Dopo Nolan, l’Odissea torna in classe


Il film ha riportato Ulisse al centro dell’immaginario contemporaneo e offre alla scuola l’occasione di partire dalle immagini per ritrovare la complessità, la lingua e le domande del poema di Omero

Come spiegheremo l’Odissea in classe dopo Christopher Nolan? La domanda accompagnerà il prossimo anno scolastico, quando molti studenti entreranno in aula avendo già incontrato Ulisse al cinema, avendo negli occhi il mare, le navi, i mostri, le battaglie, i volti degli attori e la potenza sonora di un grande spettacolo. Qualcuno avrà la sensazione di conoscere già la storia, qualcuno penserà di essersi portato avanti con il programma, qualcuno – che speranza! – arriverà finalmente curioso di capire da dove provenga quel viaggio che il cinema ha trasformato in un film memorabile che, dopo l’incasso al botteghino, verosimilmente sbancherà gli Oscar. 

A tutti converrà dire subito che andare al cinema è stata un’ottima scelta, perché un regista di enorme talento ha deciso di misurarsi con uno dei testi fondativi della cultura occidentale e l’ha restituito al pubblico nella forma di un bel film. Si potrà anche suggerire che questa nuova circolazione dell’Odissea appartiene alla natura stessa dei classici, che continuano a vivere attraverso letture, trasformazioni, spostamenti e interpretazioni capaci di parlare a epoche differenti. Nolan possiede dunque ogni diritto di raccontare la propria Odissea, selezionando episodi, comprimendo tempi, accentuando conflitti e affidando alla grammatica del cinema una storia nata nella poesia orale. Da artista, Nolan dialoga con l’opera conosciuta, ne ri-conosce la forza e la conduce dentro il proprio linguaggio, fornendo attualizzazioni, personalizzazioni e messaggi propri. La tradizione occidentale offre esempi altissimi di questa libertà interpretativa, anche solo restando a Omero, proprio intorno all’Odissea. Nel canto XXVI dell’Inferno, Dante immagina un Ulisse non torna a Itaca – altro che Nolan! – supera le Colonne d’Ercole, trascina i compagni oltre il limite imposto agli esseri umani e muore in mare. L’eroe del nostos, il ritorno, diventa così l’eroe di una conoscenza spinta fino alla dismisura, secondo una scelta poetica che va oltre Omero e apre un percorso del tutto nuovo nella cultura europea. James Joyce compie un’operazione ancora diversa nel suo Ulysses, costruito intorno a una sola giornata, il 16 giugno 1904, trascorsa per le strade di Dublino. Il viaggio eroico assume la forma del vagabondare quotidiano di Leopold Bloom, e le avventure marine lasciano spazio a incontri, pensieri, desideri, equivoci, soste in un pub e passaggi in una redazione. L’architettura omerica permette a Joyce di raccontare la vita del XX secolo e di mostrare quanta vastità possa abitare una giornata apparentemente comune. Dante, Joyce e Nolan testimoniano la fecondità di una storia capace di generare altre storie, ciascuna legata al proprio tempo e al proprio mezzo espressivo. Proprio questa ricchezza rende decisiva la distinzione fra l’opera originaria e le opere che da essa discendono. Il film di Nolan nasce come creazione cinematografica autonoma, costruita attraverso immagini, montaggio, musica, corpi, paesaggi e interpretazioni attoriali; la sua forza risiede nelle scelte che compie e nella visione che propone, per lo più orientata al rimorso e al senso di colpa del suo Ulisse, ma anche del fatto che l’eroe non avesse tenuto conto che altri, diversi da lui, si sarebbero comportati diversamente da lui in determinate circostanze, come nell’assedio della città di Troia. È il punto di vista del regista-artista e va accolto in quanto tale, marcando in aula l’indipendenza del suo pensiero e delle sue conclusioni da quelle di Omero. Il poema di Omero, infatti, porta a un’esperienza differente, fondata sull’ascolto della parola, sulla durata del racconto e sulla complessità di una struttura che sfugge alla semplice successione delle avventure, che porta avanti più interpretazioni, più suggestioni, che consente – e questo accade per il testo letterario rispetto a un prodotto cinematografico – di riflettere su più questioni, rileggendo un dialogo, un passo, un episodio. In classe affrotneremo la trama e il susseguirsi di voci e di scelte, seguendo i riconoscimenti rimandati, le false identità, le profezie, i silenzi e i dialoghi nei quali parlare significa spesso convincere, ingannare, mettere alla prova, riconoscere o combattere. Osserveremo le formule, gli epiteti, le ripetizioni, le immagini e le scelte lessicali, fermandoci sul modo in cui il poema rallenta davanti a un gesto, a un banchetto, a una cicatrice o al letto costruito intorno al tronco di un ulivo. Incontreremo anche personaggi più complessi: Ulisse unisce intelligenza, resistenza, fascino, menzogna, durezza e vanità; Penelope governa il tempo, la parola e l’incertezza con una lucidità che la rende protagonista piena del poema; Telemaco deve conquistare una propria voce dentro l’ombra di un padre trasformato in leggenda. Anche il ritorno a casa porta con sé sangue, vendetta, domande sulla giustizia e una difficile ricomposizione di sé e del proprio mondo. Il film accompagnerà inevitabilmente questo lavoro offrendo immagini – straordinaria la rappresentazione dell’Ade! – curiosità, confronti e domande già presenti nella mente degli studenti. Le differenze fra cinema e poesia diventeranno un’occasione didattica per osservare che cosa accade quando una storia passa da un linguaggio a un altro, quali elementi acquistano rilievo, quali vengono condensati e quali ambiguità restano affidate alla parola. La classe potrà discutere le scelte di Nolan senza ridurre il confronto a un elenco di fedeltà e infedeltà, riconoscendo nel film una lettura contemporanea nata dalla lunga vita del poema. Nel 2026 un grande spettacolo cinematografico ha riportato l’Odissea al centro dell’attenzione, creando una condizione favorevole per la scuola e per la lettura. Il nostro compito sarà raccogliere quell’energia e condurla verso Omero; il viaggio scolastico comincia quando il libro si apre e la lingua del poema torna a risuonare in classe.


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 Marcello Bramati

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