quale gigante della tecnologia sta esagerando e chi ne sta traendo profitto?



Non si tratta più solo di crescita: improvvisamente gli investitori del settore tecnologico si stanno concentrando su questa metrica cruciale

Oltre 100 miliardi per l’intelligenza artificiale: come Amazon, Microsoft e Alphabet stanno mettendo a rischio il proprio futuro

L’ultima stagione degli utili dei giganti della tecnologia ha inviato un segnale inequivocabile ai mercati finanziari: la crescita incondizionata a qualsiasi costo è ormai un ricordo del passato. Sebbene Alphabet, Amazon e Microsoft abbiano tutte registrato un’impressionante crescita dei ricavi nel secondo trimestre del 2026 e abbiano portato le loro divisioni cloud a livelli record grazie al boom dell’intelligenza artificiale, le reazioni a Wall Street sono state radicalmente diverse. Mentre Microsoft e Amazon sono state premiate con aumenti a doppia cifra del prezzo delle azioni, gli investitori hanno inizialmente fatto crollare il titolo di Alphabet, nonostante la sua rapida ascesa. La ragione si cela nei bilanci: si tratta delle gigantesche spese in conto capitale per le infrastrutture di intelligenza artificiale e della questione cruciale di quanto flusso di cassa libero rimanga dopo aver dedotto questi costi. L’analisi dei dati trimestrali che segue rivela perché il mercato azionario sta improvvisamente stabilendo nuovi standard e in che modo il posizionamento strategico delle tre aziende più preziose al mondo differisce fondamentalmente nella corsa finale all’IA.

Una resa dei conti cruciale dopo i risultati trimestrali: ecco cosa distingue Alphabet da Amazon e Microsoft

Un trimestre, tre storie: quando miliardi di investimenti trasformano i titoli azionari in vincitori e perdenti da un giorno all’altro

Le tre maggiori aziende tecnologiche americane hanno pubblicato i loro dati relativi al secondo trimestre del 2026 nell’arco di una settimana, e chiunque abbia seguito le reazioni del mercato potrebbe aver avuto l’impressione che rappresentino tre settori completamente diversi. Alphabet, Amazon e Microsoft condividono tutte una crescita a doppia cifra, attribuendo il successo alle loro divisioni cloud e investendo ingenti somme nell’intelligenza artificiale. Eppure, le reazioni del mercato sono state tutt’altro che uniformi. Mentre le azioni di Microsoft e Amazon hanno registrato un balzo a doppia cifra dopo la pubblicazione dei risultati, Alphabet ha inizialmente faticato, nonostante gli impressionanti tassi di crescita, poiché gli investitori guardavano con scetticismo all’impennata delle spese in conto capitale. Questa divergenza è il punto cruciale, perché dimostra che il mercato azionario non si limita più a valutare la velocità di crescita di un’azienda, ma soprattutto come finanzia tale crescita e se riesce a tenere sotto controllo i costi che ne derivano.

Alphabet sta crescendo più velocemente, ma sta pagando il prezzo più alto

Alphabet ha registrato un fatturato di 119,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente e il dodicesimo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Particolarmente degna di nota è stata l’accelerazione del business cloud, che ha registrato un’impennata dell’82% raggiungendo i 24,8 miliardi di dollari, trainata dalla forte domanda di soluzioni di intelligenza artificiale per le aziende e dei tradizionali servizi Google Cloud. L’utile operativo è cresciuto del 30% a 40,8 miliardi di dollari, con un margine operativo migliorato al 34%. Il dato più spettacolare, ma anche fuorviante, è stato il balzo del 298% dell’utile netto, che si è tradotto in un utile per azione di 9,11 dollari. Questo straordinario aumento è stato in gran parte il risultato di una plusvalenza una tantum non operativa di 98 miliardi di dollari derivante da plusvalenze non realizzate su investimenti azionari, il che ha portato gli analisti a ignorare in gran parte questa cifra nella valutazione della reale solidità operativa dell’azienda.

La principale preoccupazione degli investitori, tuttavia, riguardava il lato degli investimenti. Alphabet ha aumentato le spese in conto capitale nel trimestre a 44,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quasi interamente a causa dell’espansione della sua infrastruttura di intelligenza artificiale. Di conseguenza, il flusso di cassa libero è scivolato in territorio negativo, raggiungendo un valore negativo di 5,9 miliardi di dollari nel trimestre, pur rimanendo positivo a 53,3 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. La combinazione di spese in rapida crescita e un flusso di cassa libero negativo a breve termine ha inizialmente causato un calo del titolo di oltre il 3%, nonostante i solidi risultati operativi, poiché gli investitori erano ancora incerti sul ritorno di questi enormi investimenti. È stato inoltre degno di nota che il portafoglio ordini cloud di Alphabet è aumentato sequenzialmente di oltre 50 miliardi di dollari, raggiungendo ora i 514 miliardi di dollari, indicando un enorme potenziale di ricavi futuri, a condizione che la capacità possa essere implementata in tempo. La divisione “Other Bets”, che include il progetto di guida autonoma Waymo, ha continuato a registrare una perdita operativa di 1,8 miliardi di dollari su un fatturato di soli 382 milioni di dollari, a dimostrazione del fatto che Alphabet continua a effettuare investimenti significativi al di fuori del suo core business senza prospettive di ritorno a breve termine.

Amazon stupisce con l’accelerazione del cloud più rapida degli ultimi anni

Amazon ha registrato un fatturato totale di 200,6 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, superando per la prima volta nella storia dell’azienda la soglia dei 200 miliardi di dollari in un singolo trimestre, con un incremento del 20% rispetto ai 167,7 miliardi di dollari dell’anno precedente. Tuttavia, la vera protagonista del report è stata ancora una volta Amazon Web Services (AWS), la divisione cloud dell’azienda, che ha registrato una crescita del 37% raggiungendo i 42,2 miliardi di dollari, il tasso di crescita più rapido degli ultimi diciotto trimestri. Questo ha portato il fatturato annualizzato di AWS a 169 miliardi di dollari, superando significativamente le aspettative degli analisti, che si attestavano in media intorno ai 40,5 miliardi di dollari. L’utile operativo di AWS è salito a 16,6 miliardi di dollari con un margine operativo di circa il 39%, il che significa che la divisione cloud genera ora circa il 61% dell’utile operativo totale di Amazon, pur rappresentando solo una frazione del fatturato del gruppo.

A livello di gruppo, l’utile operativo è cresciuto del 43% raggiungendo i 27,5 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è esploso, arrivando a 62,6 miliardi di dollari, più del triplo rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, una parte significativa di questo balzo è attribuibile a un effetto straordinario non operativo, nello specifico un guadagno di 53,4 miliardi di dollari derivante dall’investimento dell’azienda nella società di intelligenza artificiale Anthropic. Al netto di questo effetto, tuttavia, la solida crescita operativa rimane, convincendo gli investitori. Il business pubblicitario di Amazon, ora uno dei segmenti più redditizi del gruppo, è cresciuto del 26% raggiungendo i 19,8 miliardi di dollari, a dimostrazione del successo con cui Amazon ha consolidato il suo terzo pilastro, accanto al commercio al dettaglio e al cloud computing. Anche Amazon ha registrato un massiccio aumento delle spese in conto capitale: il management ha rivisto al rialzo le previsioni di investimento per l’intero anno, portandole a circa 220 miliardi di dollari, citando la continua e elevata domanda di capacità di intelligenza artificiale, che si prevede rimarrà scarsa fino al 2027 e al 2028. A differenza di Alphabet, tuttavia, gli investitori hanno reagito a questa notizia non con vendite massicce, ma con un balzo del prezzo delle azioni di circa il 9-12%, poiché il mercato ha dato maggiore importanza alla solidità operativa, in particolare di AWS, piuttosto che all’onere a breve termine degli investimenti.

Microsoft offre la risposta più convincente alla questione delle spese in conto capitale

Microsoft ha pubblicato i risultati del quarto trimestre dell’anno fiscale 2026, conclusosi il 30 giugno, presentando forse il report più convincente tra le tre società. Il fatturato è cresciuto del 18% a 90 miliardi di dollari, superando significativamente le aspettative degli analisti, che si attestavano in media intorno agli 87,7 miliardi di dollari. Anche l’utile operativo è aumentato del 18% a 40,6 miliardi di dollari, mentre l’utile netto, secondo i principi contabili US GAAP, è cresciuto del 31% a 35,8 miliardi di dollari. L’utile per azione ha raggiunto i 4,81 dollari secondo i principi GAAP, o 4,74 dollari su base rettificata, ben al di sopra della stima di consenso di circa 4,24 dollari.

Il vero punto di forza, tuttavia, è stata la divisione cloud Azure, cresciuta del 43% nel trimestre, superando nettamente sia le previsioni dell’azienda che le aspettative del mercato, che si attestavano intorno al 40%. Considerando l’intero anno fiscale, Azure ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di dollari di fatturato annuo, un traguardo storico per l’azienda. Il fatturato totale di Microsoft derivante dal cloud, che include Azure, Microsoft 365 e altri servizi, è aumentato del 27% raggiungendo i 59,3 miliardi di dollari. Particolarmente degno di nota è stato l’aumento del portafoglio ordini commerciali, balzato dell’84% a 678 miliardi di dollari, sebbene una parte significativa di tale incremento sia attribuibile a un importante impegno da parte di OpenAI, e il tasso di crescita senza questo effetto si sarebbe attestato intorno al 25%.

La differenza cruciale con Alphabet, tuttavia, risiedeva nella comunicazione e nei dettagli relativi alle spese in conto capitale. Microsoft ha investito 41 miliardi di dollari nel trimestre, esattamente in linea con le previsioni precedenti, e ha stimato spese per circa 175 miliardi di dollari per il prossimo anno fiscale, in linea con le previsioni per l’intero anno solare, pari a circa 190 miliardi di dollari. Questa prevedibilità, unita alla notizia che i guadagni in termini di efficienza della sua infrastruttura di data center esistente erano superiori alle aspettative, ha convinto gli investitori che gli investimenti multimiliardari si sarebbero effettivamente tradotti in ricavi e margini. Di conseguenza, il titolo è balzato di oltre il 16% in una sola giornata di contrattazioni, un risultato straordinario per un’azienda di queste dimensioni e la reazione positiva più marcata tra le tre società.


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 Konrad Wolfenstein

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