Pubblicato il decreto per i Campi Flegrei: contributi agli sfollati, 100 milioni per gli immobili e misure per la riduzione del rischio sismico.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo provvedimento con il quale il Governo interviene anche sulla situazione dei Campi Flegrei, dopo i nuovi eventi sismici che hanno interessato il territorio tra il 31 luglio e il 1° agosto 2026.
Si tratta del Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto 2026, contenente disposizioni urgenti anche in materia di protezione civile.
Il provvedimento interviene su una situazione che nelle ultime settimane ha assunto nuovamente carattere di particolare gravità: famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, edifici dichiarati inagibili, attività economiche in difficoltà e una popolazione che continua a convivere con l’incertezza determinata dal bradisismo.
È quindi importante comprendere cosa prevede realmente il decreto, quali aiuti introduce e, soprattutto, cosa non bisogna confondere con la dichiarazione dello stato di emergenza.
Aiuti alle famiglie costrette a lasciare casa
Una delle questioni più urgenti riguarda naturalmente le persone che, a seguito delle verifiche effettuate sugli edifici, non possono continuare a vivere nella propria abitazione.
Il decreto interviene sul sistema di assistenza alle famiglie interessate dagli sgomberi e dall’inagibilità degli immobili, prevedendo misure per l’autonoma sistemazione.
In presenza delle condizioni previste dalla normativa, il sostegno può arrivare fino a 900 euro mensili.
Si tratta di un aiuto particolarmente importante perché chi viene allontanato dalla propria abitazione non affronta soltanto il disagio personale e familiare dello sgombero, ma deve sostenere immediatamente nuovi costi: affitto, sistemazione temporanea, spostamenti e riorganizzazione della vita quotidiana.
La prima necessità è quindi garantire che queste risorse arrivino alle famiglie nel minor tempo possibile.
100 milioni di euro per le abitazioni danneggiate
Uno dei punti economicamente più significativi del provvedimento riguarda lo stanziamento di 100 milioni di euro destinato agli interventi sul patrimonio abitativo danneggiato.
Le risorse dovranno contribuire alla riparazione e alla riqualificazione sismica degli immobili interessati dagli eventi e dai conseguenti provvedimenti di sgombero.
Questo significa affrontare contemporaneamente due problemi.
Il primo è immediato: consentire alle famiglie di tornare nelle proprie case.
Il secondo è strutturale: utilizzare gli interventi di riparazione anche per aumentare il livello di sicurezza degli edifici.
Nei Campi Flegrei non possiamo infatti limitarci a riparare una lesione aspettando la prossima crisi bradisismica. Ogni intervento pubblico dovrebbe rappresentare un’occasione per ridurre progressivamente la vulnerabilità del patrimonio edilizio.
Più sostegno per la riduzione della vulnerabilità sismica
Il provvedimento interviene anche sul sistema dei contributi destinati agli interventi volontari di riduzione della vulnerabilità degli edifici.
In determinate condizioni, la contribuzione pubblica può raggiungere percentuali particolarmente significative, fino al 70% della spesa ammissibile.
È un cambio di prospettiva importante. La sicurezza dei Campi Flegrei non può essere costruita esclusivamente attraverso provvedimenti adottati dopo le scosse.
Bisogna progressivamente incentivare i proprietari a verificare e, quando necessario, migliorare la sicurezza strutturale degli immobili prima che si verifichino nuovi eventi.
La prevenzione costa, ma le conseguenze della mancata prevenzione possono costare enormemente di più, sia economicamente sia socialmente.
Il problema delle difformità edilizie
Un’altra questione particolarmente delicata riguarda gli immobili che presentano difformità urbanistiche o edilizie.
È un problema molto concreto in un territorio caratterizzato da un patrimonio edilizio antico e da situazioni amministrative estremamente diversificate.
Bisognerà distinguere attentamente tra abusivismo sostanziale e difformità di minore rilevanza e verificare, sulla base della normativa e delle procedure applicative, quali situazioni possano incidere sull’accesso ai contributi.
Per questo motivo è opportuno che i proprietari inizino fin da ora a ricostruire la situazione amministrativa dei propri immobili, recuperando titoli edilizi, planimetrie, documentazione catastale ed eventuali pratiche di sanatoria.
Non soltanto Pozzuoli: serve una visione dell’intera area flegrea
L’emergenza non può essere affrontata guardando esclusivamente agli edifici maggiormente danneggiati.
Pozzuoli rappresenta certamente il cuore della crisi bradisismica, ma la sicurezza deve essere valutata nell’ambito dell’intero sistema territoriale dei Campi Flegrei, interessando anche gli altri Comuni coinvolti.
Particolare attenzione merita Monte di Procida, dove alla vulnerabilità degli edifici si aggiungono le caratteristiche morfologiche del territorio, la presenza di costoni e una rete viaria che presenta punti particolarmente delicati.
Occorre quindi ragionare contemporaneamente su abitazioni, infrastrutture, reti essenziali, vie di fuga e collegamenti.
La sicurezza di una casa perde parte della sua efficacia se, durante un’emergenza, non esiste una viabilità adeguata per raggiungerla o allontanarsene.
Il punto fondamentale: il decreto non è lo stato di emergenza
Su questo aspetto occorre fare molta chiarezza. L’approvazione e la pubblicazione del Decreto-legge n. 144/2026 non equivalgono alla dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale per i Campi Flegrei. Sono due strumenti giuridici differenti.
Il decreto-legge è un atto avente forza di legge adottato dal Governo, ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione, nei casi straordinari di necessità e urgenza.
Attraverso un decreto-legge il Governo può stanziare risorse, introdurre contributi, modificare norme esistenti e disciplinare procedure straordinarie. Il provvedimento entra immediatamente in vigore, ma deve essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni.
Lo stato di emergenza di rilievo nazionale, invece, appartiene al sistema disciplinato dal Codice della Protezione Civile – D.Lgs. n. 1/2018.
Consulta il Codice della Protezione Civile su Normattiva
Quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge, lo stato di emergenza viene deliberato dal Consiglio dei Ministri e permette di affrontare l’evento attraverso mezzi e poteri straordinari, compresa l’adozione di ordinanze di protezione civile secondo le condizioni stabilite dal Codice.
La differenza può essere sintetizzata così:
con il decreto-legge il Governo individua direttamente determinate misure, risorse e regole; con lo stato di emergenza viene attivato uno specifico sistema straordinario di Protezione civile per la gestione dell’emergenza.
Una cosa, peraltro, non esclude necessariamente l’altra.
La presenza di un decreto-legge non impedisce, qualora ne ricorrano i presupposti giuridici, l’utilizzo degli strumenti previsti dal Codice della Protezione Civile.
Stato di emergenza non significa automaticamente sospensione di tasse e mutui
Anche su questo punto bisogna evitare equivoci.
La dichiarazione dello stato di emergenza non comporta automaticamente la sospensione generalizzata di tasse, mutui, contributi previdenziali o tributi.
Per introdurre simili benefici occorrono specifiche disposizioni normative o provvedimenti adottati nell’ambito dei poteri previsti dall’ordinamento.
Allo stesso modo, non è necessario dichiarare lo stato di emergenza per approvare una sospensione fiscale: il Governo e il Parlamento possono introdurla attraverso apposite disposizioni legislative.
Quindi non è corretto affermare che senza stato di emergenza non possano essere concessi aiuti.
Ma è altrettanto sbagliato sostenere che l’approvazione di questo decreto equivalga, dal punto di vista giuridico e operativo, alla dichiarazione dello stato di emergenza.
Il grande tema ancora aperto: commercio, professionisti e famiglie
Gli interventi sulle abitazioni sono indispensabili, ma non esauriscono il problema.
Il bradisismo sta producendo conseguenze che vanno oltre i danni materiali agli edifici.
Quando le persone lasciano temporaneamente il territorio, quando diminuiscono i visitatori e quando prevalgono paura e incertezza, ne risente inevitabilmente anche l’economia locale.
Commercianti, ristoratori, artigiani, professionisti e piccole imprese continuano ad avere costi fissi anche quando gli incassi diminuiscono.
E le famiglie continuano ad avere mutui, utenze, tributi e altri impegni economici anche quando sono costrette a lasciare temporaneamente la propria abitazione.
Per questo occorre verificare se le misure oggi previste siano sufficienti oppure se sia necessario un ulteriore intervento specificamente rivolto alla tenuta economica e sociale dei Campi Flegrei.
Sospensioni o differimenti di mutui, tributi erariali e locali e contributi previdenziali, ove ritenuti necessari, devono essere previsti con strumenti normativi chiari, individuando beneficiari, durata e copertura finanziaria.
Cosa devono fare adesso i cittadini
Chi è stato interessato dagli eventi dovrebbe innanzitutto conservare e ordinare tutta la documentazione relativa alla propria situazione: ordinanze di sgombero, dichiarazioni di inagibilità, schede e verbali dei sopralluoghi, fotografie dei danni, documentazione catastale, titoli edilizi e ricevute delle eventuali spese sostenute.
È inoltre importante seguire esclusivamente le indicazioni provenienti dagli enti competenti sulle procedure per accedere ai contributi.
Lo stanziamento delle risorse rappresenta infatti il primo passaggio; per il cittadino sarà decisivo capire come presentare la domanda, quali documenti allegare, quali spese saranno ammissibili e in quanto tempo verranno erogati i contributi.
Dall’emergenza alla prevenzione
Il Decreto-legge n. 144/2026 rappresenta una risposta concreta e mette in campo risorse importanti.
Ma il vero banco di prova arriverà adesso.
Bisognerà trasformare rapidamente le somme stanziate in cantieri, contributi e abitazioni nuovamente sicure.
E contemporaneamente bisognerà affrontare il problema economico delle attività che stanno subendo le conseguenze indirette della crisi.
I Campi Flegrei non possono continuare a vivere secondo uno schema nel quale ad ogni sciame sismico segue una nuova emergenza e, terminata l’emergenza, tutto torna come prima.
Il bradisismo impone una strategia permanente.
Prevenzione degli edifici, vie di fuga, infrastrutture, assistenza alle famiglie e tutela dell’economia devono diventare parti della stessa politica pubblica.
Perché la sicurezza non significa soltanto avere una casa capace di resistere.
Significa avere una comunità capace di resistere.
Avv. Lelio Mancino
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