FTSE MIB: struttura ancora molto forte, ma sotto la superficie aumenta la selettività
La fotografia del paniere (clicca sul link per vedere la tabella e poi “indietro” sul tuo browser per tornare all’articolo) all’11 agosto 2026 rimane complessivamente positiva.
Il FTSE MIB quota 53.664 punti, guadagna il 19,4% da inizio anno e mantiene un trend di medio termine “molto rialzista”.
Il segnale Buy precedente resta in guadagno dell’1,5%, anche se il segnale di brevissimo è tornato Neutral. È una combinazione coerente con quanto mostra il future: trend primario intatto, ma fase di consolidamento sui massimi.
Il dato più interessante, tuttavia, emerge guardando dentro l’indice: il FTSE MIB è molto più forte del Mid Cap e di una parte consistente dei suoi stessi componenti.
Il Mid Cap ha infatti attivato un Sell e presenta forza relativa nei confronti dello stesso Ftse Mib “molto ribassista”, mentre anche Small Cap e All Stars, pur mantenendo trend positivi, stanno perdendo forza relativa. Il denaro continua quindi a privilegiare soprattutto le large cap.
Le banche restano il vero motore del listino
Il cuore della forza relativa continua a essere rappresentato dal comparto finanziario. Banco BPM, Banca Mediolanum, MPS, Fineco, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, UniCredit e Unipol presentano tutti un trend di medio termine molto rialzista e, nella maggior parte dei casi, anche una forza relativa nei confronti dell’indice Ftse Mib molto rialzista.
Spiccano in particolare Banca Mediolanum e Intesa Sanpaolo, entrambe con coefficiente rendimento/rischio pari a 10, seguite da Banco BPM, MPS, Fineco, Mediobanca e Unipol a 9 e UniCredit a 8. È una leadership particolarmente importante perché si tratta anche dei titoli con maggiore peso negli scambi: UniCredit rappresenta il 10,39% del controvalore medio settimanale del paniere e Intesa il 9,84%.
La forza dell’indice, quindi, non dipende soltanto da piccoli titoli periferici: è sostenuta da alcuni dei suoi componenti più pesanti.
Molto significativa anche Unipol, +38,9% da inizio anno e +12,7% dall’attivazione del Buy, che continua a beneficiare sia della solidità del business sia delle prospettive legate al riassetto bancario.
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Non sono però soltanto le banche
Esiste un secondo gruppo di titoli che sta contribuendo alla solidità del mercato. Ferrari, Leonardo, Diasorin, Brunello Cucinelli, Amplifon e Azimut presentano tutti un trend molto rialzista accompagnato da forza relativa positiva o molto positiva.
Interessante soprattutto il recupero di alcuni titoli che nei mesi precedenti avevano sofferto. Amplifon, nonostante sia ancora a -11,9% da inizio anno, guadagna ormai oltre il 20% dal segnale Buy inviato da FTAOnline da 28 sedute. Diasorin è a +8% dal segnale, Leonardo +8,25%, Ferrari +6,34%.
È un elemento costruttivo: accanto alla leadership bancaria sta emergendo una maggiore partecipazione di titoli precedentemente rimasti indietro.
Anche Eni manda un segnale interessante: oggi passa nuovamente a Buy, con trend e forza relativa entrambi molto rialzisti. Considerando il peso del settore energetico, è un contributo potenzialmente importante alla breadth del FTSE MIB.
La debolezza è concentrata in un gruppo ben identificabile
L’altra metà della fotografia è decisamente meno brillante. Buzzi, Italgas, Lottomatica, Prysmian, STM, Stellantis, Snam e Terna presentano un trend di medio termine molto ribassista; A2A, Moncler, Tenaris e altri rimangono comunque tecnicamente fragili.
Particolarmente evidente è la divergenza di Prysmian: +45,7% da inizio anno, ma ormai -11,9% rispetto al precedente segnale Sell (il segnale Sell inviato 32 sedute fa sta guadagnando l’11,9%), trend e forza relativa molto ribassisti.
Ancora più particolare STM: +112,6% da inizio anno, ma trend di medio termine classificato molto ribassista e forza relativa molto ribassista. La volatilità a 21 giorni è addirittura 79,65% e il beta 4,27: il titolo è quindi diventato un elemento di instabilità più che di leadership nel brevissimo periodo.
Stellantis rimane una delle situazioni strutturalmente più deboli: -48,5% da inizio anno, trend e forza relativa molto ribassisti. Anche Buzzi, -20,8%, continua a non mostrare una vera inversione.
Tra le utilities emerge inoltre una debolezza piuttosto diffusa: Enel, A2A, Italgas, Snam e Terna non partecipano alla leadership dell’indice.
Un mercato forte, ma non un rialzo indiscriminato
Questa è probabilmente la conclusione più interessante dell’intera tabella. Il +19,4% del FTSE MIB da inizio 2026 nasconde una dispersione molto elevata.
Da una parte abbiamo Banca Mediolanum +24%, Banco BPM +31%, MPS +31%, Mediobanca +62%, Unipol +39%, Eni +46%, Prysmian +46% e Saipem +82%; dall’altra Stellantis -48%, Buzzi -21%, Inwit -19%, Interpump -19%, Amplifon -12% e Moncler -7%.
Quindi non siamo davanti a un mercato nel quale “sale tutto”. Al contrario, la selezione settoriale è diventata molto importante.
C’è anche un dato quantitativo che lo conferma: la variazione media dei titoli del paniere è +15,96%, inferiore al +19,40% dell’indice. In altre parole, la capitalizzazione sta aiutando il FTSE MIB: alcuni titoli pesanti e molto forti stanno facendo meglio della società media del paniere.
Attenzione alla concentrazione
Il rovescio della medaglia è che la tenuta dell’indice dipende parecchio dai suoi leader. UniCredit, Intesa, Stellantis, STM, Prysmian, Eni e Ferrari da soli rappresentano quasi la metà degli scambi indicati nella tabella del paniere Ftse Mib che trovi tutti i giorni sul canale Telegram Econotrade Insights.
Soprattutto il sistema bancario è diventato determinante. UniCredit e Intesa da sole valgono oltre il 20% del controvalore scambiato, e aggiungendo MPS, BPER e Banco BPM si arriva rapidamente a una quota molto elevata.
Finché banche e finanziari mantengono la loro forza relativa, eventuali correzioni di utilities, industriali o singoli titoli difficilmente compromettono da sole il quadro generale.
Una contemporanea perdita di momentum dei bancari sarebbe invece un segnale da prendere molto più seriamente.
Il messaggio operativo
La situazione può essere sintetizzata così: FTSE MIB forte, breadth discreta ma non eccezionale, leadership molto concentrata e forte dispersione interna.
La fascia 53.200-53.250 indicata dai sistemi come area di stop del segnale sull’indice assume quindi particolare importanza nel breve. Sopra questa zona la pausa attuale può essere interpretata prevalentemente come consolidamento. Il ritorno sopra 53.800-54.000 rafforzerebbe invece la possibilità di una nuova accelerazione.
Il vero segnale di deterioramento non sarebbe però una singola seduta negativa dell’indice. Sarebbe vedere contemporaneamente FTSE MIB sotto i primi supporti, perdita di forza relativa delle banche e aumento del numero di componenti che passano da trend rialzista a ribassista.
Per ora questo non sta accadendo: il motore principale del FTSE MIB continua a girare, ma sotto il cofano alcuni cilindri hanno già iniziato a perdere colpi. Ed è probabilmente questo il dato da seguire con maggiore attenzione nelle prossime sedute.
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info@ftaonline.com ("Alessandro Magagnoli")
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