Infrastrutture, digitale e filiere produttive: le condizioni necessarie per attrarre capitali e rafforzare il sistema Paese, ne parliamo con Rita Malavasi (Amazon Italia).
In quindici anni di presenza in Italia, Amazon ha progressivamente ampliato il proprio ruolo ben oltre il commercio elettronico, diventando un attore rilevante nei processi di innovazione, nello sviluppo delle filiere produttive e nell’evoluzione del sistema logistico nazionale. In un contesto economico e normativo in continua trasformazione, il dialogo tra imprese e istituzioni assume un’importanza crescente per accompagnare investimenti, competitività e crescita. Ne abbiamo parlato con Rita Malavasi, responsabile relazioni istituzionali di Amazon Italia.
Vi confrontate ogni giorno con dossier che attraversano numerosi temi e settori. Quanto conta oggi per un’azienda anticipare il confronto con le istituzioni prima che le policy vengano definite?
In un contesto normativo complesso e trasversale, dall’AI alla sostenibilità, dalla logistica al commercio digitale, il dialogo con le istituzioni è una necessità strategica per chi opera su larga scala. Per un’azienda come Amazon, il confronto con i decisori pubblici non può essere reattivo o episodico ma anticipato, strutturato e continuo. Intervenire nella fase ascendente delle politiche pubbliche, quando le norme si progettano, non quando si subiscono, significa portare al tavolo dati concreti, esperienze operative maturate sul campo e una prospettiva internazionale che può contribuire a policy più efficaci, proporzionate e realmente applicabili.
Lo dimostrano i nostri progetti realizzati con Governo e istituzioni: l’accordo con Agenzia Ice per l’internazionalizzazione delle Pmi, il protocollo con Maeci, Mimit e Masaf per la tutela della proprietà intellettuale del Made in Italy. Iniziative concrete con impatto misurabile. Questo approccio permette di bilanciare innovazione e tutela, competitività e responsabilità sociale.
Le imprese che investono nel lungo periodo hanno bisogno di regole certe e stabili. Il dialogo istituzionale è lo strumento per costruirle insieme, evitando normative frammentarie che penalizzano chi investe. Dialogare con le istituzioni è anche un atto di responsabilità: contribuire con competenze e visione di sistema a decisioni che impattano milioni di consumatori, migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori.
Le iniziative a sostegno delle Pmi del Mezzogiorno riportano al centro il tema delle filiere territoriali. In che misura il ruolo delle grandi imprese può rafforzare capacità di investimento, innovazione e competitività delle Pmi?
Con ‘Amazon Destinazione Sud’ puntiamo a portare più imprese a vendere online raggiungendo nuovi clienti in Italia e all’estero. Abbiamo lanciato un credito fino a 500 euro sulle commissioni per i nuovi partner che scelgono la vetrina Made in Italy. Dal nostro arrivo, abbiamo investito oltre 2 mld di euro nel Mezzogiorno, generando più di 3mila posti di lavoro diretti a tempo indeterminato e oltre 1,5 mld di impatto economico aggiuntivo.
In Italia circa 20mila Pmi vendono su Amazon; oltre il 45%, più di 9mila, proviene da aree rurali. Di queste, oltre 6mila hanno registrato nel 2024 più di 500 mln di euro di export. A livello europeo, le Pmi su Amazon hanno superato nel 2025 i 60 miliardi di vendite complessive, un record. Il digitale è motore di crescita anche fuori dalle aree urbane e dai confini nazionali. Le grandi aziende possono svolgere un ruolo di abilitatore delle Pmi offrendo infrastrutture logistiche, strumenti digitali, formazione e accesso ai mercati internazionali.
Collaboriamo con Ice per programmi di formazione digitale e, attraverso il programma ‘Accelera con Amazon’ e la vetrina Made in Italy, che oggi raccoglie oltre 5.500 aziende e 3 milioni di prodotti disponibili in 11 Paesi, lavoriamo perché le filiere territoriali possano scalare senza perdere la propria identità. L’Italia ha un patrimonio straordinario di eccellenze artigianali, agroalimentari e manifatturiere: il nostro compito è offrire una vetrina e gli strumenti digitali adeguati perché queste eccellenze raggiungano clienti che altrimenti non avrebbero avuto la possibilità di scoprirli.
L’espansione della vostra rete logistica in 15 anni di presenza. Quale impatto in Italia e cosa serve per rendere l’Italia attrattiva per gli investimenti digitali?
Dal 2010 Amazon ha investito oltre 25 mld di euro in Italia, con oltre 4 mld nel solo 2024. Abbiamo creato 19mila posti di lavoro a tempo indeterminato in più di 60 strutture, sedi logistiche, uffici, data center, servizio clienti e l’Innovation Operations Lab di Vercelli, uno dei tre laboratori mondiali per tecnologie avanzate nella logistica. Si aggiungono oltre 50mila posti indiretti e indotti nel 2024, in costruzioni, facility management, logistica e servizi professionali.
Secondo Nomisma, le aziende nei comuni limitrofi ai centri Amazon registrano +4,3% di crescita occupazionale e +23,5% di fatturato rispetto a imprese comparabili più distanti. Investire in Italia significa attivare un ecosistema.
L’Italia ha asset competitivi unici: talento, creatività, eccellenza manifatturiera, tradizione imprenditoriale e posizione strategica nel Mediterraneo. Ma l’attrattività va difesa. Servono certezza normativa, semplificazione burocratica, infrastrutture digitali di qualità, costi energetici sostenibili e tempi della giustizia compatibili con la velocità degli investimenti. Quando le condizioni sono favorevoli, gli investimenti si moltiplicano e generano valore duraturo per l’intero ecosistema economico.
A proposito di investimenti, logistica e intermodalità stanno tornando al centro della competitività industriale. Negli ultimi mesi avete rafforzato il dialogo con il sistema logistico italiano sull’intermodalità. Quali sono gli interventi prioritari in questo settore, dal vostro punto di vista?
Amazon opera con oltre 200 rotte marittime e ferroviarie con l’Italia come origine o destinazione, utilizzando più di 12 terminal ferroviari e porti. In Europa, nel 2025 oltre il 35% dei trasferimenti su tratte superiori a 500 km avviene via mare o ferrovia, un dato raddoppiato in due anni. Collaboriamo con Mercitalia (Gruppo Fs) per il trasporto su rotaia Italia-Germania, con 15 treni a settimana, riducendo fino a 9mila tonnellate di CO₂/anno. Abbiamo siglato un accordo con il Gruppo Grimaldi per potenziare le rotte marittime, spostando flussi crescenti dalla gomma verso soluzioni combinate sulle lunghe distanze.
La logistica intermodale è una leva strategica per la competitività del sistema Paese e la transizione sostenibile. Per l’Italia, che dipende dall’export manifatturiero e dalle catene del valore globali, le infrastrutture logistiche sono un fattore abilitante della competitività sistemica. L’Ocse conferma: servizi logistici di qualità determinano direttamente la facilitazione del commercio e la performance economica.
Investire nei link intermodali tra porti, ferrovie e strade, nel potenziamento degli attraversamenti alpini e nella digitalizzazione logistica significa ancorare l’Italia alla rete europea e abilitare le imprese a competere nel Mercato Unico. Significa costruire un pezzo concreto di Unione europea.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)
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Donato Occhilupo
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