Tajani: “Finito il pericolo ripristiniamo Schengen. Ma la ritorsione di Sanchez è inaccettabile”


Ministro Tajani, quale è l’obiettivo di questo putiferio?
«Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perché a Ceuta è successo qualcosa di straordinario. Ancora oggi il sindaco Vivas dice che lì sono rimasti tra 8mila e 11mila migranti. E migliaia sono sub-sahariani che non possono essere rimpatriati. Piuttosto, ciò che è incomprensibile e del tutto inaccettabile è la reazione spagnola».

Ceuta non è uno spazio Schengen, questo è il punto. La misura è solo simbolica.
«Nient’affatto. Ceuta non è uno spazio Schengen ma è un’exclave spagnola, la Spagna lo è. E il rischio, come dice anche la stampa spagnola, sono i movimenti secondari dei non marocchini. Dove vanno dopo che sono arrivati in Spagna? L’Italia, come destinazione, è il Paese più esposto. Non siamo la Germania o la Norvegia».

Non vedo tutti questi movimenti…
«Già una quindicina di irregolari sono stati fermati in Italia. Senza contare che tra i migranti ce n’erano che erano stati espulsi in precedenza per jihadismo».

Dai dati del Viminale nessuno di loro arriva da lì.
«Non sono marocchini, ma questo non sposta i termini del problema».

Beh, insomma.
«Va messo un po’ di ordine: noi non siamo contro la Spagna, ma abbiamo il dovere di proteggere i nostri confini. E non c’è dubbio che gli arrivi dall’Africa sub-sahariana rappresentino una minaccia jihadista. La stessa polizia spagnola ha fermato persone sospette».

Il commissario all’immigrazione Brunner ha detto: la sospensione richiede che ci sia necessità e proporzione rispetto ai fatti.
«Brunner ha appena richiamato la Spagna alle sue responsabilità, perché il modo in cui affrontano questa crisi deve tener conto dell’esigenza che non arrivino migranti non controllati nell’Unione europea».

E la proporzione nella reazione?
«Abbiamo preso la decisione per porti e aeroporti, e riguarda cittadini di Paesi terzi. Secondo l’intelligence spagnola c’è il rischio di una nuova ondata entro Ferragosto: non revocare la misura è una precauzione. Ci auguriamo di poter revocare la sospensione presto, appena non ci sarà più rischio. È Sanchez che ha drammatizzato».

Ma ci sono contatti col governo spagnolo in queste ore?
«Vede com’è facile drammatizzare? Certo! Non abbiamo mica rotto i rapporti diplomatici… Ma non si revoca Schengen solo per ritorsione, senza una ragione, creando un danno al turismo. Possiamo dire invece che qualcosa non ha funzionato, davanti alle immagini di Ceuta e a centomila in fuga dal Marocco?».

La Spagna ha ricevuto la lode dei paesi europei per come ha gestito la crisi.
«Non ha vigilato come avrebbe dovuto. E la politica del “venite tutti e sarete regolarizzati”, come ha fatto con un milione di immigrati, è un messaggio negativo che mette a rischio la sicurezza di tutti. A me sembra che questa preoccupazione sia condivisa in Europa».

Davanti a una crisi, non dovrebbe scattare un principio di solidarietà europea?
«Difendere i confini non significa mettere a rischio l’Europa, cosa che accade con l’accoglienza indiscriminata».

Diciamo la verità: Meloni, scagliandosi contro Sanchez, ha dato un segnale a Trump, uno a Vox, uno a Vannacci.
«Io ho dato un’intervista al Mundo denunciando i pericoli del milione di persone regolarizzate, prima che accadesse Ceuta. Era il lunedì dopo la finale dei mondiali. Ripeto: appena passerà il pericolo, riapriremo».

Dice Mattarella: la gestione dei flussi rispetti la dignità delle persone. Vi chiama in causa?
«Un appello alto e pienamente condiviso. Noi siamo per favorire l’immigrazione regolare utile alla nostra economia. Ma la dignità delle persone non si rispetta consegnando i migranti ai trafficanti di esseri umani, alla morte in mare, a un’accoglienza priva di una prospettiva di integrazione. La nostra formula è quella di Berlusconi: accordi con i Paesi di origine, formazione in loco, flussi regolari, integrazione».

Perché non vi fate alfieri di un accordo quadro Ue, Unione Africana, Nazioni Unite?
«Si devono stringere in Africa accordi di sviluppo e cooperazione, come stiamo facendo, perché da lì passa un pezzo del nostro futuro in settori strategici, dall’immigrazione all’energia. Il Piano Mattei è questo. E la stabilizzazione del Mediterraneo è cruciale per la nostra sicurezza».

Lei ha ospitato i colloqui Libano-Israele. Concretamente cosa hanno portato?
«Che si parlino è già un enorme passo avanti. Roma è diventata la capitale della pace. E l’Italia è in prima fila per agevolare la stabilizzazione del Medio Oriente».

Netanyahu non ci pensa proprio ad andarsene dal Libano.
«Ogni guerra finisce con una pace. E invisibili sono i processi che portano alla fine a un armistizio o a un accordo. Noi lavoriamo, in silenzio, per questo».

Perché non riconoscete lo stato di Palestina? Lo ha fatto il Vaticano, prima di Sanchez…
«Noi siamo da sempre per i due Stati, ma quello palestinese non può essere lo Stato di Hamas, un’organizzazione terroristica che ha innescato la guerra compiendo i massacri del 7 ottobre».

Riparteciperebbe al Board of peace?
«Siamo andati da osservatori, perché tutto ciò che può favorire la pace è utile. Detto questo, nessuno ha la bacchetta magica e la fase 2 degli accordi di Sharm è complicata. Come è complicata la situazione in Ucraina, che noi continuiamo a difendere mentre la sinistra ha una politica estera ambigua, rispetto all’Europa e all’Occidente».

Qui gioca facile.
«È singolare che dopo le esternazioni filo-russe e anti-Occidente di Conte, Schlein non abbia ancora detto da che parte sta. Come può candidarsi a governare un Paese come l’Italia chi non ha una politica estera chiara e tentenna per paura di spaccare il suo stesso partito?».

La campagna elettorale è iniziata. Che farete nell’ultimo anno di legislatura?
«Noi lavoreremo soprattutto per far sì che gli italiani possano vivere meglio. Abbiamo conseguito dei risultati: 1.2 milioni di posti di lavoro in più, la riduzione delle tasse per 33 miliardi di euro su famiglie e imprese, sempre nuovi record di export, e lo spread basso. Ora si può lavorare per ridurre ulteriormente la pressione fiscale. Porteremo idee al tavolo coalizione».

Quali?
«Abolizione del bollo per auto o motorini, riduzione delle tasse sulle tredicesime, una flat tax premiale per chi produce di più, per cominciare».

Dove si trovano i soldi?
«Una parte dei fondi negli istituti di previdenza e del risparmio privato, oltre 1700 miliardi di euro, può essere investita con profitto in infrastrutture e grandi opere, liberando risorse pubbliche per diminuire le imposte».

Legge elettorale. Ha ceduto?
«È stato trovato un compromesso che permette di rispettare tutti i vincoli costituzionali. Le preferenze non sono l’elemento chiave della legge. L’obiettivo è dare stabilità al sistema e al Paese, un grande valore politico ed economico per la crescita».

Se ci fosse un incidente nel voto segreto?
«Non ci sarà. Sarebbe un suicidio».


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 Alessandro De Angelis

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