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Il rally di Wall Street continua a macinare nuovi massimi storici, sostenuto dalla solidità degli utili societari, dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e da un’economia americana che continua a mostrare una notevole capacità di tenuta.
Eppure, proprio mentre il sentiment appare estremamente costruttivo, cresce il numero di analisti che invita gli investitori a non abbassare la guardia.
Tra questi c’è Michael Burry, il gestore di Scion Asset Management divenuto celebre per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 e reso famoso dal film The Big Short.
Secondo Burry, il problema non è tanto il livello raggiunto dalle quotazioni quanto il meccanismo che sta alimentando il rialzo.
La combinazione di volatilità molto contenuta e continui nuovi massimi induce infatti numerosi fondi quantitativi, strategie risk parity e fondi CTA ad aumentare automaticamente l’esposizione azionaria e la leva finanziaria.
In altre parole, il rialzo alimenta altro rialzo. Ma lo stesso processo potrebbe funzionare in senso opposto qualora la volatilità tornasse improvvisamente ad aumentare, costringendo gli algoritmi a ridurre rapidamente l’esposizione.
Burry richiama così alla memoria il Black Monday del 19 ottobre 1987, quando il Dow Jones perse il 22,6% in una sola seduta, il peggior ribasso giornaliero della sua storia. Anche allora un ruolo determinante fu attribuito ai programmi di vendita automatica che amplificarono il movimento ribassista.
L’indicatore ciclico segnala ancora spazio, ma la zona di eccesso si avvicina
Dal punto di vista tecnico, il grafico dell’S&P 500 continua a mostrare un trend rialzista di lungo periodo praticamente impeccabile. L’indice rimane stabilmente sopra la media mobile esponenziale a 252 sedute, riferimento che sintetizza l’andamento dell’ultimo anno di contrattazioni.
Ancora più interessante è però l’indicatore riportato nella parte superiore del grafico, la cosiddetta “pista ciclica”, calcolata come distanza percentuale dell’indice dalla media mobile a 252 giorni.
Storicamente questo oscillatore ha mostrato una notevole capacità di individuare le fasi di eccesso del mercato.
Ogni volta che la distanza tra prezzi e media mobile ha raggiunto o superato circa il 12%, Wall Street ha successivamente attraversato correzioni anche significative.
È accaduto prima della crisi finanziaria del 2008, durante le fasi di euforia del 2018, prima del Covid nel 2020 e, più recentemente, in occasione delle correzioni del 2022 e dell’inizio del 2025.
Attualmente la distanza si colloca intorno al 10%, quindi non è ancora entrata nell’area statisticamente più critica, ma si sta avvicinando a quella soglia che in passato ha spesso coinciso con un progressivo aumento della probabilità di prese di beneficio.
Questo non significa che il mercato debba necessariamente invertire la tendenza nell’immediato: nelle fasi di forte momentum l’indicatore può rimanere per settimane vicino ai massimi.
Rappresenta però un utile strumento per ricordare che, più il mercato si allontana dalla propria tendenza di lungo periodo, maggiore diventa il rischio di una fase di riassorbimento degli eccessi.
Burry resta ribassista sull’intelligenza artificiale, ma il mercato continua a premiarla
Le preoccupazioni del gestore si concentrano soprattutto sul comparto dell’intelligenza artificiale.
Burry mantiene infatti posizioni ribassiste attraverso opzioni put su un ETF specializzato nei semiconduttori e continua a scommettere contro alcuni grandi titoli tecnologici, ritenendo che le valutazioni abbiano incorporato aspettative di crescita difficili da sostenere nel lungo periodo.
Secondo il gestore, il settore dei semiconduttori rimane fortemente ciclico e vulnerabile a un eventuale rallentamento degli investimenti in AI.
La corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale potrebbe aver spinto molte società a investire troppo rapidamente, anticipando una domanda futura ancora tutta da verificare.
Non tutti condividono questa impostazione. Molti strategist ritengono infatti che il mercato si trovi ancora all’interno di un bull market strutturale, sostenuto dalla crescita degli utili, dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale e dalla resilienza dell’economia statunitense.
Secondo alcuni osservatori, il ciclo dell’AI potrebbe addirittura risultare più duraturo e profondo di quello vissuto con Internet negli anni Novanta.
La storia insegna però che mercati molto forti possono diventare anche molto vulnerabili quando il consenso è quasi unanime. Per questo motivo il messaggio di Burry non va interpretato come una previsione di un imminente crollo, bensì come un invito a monitorare attentamente gli indicatori di eccesso e la volatilità.
Finché il trend rimarrà rialzista non esistono segnali tecnici di inversione, ma un indice distante circa il 10% dalla propria media annuale suggerisce che il margine di errore per gli investitori si stia progressivamente riducendo.
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