23.31 – lunedì 3 agosto 2026
Corruzione negli appalti, il report Anac: Lavori ed enti territoriali i settori più esposti. Turbative e atti contrari ai doveri d’ufficio principali reati emersi. L’analisi dei provvedimenti penali comunicati nel periodo gennaio 2020-maggio 2026 conferma la centralità della prevenzione.
Lavori pubblici, enti territoriali e accordi illeciti tra pubblico e privato continuano a rappresentare le principali aree di rischio legate al fenomeno corruttivo nel settore degli appalti in Italia. È quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che analizza i procedimenti penali comunicati all’Anac tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026, offrendo un quadro delle caratteristiche del fenomeno sulla base degli atti trasmessi dall’autorità giudiziaria, dopo il precedente report relativo al 2016-2019. L’analisi, a cura dell’Ufficio Operativo Speciale, Misure Straordinarie e Commissariamenti di Anac, conferma al tempo stesso il ruolo centrale degli strumenti di prevenzione, dell’alta sorveglianza e delle misure straordinarie introdotte dal decreto-legge n. 90 del 2014 per tutelare la legalità e garantire la continuità delle opere pubbliche.
Nel periodo esaminato, il Nucleo della Guardia di Finanza (NGDF) operante presso l’Anac ha predisposto, a seguito dell’esame dei provvedimenti comunicati dall’autorità giudiziaria, 135 note informative relative a 141 procedimenti penali, quasi due al mese, provenienti da 100 Procure della Repubblica: Roma in testa con dieci comunicazioni, seguita, tra le Procure da cui sono pervenuti più provvedimenti, da Catania, Messina e Napoli, Milano e Benevento, Palermo. I procedimenti comprendono complessivamente 1.295 capi di imputazione riferiti a fattispecie corruttive o condotte anomale nei contratti pubblici, di cui 762 contenenti reati previsti dall’articolo 32 del decreto-legge n. 90 del 2014.
Sono 378 i reati individuati, evidenziando che nella maggior parte dei casi si tratta ancora di contestazioni, per lo più, provvedimenti di rinvio a giudizio o misura cautelare, per cui vale il principio della presunzione di innocenza. Tra le fattispecie contestate prevalgono (28,3% dei casi) la turbata libertà degli incanti o la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, seguite dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (22,2%) e dalla corruzione dal lato del privato (21,2%). Vi si annoverano, si legge nel report, “casi di asservimento della funzione o dei poteri pubblici agli interessi privati finalizzato all’assegnazione diretta o in somma urgenza, talvolta anche tramite subappalti, di plurimi contratti alla stessa impresa parte dell’accordo illecito”. Seguono i reati di truffa e truffa aggravata, tipici della fase esecutiva, che assorbono l’8,5% dei casi di interesse. Marginale risulta invece il ricorso alla concussione (meno del 2% assieme ai casi di traffico di influenze illecite), a conferma di come i fenomeni corruttivi si sviluppino prevalentemente attraverso accordi tra le parti piuttosto che mediante costrizione esercitata dalla parte pubblica.
Le vicende analizzate coinvolgono 994 persone fisiche: 583 appartenenti alle imprese e 411 alle stazioni appaltanti. Nel settore privato prevalgono figure apicali, mentre nella pubblica amministrazione risultano maggiormente coinvolti dipendenti, figure tecniche e operative chiamate a gestire le procedure di affidamento. Il report evidenzia inoltre un minore coinvolgimento delle donne negli episodi corruttivi rispetto alla loro presenza nel mercato del lavoro, sia nel settore pubblico sia in quello privato: un dato che, pur richiedendo ulteriori approfondimenti, appare coerente con alcune evidenze emerse anche nella letteratura scientifica.
I procedimenti hanno interessato 212 stazioni appaltanti e oltre 530 contratti pubblici, per un valore complessivo superiore a 2,9 miliardi di euro dal 2024. Oltre il 45% dei casi riguarda i Comuni; seguono gli enti del Servizio sanitario (quasi il 21%) e le società pubbliche controllate o partecipate (oltre il 14%). Si conferma, in analogia al rapporto del 2019, la maggiore concentrazione nelle amministrazioni comunali e in generale negli enti locali, che raggiungono quasi il 53% del totale se ai Comuni si sommano le altre tipologie di enti territoriali come regioni e province, con un totale di 112 casi. Gli enti pubblici centrali, quali ministeri e agenzie governative, sono presenti in un numero limitato di casi (11, 5,2%). La categoria meno presente è quella delle università, con un solo caso registrato.
Sul piano territoriale, il maggior numero di procedimenti si concentra in Sicilia (quasi il 24%), Campania (oltre il 18%), Lombardia (oltre il 10%), Lazio (oltre il 9%) e Puglia (circa l’8%).
Il settore più esposto resta quello dei lavori pubblici, che rappresenta oltre il 40% delle vicende esaminate, seguito dai servizi (32%) e dalle forniture (9,5%). Gli appalti misti, afferenti quindi a settori diversi, hanno pesato per il 13,5%. Tra gli ambiti maggiormente interessati figurano manutenzione stradale, gestione del verde pubblico, rifiuti, servizi di pulizia, gestione dei centri di accoglienza, servizi sociali e forniture in ambito sanitario. Inoltre, sono riscontrati casi di corruzione in situazioni di somma urgenza o emergenza perpetrati tramite affidamenti diretti.
L’analisi prende in esame anche le imprese coinvolte. Sebbene quasi il 70% appartenga alla categoria delle micro e piccole imprese, il report evidenzia che le medie e grandi imprese risultano coinvolte in una quota di casi proporzionalmente alta rispetto al loro peso nel tessuto produttivo nazionale. Il rapporto ricorda inoltre che, nel periodo in esame, oltre il 97% dei contratti pubblici è stato di importo inferiore a 5 milioni di euro e circa il 90% sotto il milione. Un dato che aiuta a contestualizzare il ruolo di micro e piccole imprese nel mercato degli appalti.
Dal giugno 2014 al 15 maggio 2026 il Presidente dell’Anac – che esprime il suo sentito ringraziamento alla Guardia di Finanza per la proficua collaborazione nelle attività espletate – ha formulato 72 proposte di applicazione delle misure straordinarie previste dalla normativa, nella quasi totalità accolte dai Prefetti competenti. Nel periodo 2020-15 maggio 2026 sono state interessate 35 imprese: in 25 casi è stata proposta l’applicazione di una misura straordinaria, mentre negli altri 10 il procedimento si è concluso con l’impegno dell’operatore economico ad adottare misure organizzative rafforzate. L’esperienza maturata dimostra come il sistema di prevenzione e controllo rappresenti uno strumento efficace per recuperare alla legalità le imprese, prevenire ulteriori episodi corruttivi e assicurare la regolare esecuzione dei contratti pubblici. Le verifiche condotte dell’Ufficio Operativo Speciale di Anac, in cui operano anche militari provenienti dalla Guardia di Finanza, hanno portato all’emissione di 5.773 pareri, relativi a 1.687 procedure di affidamento inerenti opere e servizi pubblici per oltre 2,5 miliardi di euro; nel periodo 2021-2025 le procedure esaminate sono state 779, con il rilascio di 3.391 pareri.
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