non dare precedenza costa molto più di una multa


Chi omette di dare la precedenza rischia una multa, perde punti dalla patente e, se possiede già un saldo inferiore a venti, può restare senza guidare per diversi giorni. Uno scenario più grave si apre quando il comportamento causa l’investimento di una persona: alle conseguenze amministrative si sommano il risarcimento civile, i provvedimenti sulla patente e la responsabilità penale per lesioni o omicidio stradale.

I numeri spiegano perché il legislatore abbia scelto una linea severa. Secondo i dati Aci-Istat, nel 2025 sono morti sulle strade italiane 419 pedoni mentre gli utenti vulnerabili hanno formato il 53,3% di tutte le vittime. La mancata precedenza sulle strisce è stata rilevata in 7.822 casi, pari al 3,3% delle circostanze associate agli incidenti. L’indice di mortalità degli investimenti pedonali ha raggiunto 2,4 decessi ogni cento sinistri, quattro volte quello riferito agli occupanti delle automobili.

Quanto costa non fermarsi alle strisce

Il quadro sanzionatorio cambia in base alla condotta contestata. L’automobilista che non concede la precedenza ai pedoni già sulle strisce o fermi nelle immediate vicinanze rischia una multa compresa tra 167 e 665 euro, accompagnata dalla perdita di 8 punti dalla patente.

Lo stesso importo si applica a chi non permette di completare l’attraversamento a un pedone che ha già impegnato una carreggiata priva di strisce, ma in questo caso la decurtazione scende a 4 punti. Tornano a essere 8 i punti sottratti quando il conducente non si ferma davanti a una persona con disabilità oppure non adotta la dovuta prudenza in presenza di bambini e anziani mentre la sanzione pecuniaria resta compresa tra 167 e 665 euro.

Anche i pedoni possono essere multati: chi viola le disposizioni dell’articolo 190 del Codice della strada deve pagare da 26 a 102 euro, senza conseguenze sulla patente. Il pagamento entro cinque giorni riduce la sanzione minima da 167 a 116,90 euro. La riduzione non opera nei casi in cui entra in gioco una sanzione accessoria incompatibile con il beneficio.


Sulle strisce non basta rallentare

Quando la circolazione non è regolata da un semaforo o da un agente, chi guida deve dare la precedenza ai pedoni “rallentando gradualmente e fermandosi”. Il veicolo deve fermarsi quando una persona sta già attraversando, ma la tutela scatta anche se il pedone si trova nelle immediate vicinanze della zebratura. Non serve aspettare che appoggi un piede sulla carreggiata per riconoscere il suo diritto di passare.

La legge non assegna una distanza numerica all’espressione “immediate prossimità”. Gli agenti e, in caso di contestazione, il giudice devono ricostruire la situazione: posizione della persona, direzione dello sguardo, movimento verso il margine della strada, velocità del veicolo, visibilità e possibilità di arrestarsi senza creare un altro pericolo.

In questo contesto il rispetto del limite di 30 o 50 km/h non mette al riparo da una responsabilità. L’articolo 141 del Codice della strada impone di adattare l’andatura alle condizioni della strada, del traffico, del veicolo e della visibilità. La velocità deve consentire il controllo del mezzo e l’arresto entro lo spazio libero davanti a un ostacolo prevedibile.

Vicino agli attraversamenti pedonali il conducente deve ridurre l’andatura. Pioggia, buio, auto parcheggiate, cassonetti, autobus fermi e traffico intenso richiedono un margine ancora maggiore. Procedere a 50 km/h in un punto dove un bambino può sbucare tra due veicoli in sosta potrebbe risultare imprudente anche se il cartello consente proprio quella velocità. Il limite indica il massimo astratto, ma la situazione può imporre un passo molto più basso.

Al tempo di reazione del guidatore va sommato lo spazio di frenata. In un solo secondo, a 50 km/h, un’automobile percorre quasi 14 metri prima che i freni inizino davvero a rallentarla.

Il pedone ha la precedenza anche quando l’auto svolta

Chi gira a destra o a sinistra concentra spesso l’attenzione sulle vetture provenienti dalle altre direzioni. Proprio in quella fase un pedone può finire nell’angolo cieco formato dal montante, dallo specchietto o dalla posizione di guida. L’articolo 191 estende l’obbligo di precedenza ai conducenti che svoltano per entrare in una strada al cui imbocco si trova un attraversamento. L’unica eccezione riguarda i casi in cui il passaggio pedonale risulti espressamente vietato.

Avere il semaforo verde non concede un diritto assoluto di proseguire. L’articolo 41 prescrive a chi svolta di cedere il passaggio ai pedoni autorizzati ad attraversare nello stesso momento. Anche davanti a una condotta irregolare del pedone resta il dovere di tentare ogni manovra utile a evitare l’urto. L’eventuale attraversamento con il rosso può incidere sulla distribuzione delle responsabilità, ma non autorizza il conducente a ignorare un pericolo visibile.

Vietato superare l’auto ferma davanti alle strisce

Una vettura che rallenta senza un motivo apparente potrebbe aver visto una persona nascosta agli altri conducenti. Sorpassarla in prossimità della zebratura crea uno degli scenari più pericolosi della circolazione urbana. Il comma 13 dell’articolo 148 vieta di superare un veicolo fermo o rallentato davanti a un attraversamento per consentire il passaggio dei pedoni.

La regola vale anche sulle strade con più corsie nella stessa direzione. Se l’automobile nella corsia accanto si arresta prima delle strisce, chi sopraggiunge deve frenare e controllare. Lo stesso principio suggerisce di fermarsi prima della zebratura, senza occuparla con il paraurti. Una posizione arretrata lascia visibile il pedone ai veicoli delle altre corsie e gli offre una via di fuga nel caso in cui qualcuno non riesca a fermarsi.

Che cosa accade quando le strisce non ci sono

Su una strada senza attraversamenti, l’automobilista deve permettere alla persona che ha già impegnato la carreggiata di raggiungere il lato opposto in sicurezza. Accelerare, suonare il clacson o costringerla a fermarsi al centro della strada viola l’articolo 191. Prima di scendere dal marciapiede il pedone non gode della stessa precedenza concessa sulle strisce. L’articolo 190 stabilisce che, nei punti sprovvisti di attraversamento, chi si accinge a passare deve dare la precedenza ai veicoli.

Le due regole non sono contraddittorie. Finché la persona si trova sul bordo deve scegliere un momento sicuro; quando ha già iniziato ad attraversare, chi guida deve consentirle di completare il percorso senza pericolo. Se un attraversamento pedonale si trova entro cento metri, il pedone deve usarlo. Oltre quella distanza può attraversare seguendo una traiettoria perpendicolare all’asse della carreggiata, dopo aver controllato che il passaggio non esponga sé stesso o gli altri a un rischio.

Sono vietati l’attraversamento diagonale delle intersezioni e le soste ingiustificate sulla strada. Le infrazioni commesse dai pedoni sono punite con una somma compresa fra 26 e 102 euro.

Una persona che si lancia all’improvviso sulla carreggiata, attraversa con il rosso oppure compare da un punto occultato può aver contribuito alla produzione del sinistro. In sede civile, il risarcimento può essere ridotto in proporzione alla condotta colposa accertata. Dimostrare la colpa del pedone, da sola, non libera il conducente. L’articolo 2054 del Codice civile pone a carico di chi guida l’onere di provare di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per evitare il danno.

Bambini, anziani e persone con disabilità

Il terzo comma dell’articolo 191 dedica una disciplina agli utenti più vulnerabili. I conducenti devono arrestarsi quando attraversa o si accinge ad attraversare una persona con ridotte capacità motorie, su sedia a rotelle, accompagnata da un cane guida oppure munita di bastone bianco. Il bastone bianco-rosso identifica le persone sordocieche.

Questo dovere non dipende dalla presenza delle strisce. La particolare condizione della persona impone una cautela maggiore lungo tutta la carreggiata. Bambini e anziani richiedono un’attenzione analoga. Il Codice della Strada chiede al conducente di prevenire i pericoli derivanti da movimenti maldestri o comportamenti sbagliati quando possano essere ragionevolmente previsti.

Un bambino che gioca vicino al bordo della strada, per esempio, può cambiare direzione senza guardare. Un anziano potrebbe procedere lentamente, fermarsi nel mezzo o valutare male la velocità dell’auto. Chi guida deve prepararsi a queste reazioni, non limitarsi a confidare nel comportamento perfetto degli altri.




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