguaglianza, riserva di legge in materia patrimoniale, libertà d’iniziativa economica e rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento europeo. I giudici osservano, in particolare, che il payback, introdotto nel 2013 come misura eccezionale e reso strutturale dal 2019, rischia di aver perso la propria natura solidaristica per trasformarsi in un prelievo permanente destinato a finanziare stabilmente il Servizio sanitario nazionale.
È proprio questo aspetto a essere evidenziato da Conflavoro PMI Sanità. “Se la Consulta dovesse affermare che un contributo di solidarietà non può diventare stabile, cronico e imprevedibile, questo principio non potrà essere ignorato rispetto a eventuali estensioni del payback dei dispositivi medici oltre il 2018”, afferma Broya de Lucia. L’associazione sottolinea come lo stesso Tar abbia richiamato le analogie tra il sistema farmaceutico e quello dei dispositivi medici, ricordando anche la sentenza n. 140 del 2024 della Corte costituzionale, che aveva ritenuto compatibile con la Carta il meccanismo del payback per i dispositivi limitatamente al periodo 2015-2018, in ragione del suo carattere eccezionale e temporaneo.
Le differenze tra i due sistemi
Pur riconoscendo che l’ordinanza riguarda esclusivamente il comparto farmaceutico e non produce effetti diretti sul contenzioso dei dispositivi medici, Conflavoro evidenzia una differenza sostanziale tra i due regimi.
Nel settore farmaceutico, osserva l’associazione, il tetto di spesa è noto preventivamente ed è monitorato periodicamente dall’Aifa. Diversa la situazione per i dispositivi medici, dove i tetti regionali relativi al periodo 2015-2018 sono stati definiti soltanto nel 2019 e gli sforamenti certificati nel 2022, quando le forniture erano già state effettuate e i contratti conclusi. “Se il Tar dubita della prevedibilità dell’onere perfino nel sistema farmaceutico – sostiene Broya de Lucia – la questione è ancora più delicata per le oltre 4.000 imprese dei dispositivi medici, il 95% delle quali sono piccole e medie imprese con margini e capacità finanziarie molto diverse rispetto alle grandi aziende farmaceutiche”.
Per Conflavoro PMI Sanità il Governo non dovrebbe attendere il pronunciamento della Corte costituzionale. L’associazione chiede di sospendere il payback dei dispositivi medici, escluderne formalmente l’applicazione alle annualità successive al 2018 e avviare il definitivo superamento del meccanismo. Tra le proposte avanzate figurano anche l’introduzione di una franchigia per micro e piccole imprese, criteri di riparto più proporzionati ai margini effettivi delle aziende produttrici e distributrici, l’adeguamento dei tetti di spesa al reale fabbisogno degli ospedali e la riapertura del tavolo sulla governance dei dispositivi medici. “La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale – conclude Broya de Lucia – non può essere affidata a prelievi imprevedibili sul fatturato delle imprese che garantiscono tecnologie, assistenza e continuità delle forniture. Un’emergenza non può diventare una regola permanente”.
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