1) Dottrina economica e Fiscalità

Libertà economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato

Futuro Nazionale promuove un modello di sviluppo fondato sulla proprietà diffusa, sul merito, sul valore dell’impresa e del lavoro, sulla libertà economica, sulla solidarietà comunitaria e sulla tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio della sovranità economica. L’obiettivo è costruire un’Italia più prospera, competitiva e socialmente coesa, nella quale crescita economica, benessere delle famiglie, valorizzazione delle eccellenze produttive e rafforzamento dell’autonomia economica procedano insieme. L’iniziativa privata, l’impresa, il lavoro autonomo e il lavoro dipendente adeguatamente retribuiti, le professioni, il risparmio, la libera concorrenza rappresentano il motore ordinario della crescita.

Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma creare condizioni favorevoli allo sviluppo: regole stabili, fisco più semplice, burocrazia più leggera, infrastrutture efficienti e tutela della concorrenza. Nei settori decisivi per la sovranità economica, la continuità produttiva e l’autonomia tecnologica, lo Stato deve però esercitare una funzione di indirizzo, garanzia e presidio proporzionato, avendo sempre come obiettivo la tutela e il perseguimento del bene comune. Energia, infrastrutture, credito, risparmio, tecnologie strategiche e filiere produttive essenziali richiedono strumenti adeguati di protezione e di indirizzo.

Golden Power, Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale e politiche di sostegno alle filiere non devono diventare forme di dirigismo, ma strumenti selettivi per concorrere allo sviluppo dell’economia nazionale, affrontando crisi internazionali, dipendenze esterne, acquisizioni ostili e rischi per la continuità industriale del Paese. Di fronte alle sfide di una globalizzazione dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di divorare il made in Italy, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo economico e sociale.

Ad una sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”), Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie. Mentre altri sognano come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie. Una società è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori partecipi dei risultati dell’attività economica.

Per questo il programma favorisce la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa e l’azionariato diffuso, mediante strumenti fiscali semplici e incentivanti, rafforzando la corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo alla ricostruzione della classe media produttiva. La cornice di riferimento della dottrina economica di Futuro Nazionale è dunque, in opposizione a quella del conflitto di classe, quella di una cooperazione tra classi e tra corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina Sociale della Chiesa. Per perseguire tutti questi obiettivi la premessa fondamentale è quella di riconquistare spazi di sovranità economica e fiscale rispetto all’incombente presenza dell’Unione Europea che vincola e reprime le potenzialità di sviluppo delle Nazioni, a cominciare dalla nostra Italia, e le rende ancora più deboli ed esposte alle derive negative della globalizzazione.

 

Una fiscalità per crescita, famiglia e produzione

Il sistema tributario deve tornare a essere semplice, stabile, comprensibile e orientato alla crescita. Un fisco eccessivamente complesso produce costi economici e amministrativi che penalizzano famiglie, professionisti e imprese quasi quanto l’eccesso di imposizione. La semplificazione non è quindi un aspetto accessorio della riforma fiscale, ma una componente essenziale della riduzione del carico che grava sul sistema produttivo. La riduzione della pressione fiscale, con particolare attenzione al cuneo fiscale, rappresenta un obiettivo strategico da perseguire con un percorso graduale, sostenibile e verificabile.

Tale percorso dovrà fondarsi su semplificazione normativa, ampliamento della base imponibile, recupero dell’evasione organizzata, revisione della spesa improduttiva e monitoraggio costante degli effetti economici e finanziari. La scellerata politica del passaggio da “tassare le persone” a “tassare le cose”, che suona bene perché le persone percepiscono di non venire più tassate, è stato uno strumento di grave aggressione alla proprietà anziché alla ricchezza e che ha arrecato danni soprattutto a chi ha bassi redditi o non ne ha: chi non ha entrate, come può pagare tasse e bolli legati alla mera proprietà della motocicletta, dell’automobile, della seconda casa ereditata dal nonno?

Un sistema fiscale così pervasivo da voler aggredire anche i beni che non producono reddito deve certamente essere rivisto per tornare alla ragionevolezza. Le risorse pubbliche dovranno essere orientate progressivamente verso investimenti capaci di sostenere produttività, natalità, innovazione, occupazione e competitività, privilegiando interventi strutturali rispetto a misure temporanee o emergenziali. La credibilità della riduzione fiscale dipende dalla capacità di collegarla a un metodo di spesa chiaro, misurabile e compatibile con gli equilibri di finanza pubblica, ma anche dalla possibilità di reperire le risorse finanziari necessarie attraverso una rinnovata sovranità economica e maggiori flessibilità e possibilità di deroga ai vincoli finanziari oggi imposti dall’Unione europea. Per questo nel rapporto con l’Unione europea e con gli organismi internazionali, Futuro Nazionale sostiene una linea di realismo e tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio di una vera sovranità economica. Le regole comuni devono favorire crescita, competitività, tutela del risparmio e coesione sociale.

Quando producono effetti penalizzanti per il sistema produttivo italiano, il Governo dovrà promuoverne la revisione attraverso strumenti istituzionali, alleanze politiche internazionali e proposte tecnicamente fondate, non avendo paura di esercitare il proprio potere di veto. In particolare, bisognerà intervenire per porre rimedio alla sciagurata firma da parte del Governo Meloni del nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo, che ha imposto vincoli ancora più stringenti alla nostra capacità di spesa per investimenti produttivi. Per ottenere questo risultato Futuro Nazionale non vede altra strada che quella di esercitare il nostro potere di veto sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, perché fino ad ora le uniche deroghe che sono state concesse da una Commissione europea troppo subalterna alla Germania sono state quelle per le spese per il “riarmo europeo” e per il “green deal”: non vere necessità nazionali e continentali, ma attuazioni di indirizzi ideologici nocivi per i popoli europei.

In questa prospettiva Futuro Nazionale ritiene necessaria una revisione organica dei Trattati su cui si fonda l’Unione europea, ritenendo che l’attuale architettura istituzionale sia stata concepita in un contesto profondamente diverso e, comunque, secondo un’ideologia ordo-liberista la cui conformità al perseguimento del bene comune è stata ormai smentita dai fatti. Tale architettura, quindi, deve essere aggiornata per rispondere alle trasformazioni intervenute negli ultimi decenni, ripristinare il primato del bene comune, oggetto della politica, come criterio di armonizzazione delle istanze private e rafforzare competitività, sussidiarietà, sicurezza economica, giustizia sociale e cooperazione internazionale, nel pieno rispetto degli interessi nazionali degli Stati membri.

Le idilliache previsioni sull’unione monetaria si sono rivelate un terribile inganno per il ceto produttivo e i lavoratori italiani. Oggi la possibilità di una revisione delle regole comuni europee non può ignorare quanto nel frattempo sopravvenuto e le condizioni reali di esercizio dell’azione politica, bilanciando ipotesi e coordinando tempi, modi, alleanze e circostanzeper ottenere un miglioramento delle condizioni economiche dell’Italia e la mitigazione di ogni potenziale effetto avverso delle possibili strategie di revisione.

In questa materia non c’è spazio per tifoserie come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che sempre si sono risolte da un lato nell’obbedienza servile ad ogni ordine di Bruxelles e, dall’altro, in roboanti dichiarazioni di rottura a cui non è poi seguita alcuna seria strategia operativa. Sarà solo la promozione di una revisione organica dei Trattati, condotta con perizia e ove la complessità lo consenta senza ledere il lavoro e la produttività del Paese, a poter garantire l’inderogabile tutela degli interessi nazionali degli Stati membri e, in primis, dell’Italia.

La Costituzione resta il riferimento fondamentale dell’azione pubblica. Nel rispetto degli impegni internazionali, ogni vincolo dovrà essere interpretato e, ove necessario, ridiscusso alla luce dell’interesse nazionale, della tutela del lavoro e della capacità produttiva del Paese. Per questo Futuro Nazionale propone una riforma che ribadisca in modo esplicito e indiscutibile la prevalenza dei principi della Costituzione italiana rispetto ad ogni genere di trattati internazionali, inclusi quelli europei.

 

Le nostre proposte fiscali prioritarie:

Riforma del sistema tributario fondata su semplicità, equità, stabilità e proporzionalità, con eliminazione delle norme obsolete, riduzione delle micro-imposte, calendario fiscale stabile e sportello digitale unico per gli adempimenti principali.

Continuità fiscale pluriennale, affinché aliquote, deduzioni e regole tributarie fondamentali restino stabili nel tempo, consentendo a famiglie e imprese di programmare investimenti, assunzioni e attività economiche con maggiore certezza.

Introduzione di un vero quoziente familiare, che tenga conto ai fini dell’individuazione dell’aliquota fiscale di quante persone il reddito va effettivamente a sostenere. Il quoziente familiare dovrà divenire un criterio fondamentale di applicazione della progressività fiscale, riconoscendo famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica, sociale e previdenziale del Paese.

Individuazione di misure politiche e fiscali di shock generativo per la riattivazione del saldo demografico che è presupposto della sostenibilità antropologica, civile, economica e previdenziale del Paese. Nel 2025 il tasso di fecondità per l’Italia si è fermato a 1,14 figli per donna, quasi la metà del “tasso di estinzione” (i.e. “tasso di mantenimento demografico, fissato a 2,1 figli per donna): vedi sezione “Misure economiche specifiche per la famiglia”, nel presente programma.

Promozione di una azione politica coraggiosa in sede europea per riconoscere la demografia come vero elemento di crisi dell’Europa (il tasso europeo di fecondità oscilla tra 1,3 e 1,4 figli per donna), mentre una operazione di distrazione di massa continua a proporre quali emergenze continentali quelle trattate dal Green Deal e dal ReArm EU. L’Europa necessita di una deroga strutturale al Patto di Stabilità e Crescita che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione.

Introduzione delle “quote azzurre” nei concorsi pubblici, riservando una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose: sostenere la famiglia che procrea è sostenere il futuro dell’Italia.

Riduzione strutturale del cuneo fiscale per aumentare il reddito netto dei lavoratori e ridurre il costo del lavoro, con priorità per giovani, famiglie e imprese ad alta intensità occupazionale.

Superamento graduale del sistema di saldo e acconto per autonomi e piccole imprese, orientando la tassazione ai redditi effettivamente prodotti e incassati, secondo modalità compatibili con la continuità della finanza pubblica.

Estensione del principio di cassa per professionisti e imprese minori, favorendo progressivamente il versamento dell’IVA all’effettivo incasso nei limiti consentiti dal quadro normativo.

Prosecuzione del percorso di riduzione delle aliquote IRPEF e razionalizzazione degli scaglioni, con particolare attenzione alla tutela della classe media e alla neutralità tra diverse categorie di contribuenti, con l’obiettivo di giungere ad un sistema di tassa piatta a una o due aliquote.

Revisione del rapporto tra regime forfettario e regime ordinario, eliminando gli effetti soglia che scoraggiano la crescita del fatturato e prevedendo una transizione graduale, trasparente e anti-elusiva tra i due sistemi.

Valutazione dell’innalzamento del limite del regime agevolato per le partite IVA e introduzione di una tassazione incrementale sui maggiori ricavi, così da favorire crescita ed emersione senza penalizzare chi aumenta la propria attività.

Revisione della deducibilità dei costi d’impresa e del sistema degli ammortamenti, favorendo investimenti produttivi, innovazione, digitalizzazione, efficientamento energetico e beni strumentali.

Progressiva estensione della deducibilità delle spese fondamentali sostenute con strumenti tracciabili, con priorità a sanità, istruzione, abitazione, figli, disabilità e non autosufficienza, accompagnata da una razionalizzazione delle agevolazioni fiscali frammentate.

Nuovo rapporto tra Stato e contribuente fondato su tassazione proporzionata, certezza del diritto, semplificazione amministrativa, collaborazione preventiva e concentrazione dei controlli sui fenomeni di evasione ed elusione più rilevanti.

Progressiva riduzione dell’IVA sui beni essenziali per famiglie e figli, promuovendo, ove necessario, la revisione della normativa europea applicabile.

Rafforzamento della deducibilità delle donazioni agli enti del Terzo Settore che garantiscano trasparenza, corretto utilizzo delle risorse e misurabilità dell’impatto sociale.

Incentivi fiscali e contributivi al rientro in Italia delle produzioni strategiche e delle filiere ad alto valore aggiunto, quale strumento di politica industriale e rafforzamento competitivo.

Definizione agevolata dei contenziosi fiscali pregressi, collegata a un sistema tributario più semplice, stabile e orientato alla collaborazione tra amministrazione e contribuente.

Rafforzamento del contrasto all’evasione fiscale organizzata, all’elusione internazionale, alle frodi e ai trasferimenti artificiosi di base imponibile, concentrando i controlli sui fenomeni economicamente più rilevanti e riducendo gli oneri amministrativi per le piccole imprese corrette.

Applicazione del principio secondo cui ogni nuovo adempimento amministrativo dovrà comportare la contestuale eliminazione o semplificazione di obblighi esistenti.

Fiscalità orientata alla produttività, premiando ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico, capitale umano, investimenti produttivi e incremento della competitività del sistema economico italiano.

Fondo Sovrano, credito, risparmio e previdenza

Futuro Nazionale propone l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale quale strumento di investimento strategico destinato a sostenere infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane. Il Fondo dovrà operare con criteri di trasparenza, sostenibilità economica e indipendenza gestionale, mobilitando risorse pubbliche selettive, investitori istituzionali e risparmio nazionale. Il Fondo potrà intervenire, anche temporaneamente, nella tutela degli asset strategici quando siano esposti ad acquisizioni ostili o a situazioni capaci di compromettere sicurezza economica, continuità delle filiere produttive o autonomia tecnologica del Paese, in coordinamento con gli strumenti di Golden Power.

L’obiettivo è conciliare libertà di mercato e tutela degli interessi strategici nazionali, evitando sia il dirigismo permanente sia l’abbandono degli asset essenziali a logiche speculative di breve periodo. La politica economica non può prescindere da un sistema del credito efficiente e orientato allo sviluppo dell’economia reale. Famiglie, professionisti e imprese dipendono ancora in larga misura dal finanziamento bancario; per questo tutela del risparmio, rafforzamento delle banche territoriali, credito cooperativo e pluralità degli strumenti finanziari sono elementi essenziali della sovranità economica nazionale.

La presenza dello Stato dovrà limitarsi alla tutela delle infrastrutture finanziarie strategiche, della stabilità del sistema e della concorrenza, evitando concentrazioni eccessive e favorendo il finanziamento dell’economia reale. Il risparmio italiano deve essere protetto e, ove possibile, orientato verso investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione e crescita delle imprese. La riforma previdenziale deve garantire stabilità, equità e sostenibilità nel lungo periodo, superando il ricorso continuo a misure temporanee e deroghe annuali.

L’obiettivo programmatico di Futuro Nazionale è consentire il pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, attraverso un percorso graduale compatibile con gli equilibri finanziari e demografici del sistema previdenziale. Particolare attenzione sarà riservata ai lavori usuranti, alle carriere discontinue, ai giovani con ingresso tardivo nel mercato del lavoro, ai lavoratori autonomi e alle donne con figli, riconoscendo il valore sociale della maternità mediante correttivi previdenziali da introdurre secondo criteri di sostenibilità e che prevedano un significativo abbassamento dell’età pensionabile sulla base del numero dei figli avuti. Parallelamente sarà incentivata la previdenza complementare, rafforzandone l’educazione finanziaria e ampliando progressivamente la deducibilità fiscale dei relativi versamenti, con l’obiettivo di integrare le future pensioni e favorire investimenti nell’economia reale nazionale.

 

Una proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale

Futuro Nazionale propone di valutare l’introduzione della moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondato sulla circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti, senza configurare una moneta alternativa. La formulazione deve essere tecnica e prudente: non uno strumento di rottura, ma un meccanismo ordinato di liquidità fiscale e compensazione.

L’obiettivo è favorire investimenti produttivi, compensazione tra debiti e crediti verso la Pubblica Amministrazione e sostegno all’economia reale, limitando il ricorso a nuovo debito finanziario. L’eventuale introduzione dovrà avvenire gradualmente, attraverso una ricognizione dei crediti fiscali esistenti, seguita da sperimentazioni circoscritte, integralmente tracciabili e sottoposte a monitoraggio indipendente. La circolazione resterà volontaria, regolata e trasparente, nel rispetto della stabilità del sistema economico e della certezza giuridica. Ogni estensione dovrà essere subordinata alla verifica degli effetti su investimenti, gettito, liquidità, tempi di pagamento e crescita economica.

 

 

2) Lavoro, PMI, Professioni e Politiche Occupazionali

Lavoro, produttività e crescita.

Il lavoro rappresenta il fondamento della crescita economica e della coesione sociale, oltre ad essere una imprescindibile dimensione per l’espressione e la maturazione della persona, che proprio attraverso il lavoro apporta un importante contributo al bene comune. Attraverso il lavoro si costruiscono benessere familiare, sviluppo della comunità nazionale e stabilità del Paese. Per questo Futuro Nazionale considera prioritario puntare verso la piena occupazione, creando le condizioni affinché ogni cittadino possa accedere a un’occupazione stabile, coerente con le proprie competenze e adeguatamente remunerata.

Compito della politica economica è favorire la crescita dell’occupazione, della produttività e del reddito disponibile, creando un contesto favorevole agli investimenti, all’impresa e all’innovazione. Lo Stato deve garantire regole semplici, certezza normativa, pressione fiscale sostenibile, infrastrutture efficienti e minori ostacoli burocratici, rispettando l’iniziativa privata come principale motore dello sviluppo economico ed offrendo ad essa degli indirizzi strategici sostenuti dagli investimenti pubblici. Negli ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie italiane è stato ridotto dalla bassa crescita, dall’elevata pressione fiscale sul lavoro, dall’aumento dei costi energetici e dalla stagnazione della produttività. Ciò ha inciso negativamente sui consumi, sulla capacità di risparmio, sugli investimenti, sulla natalità e sulla possibilità per molti giovani di costruire un progetto di vita stabile.

Per invertire questa tendenza occorre rafforzare la domanda interna e la produzione nazionale, sostenere la produttività e favorire la formazione di nuova ricchezza attraverso lavoro, impresa, innovazione e investimenti produttivi. La progressiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo dovrà aumentare il reddito netto dei lavoratori senza compromettere la competitività delle imprese, innescando un circuito virtuoso. La riduzione del costo del lavoro dovrà essere accompagnata da investimenti nella formazione continua, nella digitalizzazione delle imprese, nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo delle competenze professionali.

Particolare rilievo sarà attribuito all’Università e alla Ricerca, agli Istituti Tecnologici Superiori, alla formazione tecnica avanzata e ai percorsi di aggiornamento permanente, indispensabili per affrontare l’evoluzione del mercato del lavoro. L’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale rappresentano una rilevante opportunità di crescita della produttività, ma richiedono una governance orientata alla tutela della persona e del lavoro. La priorità è favorire l’adozione responsabile delle nuove tecnologie, rafforzando le competenze dei lavoratori e accompagnando le trasformazioni produttive senza compromettere occupazione, coesione sociale e competitività, anche valutando e implementando nuovi modelli organizzativi che distribuiscano i benefici ottenuti dall’innovazione tecnologica senza aumentare il numero dei disoccupati.

Se la sinistra pensa come unica soluzione la redistribuzione della ricchezza con sussidi per cittadini privati della possibilità di lavorare, per Futuro Nazionale è proprio l’occupazione di ciascuno a rappresentare un bene da tutelare per lo sviluppo economico, morale e spirituale della società. Non dovrà trattarsi di “lavoro povero”, che non permette di arrivare alla fine del mese. Per questo è necessario sostenere la contrattazione nazionale finalizzata ad ottenere una giusta retribuzione per il lavoro dipendente, con la detassazione degli incrementi salariali e anche attraverso una riforma della rappresentatività sindacale che garantisca una vera difesa degli interessi dei lavoratori soprattutto nei confronti delle grandi corporation multinazionali.

La qualità del lavoro dipende anche da fattori esterni alla retribuzione. Politiche energetiche, infrastrutture efficienti, accesso alla casa e semplificazione amministrativa incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla capacità delle imprese di investire, assumere e competere. Per questo Futuro Nazionale considera prioritarie la riduzione strutturale del costo dell’energia (sia riaprendo al gas russo, sia differenziando le fonti di produzione nazionale, a partire da nucleare e biomasse), il potenziamento delle infrastrutture materiali e digitali, la valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato per favorire l’accesso alla casa, lo sviluppo dell’edilizia convenzionata e l’acquisto dell’abitazione da parte delle giovani famiglie. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione dovrà perseguire un obiettivo preciso: semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e istituzioni, riducendo tempi, costi amministrativi e adempimenti inutili, così da liberare risorse da destinare alla crescita economica e all’occupazione.

 

Politiche attive del lavoro, partecipazione e capitale umano

Una moderna politica del lavoro deve favorire l’incontro tra domanda e offerta, sostenere la formazione continua e accompagnare le persone lungo l’intero percorso professionale. L’obiettivo è ridurre i tempi di accesso all’occupazione, valorizzare le competenze e favorire il reinserimento lavorativo di chi perde il lavoro o necessita di una riqualificazione. Futuro Nazionale propone la realizzazione di un Database Unico di Collocamento Nazionale, integrato con imprese, centri per l’impiego, enti di formazione e operatori privati accreditati, così da rendere più efficiente, trasparente e rapido il mercato del lavoro.

Le risorse destinate ai servizi per l’impiego dovranno essere orientate ai risultati conseguiti in termini di occupazione stabile, formazione completata e qualità dell’inserimento. Le misure di sostegno economico rivolte alle persone in condizioni di effettiva difficoltà dovranno essere accompagnate da percorsi di orientamento, formazione e reinserimento professionale. La solidarietà deve procedere insieme alla responsabilità: nessuno deve essere lasciato senza tutela nelle situazioni di reale bisogno, ma ogni politica sociale deve favorire il ritorno all’occupazione quando ciò sia concretamente possibile.

La disponibilità a lavorare per chi ne sia capace rappresenterà dunque una condizione imprescindibile per l’accesso agli strumenti di sussidio, ritenendo che tali risorse debbano altrimenti essere utilizzate per favorire la riduzione del cuneo fiscale e, quindi, la creazione di nuovi posti di lavoro. Futuro Nazionale si oppone all’idea che chi lavora debba mantenere, tramite le imposte, chi si rifiuta di lavorare e contribuire, per come può, al bene della Nazione.

Per questo proponiamo come criterio di orientamento quello che chiamiamo il “principio economico di San Paolo”: chi non vuol lavorare neppure mangi (2 Tessalonicesi 3, 10). Futuro Nazionale, seguendo la saggezza della Dottrina Sociale della Chiesa, considera strategica una più ampia partecipazione dei lavoratori alla crescita delle imprese. Partecipazione agli utili, azionariato dei dipendenti e altri modelli di coinvolgimento economico possono aumentare produttività, senso di appartenenza e stabilità aziendale, favorendo una più equa distribuzione dei benefici della crescita. Tali strumenti dovranno integrare, e non sostituire, la normale retribuzione, promuovendo una cultura fondata sulla corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo al rafforzamento della proprietà diffusa e di una classe media produttiva sempre più estesa.

 

Imprese, professioni e competitività del sistema produttivo

La crescita dell’occupazione dipende dalla solidità del sistema produttivo nazionale. Per questo Futuro Nazionale pone al centro della propria politica economica il rafforzamento delle piccole e medie imprese, delle imprese familiari, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle aziende agricole e della pesca, che insieme al lavoro dipendente rappresentano la struttura portante dell’economia italiana. L’obiettivo è creare un contesto favorevole agli investimenti, riducendo gli oneri burocratici, facilitando l’accesso al credito, sostenendo l’innovazione e favorendo il ricambio generazionale nelle attività produttive.

Particolare attenzione sarà dedicata alle imprese familiari, al fine di preservarne competenze, patrimonio professionale e continuità aziendale. La crescita dimensionale delle imprese sarà sostenuta attraverso reti d’impresa, consorzi e forme di collaborazione capaci di aumentarne la competitività senza comprometterne l’autonomia. Il rafforzamento delle filiere nazionali e il reshoring delle produzioni strategiche, richiamati anche nella sezione sulla politica industriale, saranno strumenti essenziali per mantenere in Italia attività produttive, centri decisionali, ricerca e competenze ad alto valore aggiunto. Per sostenere la crescita sui mercati esteri saranno rafforzati gli strumenti di internazionalizzazione, valorizzando il ruolo di SACE, SIMEST, Camere di Commercio e organismi di promozione del Made in Italy.

Le imprese che investono in ricerca, innovazione, digitalizzazione ed esportazione dovranno poter contare su strumenti stabili, prevedibili e facilmente accessibili. Parallelamente sarà favorito lo sviluppo di strumenti finanziari alternativi al tradizionale credito bancario, attraverso iniziative pubblico-private destinate alla patrimonializzazione delle PMI, al finanziamento degli investimenti e alla crescita delle imprese con maggiore potenziale industriale. La semplificazione amministrativa rappresenta una condizione essenziale per aumentare la competitività del Paese.

Ogni intervento dovrà ridurre tempi autorizzativi, adempimenti e costi amministrativi, utilizzando la digitalizzazione come strumento di semplificazione e non di ulteriore complessità burocratica. Futuro Nazionale, pur riconoscendo gli aspetti positivi dell’innovazione nei sistemi di pagamento, mette al centro la tutela della libertà di scelta di cittadini e imprese tra contante e strumenti alternativi, nel rispetto della sicurezza, della legalità e della libertà economica. Innalzeremo il tetto per l’uso del contante a 10.000 €, come previsto dalla normativa europea, oggi fissato nel nostro Paese alla metà di tale limite.

Particolare attenzione sarà dedicata al contrasto del brain drain, favorendo il rientro in Italia di giovani professionisti, ricercatori e imprenditori attraverso strumenti che valorizzino le competenze acquisite all’estero e ne facilitino il reinserimento nel sistema produttivo nazionale. Le professioni ordinistiche costituiscono un patrimonio essenziale del sistema economico italiano. Futuro Nazionale intende favorire l’accesso dei giovani alle professioni regolamentate, sostenendo percorsi di inserimento più graduali e tutelanti anche per quanto riguarda l’accesso al credito, una maggiore integrazione tra formazione e attività professionale, il ricambio generazionale e l’evoluzione delle società tra professionisti.

 

Sicurezza, previdenza e nuove prospettive del lavoro

La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce un principio irrinunciabile. Futuro Nazionale promuove il rafforzamento delle attività di prevenzione e dei controlli contro lavoro sommerso, caporalato e ogni forma di intermediazione illecita, favorendo al contempo sistemi di appalto che valorizzino qualità, sicurezza e sostenibilità, oltre al mero criterio del prezzo. La sostenibilità del sistema previdenziale deve conciliarsi con la tutela della dignità del lavoratore.

Le future riforme dovranno garantire equilibrio finanziario, flessibilità in uscita e protezione adeguata per lavori usuranti e attività caratterizzate da particolare gravosità fisica o psicologica, oltre a garantire importanti premialità di pensionamento anticipato per le madri, proporzionalmente al numero dei figli avuti. Crescita dell’occupazione, produttività, natalità e ampliamento della base contributiva sono condizioni essenziali per assicurare la solidità del sistema nel lungo periodo.

Inoltre, Futuro nazionale lavorerà alla riduzione dei tempi di liquidazione del TFS/TFR dei lavoratori pubblici al fine di equipararli al TFR del settore privato. Intelligenza artificiale e automazione rappresentano una delle principali trasformazioni del mercato del lavoro. Futuro Nazionale ritiene che tali innovazioni debbano essere governate mettendo al centro la persona, utilizzando il progresso tecnologico per migliorare produttività, qualità del lavoro e competitività.

Nel lungo periodo sarà opportuno valutare modelli organizzativi che consentano una migliore distribuzione dei benefici derivanti dagli aumenti di produttività, favorendo un rapporto più equilibrato tra lavoro, formazione, famiglia, tempo libero e qualità della vita. Infatti, come spiegato nella sezione “Lavoro, produttività e crescita”, per Futuro Nazionale non è sufficiente garantire la sussistenza dei cittadini tramite la redistribuzione della ricchezza, ma occorre garantire una distribuzione del lavoro, ovvero la possibilità per tutti i cittadini di continuare ad essere produttori della propria ricchezza, esprimendo le proprie potenzialità nel lavoro e non dipendendo dai sussidi sociali.

 

3) Made in Italy, Industria e Commercio con l’Estero

Strategia Industriale Nazionale, sicurezza economica e Fondo Sovrano

Futuro Nazionale considera la politica industriale uno strumento essenziale per rafforzare competitività, sicurezza economica e capacità produttiva del Paese. L’obiettivo non è sostituire l’iniziativa privata, che resta il principale motore della crescita, ma creare un quadro stabile capace di orientare investimenti, innovazione e sviluppo secondo una visione di lungo periodo. A tale scopo il partito propone l’elaborazione di una Strategia Industriale Nazionale e di un Piano Industriale Strategico pluriennale, destinati a coordinare gli strumenti pubblici esistenti, favorire la collaborazione tra istituzioni e imprese e individuare le priorità industriali del Paese. Particolare attenzione sarà riservata ai comparti ad alto valore aggiunto e rilevanza strategica: energia, difesa, aerospazio, infrastrutture digitali, robotica, semiconduttori, cybersecurity, intelligenza artificiale, automotive avanzato ed energia.

L’obiettivo è rafforzare la presenza italiana nelle filiere tecnologiche più innovative e ridurre le dipendenze esterne nei settori essenziali. In un contesto internazionale segnato da crescente competizione economica e geopolitica, la sicurezza economica nazionale assume un ruolo centrale. Futuro Nazionale sostiene un’apertura agli investimenti esteri fondata su reciprocità e certezza delle regole, sempre nel quadro della compatibilità con la tutela degli interessi strategici del Paese.

Il Golden Power dovrà essere costantemente aggiornato e rafforzato, così da consentire interventi nei casi in cui acquisizioni o operazioni societarie possano compromettere infrastrutture critiche, tecnologie strategiche, filiere produttive, sicurezza nazionale o capacità industriale. Il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale, già delineato nel capitolo precedente, costituirà uno degli strumenti principali della politica industriale, operando secondo criteri di sostenibilità, trasparenza e orientamento al mercato, favorendo l’iniziativa privata e considerandola funzionale al potenziamento del sistema Italia.

Infine, il nucleo delle imprese strategiche partecipate dallo Stato e dei servizi essenziali gestiti dagli Enti Locali, nonché la capacità di intervento finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, dovranno essere tutelati e promossi come strumenti fondamentali della nostra sovranità economica nazionale e territoriale, sottraendoli ad ogni logica clientelare e partitocratica. L’obiettivo complessivo è rafforzare la capacità dell’Italia di generare innovazione, attrarre investimenti qualificati, sviluppare competenze avanzate e mantenere sul territorio nazionale ricerca, proprietà intellettuale, produzioni strategiche e centri decisionali.

 

Filiere produttive, competitività e sviluppo industriale

Il rafforzamento della capacità produttiva nazionale rappresenta una priorità strategica. Le crisi internazionali hanno evidenziato la necessità di filiere più resilienti, riducendo le dipendenze esterne nei comparti essenziali e consolidando il sistema produttivo italiano. Futuro Nazionale promuove il progetto “Filiera Italia”, inteso come integrazione tra imprese, competenze, infrastrutture e tecnologie nazionali. Il progetto dovrà favorire reshoring, rientro di attività industriali, ricerca, funzioni decisionali e produzioni ad alto valore aggiunto. Per attrarre nuovi investimenti sarà perseguito un contesto caratterizzato da stabilità normativa, certezza dei tempi amministrativi, fiscalità competitiva e infrastrutture moderne.

In questa prospettiva saranno rafforzate le Zone Economiche Speciali e le Zone Logistiche Speciali, particolare attenzione al Mezzogiorno quale piattaforma produttiva e logistica strategica nel Mediterraneo ma senza condizionare la concessione di strumenti speciali al posizionamento sull’asse Nord-Sud. La competitività delle imprese richiede una profonda semplificazione amministrativa. Saranno estesi i procedimenti digitali, rafforzati gli sportelli unici, ampliata l’applicazione del silenzio-assenso nei casi compatibili con l’interesse pubblico, ridotti gli adempimenti ridondanti e definiti tempi certi per le autorizzazioni. La Pubblica Amministrazione dovrà diventare un fattore di competitività e non un ostacolo allo sviluppo.

La politica fiscale dovrà sostenere investimenti produttivi, ricerca, innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese, privilegiando strumenti stabili e prevedibili e valorizzando le aziende che mantengono in Italia attività produttive, proprietà intellettuale, centri decisionali e competenze strategiche. La competitività industriale dipende anche dalla qualità delle infrastrutture. Futuro Nazionale propone un piano di potenziamento di porti, aeroporti, ferrovie, interporti, reti logistiche e infrastrutture digitali, con l’obiettivo di ridurre i costi di trasporto, migliorare l’efficienza delle catene di approvvigionamento e rafforzare il ruolo dell’Italia quale piattaforma logistica europea e mediterranea.

Un ulteriore fattore decisivo è il costo dell’energia. Il programma sostiene una strategia orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle fonti e alla progressiva riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese, attraverso un mix equilibrato che comprenda rinnovabili realmente efficaci come le biomasse e l’idroelettrico, infrastrutture energetiche moderne, implementazione delle tecnologie nucleari di nuova generazione e politica internazionale improntata a pragmatismo e sicurezza nazionale, a partire dalla riapertura della possibilità di acquistare il gas a prezzi vantaggiosi dalla Russia.

 

Innovazione, sovranità tecnologica e capitale umano

La competitività dell’industria italiana dipenderà sempre più dalla capacità di sviluppare tecnologie strategiche, valorizzare la ricerca e trasformare la conoscenza in crescita economica. Futuro Nazionale considera la sovranità tecnologica non come isolamento, ma come capacità di competere nei settori più avanzati dell’economia globale. Saranno sostenuti investimenti in ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, rafforzando la collaborazione tra università, centri di ricerca, imprese e istituzioni.

L’obiettivo è favorire un ecosistema nazionale dell’innovazione capace di trasformare i risultati della ricerca scientifica in prodotti, brevetti, imprese e occupazione qualificata. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo delle infrastrutture digitali, della cybersicurezza, del cloud nazionale, della protezione dei dati strategici e della resilienza delle reti critiche, poiché la sicurezza digitale è oggi una componente fondamentale della sicurezza economica del Paese. Futuro Nazionale sostiene la partecipazione italiana ai programmi internazionali dedicati a semiconduttori, microelettronica e tecnologie avanzate, favorendo investimenti nei comparti dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle tecnologie quantistiche, dell’aerospazio, dei materiali innovativi e delle biotecnologie.

Il Fondo Sovrano dovrà sostenere anche startup innovative, imprese deep-tech e progetti ad alta intensità di ricerca e sviluppo, favorendo il passaggio dall’innovazione scientifica alla produzione industriale e facilitando l’accesso ai capitali nelle fasi iniziali di sviluppo. Elemento decisivo della competitività resta il capitale umano. Saranno rafforzati il sistema delle Università e dei Centri di ricerca, gli Istituti Tecnologici Superiori, la formazione tecnica e professionale e la collaborazione tra sistema educativo e imprese, riducendo il divario tra competenze richieste dal mercato e competenze disponibili. Parallelamente saranno promossi programmi per il rientro dei talenti italiani dall’estero, l’attrazione di professionalità altamente qualificate e la valorizzazione delle discipline STEM nei settori strategici.

 

Made in Italy, commercio internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti

Il Made in Italy rappresenta uno dei principali patrimoni economici, produttivi e culturali della Nazione. Tutelarlo significa difendere non soltanto marchi e produzioni, ma competenze, filiere industriali, occupazione qualificata e capacità innovativa. Futuro Nazionale promuove una strategia permanente di valorizzazione delle eccellenze italiane, sostenendo la presenza delle imprese sui mercati internazionali e rafforzando i comparti che identificano la competitività del Paese: manifattura avanzata, agroalimentare di qualità, moda, design, meccanica specializzata, artigianato ad alto valore aggiunto, industrie creative e tecnologie innovative.

La politica commerciale dovrà ispirarsi al principio della reciprocità. L’apertura agli scambi internazionali rappresenta un’opportunità quando si svolge nel rispetto di regole comuni, standard comparabili e condizioni di concorrenza equilibrate. In sede europea e internazionale l’Italia dovrà sostenere strumenti che contrastino pratiche sleali e garantiscano pari condizioni competitive alle imprese italiane. Si dovrà vigilare contro accordi penalizzanti come quelli sostenuti in passato da sinistra e destra (si pensi al recente Mercosur).

Ogni intervento normativo o accordo internazionale sarà vagliato nell’ottica di tutelare le produzioni italiane e la sovranità economica del Paese. Particolare rilievo sarà attribuito alla tracciabilità delle produzioni e alla tutela dell’origine dei prodotti, anche attraverso tecnologie digitali come la blockchain, utili a rendere più trasparenti le filiere, contrastare la contraffazione e rafforzare la fiducia dei consumatori. Saranno inoltre valorizzate produzioni locali, filiere corte ed eccellenze territoriali.

Nei settori di interesse strategico gli appalti pubblici dovranno valorizzare, nel rispetto della normativa europea, criteri che tengano conto non solo del prezzo, ma anche della qualità, dell’affidabilità delle filiere, della sicurezza degli approvvigionamenti e della capacità di generare valore economico sul territorio nazionale.

La disponibilità di materie prime critiche è una condizione essenziale per lo sviluppo dell’industria del futuro. Futuro Nazionale sostiene una strategia nazionale ed europea orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, attraverso accordi internazionali fondati su cooperazione, trasferimento di competenze, sostenibilità e reciproco vantaggio, con particolare attenzione a terre rare e materiali indispensabili per le tecnologie avanzate. In questo senso, diventa fondamentale l’attenzione alla cooperazione coi Paesi dell’Africa, nella cornice di uno sviluppo di tali Paesi e di una collaborazione che può essere proficua su molti piani per ambo le parti.

 

4 Credito

Accesso al credito, riabilitazione creditizia e tutela dell’affidabilità finanziaria

Il credito rappresenta una componente essenziale dello sviluppo economico, della mobilità sociale e della crescita del sistema produttivo. Famiglie, lavoratori, professionisti e imprese devono poter accedere a strumenti di finanziamento trasparenti, sostenibili e proporzionati alla propria capacità economica, in un contesto che coniughi stabilità finanziaria e sostegno all’economia reale. Negli ultimi anni i processi di concentrazione del sistema bancario e l’inasprimento dei criteri di valutazione del merito creditizio hanno reso più difficile l’accesso al credito per molti cittadini e piccole imprese, anche in presenza di irregolarità temporanee o di modesta entità. Futuro Nazionale ritiene necessario ristabilire un equilibrio tra prudenza finanziaria e reale possibilità di recupero dell’affidabilità creditizia.

Futuro Nazionale promuove inoltre l’individuazione di banche di interesse nazionale specializzate nel finanziamento degli investimenti strategici, dell’innovazione, delle infrastrutture e delle filiere produttive di rilevanza nazionale, operando secondo criteri di sostenibilità economica/finanziaria e di autonomia gestionale anche con la partecipazione di capitale pubblico. Il programma sostiene il principio della riabilitazione creditizia, favorendo il reinserimento nei circuiti finanziari di coloro che abbiano regolarizzato la propria posizione e dimostrato nel tempo correttezza nei rapporti economici. Le informazioni creditizie devono continuare a garantire la stabilità del sistema, ma secondo criteri di proporzionalità, distinguendo tra ritardi occasionali e situazioni di insolvenza strutturale.

Si propone una revisione della disciplina delle segnalazioni creditizie orientata ad aggiornare le soglie di rilevanza, accelerare la cancellazione delle posizioni regolarizzate, rafforzare gli obblighi di informazione preventiva e garantire maggiore trasparenza nei processi di valutazione del merito creditizio. La fiducia tra cittadini e sistema finanziario richiede procedure semplici, informazioni comprensibili e garanzie effettive. Prima di ogni segnalazione suscettibile di incidere sull’accesso al credito, il cittadino dovrà essere posto nelle condizioni di conoscere la propria posizione, comprenderne le conseguenze ed esercitare pienamente i propri diritti di chiarimento, difesa e regolarizzazione.

A tal fine Futuro Nazionale propone il rafforzamento degli strumenti di tutela dell’utente finanziario, anche attraverso organismi specializzati di assistenza, mediazione e informazione, operanti in coordinamento con le autorità competenti. L’obiettivo è accrescere la trasparenza del sistema, prevenire il contenzioso e rafforzare la fiducia nel credito bancario, senza introdurre inutili appesantimenti burocratici.

 

Strumenti di credito, innovazione finanziaria e tutela del debitore

Futuro Nazionale promuove un sistema del credito più moderno, competitivo e inclusivo, capace di affiancare al tradizionale credito bancario strumenti finanziari diversificati che favoriscano investimenti, consumi e sviluppo dell’economia reale, nel rispetto di trasparenza, responsabilità e sostenibilità. Sarà incentivata la modernizzazione degli strumenti di credito, semplificando le procedure, riducendo i costi amministrativi e garantendo elevati standard di sicurezza informatica e tutela dei dati personali. Particolare attenzione sarà dedicata alla revisione della disciplina della cessione del quinto dello stipendio e della pensione, con l’obiettivo di semplificare l’accesso al credito, aumentare la trasparenza delle condizioni contrattuali, favorire una maggiore concorrenza tra gli operatori e ridurre i costi sostenuti dai cittadini, assicurando al tempo stesso adeguate tutele per le persone economicamente più vulnerabili. Analoga revisione sarà promossa per le procedure di anticipazione del TFR e del TFS, al fine di renderle più rapide, trasparenti ed economicamente convenienti, consentendo ai lavoratori di utilizzare con maggiore facilità risorse già maturate per esigenze familiari, personali o di investimento. Un sistema creditizio efficiente richiede equilibrio tra tutela del creditore e tutela del debitore. Il recupero dei crediti deve essere garantito in tempi ragionevoli, ma nel rispetto dei principi di proporzionalità, dignità della persona e sostenibilità sociale, evitando che difficoltà temporanee producano effetti irreversibili di esclusione economica. Particolare attenzione sarà riservata alla protezione delle somme destinate al sostentamento essenziale delle famiglie, con specifico riguardo ai conti utilizzati per l’accredito di stipendi, pensioni e prestazioni assistenziali. Per rafforzare la certezza del diritto saranno inoltre incentivati mediazione, conciliazione e strumenti di composizione stragiudiziale delle controversie, riducendo i tempi della giustizia civile e favorendo soluzioni rapide ed equilibrate.

 

Sistema bancario, risparmio e credito all’economia reale

Un sistema bancario solido, competitivo e radicato nell’economia reale rappresenta una condizione indispensabile per la crescita del Paese. Futuro Nazionale considera il credito non soltanto un servizio finanziario, ma una leva strategica per sostenere investimenti, innovazione, occupazione e sviluppo delle imprese. Negli ultimi decenni il sistema bancario italiano ha conosciuto profondi processi di concentrazione e trasformazione.

Pur riconoscendone i benefici in termini di efficienza, è necessario rafforzare il collegamento tra credito, territorio e sistema produttivo, affinché famiglie e imprese possano accedere a finanziamenti adeguati alle proprie esigenze di crescita. Lo Stato italiano è stato storicamente presente nel sistema bancario, per poi subire svendite e privatizzazioni, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi, come la Francia. In una realtà come la nostra, nella quale il finanziamento delle imprese risulta, a differenza di altri Paesi, molto bancocentrico e poco propenso alla raccolta di finanziamento tramite il mercato, la presenza strategica dello Stato nel sistema bancario sarebbe risultata particolarmente strategica.

Purtroppo, politiche decennali hanno smantellato tale posizionamento. Su tali presupposti occorrerà fare una seria analisi strategica per costruire nel tempo modalità di difesa del credito italiano, dei risparmiatori e del finanziamento alle imprese. Tutto ciò, nell’interesse del sistema produttivo italiano. Particolare attenzione sarà rivolta a piccole e medie imprese, imprese familiari, distretti produttivi e realtà innovative, favorendo un accesso al credito orientato a investimenti produttivi, ricerca, digitalizzazione, internazionalizzazione e crescita dimensionale.

Il risparmio delle famiglie italiane costituisce una risorsa strategica che deve essere tutelata e valorizzata. Futuro Nazionale promuove un sistema finanziario fondato su trasparenza, corretta informazione e protezione dei risparmiatori, favorendo al tempo stesso un maggiore impiego del risparmio nazionale a sostegno dell’economia reale e degli investimenti produttivi. Per ridurre l’eccessiva dipendenza dal solo credito bancario sarà incoraggiato lo sviluppo di un sistema finanziario più articolato, capace di integrare mercati dei capitali, strumenti di investimento produttivo, fondi dedicati alle imprese e nuove forme di raccolta del capitale. Ciò consentirà di ampliare le opportunità di finanziamento e rafforzare la patrimonializzazione del tessuto imprenditoriale.

 

Credito, sviluppo nazionale e sicurezza finanziaria

Il credito costituisce una componente strategica della competitività economica nazionale. Futuro Nazionale ritiene necessario rafforzare il coordinamento tra politiche del credito, sviluppo industriale e tutela del risparmio, nel pieno rispetto dell’economia di mercato e dell’autonomia degli operatori finanziari. L’obiettivo è favorire un sistema capace di indirizzare una quota crescente delle risorse disponibili verso investimenti produttivi, innovazione, infrastrutture, ricerca e crescita delle imprese, contribuendo allo sviluppo dell’economia reale e alla capacità competitiva del Paese.

In coerenza con la strategia industriale delineata nei capitoli precedenti, il sistema finanziario dovrà sostenere le imprese impegnate nei processi di innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione e sviluppo tecnologico, favorendo una maggiore integrazione tra risparmio nazionale, credito produttivo e investimenti strategici. Particolare rilievo sarà attribuito agli strumenti capaci di rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, sostenere la crescita delle filiere produttive e accompagnare gli investimenti nei comparti considerati strategici per la sicurezza economica nazionale, anche attraverso il coordinamento con il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale.

La politica del credito dovrà perseguire un duplice obiettivo: garantire la stabilità del sistema finanziario e sostenere la crescita dell’economia reale, valorizzando il risparmio delle famiglie italiane come leva per sviluppo produttivo, innovazione e occupazione. Un sistema creditizio efficiente, competitivo e orientato agli investimenti è condizione essenziale per rafforzare la sovranità economica del Paese e sostenere una crescita stabile, duratura e diffusa.

 

5) Assimilazione e Remigrazione

Il tema della politica migratoria e remigratoria è uno dei capitoli centrali e distintivi del programma di Futuro Nazionale, l’unica forza politica italiana a proporre una linea di assoluta fermezza contro l’immigrazione clandestina, l’immigrazione di massa – foss’anche regolare – e l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese.

L’Italia, infatti, ha una chiara identità, definitasi sì nel tempo ma tramite un processo di sviluppo organico e omogeneo, non per caotica contaminazione. Le civiltà solide non progrediscono per sommatoria o mescolanza con le altre, ma per capacità assimilativa: l’Italia lo ha fatto con perfetta continuità per oltre due millenni, accogliendo quel completamento della civiltà romana che è il cattolicesimo (si legga “Luce di Roma cristiana nel diritto” del Card. Alfredo Ottaviani), il quale ha trovato nel diritto romano il linguaggio naturale della propria giuridicità (su questo, “Cattolicesimo romano e forma politica”, di Carl Schmitt), in “quella Roma onde Cristo è romano” (Dante Alighieri, Purgatorio, XXXII). Il processo di formazione dell’identità italiana ha acquisito anche l’eredità della filosofia greca come più perfetta espressione in verbi umani delle cose del Logos (Verbo) che si è fatto carne.

Peraltro, la filosofia greca aveva avuto una sua eccellenza, prima di Platone, proprio in Magna Grecia, il nostro sud Italia. Nella Roma di San Leone Magno, di San Gregorio Magno, di San Gregorio VII si incontrano e si fondano il meglio della civiltà naturale (diritto romano e filosofia greca) e l’opera della grazia cristiana, della religione cattolica romana che ha dato forma alla storia e al mondo. Quale centro della romanità e del cattolicesimo, come ha scritto anche un intellettuale perfettamente laico come Ernesto Galli della Loggia, “è come se l’Italia presidiasse in qualche modo l’identità di ogni europeo” (L’identità italiana, 2010). Si fa un gran parlare della vocazione storica italiana all’accoglienza indiscriminata di altre popolazioni, ma è un falso storico operato dalla manipolazione di coloro che vogliono distruggere il nostro Paese.

L’invasione più impattante della storia italiana fu quella longobarda: erano circa 300.000 unità, mentre la popolazione italiana nativa ammontava a circa sette-otto milioni: si tratta del 4% (e di una popolazione che arrivò già cristiana, sebbene nella variante eretica ariana, e che poi abbracciò il cattolicesimo), mentre oggi in Italia circa il 12% dei residenti non è italiano dalla nascita, e l’assimilazione al cristianesimo, dato fondamentale dell’identità storica italiana, è statisticamente poco frequente. Quanto alle altre “contaminazioni”, possiamo pensare ai normanni, i quali vennero assimilati innanzitutto alla religione cattolica già con lo stanziamento in Normandia prima di giungere in Sicilia, o alla presenza degli arabi maomettani, i quali furono cacciati dai normanni proprio ripristinando l’identità cristiana della Sicilia e permanendo di essi piccoli nuclei nel sud Italia (si pensi agli arcieri saraceni di Lucera, corpo scelto dell’Imperatore Federico II) che permettevano un confronto costruttivo senza sovrapposizioni di massa. Possiamo pensare ai bizantini, che erano, come noi, cristiani (e, fino al 1054, cattolici) e che, comunque, furono ricacciati nel corso dei secoli sempre dai Normanni.

La presenza massiva di altri popoli non è un tratto caratteristico della nostra storia e rappresenta, al contrario, una minaccia all’esistenza di una identità sociale e alla possibilità di fare opera comune e di non essere solo individui come avevano erroneamente pensato il contrattualismo illuminista e l’ontologia liberale ma anche un popolo, con una propria fisionomia sociale che si riflette negli usi, nei costumi, nel vivere associato. È poi emblematico il fatto che gli stranieri, che rappresentano circa il 9% della popolazione, commettano circa il 30% degli omicidi, il 40% delle rapine, il 35% degli stupri.

Futuro Nazionale ritiene pertanto che tale situazione si configuri come una emergenza nazionale e propone leggi straordinarie che consentano l’espulsione rapida e certa degli stranieri che delinquono o che non hanno titolo a stare sul territorio nazionale, il disincentivo all’attrattiva di nuovi ingressi, lo stop all’uso massivo dello strumento dei decreti flusso, la modifica dei criteri di concessione e revoca della cittadinanza, la revisione dell’istituto del ricongiungimento familiare, il rimpatrio dei detenuti stranieri (che costano oggi allo Stato italiano cifre nell’ordine di grandezza di un miliardo di euro all’anno) e misure energiche contro degrado, occupazioni illegali e zone franche nelle periferie.

Il numero di stranieri o di nati tali e oggi presenti nel nostro Paese è eccessivo e ha prodotto problemi in tema di omogeneità culturale, di appartenenza ad una identità di popolo, di inclinazione alla criminalità. Dobbiamo difendere le nostre frontiere e smettere di considerare le migrazioni come un diritto individuale inalienabilespecialmente quando il movente è economico. Inoltre, le migrazioni di massa rappresentano una sottile forma di colonialismo camuffato, attraverso il quale l’Europa sta privando molti Paesi in via di sviluppo delle proprie energie fondamentali, ovvero dei giovani (specialmente i maschi, visti i dati sulle migrazioni) in età produttiva.

Tali Paesi vengono dunque a mancare della più importante leva per lo sviluppo economico, protraendo così il circolo vizioso di una dicotomica separazione del mondo in aree produttive e aree strutturalmente svantaggiate e senza possibilità di pareggiamento migliorativo delle tendenze, con grave danno per il radicamento sociale ed esistenziale delle persone e dei popoli, e con l’unico vantaggio (per pochi) di abbassare il costo del lavoro in un mercato di masse di lavoratori spostabili a piacimento che rappresentano l’odierna versione di ciò che Marx, così caro alla sinistra, chiamava “esercito industriale di riserva”.

In sintesi, Futuro Nazionale vuole fermare il processo migratorio, considerandolo insostenibile per le proporzioni che ha assunto e invertirlo anche attraverso lo strumento della remigrazione. La sovranità sulle politiche dell’immigrazione è considerata parte integrante e imprescindibile della sovranità nazionale. Futuro Nazionale propone, dunque, una trasformazione radicale del sistema fondata sul principio che la sicurezza dei cittadini italiani, la tutela della comunità nazionale e la difesa dell’identità come principi sovraordinati alla tendenza ad accogliere indiscriminatamente lo straniero.

Sosteniamo la ridefinizione del rapporto tra diritti e doveri: accoglienza e, a maggior ragione, cittadinanza vengono riconosciute solo a chi dimostra adesione ai valori della nostra civiltà, rispetto delle leggi, contributo al bene comune tramite il lavoro e comportamento leale nei confronti della Nazione. Una delle innovazioni più incisive è la riforma del sistema di espulsione, che supera i limiti storici della normativa europea e nazionale, utilizzando anche gli importanti spazi resi possibili dal nuovo Regolamento europeo per i rimpatri, votato in sede di Parlamento Europeo anche dal Generale Roberto Vannacci. Occorre puntare da subito sull’identificazione rapida, la cooperazione obbligatoria dello straniero, il rafforzamento dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, il provvedimento unico di rimpatrio, la riduzione delle cause di rallentamento procedurale, la limitazione dell’abuso del contenzioso e accordi internazionali di rimpatrio fondati sul principio di condizionalità che leghi le varie forme di collaborazione tra Paesi.

La tutela giurisdizionale deve restare garantita, ma non può trasformarsi in uno strumento dilatorio sistematico e il diritto di ricorso non può diventare un mezzo per eludere indefinitamente la legge. Lavoreremo ad accordi bilaterali vincolanti per l’esecuzione dei rimpatri, introducendo il concetto di lealtà sui rimpatri come condizionalità alla cooperazione politica, sociale ed economica. Anche i fondi europei per la cooperazione dovranno essere vincolati alla conclusione e al rispetto di accordi efficaci per i rimpatri.

Si rivedrà tutto l’impianto del sistema di espulsione, innanzitutto con un drastico aumento dei CPR, anche fuori dall’Unione Europea e facendo largo uso dei cosiddetti Paesi terzi sicuri. L’obiettivo è trasformare l’espulsione da misura teorica a strumento rapido, certo ed effettivo. Introdurremo anche un modello di reciprocità attiva, che trasforma l’accoglienza da costo passivo a percorso di lealtà: chi arriva – per motivi oggettivamente gravi e comprovati, rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione interazionale – deve lavorare, formarsi, contribuire secondo le proprie capacità al bene comune e rispettare le nostre norme e la nostra civiltà.

Parallelamente, il programma introduce criteri rigorosi per la concessione della cittadinanza: venti anni di residenza regolare e continuativa, livello di lingua C1, esami scritti e orali, comportamento onorevole, assenza di condanne penali e dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana, che sono i grandi retroterra dell’identità italiana ed europea e non riguardano i fenomeni storici e politici degli ultimi secoli su cui gli stessi italiani hanno chiaramente ricca varietà di storie e posizioni. La cittadinanza implica l’accettazione del dovere di difendere la Patria (art. 52 della Costituzione Italiana) e sarebbe una contraddizione voler assumersi il dovere di difendere una civiltà a cui non si appartiene e che non si riconosce come propria.

 

Piano di Remigrazione: 22 misure

Elenchiamo qui, in dettaglio, 22 misure del nostro Piano di Remigrazione:

Impermeabilità dei confini nazionali: identificazione di approdi naturali fuori dall’Italia e pattugliamento. Di fronte all’assenza di una sufficiente governance comunitaria si rende necessario un intervento immediato volto a ripristinare la legalità e la sovranità statale attraverso la difesa dei nostri confini e, dati il collocamento e la fisionomia del Paese, con particolare riferimento a quelli marittimi. È dunque necessaria l’adozione di una politica volta ad interdire categoricamente la navigazione nelle nostre acque territoriali ai flussi migratori illegali, disponendo il tassativo divieto di attracco presso i nostri porti a qualsiasi imbarcazione che non sia stata preliminarmente ed espressamente autorizzata dalle autorità nazionali.

Senza sovranità sui confini non c’è sovranità nazionale. Sotto il profilo geopolitico, tale misura si inserisce in una doverosa redistribuzione delle responsabilità internazionali: le imbarcazioni che intercettano o trasportano migranti dovranno essere formalmente invitate ad approdare altrove, per esempio a Malta, che rappresenta geograficamente il primo punto di approdo naturale per la maggior parte delle tratte che puntano ad approdare sulle coste italiane.

Che anche i natanti delle ONG eludano le rotte verso l’isola maltese per puntare massivamente agli approdi in Italia è la riprova di logiche strumentali e di una precisa intenzione criminosa su cui è necessario intervenire con fermezza, tramite strumenti legislativi, esecutivi e giudiziari proporzionati che, fatta salva la vita delle persone, inibiscano il loro utilizzo strumentale, l’immigrazione clandestina e il sistema stesso delle partenze che regge sulla base della speranza di approdo alla meta desiderata, motivo per cui solo una stringente politica di sovranità sui confini può abbattere alla radice il traffico di esseri umani e il drammatico fenomeno dei morti in mare.

Qualora la chiusura formale dei confini e l’interdizione dei porti non dovessero sortire gli effetti sperati nel breve periodo, il nostro programma politico prevede, in via subordinata e strettamente correlata all’inefficacia delle prime misure, l’attivazione delle massime misure di deterrenza e pattugliamento, con strumenti di logistica ordinaria (imbarcazioni) e di avvistamento tempestivo (strumentazioni tecnologiche di vario tipo) in modo da permettere l’intervento di presidio del confine. In tale ottica di rigorosa tutela dei confini nazionali, si ritiene che la difesa della sovranità nazionale e la sicurezza dei nostri mari richiedano l’attuazione di una impermeabilità dei confini efficiente e senza compromessi, anche con l’ausilio di droni di sorveglianza e sistemi radar militari all’avanguardia, per la pronta intercettazione delle imbarcazioni, evitando così sia approdi illegittimi che le anzidette catastrofi in termini di vite umane dovute alla prosecuzione dei viaggi in condizioni inidonee alla navigazione.

Per garantire la reale efficacia dell’interdizione di navigazione disposta dalle autorità competenti, è necessario superare il blando regime delle sanzioni amministrative, trasformando la violazione dei divieti in un reato delittuoso. La certezza della pena e il rigore sanzionatorio penale costituiscono importanti deterrenti contro l’illegalità nelle nostre acque. Il nostro programma politico intende perciò stabilire un quadro sanzionatorio stringente e l’immediata attivazione del procedimento penale presso la Procura della Repubblica in caso di violazione dell’interdizione e l’estensione della responsabilità all’intera filiera: la responsabilità penale non dovrà ricadere solo sull’esecutore materiale; l’armatore e il proprietario della nave dovranno soggiacere alla medesima pena qualora abbiano concorso, per dolo o colpa (come nel caso di omessa vigilanza), alla violazione dei divieti di approdo o di prosecuzione della rotta. In caso poi di recidiva commessa con la stessa imbarcazione, o da parte di soggetti già condannati in via definitiva, le pene dovranno essere particolarmente severe, con la previsione della reclusione senza possibilità di misure alternative.

La condanna per la violazione dell’interdizione comporterà sempre la confisca penale obbligatoria del mezzo, preceduta dal sequestro cautelare immediato dell’imbarcazione. Al fine di evitare che le norme speciali assorbano condotte criminose di maggiore gravità, l’applicazione delle sanzioni sopra indicate farà espressamente salvo il concorso con più gravi ipotesi di reato (ad esempio: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disastro colposo, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, etc.).

 

Riforma del diritto di asilo e protezione: si propone il superamento dell’impianto obsoleto di gestione della domanda di protezione, intervenendo nella normativa al fine di impedire lo sbarco sul territorio nazionale e di far permanere i richiedenti, in attesa del vaglio della domanda, in Paesi sicuri al di fuori dell’Unione Europea, tramite accordi bilaterali. La casistica di applicazione degli strumenti di protezione sarà presidiata al fine di evitare estensioni, abusi e concessioni di protezione in assenza di pericolo molto grave. È necessario invertire la tendenza, inaugurata all’inizio degli anni 2000, che ha visto gli uffici competenti procedere a riconoscimenti di protezione quasi automatici e indiscriminati a interi gruppi etnici, a discapito di una corretta valutazione dei singoli casi.

 

Domande di protezione e ricorsi presentati fuori dal territorio nazionale, negando alle mafie e agli scafisti la gestione della disperazione. Implementare l’accesso alla protezione internazionale ai confini dell’Europa e, per quanto ci riguarda, sulle coste del nord Africa e nelle aree di origine dei flussi migratori. In tali aree geografiche dovranno essere fondati centri di accoglienza e protezione situati in territori e Paesi ritenuti sicuri, gestiti a livello internazionale anche per l’equa ripartizione. All’interno di questo sistema, è considerata fondamentale una netta differenziazione tra chi è vittima di persecuzione politica e i profughi di guerra da un lato e migranti irregolari dall’altro.

Si dovranno stipulare accordi contrattuali con i Paesi disposti a ospitare tali centri in raccordo con le rappresentanze diplomatiche. Presso questi centri regionali distaccati saranno insediate le sezioni dell’Ufficio per i rifugiati, nonché, eventualmente, appositi uffici giurisdizionali. Questi organi avranno la competenza giuridica esclusiva per la gestione dei procedimenti di asilo e per l’esame dei relativi ricorsi presentati dai richiedenti della regione in questione. Solo a seguito dell’effettivo riconoscimento dello status di protezione, i beneficiari otterranno il diritto di viaggiare e fare ingresso in Italia in modo sicuro e legale. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e percentualmente irrilevanti per la popolazione italiana che già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri.

Certificazione da parte del personale medico militare. La gestione dell’immigrazione non può essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto. Riteniamo che il parere sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina.

 

Accertamento Medico Obbligatorio per i MSNA Il sistema dei Minori Stranieri Non Accompagnati è stato trasformato in un racket economico. L’accertamento medico auxologico e radiografico deve essere immediato e obbligatorio: lo Stato non può fidarsi della sola autodichiarazione di soggetti palesemente adulti. Confondere i vulnerabili veri con chi truffa la legge significa rendersi complici delle organizzazioni criminali.

La Gestione MSNA torna alle Prefetture. La questione dei minori stranieri non accompagnati, che sono per la stragrande maggioranza maschi tra 16 e 18 anni, è materia di ordine pubblico e sicurezza nazionale, non un onere da scaricare sui Comuni. La gestione deve tornare sotto l’egida esclusiva delle Prefetture, con visione strategica unitaria, mettendo termine al gravame costituito per i bilanci degli Enti Locali e ripristinando una più efficiente tracciabilità dei processi di gestione.

 

Ripristino della legalità, contrasto alle frodi ed espulsioni immediate: tolleranza zero verso l’immigrazione irregolare. Futuro Nazionale rifiuta qualsiasi meccanismo di “sanatoria” per soggiorni irregolari e propone lo snellimento delle procedure di espulsione e l’applicazione di rimpatri immediati per i richiedenti che già si trovino sul territorio nazionale e la cui domanda risulti respinta, utilizzando gli aiuti allo sviluppo come leva diplomatica verso i paesi d’origine. Si attuerà un piano di costruzione di CPR in numero sufficiente alla gestione del problema, valutandone la dislocazione sul territorio nazionale e, soprattutto, in territorio estero.

 

Esclusione della sospensione automatica dell’espulsione e ricorso giurisdizionale dal proprio paese d’origine o da Paese terzo sicuro, con riforma del procedimento amministrativo e giurisdizionale e rito accelerato per i rimpatri. Al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena, l’azione di governo si impegna a superare le attuali lungaggini burocratiche e procedurali, eliminando ogni automatismo che oggi blocca i provvedimenti di allontanamento. Si deve stabilire il principio cardine per cui la mera presentazione di un ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di espulsione non sospende in alcun modo l’allontanamento o l’esecuzione forzata dello stesso.

Al fine quindi di arrestare la procedura di espulsione non sarà sufficiente l’impugnazione del provvedimento e l’interessato avrà l’onere di formulare una specifica e separata istanza cautelare. La sospensione dell’allontanamento avverrà solo e soltanto qualora tale richiesta venga espressamente accolta dal giudice, previa dimostrazione e riscontro di gravissimi motivi (quali il rischio reale, attuale e grave di subire trattamenti inumani o degradanti). Il diritto del cittadino straniero rimane poi pienamente garantito e l’interessato conserva la facoltà di presentare ricorso giurisdizionale dal proprio Paese d’origine, successivamente all’esecuzione del rimpatrio, nel pieno rispetto delle garanzie previste.

 

Semplificazione e rigetto del lassismo nelle espulsioni, con implementazione di nuove cause del provvedimento di espulsione. Troppo spesso il legittimo diritto di espulsione esercitato dallo Stato viene ignorato una volta giunti al termine dell’iter giudiziario. Il nuovo assetto normativo dovrà mirare a eliminare i margini di discrezionalità valutativa che oggi rallentano o bloccano l’efficacia dei provvedimenti di allontanamento: la pericolosità sociale dello straniero che delinque dovrà ritenersi presunta, escludendo tassativamente che valutazioni soggettive sull’integrazione lavorativa o sociale possano sospendere l’espulsione, dovendosi ridurre i filtri protettivi legati ai motivi familiari.

In presenza di condanne per reati di particolare gravità, l’espulsione sarà eseguita inderogabilmente, anche in deroga ai divieti legati ai legami familiari o alla presenza di figli minori sul territorio nazionale. Peraltro, l’automatismo dell’espulsione dovrà perfezionarsi in caso di recidiva anche per condanne con pene inferiori ai 2 anni e per tutti i delitti non colposi per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’obbligo di espulsione automatica dovrà essere esteso a una più vasta gamma di fattispecie penali, includendo specifici reati che evidenziano una fisiologica pericolosità sociale (ad esempio, delitti contro la persona e la pubblica amministrazione, delitti contro il patrimonio, criminalità organizzata, spaccio, etc.).

Incentivi al rimpatrio volontario assistito e interventi nei Paesi di origine sulle cause profonde delle partenze. Si prevede la corresponsione di un contributo straordinario una tantum (corrisposto solo all’effettivo perfezionamento dell’abbandono del Paese) e del supporto legale e logistico per abbandonare volontariamente l’Italia. L’obiettivo è quello di garantire allo stesso tempo la riduzione della presenza straniera in Italia e la dignità della persona nel momento critico del rientro, offrendo uno strumento concreto per prevenire la marginalità sociale nei Paesi d’origine e trasformando il percorso di ritorno in un’opportunità di reale e sostenibile stabilizzazione. Si lavorerà anche nell’ambito della cooperazione diplomatica, economica, infrastrutturale coi Paesi di origine per intervenire su alcune delle cause profonde delle migrazioni.

 

Stop ai “Decreti flusso massivi” e limitazione dell’immigrazione a numeri esigui e condizionati: l’immigrazione da Paesi extra-UE sarà rigidamente controllata, numericamente contingentata e basata su severi criteri qualitativi pre-ingresso (competenze linguistiche base già acquisite, qualifiche certificate e offerta di lavoro effettivamente disponibile). Metteremo fine ai Decreti flusso massivi, come quello del Governo di centrodestra del 2025 col quale è stato programmato l’ingresso di un ulteriore mezzo milioni di extracomunitari in tre anni.

 

Facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i “lavori umili”: a sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il problema dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Tale problema, effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità. La prima riguarda, insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiani nei settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle risorse risparmiate grazie alle politiche di remigrazione di lungo termine (costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro.

La seconda riguarda il vincolo all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al “principio di San Paolo” (chi non vuol lavorare neppure mangi) che abbiamo descritto nelle sezioni economiche del programma.

 

Discriminazione culturale sulla migrazione regolare contingentata: gli ingressi per soddisfare parte delle necessità produttive del Paese, estremamente contingentati e subordinati alla presenza di tutti i requisiti di informazioni e accordo bilaterale per il rimpatrio immediato in caso di reati o cessazione del contratto di lavoro, saranno opzionati anche sulla base di un criterio di compatibilità culturale. Si darà dunque preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana, i cui dati mostrino una bassa inclinazione alla criminalità e coi quali i rapporti per i rimpatri si siano dimostrati efficaci. Il rispetto della nostra civiltà e l’assimilazione sono infatti favoriti dalle radici comuni: una piccola immigrazione di persone cristiane non mina l’unità culturale del nostro Paese che è oggi minacciata in primis da un’invasione maomettana di massa.

 

Disincentivi alla scelta di emigrare in Italia: oggi il nostro Paese si caratterizza come un vero e proprio “Paese del Bengodi” per tutti, compresi i malviventi e gli scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge (anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili.

L’assistenza per lo stato di grave bisogno sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di tutto il resto del mondo. Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate politiche, Futuro Nazionale ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti che, invece, fino ad oggi partivano – regolarmente e irregolarmente – puntando sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano.

 

Stop ai ricongiungimenti familiari: il ricongiungimento familiare non sarà più considerato un diritto per chi non sia in possesso della cittadinanza. Oggi in Europa su 28 milioni di extracomunitari solo 12 hanno un lavoro, mentre gli altri 16 no. Parte di questi è costituita da coniugi e figli di lavoratori. Tuttavia, questi 16 milioni beneficiano di costi sociali come la sanità, la scuola, l’integrazione pubblica al costo dei servizi di trasporto ecc., anche laddove il padre di famiglia, trovandosi in no tax area, non contribuisce alla sostenibilità della finanza pubblica.

Inoltre, come abbiamo spiegato, oggi l’immigrazione rappresenta per l’Italia e per il continente europeo una emergenza innanzitutto a causa dei numeri, che la qualificano come immigrazione di massa e, quindi, invasione de facto. Se dunque a condizioni normali sarebbe preferibile che i fenomeni migratori, eccezionali e numericamente limitati, riguardassero nuclei familiari stabili anziché individui sradicati, le condizioni odierni impongono misure diametralmente opposte per poter garantire l’equo utilizzo delle risorse pubbliche e la riduzione dell’impatto dell’immigrazione di massa.

Lo stop ai ricongiungimenti familiari è dunque necessario per incidere sui numeri della presenza esotica anche nel nostro Paese. Si potranno valutare strumenti eccezionali di ricongiungimento della famiglia solo dopo anni di permanenza, comprovato rispetto delle regole e reddito sufficiente del lavoratore per farsi carico dei familiari e consistente contribuzione fiscale (molti immigrati in no tax area rappresentano, come descrivevamo poco sopra, un costo netto dal punto di vista dello Stato).

 

Remigrazione dei regolari col modello dell’immigrazione rotazionale: si favorirà la remigrazione anche come ritorno al Paese di origine del lavoratore dopo aver svolto alcuni anni di lavoro nel nostro Paese, potendo beneficiare dei risparmi accumulati, del TFR e, eventualmente, di una quota di contributi previdenziali per lasciare il nostro Paese e fare ritorno alla propria terra col bagaglio di know-how acquisito e una importante dotazione economica per avviare attività di lavoro. In questo modo il lavoratore sarà incentivato a tornare a casa e sarà inibito il depauperamento sistematico di molti Paesi dell’Africa e dell’Oriente che oggi vengono privati della propria risorsa economica e sociale più importanti: i giovani in età lavorativa, trasferiti in Italia e in Europa per favorire gli interessi culturali dei nichilisti e quelli economici del grande capitale che vuol comprimere i salari senza alcun riguardo per il bene di lungo termine delle Nazioni.

 

Incentivo fiscale al rientro degli italiani in età produttiva all’estero: si pensi a quanti cittadini italiani si trovano in Venezuela, in Brasile, in Argentina. Famiglie giovani, persone in età produttiva, italiani per ius sanguinis. Futuro Nazionale promuoverà la risposta immediata al problema demografico con una “remigrazione verso l’Italia”, cercando di attrarre nel nostro Paese gli italiani all’estero, mentre il piano di riattivazione demografica punterà a risolvere il problema in maniera strutturale e di lungo termine (vedi sezione “Misure economiche per la famiglia”).

 

Superamento del multiculturalismo e nuovo paradigma di assimilazione: rigetto del modello multiculturale o interculturale, oggi configurato come creazione di comunità che rifiutano a priori i valori e i principi della nostra società. L’assimilazione deve diventare un percorso obbligatorio basato su padronanza della lingua italiana, rispetto dei valori fondamentali e autosufficienza economica, con sanzioni e revoche del permesso di soggiorno per chi rifiuta di rispettare la nostra civiltà e le nostre leggi. Futuro Nazionale rifiuta il relativismo culturale che mette sullo stesso piano i valori italiani, cristiani e greco-romani da un lato e qualunque usanza importata da fuori.

Pur nel rispetto delle minoranze e della libertà di coscienza, nonché di tolleranza nei confronti delle religioni distanti dalle radici della nostra storia, il partito afferma che chi vive in Italia appartiene al popolo italiano solo se ne condivide i valori e gli ideali. Non saranno accettate pratiche fortemente incompatibili con i nostri principi (dalle mutilazioni genitali ai matrimoni forzati, per fare alcuni esempi): pur in modo elastico e non ideologico deve essere identificata una misura oltre la quale non è possibile portarsi. Viene ribadito con forza che chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato, ma non per questo diventerà italiano se non si assimila ai valori e ai principi storicamente consolidati della nostra comunità nazionale. Politiche di multiculturalismo spinto, che in passato hanno portato alla creazione di enclave etniche e culturali separate, sono fallimentari e non saranno più praticate.

 

Trasparenza dei dati sulla criminalità: contrasto alla criminalità legata ai fenomeni migratori e riforma radicale dei sistemi di rilevazione statistica per garantire totale trasparenza circa il retroterra dei reati, superando le attuali omissioni istituzionali.

 

Riforma della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana.

 

Riforma della revoca di cittadinanza: Futuro Nazionale propone l’estensione della normativa per la revoca della cittadinanza per naturalizzazione, considerando ogni crimine violento contro la persona e la società una causa di revisione ex post attestante che il soggetto non è stato realmente assimilato. In questo modo, anche il cittadino naturalizzato potrà essere remigrato con la procedura di espulsione, come conseguenza della revoca della cittadinanza.

 

Reati commessi dai cittadini dell’Unione Europea. Per i cittadini UE che delinquono sul territorio nazionale, si prevede un’azione di governo determinata attraverso un’interpretazione estensiva della nozione di “gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza”. In tal senso, verranno definite e tipizzate per legge le specifiche condotte criminali che costituiscono una minaccia tale da giustificare l’immediato allontanamento dal territorio nazionale italiano.

 

In conclusione, le menzionate misure condurranno gradualmente l’Italia a ripristinare una eccezionale e contingentata presenza di persone non italiane sul territorio nazionale, ripristinando la sicurezza, le condizioni di esistenza dell’unità di popolo, facendo cessare fenomeni di alienazione e sradicamento degli ospiti e della popolazione ospitante. L’immigrazione da Paesi extra-UE sarà una eccezione praticata esclusivamente nei limitati casi di necessità occupazionale non colmabile né tramite le risorse interne né attraverso i flussi interni all’Unione Europea, così come nei casi di personale con titoli di studio qualificanti, individuati nominalmente con richiesta ad personam del datore di lavoro italiano.

 

La presenza di lavoratori stranieri sarà comunque subordinata a criteri di discriminazione e preferenza su base di compatibilità culturale, agli accordi internazionali coi Paesi di origine e al rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e senza alcun impatto sociale. Saranno tassativamente accertati prima dell’ingresso sul territorio nazionale il possesso di qualifiche certificate, adeguate competenze linguistiche e di una proposta di lavoro già formalizzata. Sarà garantita l’estensione del diritto di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi che abbiano completato il proprio percorso di studi universitari presso gli atenei italiani e, in possesso del titolo di studio accademico, lavorino nel nostro Paese. La facoltà di determinare autonomamente la qualità e la quantità degli ingressi costituisce una declinazione imprescindibile della sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o privati.

 

6) Esteri, UE, Geopolitica, Sovranità, Cooperazione Internazionale

Il nostro modello di relazioni internazionali. In politica estera, Futuro Nazionale si pone come primo obiettivo e criterio di azione la difesa della sovranità e dell’interesse nazionale, applicata al contesto delle relazioni internazionali e delle alleanze. L’Italia deve riacquistare voce autorevole nel mondo come Nazione, senza complessi di inferiorità e senza accodarsi passivamente a direttive altrui quando queste contrastino col bene della Patria e con la nostra visione fondamentale della realtà, della giustizia e del diritto naturale.

Il partito si ispira a una visione di politica estera autonoma e flessibile ma non isolazionista, in cui l’Italia agisca da protagonista, innanzitutto nello scenario mediterraneo ed europeo, difendendo i propri interessi strategici, economici e culturali. Il modello delle relazioni internazionali è certamente cambiato nel corso della modernità e va compreso lo schema di questa trasformazione per comprendere la posizione elastica, realista e tuttavia determinata in cui Futuro Nazionale si colloca e alla luce della quale i singoli posizionamenti di politica estera – anche negli scenari venturi – devono essere logicamente dedotti e interpretati.

Il processo di trasformazione ha portato la modernità dal modello tradizionale del Sacro Romano Impero quale garante (e forse katechon – potere che frena disordine e dissoluzione – secondo l’interpretazione di San Giovanni Crisostomo) della Cristianità contro le eventuali pulsioni disgregative della nostra civiltà (rappresentate dalla tre fiere del primo canto della Commedia, che come sappiamo esprime anche la filosofia politica di Dante Alighieri), più orientato alla fisionomia interna delle terre e dei popoli cristiani che al controllo esterno di scala globale, a quello delle paci di Vestfalia fondato sulle Nazioni sovrane senza un criterio di raccordo arbitrale superiore, a quello della Guerra fredda strutturato sulla contrapposizione globale di due grandi attori e centri di gravità, al mondo unipolare dominato dagli USA, contrassegnato dall’annunciata (da Francis Fukuyama nel 1992) “fine della storia”, nelle due versioni (quella conservatrice di un dominio soprattutto economico, con sottofondo liberaldemocratico, senza esportazione dell’agenda liberal e quello multilaterale, di marca dem, che vede Amministrazione US e organismi internazionali quali guardiani dei diritti civili – civil rights, diritti “a non esser discriminati” – nel mondo), a quello del mondo multipolare delle sfere di influenza (nove, secondo uno dei più noti schemi, quello di Huntington, rielaborato poi in disparate forme da vari studiosi di geopolitica, non solo di area occidentale: si pensi, per esempio, nell’area orientale, ad Aleksandr Dugin).

Se il modello tradizionale dell’Impero romano e cristiano, che gode di per sé di fondamento teoretico e di fascino, non è oggi materialmente attuabile neanche limitatamente all’area storica della Cristianità per il semplice fatto che gli organismi gerarchicamente analoghi si configurano come un anti-Impero (basti pensare all’Unione Europea che calpesta l’identità cristiana e le specificità dei popoli, della nationes, risultando la scimmiottatura relativista e centralista dell’Impero tradizionale), la preservazione delle Nazioni sovrane rimane allora una forma particolarmente nobile di resistenza alla dissoluzione globalista, in un contesto molto diverso da quello di Vestfalia, quando la disgregazione veniva propria dai Prìncipi locali.

Una difesa della sovranità che si riconosca certamente sottomessa alla legge naturale che la ragione scopre e difende e alla tradizione cristiana, ma che sa di non poter contare oggi su un garante sovranazionale che ne valorizzi l’identità e l’interesse anziché cercare di sopprimerla. Gli stessi Stati Uniti hanno dimostrato, con l’attuale Presidenza Trump, segnali di sfiducia nel modello nella cooperazione internazionale, con particolare riferimento ad organismi come ONU, OMS e anche NATO.

Il modello Trump peraltro sta cercando di configurare una interpretazione originale dello schema multipolare e sperimentando nuovi assetti globali possibili, certamente non senza indecisioni e contraddizioni. Se, da un lato, la scia di “America First” porta Trump al tentativo di svestire i panni di gendarme del mondo, concentrando i propri sforzi e le proprie energie sulla difesa dell’interesse nazionale, l’intervento in Iran ha dimostrato la resilienza delle pur logore dottrine di politica estera o, perlomeno, una contraddittoria eccezione del rapporto tra USA e mondo quando di mezzo ci siano le pressanti richieste dello Stato ebraico.

Azioni come quelle di rivendicare la Groenlandia e l’intervento in Venezuela si collocano, invece, su una linea intermedia, che alcuni hanno chiamato “dottrina Donroe” e che per certi versi coniuga il principio dell’America First con quello delle sfere di influenza sovranazionali, regionali ma non globali. Futuro Nazionale considera una grande opportunità il recupero della linea di politica estera America First messo in atto dal Presidente Trump, mentre guarda con forte preoccupazione e condanna operazioni come l’attacco alla Repubblica dell’Iran, che ha reso perplessa anche buona parte del mondo diplomatico e culturale ruotante intorno a Trump e che ha provocato le dimissioni di Joe Kent, capo dell’antiterrorismo statunitense.

Se il modello tradizionale imperiale è oggi inattuabile e quello di Vestfalia ha un importante valore di “freno” alla dissoluzione globalista, certamente il contesto politico, logistico, economico e tecnologico odierno non è quello del 1648 e richiede una integrazione con una visione globale delle relazioni internazionali. Su questa linea se, come abbiamo spiegato, non condividiamo l’idea di un mondo unipolare USA, anche perché esso non garantisce l’interesse nazionale italiano, scambia l’opzione della democrazia di massa col diritto naturale e non risulta oggi un obiettivo degli stessi Stati Uniti, guardiamo con estremo interesse alla possibilità che il modello del mondo multipolare possa finalmente trovare una configurazione più stabile, uscendo dalla fase di gestazione che da circa 30 anni lo vede protagonista di una lotta di affermazione cognitiva, politica e diplomatica con le due versioni del modello unipolare.

Il modello di Paul Wolfwofitz e Zbigniew Brzezinski per impedire il mondo multipolare e inibire l’apparizione e la prosperità di potenze autonome anche solo di carattere regionale, avendo di mira in modo particolare l’indebolimento di Russia e Paesi europei, con una particolare attenzione all’inibizione di possibili sinergie commerciali, industriali, energetiche e culturali tra il polmone occidentale e l’orientale della Cristianità, ha subito duri colpi proprio nel contesto dell’Amministrazione Trump. E si tratta di capire quale possa essere il posizionamento dell’Italia in questo nuovo scenario.

Se nel modello di Huntington i Paesi europei erano sostanzialmente collocato nel “Western World” senza troppe distinzioni, il nuovo posizionamento scelto dagli Stati Uniti pone nuove sfide. Nell’aprile 2025, lo stesso Vicepresidente USA J.D. Vance ha dichiarato: “Non penso che un’Europa più indipendente sia una cosa negativa per gli Stati Uniti”. Ma l’Italia deve fare oggi i conti col fatto che l’Unione Europa si presenti come soggetto completamente avverso all’interesse del nostro Paese e alla nuova linea di politica culturale USA (dalla decarbonizzazione all’inclusione dell’aborto tra i diritti fondamentali, dalla spesa militare per l’Ucraina alla volontà di non concedere deroghe di finanza pubblica per le politiche demografiche).

In un siffatto scenario, la maggiore indipendenza europea di cui parla il vicepresidente J.D. Vance è dunque da declinare come assunzione di protagonismo delle Nazioni sovrane, senza passare dal filtro della Commissione UE (che si è poi, paradossalmente, rivelata la migliore suddita economica degli Stati Uniti, i quali disprezzano l’incapacità ma non disdegnano le compravendite). L’Italia, nella visione di Futuro Nazionale, deve dunque ritrovare la propria sovranità, con grande senso della propria autonomia, cogliendo un’occasione storica che potrebbe non arrivare una seconda volta, e interloquendo direttamente con l’Amministrazione USA, senza il raccordo inadeguato della von der Leyen a cui, invece, il centrodestra di Governo si è allineato e legato.

Dialogheremo con gli Stati Uniti, in posizione eretta e perseguendo l’interesse nazionale, mettendo al centro i reali bisogni dell’Italia e non la transizione verde o la prosecuzione del conflitto russo-ucraino. L’occasione che vogliamo cogliere dà, peraltro, possibilità alla riemersione di quella che, nella complessità e nelle differenze, è una vocazione storica del nostro Paese: la capacità di mediazione e dialogo con tutti gli attori in gioco è stata una specificità della politica italiana anche nella prima e nella seconda Repubblica, quando paradossalmente la sconfitta nel secondo conflitto mondiale era meno lontana.

Se pensiamo – senza dover sposare i modelli del recente passato, ma studiandoli con attenzione – alla geometria variabile dei rapporti di Giulio Andreotti per il tentativo di risolvere il conflitto arabopalestinese, alla mediazione tra Russia e Stati Uniti portata avanti da Silvio Berlusconi, alle articolate analisi e mosse di Bettino Craxi, vediamo come – trasversalmente a differenti storie e aree politiche, dalla Democrazia Cristiana al Partito Socialista Italiana alla Forza Italia originaria – l’Italia ha nella propria cultura diplomatica la capacità di aprirsi ad un modello di cooperazione che non preveda l’unipolarità egemonica di una sola potenza.

Dovremo dunque saper dialogare – come Paese – con tutti i possibili partner internazionali, pensiamo per esempio all’importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa, nell’interesse dei costi dell’energia per le nostre famiglie e le nostre imprese ma anche per la difesa dei dell’interesse occidentale di lungo periodo rispetto alla pulsione all’avvicinamento della Russia alla Cina che è stata fomentata dalle scellerate politiche di contrapposizione portate avanti dall’Unione Europea e dall’Amministrazione Biden (ancorati alle vecchie dottrine di Wolfwofitz e Brzezinski o, per così dire, del vecchio “Liberal Eastern Establishement”), alla quale purtroppo anche il Governo italiano aveva deciso di legarsi.

Se le forme di cooperazione dovranno dunque essere elastiche, variabili e senza preconcetti eccezion fatta per quello di difendere l’interesse nazionale, la più stretta forma di cooperazione per la costruzione di una identità di area capace di muoversi con più peso nel mondo globale può guardare anche all’interessante sintonia valoriale che l’Italia ha con i Paesi dell’Europa centrale, per esempio Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Austria e Polonia. Tali Paesi presentano una storia e una identità fortemente radicati nel cristianesimo, culturalmente terzi rispetto al modello orientale della Russia e al modello occidentale americano e anglofrancese, oggi appaiono tendenzialmente più reattivi nei confronti dell’agenda globale, dell’ideologia woke e delle imposizioni UE.

L’Italia non dovrebbe accettare collocamenti facili da tifoseria “pro America” o “pro Russia” ma, dialogando con tutti e preservando la sovranità all’interno delle alleanze storiche, potrebbe guardare con favore alla intensificazione di una nuova cooperazione europea tra Nazioni sovrane, alternativa alla UE. Peraltro, anche sul fronte della lotta all’invasione maomettana tali Paesi (o alcuni di essi) sembrano essere in una posizione migliore per poter resistere e invertire la tendenza alla sostituzione demografica, oltre ad essere contrassegnati storicamente da un maggior contatto diretto con l’invasione ottomana e dunque dotati degli anticorpi culturali di reazione.

Questa è, alla luce della ricostruzione storica e della complessità dell’ora presente che è ora di importanti transizioni per la storia della diplomazia mondiale, la mappa dell’orientamento che Futuro Nazionale terrà in politica estera, per mettere nuovamente l’interesse nazionale al centro della propria azione e, con realismo, rendere questo principio non un proclama elettorale – come spesso è stato – ma una realtà di fatto. Il momento storico è estremamente propizio. Alcuni punti salienti dell’indirizzo di politica estera, ulteriori o di maggior dettaglio rispetto alla cornice sopra evidenziata, saranno:

Centralità dell’interesse nazionale nelle alleanze: Futuro Nazionale, nel contesto dei trattati, delle alleanze e degli organismi internazionali (NATO, Unione Europea, rapporti con gli USA), esige che in esse l’Italia faccia valere le proprie ragioni. Pertanto, l’Italia valuterà caso per caso, anche nel contesto dell’Alleanza Atlantica, l’impegno richiesto.

Per esempio, l’Italia deve rifiutare in modo netto una strategia espansiva o, peggio, offensiva della NATO, riprendendo le analisi sulla “politica di contenimento” di George Frost Kennan e, più recentemente, l’interessante valutazione degli scenari offerta in tempi non sospetti dal prof. John Mearsheimer dell’Università di Chicago e che avrebbe potuto evitare il disastro dell’operazione militare russa in Ucraina. La NATO deve rimanere un’alleanza unicamente difensiva e non minare la politica internazionale d’equilibrio aumentando le tensioni tra Stati e tra blocchi.

A maggior ragione, rigettiamo la politica di “esportazione della democrazia” con armi e azioni militari. Il principio di sovranità politica del nostro Paese deve anche considerare, da un punto di vista metodologico, la possibilità di recedere dai Trattati internazionali, compreso il Trattato del Nord Atlantico (istitutivo dell’alleanza NATO) e nessun argomento e nessuna opzione devono essere considerato un tabù politico. Devono essere invece gli interessi strategici, il posizionamento, gli scenari e, in ultima instanza, l’interesse nazionale a determinare la volontà di permanere all’interno di una cornice di alleanze che certamente risulta oggi la più naturale per il nostro Paese e in cui l’Italia dovrà giocare un ruolo di miglioramento e di sorveglianza; al contrario, non può essere una manchevole sovranità o volontà politica a determinare metodologicamente scelte e obiettivi.

 

Scenario ucraino. Sul conflitto in Ucraina la posizione di Futuro Nazionale è netta: proseguire ad oltranza l’invio di armi senza una strategia diplomatica di pace è un errore che danneggia l’Italia, oltre a danneggiare cittadini ucraini e russi con il prolungamento indefinito dello scenario bellico. Futuro Nazionale promuoverà un approccio pragmatico e pacificatore, lavorando soprattutto perché le parti trovino una soluzione negoziale.

Si ritiene che l’interesse italiano sia evitare un’escalation militare, concentrandosi su diplomazia e salvaguardia dell’economia nazionale colpita dalle sanzioni. In generale, nelle sedi NATO e UE, l’Italia dovrà opererare con la schiena dritta, accogliendo solo a ciò che conviene davvero all’Italia e allo sviluppo ragionevole del contesto internazionale, opponendosi a richieste irragionevoli e valorizzando anche l’apporto mediatore della Santa Sede che, quale autorità riconosciuta a livello mondiale nel campo diplomatico anche per il profilo di autorevolezza informativa e morale, può costituire il miglior punto di riferimento e di forza per l’Italia nell’evoluzione di una posizione di politica estera più articolata, complessa e non schiacciata su posizioni di singoli altri Stati o gruppi di Stati (vedi, più in dettaglio, il punto “Strategia Italia” nel presente capitolo).

 

Scenario mediorientale. L’innesco di tutte le polveriere: la Terra santa

Futuro Nazionale ritiene che oggi la chiave e la polveriera da cui si diramano la maggior parte degli inneschi di instabilità (pensiamo ai conflitti in Iran e Libano) sia rappresentata dal problema israelo-palestinese ormai incancrenito e di difficile soluzione per via di un continuo cambio di strategie diplomatiche e militari che si sono susseguite a partire dal ‘48 e che dal ‘56 fino ai più recenti Accordi di Abramo hanno via via modificato geograficamente, sociologicamente e religiosamente la regione mediorientale (dalla Siria all’Egitto alla Giordania) in cui è sorto lo Stato ebraico ma stenta a formarsi quello palestinese, anche per difficoltà a definirne gli elementi imprescindibili di statualità come la definizione di confini certi e di una legittima rappresentanza politica (che non può essere identificata in Hamas).

La Siria è stata recentemente oggetto di un rivoluzionario capovolgimento di fronte politico e strategico: con l’attuale Presidenza di Abū Muḥammad al-Jawlānī, già miliziano di al-Qāʿida, la Siria da Paese sci’ita facente parte dell’orbita dell’Iran è diventato sunnita e antiiraniano, di supporto alla Fratellanza Musulmana. Alcuni osservatori, peraltro, rilevano anche sospetti di agreement con Israele: risulta per esempio singolare che la nuova Siria non reclami le alture del Golan occupate da Israele ignorando anche i molteplici richiami dell’ONU.

In siffatto contesto non si puó prescindere da un coinvolgimento della Federazione Russa che, fino a due anni fa, è stata con gli USA un protagonista cruciale di equilibrio nei contrastati rapporti tra i principali attori dell’area (Stato ebraico, Siria, ANP, Egitto) con influenze su altri Stati indirettamente coinvolti (Iraq e Iran) e su organizzazioni filopalestinesi. La realizzazione del principio di «due popoli e due stati con confini definitivi» oggi più che mai sembra irraggiungibile per il reciproco irrigidimento dell’Iran e dello Stato ebraico e per il sostanziale menefreghismo dei Paesi arabi sunniti che considerano la causa palestinese solo un utile strumento per calmierare i loro fronti interni ai quali permettono di manifestare il loro sdegno con cortei di protesta.

Allo stato attuale, l’obiettivo della creazione di due stati per due popoli non può più essere realizzato confidando esclusivamente nell’alleanza israelo-saudita-statunitense scaturita dagli Accordi di Abramo. Del resto si profila alcuni segnali di nuovi possibili e graduali orientamenti di posizione: per esempio, durante la crisi ancora aperta sul fronte iraniano, la Repubblica islamica ha evitato di colpire gli Emirati Arabi Uniti e alcuni osservatori riportano l’ipotesi di agreement informali e segreti volti a garantire tale immunità.

Alla luce di tutto ciò, una lungimirante politica estera volta alla tutela dell’interesse nazionale italiano e al perseguimento di una pace realistica che rassereni gli scenari internazionali e porti finalmente all’implementazione degli Accordi di Oslo firmati nel 1993 da Rabin e da Arafat, dovrà evitare ogni tifoseria e far leva sul coinvolgimento complessivo di tutti gli attori dell’area, senza esclusioni ideologiche o d’interesse economico o strategico di parte.

Occorre coinvolgere in un percorso di risoluzione e garanzia sia gli attori diretti (risolvendo anche difficili problemi come quello dell’identificazione di interlocutori effettivamente rappresentativi del popolo palestinese), sia gli attori di influenza come Stati Uniti, Federazione Russa e Repubblica Iraniana, senza i quali ogni accordo risulterà disatteso, minacciato e caduco. Nel frattempo, occorre frenare le spinte che portano ad un ulteriore inasprimento delle tensioni e ad un aumento delle violazioni.

La sicurezza dell’area è stata messa a repentaglio dalla gravissima azione terroristica di Hamas del 7 ottobre 2023, con cui sono stati colpiti civili senza alcun legame coi reparti militari, e dalla reazione sproporzionata del Governo Netanyahu che ha causato inaccettabili stragi di civili, molto spesso donne e bambini. Il vero obiettivo internazionale immediato deve essere la cessazione delle tensioni che stanno proseguendo non solo a Gaza ma anche nei territori di Cisgiordania abusivamente occupati dallo Stato ebraico e oggetto delle continue violenze operate dai coloni, i quali generano continue escalation espansionistiche.

Condividiamo, del resto, le preoccupazioni dello Stato ebraico per il coinvolgimento voluto dagli USA del Qatar nel Board of Peace: anche nel rispetto dell’Italia e dell’Occidente cristiano, occorre riconoscere come tale Paese si qualifichi come partener importante dei Fratelli Musulmani, artefici dell’invasione islamica d’Italia e d’Europa. Si sottolinea inoltre come Gerusalemme, città santa per tre religioni e in quanto tale esposta a forti tensioni belliche e al rischio di rapida escalation, come la sua stessa storia nei secoli dimostra, non debba in alcun modo essere posta sotto il controllo unico ebraico o musulmano, mantenendo invece la suddivisione da sempre proposta di Gerusalemme Est con la spianata del Tempio in mano palestinese e di Gerusalemme Ovest in mano israeliana.

Se lo stesso Papa Pio XII faceva notare nel 1949 essere opportuno che a Gerusalemme “sia stabilito un regime internazionale, che nelle attuali circostanze sembra il più adatto” (Enciclica Redemptoris Nostri Cruciatus), rivelandosi oggi difficilmente attuabile un regime internazionale davvero immune ad inclinazioni partigiane, rimane fondamentale preservare la ratio della preoccupazione del Pontefice, garantendo che una delle aree più sensibili del mondo non diventi occasione per innescare conflitti terribili e di portata imprevedibile.

In questo senso guardiamo con grave preoccupazione al fanatismo di alcuni gruppi ebraici e cristiani protestanti che invocano la distruzione della Grande Moschea di Gerusalemme per ricostruire sulla medesima superficie il Tempio di Salomone, non più esistente da quando l’Impero Romano decise di distruggerlo nel 70 d.C. In questa materia, teologica ed escatologica, ci occorre un approccio laico che sappia escludere il fondamentalismo religioso ed evitare l’innesco di un conflitto di scala potenzialmente globale. Peraltro, le radici cristiane dell’Italia e dell’Europa devono a maggior ragione porci al riparo da fondamentalismi volti ad agire per “accelerazioni escatologiche” che la cultura cristiana ha sempre messo in guardia dal perseguire. Gerusalemme deve rimanere così com’è, senza evoluzioni pericolose, mentre il resto della vecchia “provincia romana di Palestina” dovrà conoscere una suddivisione dei territori rispettosa degli accordi di Oslo e capace di garantire una perdurante pace.

È di fondamentale importanza, inoltre, per l’Italia porre a tema in tutte le sedi internazionali la difesa e la protezione delle comunità cristiane di questi territori, che molto hanno avuto da patire sia da parte musulmana che da parte ebraica.

 

Scenario mediorientale. Il conflitto tra USA e Iran.

Futuro Nazionale condanna le ostilità aperte nel 2026 da parte americana contro la Repubblica Islamica dell’Iran, in quanto disfunzionali all’interesse nazionale italiano e, in generale, dei popoli europei. Il giudizio negativo che il cristianesimo ha dell’islam non può certo autorizzarci a lanciare guerre di religione in tutto il mondo: mai la filosofia della guerra europea ha legittimato un modo di pensare così folle, preferendo invece riconoscere la legittimità del diritto internazionale anche con popoli aventi diverse religioni e restringendo il diritto di guerra a casi ben codificati secondo criteri di pericolo, risposta difensiva, proporzionalità e previsione di esiti migliorativi.

Per le stesse ragioni, rifiutiamo il criterio della guerra per esportare la democrazia: secondo la più autentica tradizione filosofica occidentale, la democrazia è una forma di governo, che come tale può assumere caratteri fisiologici o patologici (pensiamo alla vittoria democratica delle elezioni da parte di Hitler) e che è storicamente affiancata da altre opzioni metodologiche di governo come la monarchia, l’aristocrazia e i sistemi misti, anch’essi con varianti fisiologiche e patologiche, come è stato eccellentemente messo in mostra dall’analisi di Aristotele.

La scelta dei Paesi europei, negli ultimi secoli, per la democrazia di massa e l’impianto liberal-democratico non è una ragione sufficiente per decidere di bombardare tutte le aree del mondo che abbiano storicamente opzionato forme politiche differenti. Con ciò non scegliamo una visione relativista e nichilista della politica, ritenendo che tutto sia permesso, ma intendiamo mostrare la differenza tra violazioni gravi del diritto naturale (pensiamo alla persecuzione sistematica di persone innocenti) e quelle che, invece, sono differenze storiche e culturali che non possono essere legittimamente affrontate col sangue della guerra. Anche gli altri argomenti ideologici utilizzati per giustificare l’intervento non sono convincenti.

L’Iran è un Paese caratterizzato da una cultura estremamente importante e profonda, con alti tassi di scolarizzazione, in cui a laurearsi sono più le donne degli uomini e dove la libertà delle comunità cristiane è rispettata più che – per esempio – in Arabia Saudita. Pur essendovi gravi criticità, esse non raggiungono il livello di allarme che caratterizza, appunto, altri Paesi islamici nei confronti dei quali non si leva una voce. Mentre il Qatar intrattiene rapporti coi Fratelli Musulmani che vogliono islamizzare l’Europa, la propaganda mette nel mirino l’Iran, il cui islam sciita duodecimano non è caratterizzato da alcuna velleità di espansione califfale in Europa.

Del resto, è significativo che all’inizio delle operazioni militari statunitensi il capo dell’antiterrorismo USA, Joe Kent, uomo di fiducia dell’Amministrazione, si sia dimesso affermando che tutte le informazioni in possesso degli Stati Uniti non giustificassero l’attacco. Riteniamo che gli Stati occidentali debbano tornare a difendere i propri interessi e i propri valori, senza dover inseguire sogni di scontro di civiltà o, come nel caso in oggetto, assecondare le richieste dello Stato ebraico. Forse gli Stati Uniti avevano come mira il perseguimento di interessi economici specifici per il loro Paese, motivo certamente insufficiente a giustificare una guerra, ma di sicuro gli interessi dell’Italia sono stati seriamente compromessi dall’intervento.

 

Strategia Italia: la via diplomatica per un’Italia protagonista, fedele alla propria vocazione storica ed immune a tentazioni interventiste

Riteniamo che l’Italia possa tornare una voce centrale nella risoluzione delle controversie internazionali, senza intervenire militarmente a detrimento dei propri interessi e valori, piuttosto recuperando un fecondo dialogo in queste materie con la Santa Sede: l’Italia è il “Paese del Papato”, o che abbraccia i territori del Papato, e la Santa Sede è considerato uno dei principali attori diplomatici a livello mondiale, godendo da un lato di un sistema di raccolta delle informazioni diretto e autorevole tramite i propri sacerdoti e Vescovi diffusi sulla terra, dall’altro di una autorevolezza morale che rende la sua voce particolarmente ascoltata nei consessi internazionali.

Anche sui punti sopra trattati, come la questione iraniana e quella palestinese, la Santa Sede ha mostrato (pensiamo agli interventi del Card. Pizzaballa, custode di Terrasanta) equilibrio e conoscenza degli scenari, singolarmente affini alle posizioni assunte da Futuro Nazionale. Di questo rapporto tra l’Italia e la Santa Sede l’Italia dovrà saper fare un punto di forza per la propria autorevolezza internazionale e, contemporaneamente, aiutare la Chiesa a far ascoltare la propria voce in questo campo, per evitare altre guerre che godano di falsi racconti giustificativi.

Approccio critico nei confronti dell’Unione Europea e ridefinizione sovrana dei rapporti con essa: Futuro Nazionale esprime una visione critica verso l’attuale politica UE, caratterizzata da una trazione burocratica e ideologica, in mano a élite socialdemocratiche progressiste, nichiliste, relativiste e dirigiste che promuovono politiche a danno della vera competitività e dei valori fondanti della cristianità europea e, quindi, anche di quella italiana.

Contestiamo, ad esempio, la rigidità di direttive come quelle del Green Deal che hanno desertificato il continente dal punto di vista industriale, o la gestione macchinosa dei fondi e dei vincoli di bilancio che da troppo tempo penalizza l’Italia derogando spese inutili e non permettendo le spese in deroga di cui il nostro Paese avrebbe davvero bisogno per fronteggiare la vera crisi italiana ed europea: quella della demografia e dell’invasione migratoria. Futuro Nazionale non propone come primo strumento di rilancio della sovranità l’uscita diretta dell’Italia dall’UE, ma il tentativo sovrano di ridefinirne i perimetri con una profonda revisione dell’Unione e dei criteri della nostra permanenza: più sussidiarietà, meno vincoli assurdi, tutela delle identità nazionali. In concreto, il partito chiederà: la revisione dei trattati economici o della loro implementazione esecutiva, laddove essi limitano la libertà di spesa sugli investimenti produttivi; una politica commerciale europea che difenda le produzioni strategiche continentali (stop a concorrenza sleale e delocalizzazioni selvagge); una gestione efficace dei confini esterni (per fermare l’immigrazione illegale, come già dettagliato); rispetto per le politiche fiscali e sociali decise democraticamente dai Paesi (no a ingerenze su tassazione, moneta fiscale o altro).

L’Italia di Futuro Nazionale è pronta a mettere il veto in Consiglio UE su normative contrarie ai suoi interessi vitali e a costruire alleanze con altri Paesi per una “Europa delle Patrie” più equilibrata. Fondamentale, in questo senso, è avviare con i Paesi disposti a farlo il recupero espresso delle radici cristiane come patrimonio fondante dell’Europa e quindi quadro di riferimento del nostro continente che, invece, pretendendo di costituirsi sul fondamento dell’economia, appare simile al Barone di Münchhausen che prova a salvarsi dalle sabbie mobili tirandosi su per i capelli con le proprie stesse mani. La crisi demografica, valoriale e di coesione sociale (minata anche dal grave problema migratorio) non può ovviamente essere affrontata solo su base di politiche monetarie che coprono poi la surrettizia assunzione di quadri di riferimento ideologico ben precisi e non contenuti in alcun trattato.

Allora, all’attuale configurazione dell’Unione Europea, che applica un federalismo al contrario (alla maniera di Altiero Spinelli) in cui le competenze degli Stati sovrani sono trasferite all’ “elefante eurocomunista” di Strasburgo e Bruxelles, preferiamo una configurazione come quella della vecchia Comunità Economica Europea (CEE), cessata con i Trattati di Maastricht (1992) e Lisbona (2009), del resto già incamminata alla perdita di sovranità con l’adesione allo SME (Sistema Monetario Europeo) del 1978-1979 e col divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981.

Un’Europa come spazio di accordo commerciale e crescita economica aveva senza alcun dubbio ragione di esistere, ma una cooperazione politica tra Paesi europei può essere efficace solo nel solco dei grandi valori della nostra storia, traditi dalla cultura del relativismo woke che ormai imperano nei palazzi del potere di Bruxelles e Strasburgo; i veri valori dei popoli europei sono stati rigettati dall’Unione Europea, così che oggi rimane indicata la strada per una potenziale strategia a due marce: quella per uno spazio meramente economico comune e quella per uno spazio politico di cooperazione tra quei Paesi sovrani che scelgano di tornare alle proprie radici, alla Reconquista di Spagna, all’eroismo degli Stati della penisola italiani contro i saraceni, alla resistenza dei greci contro l’espansionismo musulmano, alle glorie d’Austria, Repubblica Ceca e Ungheria contro l’avanzata ottomana.

Sovranità monetaria: metodologicamente, uno Stato sovrano è padrone di decidere anche in materia di politica monetaria e di revisione dei Trattati internazionali su tale materia. Le scelte che hanno condotto, attraverso il lungo percorso passato dall’adesione al Sistema Monetario Europeo nel 1979 e dal divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro nel 1981, all’adesione alla moneta unica hanno evidentemente portato il nostro Paese, specialmente per le metriche, le circostanze, il tasso di cambio ad un impoverimento della sua potenza economica e del potere d’acquisto reale delle famiglie italiane.

Certamente vi sono stati anche alcuni effetti positivi dell’adesione alla moneta comune come l’inibizione di operazioni speculative sulla moneta (si ricordi quella condotta contro il nostro Paese e la lira da George Soros nel 1992), e un vantaggio sui costi di importazione, ma questi non hanno controbilanciato il prezzo economico e politico pagato sulla non concorrenzialità delle esportazioni, sulla diminuzione del potere d’acquisto e, considerando più in generale tutto il processo delle politiche monetarie dalla fine degli anni ’70 in poi, sulle distorsioni dell’indebitamento e sulla speculazione (anche con movente politico) dei mercati sui tassi di interesse dei nostri titoli, ad una perdita dell’uso potenziale della leva svalutativa (spesso male usata ma l’abuso non toglie l’uso), alla cessione completa di sovranità monetaria.

Oggi si deve imparare da questa storia e favorire una ricognizione sempre più approfondita del processo che ci ha portato fin qui; tuttavia non si può agire come se tale processo non ci fosse stato e non avesse disegnato una nuova configurazione in cui il prezzo che pagheremmo per una uscita dalla moneta unica europea fatta a prescindere e senza strategia potrebbe portare, specialmente nell’immediato, ad una serie importante di danni per molti settori produttivi del nostro Paese, oltre ad esporre ad operazioni punitive di speculazione – sia per le pulsioni fisiologiche dei mercati sia per ritorsione politica.

Futuro Nazionale afferma dunque la sovranità dello Stato anche in questa materia, non accettando tabù e limiti esterni alla libera valutazione di questi aspetti politici, tuttavia adopera come criterio di azione il realismo della complessità e la valutazione non ideologica di tutti gli aspetti in gioco, ritenendo che l’Italia debba essere capace tanto di permanere nell’area euro ridefinendone i perimetri di politica monetaria quanto di opzionare l’uscita, secondo le condizioni, il contesto, i tempi, mettendo al primo posto l’interesse nazionale, la tutela delle imprese e dei posti di lavoro, il potere d’acquisto delle famiglie.

Rapporti con le grandi potenze extraeuropee: il mondo in cui viviamo è sempre più multipolare e Futuro Nazionale intende difendere la posizione dell’Italia come soggetto protagonista delle proprie relazioni storiche nel panorama occidentale, ma aperta al dialogo con tutti. Verso gli Stati Uniti, oltre al tradizionale legame storico e di alleanza, si tratterà di rafforzare nuove relazioni bilaterali che siano paritarie e non mediate dalla Presidenza della Commissione Europea: cooperazione economica (a partire dall’export italiano negli USA), collaborazione nelle tecnologie e strategia di difesa purché rispettosa della catena di comando e di sovranità politica italiana, tentativo di convergenza sulla stabilizzazione delle aree critiche (Mediterraneo, Medio Oriente), respingendo politiche di destabilizzazione come quella messa in atto con l’operazione contro l’Iran.

Allo stesso tempo, il partito vede con favore un atteggiamento disteso con la Federazione Russa, nel quadro del rispetto del diritto internazionale: l’auspicio è una pace in Ucraina che permette di ripristinare normali rapporti diplomatici e commerciali con Mosca, considerando anche che importare materie prime e energia a buon mercato dalla Russia sarebbe nell’interesse economico dell’Italia. Futuro Nazionale giudica necessario che l’Europa “faccia la pace” invece di alimentare la guerra. Con la Cina, il partito ritiene che occorra estrema prudenza: riconosce che la Cina è un importante attore economico, finanziario e logistico ma sostiene un approccio comune tra Nazioni sovrane occidentali, centrali e cristiano-orientali per evitare dipendenze eccessive (anche tecnologiche) da Pechino.

L’Italia dovrà tutelare i suoi asset strategici (anche attraverso gli strumenti di golden power) da acquisizioni ostili e essere aperta a politiche di protezionismo e dazi nei confronti della concorrenza sleale e danneggiante l’interesse economico nazionale. La Presidenza Trump ha mostrato come la politica dei dazi non sia del tutto passata di moda e possa essere un valido strumento, in certe condizioni, per perseguire l’interesse nazionale, pur con molti rischi e quindi con la necessità di non avventurarsi in politiche inusuali senza una seria strategia corroborata da analisi prospettiche di breve, medio e lungo periodo.

 

Ruolo nel Mediterraneo e partnership nel Sud globale: Futuro Nazionale considera l’Italia quale potenza naturalmente orientata al Mediterraneo, per vocazione geografica e storica. La politica estera italiana dovrà quindi tornare attiva nel “Mare Nostrum”: rapporti privilegiati con i Paesi della sponda sud (Nord Africa e Medio Oriente: MENA) per gestire e risolvere insieme problemi di immigrazione e sicurezza, accordi energetici e commerciali reciprocamente vantaggiosi, sostegno alla stabilità di regioni come la Libia da cui dipende anche la nostra sicurezza.

Si intende promuovere un Piano Mediterraneo di scala europea, in cui l’Italia faccia da capofila, per investimenti infrastrutturali e controllo delle frontiere sud, sul modello di quanto fu fatto a est con i fondi di cooperazione e preadesione e di quanto dovrà essere fatto in modo stringente col programma GSP+ approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio 2027. Oltre a questo, il partito propone di rafforzare la presenza diplomatica e culturale italiana nel cosiddetto Sud globale (Africa subsahariana, Asia, America Latina) con un duplice scopo: creare nuove opportunità per le imprese italiane (penetrazione di mercati emergenti, accordi per materie prime) e diffondere la lingua e la cultura italiana come strumento di soft power e di prestigio strategico. In quest’ottica, andranno potenziate la cooperazione allo sviluppo (mirata però a risultati concreti, come frenare le partenze migratorie) e valutate iniziative come le missioni realmente umanitarie delle nostre Forze Armate in contesti di reale e grave violazione del diritto naturale (per esempio di sistematica violenza fisica nei confronti delle comunità cristiane o di sterminio di persone innocenti), che confermano il prestigio militare internazionale del Paese e ne fanno un attore fondamentale nella difesa della visione romana e cristiana del mondo senza sfociare in forme di facile esportazione dei propri modelli a copertura di interessi economici che non tengano conto della sovranità altrui e di un vero riconoscimento reciproco.

Sulla scorta della tradizione filosofica greca e cristiana non consideriamo infatti una grave violazione del diritto naturale l’opzione per costituzioni politiche diverse da quella liberaldemocratica di massa e non giustifichiamo guerre di “esportazione della democrazia”.

Aree di crisi, Mediterraneo, Africa in rapporto all’interesse energetico ed infrastrutturale nazionale. L’Italia consolida il proprio ruolo di potenza mediterranea autonoma, rafforzando la cooperazione con i Paesi del Mediterraneo, dei Balcani e dell’Africa per garantire stabilità, sicurezza ed energia. La diversificazione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti diventano priorità strategiche, insieme alla protezione delle infrastrutture tradizionali e nuove (pensiamo alle dorsali della fibra ottica BlueMed e GreenMed) critiche.

Difesa dell’italianità nel mondo: per Futuro Nazionale è fondamentale coltivare il legame con le comunità di origine italiana all’estero e la proiezione culturale dell’Italia nel mondo. Il partito intende migliorare i servizi consolari per gli italiani all’estero, facilitare il ritorno (con incentivi fiscali che rappresenterebbero una causa di aumento del gettito, anziché un costo) di chi vuole rientrare in Patria portando competenze acquisite fuori e arricchire il Paese sotto il profilo demografico, della produzione di ricchezza e di contribuzione; vogliamo inoltre sostenere la diffusione dell’italiano con gli istituti di cultura e i lettorati all’estero. Il tutto nell’ottica di mantenere e rafforzare l’“Italian way of life” come punto di riferimento civilizzazionale, di cui beneficerebbero anche il turismo e l’attecchimento del soft power italiano.

In definitiva, Futuro Nazionale propone una politica estera realista e patriottica: amicizia con chi ci rispetta, fermezza con chi ci danneggia, pragmatismo in ogni dossier. L’Italia deve tornare a far valere il proprio peso e la propria insostituibile collocazione geo-politica e geo-strategica, riorganizzando anche il proprio ordinamento interno per meglio rappresentare la propria storia e la propria specificità.

Qui è nato l’Impero Romano, qui il Mediterraneo fu unito sotto la nostra civiltà, qui gli Imperatori del Sacro Romano Impero sono stati incoronati per difendere la cara vecchia Europa, gloria della storia umana; quella Roma che fu il corpo dell’anima cristiana, “onde Cristo è romano” (per usare le parole del Padre della Patria Dante Alighieri) è la terra dove possono e devono rinascere la forza e l’influenza italiana nel mondo contemporaneo. Il partito lavorerà dunque per un’Italia autorevole in Europa e in tutto il globo, flessibile e dotata di capacità diplomatica operativa, fedele alla propria storia e capace di scegliere la strada dei propri valori e del proprio interesse nazionale.

 

7) Sicurezza

Futuro Nazionale vuole uno Stato che protegga i cittadini onesti, assicuri legalità sui territori, restituisca autorevolezza alle istituzioni e impedisca che l’eccesso di garanzie formali finisca per produrre impunità sostanziale. La libertà non prospera nel disordine: essa infatti non è il semplice arbitrio di fare qualsiasi cosa, ma il frutto dell’agire buono.

I diritti non sono realmente esercitabili dove lo Stato arretra, dove interi quartieri vengono lasciati al controllo della criminalità, dove chi delinque calcola il rischio sapendo che l’apparato pubblico è lento, incerto e spesso paralizzato dalla paura di intervenire. La sicurezza, per Futuro Nazionale, non è materia per slogan emergenziali, ma un diritto fondamentale dei cittadini e una condizione preliminare della convivenza civile. Non vi è libertà senza ordine, non vi è giustizia senza effettività della pena, non vi è sovranità senza controllo del territorio, non vi è autorità dello Stato se chi lo rappresenta viene lasciato solo davanti alla violenza, alla delegittimazione e al rischio giudiziario.

Su questa base, Futuro Nazionale intende applicare un programma in materia di sicurezza attraverso un complesso organico di interventi legislativi, amministrativi e ordinamentali. Sul piano della sicurezza urbana, il programma ricostruisce la presenza dello Stato con Polizia Locale valorizzata, Forze dell’Ordine potenziate, Polizia di prossimità, piani antidegrado e un nuovo modello di contrasto alla criminalità diffusa. Una delle innovazioni da cui partire è la revisione del principio di proporzionalità nella legittima difesa: chi aggredisce la persona o la proprietà privata si assume la responsabilità della reazione, che anche se materialmente non commisurata per tipologia d’arma o altre caratteristiche dovrà risultare non imputabile laddove esercitata nelle immediatezze dell’aggressione. Alcune proposte in dettaglio:

La dottrina di Futuro Nazionale per la Legittima Difesa. Futuro Nazionale sostiene con forza il più ampio diritto giuridico alla legittima difesa, ritenendo che nella complessità delle situazioni difensive la filosofia morale sul foro interno non possa esser sovrapposta in coincidenza al diritto penale (foro esterno). Il principio di riferimento è chiaro: quando è violato lo spazio domestico o quello dell’esercizio professionale, la proporzionalità della reazione deve essere sempre presunta come verificata. Sebbene esistano nella teoria classica europea (filosofia morale e filosofia del diritto cristiane) criteri di proporzione, attualità e necessità della difesa, nei casi di urgenza il soggetto offeso non ha il tempo per complessi ragionamenti morali e possono anche mancare alternative concrete meglio proporzionate: in extremis extrema sunt tenenda, nei casi estremi si devono tenere comportamenti estremi.

La particolare situazione di difficile lucidità è da addebitare alla provocazione dell’effrazione e dell’invasione dello spazio domestico o professionale. In modo particolare l’utilizzo o la minaccia di utilizzo delle armi sulla persona e sui familiari pongono il soggetto reagente in una condizione di timore, turbamento e ira difficilmente controllabili. Inoltre, per Futuro Nazionale la difesa di beni materiali frutto di una vita di sacrifici e di tempo dato al lavoro e sottratto ad altre attività si configura come proporzionata all’intervento di forza per impedire di essere privati di tali beni, laddove essi non siano di trascurabile valore.

La persona ha, conformemente al diritto naturale, facoltà di tutelarsi dall’ingiusta sottrazione di risorse economiche, e il fatto che l’invasore dello spazio privato esponga col proprio crimine la propria vita a rischio non può inibire la giusta difesa della proprietà. Tale dottrina circa la proporzionalità è altrettanto classica ed è stata difesa dalla manualistica cristiana per secoli, salvo venir dimenticata nei tempi recenti, ove la confusione tra visione cristiana del diritto e buonismo si è fatta a quanto pare insormontabile. Futuro Nazionale ritiene, certamente, che il monopolio della vendetta (ossia della giustizia penale che irroga la punizione) appartenga alla Stato e che i cittadini non possano punire i criminali.

Ma nella difesa della vita e dei beni di consistente valore l’azione, anche protratta oltre il confine del domicilio nell’immediatezza del fatto non è volta a punire ma a tutelarsi dal pericolo percepito o a rientrare in possesso dei propri beni. Così come ove siano stati utilizzati violenza non lieve o minaccia di uso di armi, anche se c’è desistenza e fuga dell’aggressore, è da presumersi il turbamento di timore o ira invincibili, lasciando alla coscienza morale e al foro interno e non al giudice penale il discernimento se tale passione abbia completamente impedito o meno la volontà razionale e libera. Come noto, infatti, il diritto penale deve caratterizzarsi quanto più possibile per la chiarezza della fattispecie, evitando di condizionarsi ad elementi soggettivi ed interiori o, almeno, presumendoli chiaramente al verificarsi di condizioni oggettive.

Anche il risarcimento nei confronti dell’aggressore dovrà, conseguentemente, essere escluso sia nei casi di legittima difesa come codificata dagli interventi migliorativi che abbiamo spiegato, sia nei casi in cui, per esempio per l’abbandono evidente della refurtiva e il mancato uso di violenza, minaccia ed armi, la difesa protratta fuori dalla proprietà privata risulti colposamente eccessiva (art. 55 c.p.). Gli elementi dottrinali e programmatici sopra riportati saranno tra loro differentemente bilanciati, coordinati e fatti oggetto di proposte legislative variabili secondo le possibilità di intervento e le strategie di ottimizzazione dell’iter parlamentare per raggiungere il risultato concreto che gli italiani attendono: riportare la norma positiva sulla legittima difesa (artt. 52 e 55 del Codice penale) a ricalcare gli elementi fondamentali del diritto naturale e della giustizia.

Parallelamente, il partito intende potenziare la presenza delle Forze dell’Ordine e, con i dovuti adeguamenti normativi, dei militari sul territorio, soprattutto nelle aree urbane più critiche, anche mediante assunzioni mirate e migliori dotazioni. La sicurezza quotidiana dei cittadini – nelle strade, nei quartieri, sui mezzi pubblici – è prioritaria e va assicurata con presenza capillare, prevenzione e rigore nel vigilare e nel reprimere.

 

Tolleranza zero verso criminalità e illegalità diffusa. Inaspriremo le pene per reati gravi, particolarmente per quelli violenti, predatori e legati alle organizzazioni criminali. Non permetteremo ai delinquenti seriali di evitare il carcere, di uscirne prematuramente, di beneficiare di misure alternative. Vengono promossi strumenti legislativi per assicurare che chi sbaglia paghi realmente il conto, senza irenismi ingiusti né relativismi: ad esempio, maggiori pene per chi aggredisce le Forze dell’ordine o devasta città (come nei disordini urbani) e revisione dei meccanismi che oggi portano a rimettere in libertà i responsabili di violenze gravi in poche ore persino nei casi di flagranza e pericolo di reiterazione.

Massima tutela delle Forze dell’Ordine: Futuro Nazionale intende affermare con chiarezza il principio secondo cui le Forze dell’Ordine e il personale militare impiegato in compiti di ordine pubblico rappresentano l’autorità dello Stato e devono operare in condizioni giuridiche e operative che ne garantiscano la piena tutela. In tale prospettiva, si promuove la definizione di regole di ingaggio maggiormente coerenti con le esigenze concrete di prevenzione e contenimento delle minacce, assicurando agli operatori strumenti adeguati di protezione fisica e giuridica e l’attribuzione delle necessarie qualifiche giuridiche anche alle unità dell’Esercito o di altre Forze Armate impiegate in attività di pubblica sicurezza, per consentire di porre in stato di arresto i criminali ed eseguire ogni altra attività e procedura già consentita alle Forze di Polizia.

 

Riforma dell’articolo 53 del Codice penale e uso legittimo della forza. Futuro Nazionale promuove la revisione dell’articolo 53 del Codice penale al fine di chiarire e rafforzare il riconoscimento della legittimità dell’uso delle armi quando gli agenti siano oggetto di aggressione o violenza nell’esercizio delle proprie funzioni. L’attuale disciplina, considerata testualmente e nell’applicazione giurisprudenziale, ha finito spesso per trasformare l’operatore di polizia in un soggetto esposto a valutazioni retrospettive, compiute a freddo, lontane dalla concitazione e dalla rapidità delle decisioni richieste dall’intervento operativo.

Il rischio è quello di paralizzare l’azione pubblica, inducendo l’operatore a temere più le conseguenze giudiziarie del proprio intervento che il pericolo rappresentato dal criminale. Il nostro obiettivo è quello di far riconoscere che l’attacco a un operatore pubblico costituisce attacco diretto allo Stato e alla collettività e che, pertanto, la reazione difensiva non debba essere valutata secondo schemi interpretativi che espongano l’operante a rischi indebiti o a incertezze paralizzanti nell’azione. In tale quadro, la riforma che proponiamo intende ridefinire i criteri applicativi del requisito di proporzionalità, valorizzando la tutela preventiva dell’incolumità dell’operatore e la necessità di ristabilire l’ordine pubblico, fermo restando il rispetto dei principi costituzionali e del controllo giurisdizionale, quest’ultimo depurato dei costi di cui il personale oggi si fa carico per la difesa e dell’aggravio esistenziale, procedurale e professionale derivante dall’automatica iscrizione nel registro degli indagati o nel nuovo modello 45-bis dell’annotazione preliminare introdotto dal centrodestra e che si è rivelato una operazione nominalistica.

L’obiettivo è garantire agli operatori dello Stato condizioni normative che consentano interventi tempestivi, efficaci e sicuri, rafforzando al contempo la credibilità dell’azione pubblica e la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di difendere il diritto e la comunità.

 

Fuga dai posti di controllo, inseguimenti e manovre di arresto dei veicoli. Futuro Nazionale considera particolarmente grave il fenomeno della fuga dai posti di controllo e degli inseguimenti pericolosi. Chi non si ferma all’alt delle Forze dell’ordine e si dà alla fuga ponendo in pericolo cittadini, pedoni, automobilisti e operatori pubblici non sta commettendo una semplice violazione di legge, ma realizza una condotta di concreta aggressione alla sicurezza collettiva. Per questo Futuro Nazionale promuove una disciplina specifica che consenta agli operatori di pubblica sicurezza, durante l’inseguimento di veicoli in fuga, di porre in essere le manovre necessarie ad arrestarne la marcia, comprese quelle di contenimento, contatto o speronamento controllato, quando esse non rischino di attuare un pericolo maggiore per la pubblica incolumità.

Tali condotte, se attuate nell’adempimento del dovere e secondo criteri operativi adeguati, devono essere valutate sulla base delle informazioni disponibili all’operatore al momento dell’intervento, tenendo conto dell’urgenza, della concitazione e della necessità di decidere in pochi istanti. Va escluso un giudizio fondato su ricostruzioni successive che pretendano di applicare, a posteriori, la calma del tribunale alla drammaticità della strada. Resta ferma la tutela dei terzi estranei eventualmente danneggiati, ma non può essere l’operatore a pagare il prezzo giuridico di una situazione di pericolo creata dal fuggitivo.

 

Controllo del territorio e impiego delle Forze Armate nelle aree ad alta complessità criminale. Futuro Nazionale ritiene che in alcune aree del territorio nazionale la criminalità, organizzata o diffusa, abbia assunto forme tali da compromettere il controllo effettivo da parte dello Stato. In questi contesti non basta l’intervento episodico e non basta l’operazione di polizia destinata a esaurirsi in poche ore: serve una strategia complessiva di riconquista, presidio e ricostruzione della legalità fondati che integrino lo schema “Modellare, Bonificare, Presidiare e Ricostruire” (noto tecnicamente come “Shape, Clear, Hold and Build”). Per questo Futuro Nazionale promuove una disciplina organica per l’impiego delle Forze Armate, in supporto alle Forze di Polizia e sotto direzione dell’autorità civile, nelle aree ad alta complessità criminale.

L’obiettivo non è militarizzare la sicurezza interna, ma dotare lo Stato di uno strumento ad hoc, delimitato, garantito e utilizzabile nei casi di straordinaria necessità e urgenza. La direzione strategica, infatti, resterà affidata al Governo e, quindi, al Prefetto; le ordinarie attività di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria devono rimanere nella competenza delle Forze di Polizia e dell’autorità giudiziaria; l’impiego militare deve essere limitato nel tempo, nello spazio e nelle finalità. Ma lo Stato deve poter disporre di tutti i suoi strumenti quando interi territori vengono sottratti alla legalità.

Il modello proposto si fonda sulle summenzionate quattro fasi: analisi e preparazione dell’intervento, bonifica dell’area, presidio del territorio e ricostruzione delle condizioni ordinarie di legalità. Le Forze Armate, in questa prospettiva, non sostituiscono le Forze di Polizia né l’autorità giudiziaria, ma forniscono una cornice di sicurezza, capacità logistica, presenza territoriale e supporto operativo che consenta agli organi ordinari di svolgere più efficacemente le proprie funzioni.

 

Rafforzamento dell’attività investigativa e false dichiarazioni alla polizia giudiziaria. Futuro Nazionale intende rafforzare la genuinità delle indagini preliminari e la tutela della verità processuale. L’attuale ordinamento presenta una lacuna irragionevole: punisce le false informazioni rese al Pubblico Ministero e quelle rese al difensore nell’ambito delle investigazioni difensive, ma non prevede una disciplina equivalente per le dichiarazioni mendaci o reticenti rese alla polizia giudiziaria. Si tratta di una contraddizione evidente, perché nella prassi investigativa la polizia giudiziaria costituisce il principale organo di acquisizione delle informazioni nella fase iniziale del procedimento.

Consentire che si possa mentire impunemente a chi conduce materialmente le indagini significa indebolire l’accertamento della verità, favorire depistaggi, disperdere risorse pubbliche e compromettere l’efficacia dell’azione penale. Futuro Nazionale promuove quindi la revisione dell’articolo 371-bis del codice penale, estendendo la punibilità delle false informazioni anche alle dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria, nel pieno rispetto del diritto di difesa e, ovviamente, del principio classico della civiltà europea nemo tenetur se detegere. La norma dovrà applicarsi a chi, non essendo indagato e non avendo titolo per invocare il diritto al silenzio, decida deliberatamente di ostacolare la giustizia mentendo o tacendo ciò che sa.

 

Contrasto agli stupefacenti e certezza della risposta sanzionatoria. Futuro Nazionale considera il traffico di stupefacenti uno dei principali fattori di degrado antropologico e urbano, arricchimento criminale, insicurezza nei quartieri, disgregazione giovanile e finanziamento delle organizzazioni criminali. Per questo propone una revisione rigorosa della disciplina sanzionatoria, volta a superare le incertezze applicative e le sperequazioni oggi esistenti.

Anche la categoria dell’uso personale e le varie attenuanti fungono ormai da copertura per il piccolo spaccio che è vendita capillare di morte. L’obiettivo è assicurare una risposta penale certa nei confronti di chi commercia droga, unificare le fattispecie di traffico, rafforzare l’arresto obbligatorio in flagranza e introdurre criteri più chiari per presumere la destinazione allo spaccio in presenza di quantitativi superiori ai limiti tabellari o di modalità di presentazione incompatibili con il mero consumo personale. Anche sul consumo personale occorrerà una analisi approfondita: non esiste il diritto di comprare sostanze di cui è proibita la vendita e che avvelenano la forza di volontà, la lucidità e la salute dei cittadini italiani.

La preservazione minimale delle facoltà di ciascuno è un bene comune: la forza dell’Italia di domani dipende anche da questo e Futuro Nazionale non ha intenzione di scimmiottare le politiche di destra moderata che nel nome dell’ideologia liberale fanno delle perversioni e delle piaghe sociali un diritto individuale volto alla disgregazione della Nazione. La droga non è soltanto un problema sanitario o sociale. È anche, e spesso soprattutto, un problema esistenziale, di sicurezza, di controllo del territorio e di potere criminale.

 

Lotta alla criminalità organizzata.

L’unica misura che smantella davvero le organizzazioni mafiose è la confisca sistematica dei patrimoni illeciti. Inasprimento normativo, applicazione rigorosa delle misure patrimoniali preventive, digitalizzazione e coordinamento operativo per tracciare le attività economiche della criminalità organizzata e dei soggetti ad essa collegati. Smantellamento di quei centri sociali, specialmente occupati, che fungono da base logistica per i reati eversivi.

 

Unità cinofile, strumenti specialistici e capacità operative.

Futuro Nazionale intende valorizzare le capacità specialistiche delle Forze di polizia, delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile. La sicurezza non si realizza soltanto con norme penali più severe, ma anche con strumenti tecnici adeguati, formazione, addestramento, mezzi, protocolli e professionalità. In tale prospettiva, Futuro Nazionale sostiene una disciplina che consenta l’addestramento e il mantenimento operativo delle unità cinofile specializzate nella ricerca di stupefacenti, cadaveri, resti umani e tracce ematiche. L’attuale vuoto normativo in merito ad alcune di queste funzioni rischia di compromettere l’efficienza di reparti altamente qualificati, costringendo gli operatori a dipendere da addestramenti all’estero e riducendo il valore operativo e probatorio delle attività di ricerca.

La riforma dovrà prevedere tracciabilità, controlli sanitari, rispetto della dignità umana, autorizzazioni, registri nazionali e procedure regolamentari chiare. L’obiettivo è dotare lo Stato di strumenti moderni e affidabili per indagini, soccorso, ricerca di persone scomparse, accertamenti giudiziari e gestione delle emergenze. Promuoveremo inoltre la decisione dei Sindaci di dotare anche la Polizia Locale di una unità cinofila volta al contrasto degli stupefacenti, con particolare attenzione alle scuole e ai luoghi sensibili.

 

Occupazioni abusive, degrado urbano e sicurezza quotidiana.

Futuro Nazionale considera le occupazioni abusive, il degrado urbano e le zone franche territoriali una violazione diretta del diritto di proprietà, della sicurezza dei cittadini e dell’autorità dello Stato. Non è possibile giustificare la sottrazione illegale di immobili, il racket delle case, l’intimidazione dei proprietari, l’allacciamento abusivo alle utenze o la creazione di aree sottratte alle regole comuni. Implementeremo procedure rapide di sgombero, tutela effettiva dei proprietari, pesanti sanzioni per l’allacciamento ai servizi pubblici in assenza di titolo o con false generalità, responsabilità penale per gli organizzatori delle occupazioni e interventi coordinati tra Forze dell’ordine, enti locali e autorità giudiziaria. Lo Stato deve aiutare chi ha bisogno, ma non può premiare chi viola la legge e si appropria di beni privati o comuni per deciderne l’utilizzo e goderne illegittimamente i benefici.

 

Contrasto al fenomeno delle baby gang.

Assistiamo a un progressivo e preoccupante degrado della sicurezza urbana, causato in larga misura dagli effetti di un flusso migratorio incontrollato che ha alimentato fenomeni di marginalità sociale e criminalità diffusa, soprattutto minorile. In molte delle nostre principali città, la mancanza di un controllo efficace e di politiche migratorie rigorose ha favorito la nascita e la proliferazione di vere e proprie “baby gang”, composte prevalentemente da giovani e minori stranieri.

Questi gruppi non si limitano a compiere gravi reati predatori, ma pretendono di esercitare un controllo di fatto su intere porzioni di quartieri storici e periferie. Ci troviamo di fronte a intollerabili tentativi di occupazione del territorio, dove il nostro Stato sembra arretrare e queste bande cercano di imporre le proprie regole con la violenza e l’intimidazione, creando zone franche sottratte alla legge. La cronaca quotidiana ci consegna una realtà drammatica e non più ignorabile, segnata da episodi di inaudita gravità. Assistiamo ad azioni criminali efferate che ricalcano preoccupanti dinamiche di violenza indiscriminata, come l’utilizzo di veicoli lanciati contro la folla, e minano la serenità e l’incolumità pubblica.

A questo scenario si aggiunge l’allarmante recrudescenza dei reati contro le donne, specialmente lo stupro. Oggi tutti i dati indicano che gli extracomunitari commettono stupri e omicidi nei confronti delle donne con percentuali di gran lunga superiori a quelle della loro incidenza statistica sulla popolazione residente. È intollerabile assistere ad episodi in cui branchi di individui aggrediscono e abusano delle nostre giovani. Dobbiamo difendere la dignità delle nostre donne e la loro facoltà di vivere sicure nel nostro Paese. Applicheremo le norme processuali ordinarie per i minori responsabili di reati gravi, abbassando anche la soglia di imputabilità assoluta. Parallelamente, imporremo sanzioni pecuniarie e percorsi obbligatori dei servizi sociali per i genitori che non esercitano adeguatamente la propria autorità.

Per la bonifica delle aree soggette al predominio delle bande si utilizzeranno modelli come quelli descritti sopra nella sezione per l’impiego delle Forze Armate in materia di sicurezza pubblica.

 

Tolleranza zero sui reati predatori e sul degrado urbano con strumenti ai Sindaci.

Prosecuzione del percorso normativo che negli ultimi 10 anni ha gradualmente ampiato i poteri dei Sindaci in materia di contrasto di emergenza all’insicurezza con lo strumento del Daspo urbano, che deve essere potenziato per le aree sottoponibili al provvedimento, per le fattispecie criminose e per i tempi di estensione, con divieto di rientro nel Comune fino a cinque anni. Zone rosse senza limiti cronologici, con impiego di personale delle Forze Armate con poteri di azione e controlli permanenti. Le città devono tornare allo Stato e ai cittadini onesti.

Futuro Nazionale vuole un’Italia in cui legalità e libertà convivano, il cittadino onesto si sente e, soprattutto, si sappia ed effettivamente sia protetto dallo Stato e non ostacolato. Un’Italia in cui il criminale – sia esso comune o organizzato – sappia di non avere scampo di fronte alla fermezza e all’efficacia della legge. La sicurezza, per il nostro movimento, è un diritto fondamentale degli italiani, che lo Stato deve garantire con ogni mezzo lecito, senza tentennamenti, freni ideologici e tentazioni di proteggere paradossalmente i nemici dell’ordine civile anziché i cittadini onesti.

 

8) Giustizia

Il tema della giustizia è legato a quello della sicurezza e viene affrontato da Futuro Nazionale nella doppia accezione di tutela della sicurezza pubblica (con l’isolamento dei criminali) e di equità del sistema giudiziario. Il partito crede in uno Stato che garantisca ai cittadini ordine, legalità e tutela effettiva delle libertà, ponendo fine a impunità e zone franche. Il nostro approccio è fortemente incentrato sul principio “la legge è uguale per tutti”, senza corsie preferenziali né attenuanti indebite: un reato non è più o meno grave in base a sesso, censo, colore della pelle o orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce.

Negli ultimi anni, una cultura ideologica dimentica della tradizione giuridica romana ed europea classica ha invece imboccato la via della ridefinizione del diritto penale su categorie gramsciane, ovvero volte alla “creazione del nuovo senso comune”: secondo tale svolta i reati andrebbero tipizzati (si pensi al “femminicidio” o all’“omofobia”) sulla base delle caratteristiche della vittima, così da indurre una programmata trasformazione culturale tramite la proclamazione della norma in quanto allusiva ad uno stato di emergenza per fasce specifiche e tramite la repressione specializzata.

Per noi, più semplicemente, non è questa la funzione del diritto penale, la cui suddivisione in fattispecie non ha una ratio pedagogica e ideologica. Futuro Nazionale propone una riforma organica e profonda, che interviene su tutti i livelli del sistema: sicurezza, magistratura, processi, digitalizzazione, carceri, tutela della proprietà privata, lotta alla criminalità organizzata, sostegno all’avvocatura, protezione dei minori, crisi d’impresa, esecuzione della pena, mediazione, prescrizione. È una riforma che non si limita a correggere, ma ricostruisce, con l’obiettivo di restituire ai cittadini una giustizia all’avanguardia, rapida, trasparente, autorevole e pienamente funzionante. Una giustizia che non sia un ostacolo, ma un alleato.

Una giustizia che non sia un labirinto, ma una garanzia. Una giustizia che non sia un privilegio, ma una vera attuazione del diritto, dello iusid quod iustum est, ciò che è giusto. Una giustizia che non sia giusta solo per pochi, ma per tutti. Di fronte a un quadro di instabilità sociale e di trasformazione delle minacce criminali, dalla microcriminalità urbana alle reti transnazionali, fino all’allarmante crescita della brutalità giovanile, non è più il tempo dei correttivi di facciata o delle soluzioni temporanee. È necessario un cambio di paradigma radicale e strutturale, capace di rimettere al centro della dottrina pubblica l’inviolabilità dell’ordine e l’effettività del diritto. Il sistema giudiziario italiano è oggi costruito attorno alla tutela dell’imputato, a prescindere: presunzione di innocenza, doppio grado di giudizio, carcere preventivo come eccezione, funzione rieducativa della pena.

Garanzie necessarie e che, anzi, devono per certi versi essere rafforzate a tutela dei cittadini onesti che possono erroneamente trovarsi coinvolti in procedimenti giudiziari, ma che inserite in una cornice complessiva priva delle dovute differenziazioni hanno prodotto un effetto perverso: la vittima del reato è diventata un soggetto marginale, costretta ad attendere anche dieci anni per una sentenza, spesso senza ottenere alcun risarcimento reale, e criminali di strada colti in fragranza e poi denunciati a piede libero. Troppe volte abbiamo letto notizie di reati violenti compiuti da soggetti già condannati ma sottoposti a misure alternative.

Mentre, in senso opposto, si sono visti eccessi di giustizialismo che hanno duramente provato cittadini innocenti e compromesso libertà fondamentali senza che nessuno sia stato chiamato a pagare. Nel frattempo, i tassi di recidiva dopo il carcere sfiorano il 60-70%, la prescrizione cancella anni di indagini che procedono a rilento, il carcere stesso produce effetti criminogeni sui delinquenti occasionali. Il profilo criminale dominante in Italia è quello del delinquente predatorio e abituale — chi fa del crimine la propria professione. A questo si aggiunge una criminalità di strada in crescita, una delinquenza minorile che sfrutta l’impunità garantita dall’attuale soglia di imputabilità, e reati a matrice ideologica in allarmante aumento. Futuro Nazionale intende riformare la Giustizia a partire da un principio semplice e non negoziabile: la sicurezza del cittadino onesto viene prima dei diritti del criminale. Proponiamo quindi una nuova e bilanciata formula della giustizia che faccia proprie l’istanza garantista fondata sulla presunzione di innocenza e, al contempo, quella dell’isolamento immediato di coloro che, colti in flagranza di reati violenti o di strada, devono essere posti in condizioni di non nuocere, al fine di garantire la pace pubblica. Le proposte:

Tutela della libertà di espressione e di pensiero: il movimento afferma il principio che “le idee non si processano”. Si oppone, quindi, ai cosiddetti reati d’opinione, e alle norme che puniscono espressioni del pensiero senza nesso con atti concreti di violenza. Pur essendo eticamente contrari all’istigazione all’odio o, ovviamente, all’apologia di reato, Futuro Nazionale ritiene che il confronto delle idee vada lasciate alla sede culturale e politica, non penale: il dissenso e la critica non possono essere messi a tacere con la minaccia di procedimenti giudiziari.

Anche perché, nel passaggio dalla teoria alla pratica, portare il discernimento tra opinioni lecite ed opinioni illecite al livello del potere del legislatore o del giudice significa ottenere uno sbilanciamento e il rischio di un utilizzo arbitrario che possono minare la libertà del confronto culturale e che appaiono in contraddizione con il regime di impianto liberaldemocratico che di fatto da lungo tempo l’Italia si è data. In Parlamento ed in qualsiasi sede istituzionale, il partito si impegnerà per abrogare le leggi bavaglio, come la legge Mancino, e a maggior ragione non ammetterà alcun compromesso per l’introduzione di nuove leggi in tal senso.

La promozione dei valori che fondano la nostra civiltà rimane responsabilità dei cittadini e dei corpi sociali intermedi senza la necessità di sopprimere per via giudiziaria le istanze critiche e le voci dissonanti. A questo proposito, l’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada è stato trasformato da alcune amministrazioni comunali in uno strumento di censura selettiva. Futuro Nazionale propone la modifica della norma, affinché i criteri di rimozione o diniego delle affissioni siano tassativi, oggettivi e non discrezionali, con esclusione di valutazioni di merito sul contenuto ideologico o valoriale dei manifesti, istituendo un meccanismo di ricorso rapido (massimo 72 ore) avverso le rimozioni arbitrarie, con obbligo per l’ente di motivare per iscritto il provvedimento e sanzioni amministrative per i Comuni che utilizzino strumenti urbanistici o pubblicitari per censurare posizioni politiche, associative o valoriali lecite.

 

La Sicurezza è dovere primario dello Stato.

La sicurezza dei cittadini non è un’opzione né una concessione ideologica: è il primo dovere dello Stato e il presupposto di ogni libertà. Futuro Nazionale intende ribaltare il paradigma dominante che ha per troppo tempo privilegiato la tutela del reo rispetto ai diritti della vittima, riportando lo Stato nelle strade e restituendo ai cittadini onesti la certezza di essere protetti, con strumenti di arresto in flagranza e convalida dell’arresto più snelli e con minori spazi ermeneutici.

 

Riforma Strutturale del Codice penale e del Codice di procedura penale.

Il sistema processuale italiano è ancorato a logiche ottocentesche. Realizzeremo una riforma radicale del Codice penale e di quello di procedura penale per garantire sentenze definitive in tempi rapidi e certi, con razionalizzazione dei riti processuali, eliminazione dei passaggi burocratici superflui e riforma del sistema delle impugnazioni per bloccare la catena dei rinvii. La procedura cautelare verrà riformata e i riti direttissimi e sommari verranno potenziati come regola standard per i reati in flagranza.

 

Accorciamento dei tempi della giustizia.

Per i tempi dei processi penali e civili abbiamo l’obiettivo di una riduzione del 25% attraverso incentivi ai riti alternativi, potenziamento del rito direttissimo, tempi vincolanti per la fase delle indagini e stop alla pubblicazione di atti coperti da segreto investigativo. Una giustizia lenta è una giustizia per i criminali.

 

Digitalizzazione della Giustizia e adeguamento degli organici.

Deposito telematico obbligatorio, notifiche digitali, udienze a distanza sempre disponibili senza inibire facoltà di presentarsi. Integrazione dell’organico dei magistrati e piano straordinario di assunzioni nelle forze dell’ordine per colmare i deficit determinati dai tagli del passato. Standard informatici forensi uniformi su tutto il territorio nazionale, condizione non negoziabile per smaltire l’arretrato e rendere la giustizia moderna ed efficiente.

 

Certezza della pena.

Fine del carcere girevole per i reati gravi (ad es. violenza, rapina, spaccio, violenza sessuale): le pene detentive devono essere effettive e scontate per intero. Drastica limitazione all’impiego di misure alternative per i recidivi. Aggravante obbligatoria e automatica alla seconda condanna definitiva per reati dolosi. Stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado per omicidio, mafia e terrorismo. Superamento definitivo delle politiche di deflazione penale che hanno sistematicamente derubricato i reati a scapito della sicurezza sociale.

 

Efficientamento procedurale.

Proponiamo il potenziamento degli uffici, la revisione delle procedure e lo snellimento rispetto all’eccesso di burocrazia per quanto riguarda la magistratura di sorveglianza e il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), in modo che le decisioni possano essere prese in modo più rapido e più informato rispetto ai contenuti oggettivi dei fascicoli.

 

Giustizia rapida per le vittime:

Tribunali specializzati per i reati di strada con obiettivo di sentenza di primo grado entro 90 giorni dalla denuncia. Istituzione di un Fondo vittime dei reati con risarcimento immediato, anche parziale ed economicamente sostenibile, per furti, rapine e aggressioni, con rivalsa diretta da parte dello Stato sul condannato. La vittima non può attendere anni e non può restare senza risarcimento perché il colpevole non è sufficientemente capiente: lo Stato può almeno parzialmente supplire e poi recuperare, con una strategia ponderata e calcolata che permetta di offrire questo strumento senza costituire un nuovo aggravio per la finanza pubblica.

 

Centralità della vittima.

Nessun risarcimento per i criminali. Basta con la protezione dei colpevoli: la vittima torna al centro del sistema giustizia. Come spiegato dettagliatamente nel capitolo “Sicurezza” in merito alla legittima difesa, introdurremo una normativa che escluda categoricamente qualsiasi risarcimento civile o penale a favore dell’aggressore che abbia agito con le armi, con minaccia o con violenza non lieve, così come dei suoi aventi causa. Chi provoca un danno o commette un illecito penale non può arricchirsi alle spalle della vittima. Il principio di autoresponsabilità diventa norma: chi commette un reato grave perde il diritto al ristoro nei confronti di chi si è difeso.

 

Tutela del possesso responsabile di armi.

Nessun ulteriore inasprimento normativo o restrizione burocratica nei confronti dei legittimi detentori di armi. Le strette legislative colpiscono esclusivamente i cittadini rispettosi della legge, risultando totalmente inefficaci contro terrorismo e criminalità organizzata che si approvvigionano sul mercato clandestino. Difendiamo il diritto all’autotutela del cittadino rifiutando ogni forma di criminalizzazione del possesso responsabile di armi.

 

Abbassamento della soglia di imputabilità minorile e responsabilità genitoriale.

La soglia di imputabilità assoluta a 14 anni è oggi sfruttata consapevolmente dalle bande criminali, spesso extracomunitarie. Proponiamo di abbassarla a 12 anni allineandoci, in questo, ad altri Paesi europei, con applicazione delle norme processuali ordinarie per i minori responsabili di reati gravi. Parallelamente, sanzioni pecuniarie e percorsi obbligatori coi servizi sociali per i genitori che non esercitano adeguatamente la propria autorità: il vuoto educativo si combatte alla radice.

 

Giustizia riparativa solo come eccezione residuale. La giustizia riparativa, portata di recente al centro del processo di riforma della giustizia, è un approccio alternativo alla giustizia tradizionale che, anziché concentrarsi sulla punizione del colpevole, punta a riparare concretamente il danno subito dalla vittima. Tramite un mediatore, autore del reato e persona offesa si confrontano per trovare una soluzione condivisa — un risarcimento, delle scuse, un impegno — che soddisfi la vittima e faccia comprendere al responsabile le reali conseguenze delle proprie azioni, senza necessariamente lasciare una condanna iscritta nel casellario giudiziale.

La giustizia riparativa, per il programma di Futuro Nazionale, dovrà essere ammessa esclusivamente per reati minori contro il patrimonio e contravvenzioni, con previa ammissione di responsabilità e veto vincolante della vittima. È categoricamente esclusa per violenza, violenza sessuale, mafia, terrorismo, reati eversivi e tutti i reati commessi da recidivi. Non è una forma alternativa al processo: è una concessione eccezionale, non un diritto del criminale.

 

Stop alla riformulazione gramsciana del diritto e alla retorica delle “categorie”.

Futuro Nazionale rigetta categorie come, ad esempio, quella di “femminicidio”: il valore di ogni vita è la medesima, sia essa quella di un maschio, di una femmina, di un lavoratore, di un disoccupato, di un anziano o di un giovane, trattandosi sempre e solo del reato di omicidio. Per questa ragione abrogheremo l’art. 577 bis del Codice penale che ha introdotto il cosiddetto “femminicidio”: continueremo a punire chi uccide una donna, con pene fino all’ergastolo, come abbiamo sempre fatto, ovvero per omicidio. Chi uccide una persona, maschio o femmina che sia, deve essere punito. Senza necessità di distinguere in “viricidio” e “femminicidio.

 

Le ragioni per cui la fattispecie di “femminicidio” è contraria alla giustizia, alla logica, alla Costituzione, al buonsenso e costituisce una offesa all’intelligenza dei giuristi sono le seguenti:

1) Uccidere per gelosia un uomo comporta una pena diversa (da 21 anni all’ergastolo) rispetto ad uccidere per gelosia una donna (ergastolo), come se ci fossero morti che valgono di più e morti che valgono di meno. Chi lo spiega ai genitori di un ragazzo ammazzato per gelosia che la vita di loro figlio può valere meno di quella di una figlia?

2) Uccidere per invidia, per ira, per avarizia, per lussuria, per superbia dovrebbe essere meno grave che uccidere per gelosia, controllo, possessività o simili? I futili motivi sono sempre e sono già una aggravante, a prescindere da quale sia il sentimento che li propone al libero arbitrio del criminale. Chi uccide deve andare in galera per aver ucciso. Invece la norma recentemente introdotta impone una pena più severa solo per alcuni moti interiori dell’animo. Il legislatore gioca con la filosofia morale e confonde foro interno e foro esterno; noi al contrario abbiamo una concezione del diritto più laica, più romana, più tradizionale: vogliamo tutti gli assassini in galera, senza distinzioni interiori che appartengono al confessionale e non alla legge dello Stato.

3) se una donna con gusti lesbici uccide per gelosia la ex concubina, è femminicidio? Se una donna con gusti lesbici uccide una donna con gusti eterosessuali che non vuole concedersi, è femminicidio? Esiste dunque anche la “donna femminicida” o la messinscena della sinistra ha la segreta intenzione di veicolare una ideologia secondo la quale i maschi sono i nemici del popolo e della società? Purtroppo, la cattiveria è un partito trasversale nella specie umana e manipolare il diritto penale per diffondere “odio di classe” è un gioco di marca sovietica molto pericoloso. Ieri proletari contro proprietari, oggi donne contro uomini. Noi guardiamo alla società secondo un modello cooperativo, corporativo, complementare: non contrapposizione fisiologica ma valorizzazione delle differenze, tutte esistenti per il bene.

4) Il diritto penale deve essere chiaro e preciso. Incunearsi nella distinzione tra i diversi moventi dell’animo viola il principio di determinatezza della fattispecie e trasforma il giudice in un indovino e il diritto in una scommessa. 5) La legge penale deve punire la colpa individuale del criminale, non usare il reo come capro espiatorio per rieducare gli spettatori (peraltro innocenti), sulla base della statistica dei reati. Possiamo aumentare le pene minime previste per l’omicidio, ma il criterio dovrà rimanere la proporzione tra colpa individuale e pena. Noi ci rifacciamo ad una concezione classica del diritto, romana nei fatti e aristotelica nei fondamenti, registrando come la sinistra stia ormai perdendo persino i capisaldi del proprio pantheon giuridico, i moderni Beccaria e Foucault. Inoltre, con la più impattante risposta al problema degli omicidi di donne è rappresentata dalla remigrazione.

Infatti, il 9% circa della popolazione residente commette circa il 25% degli omicidi di donne. Si tratta del 9% extracomunitario. Dunque, chi vuole salvare la vita delle donne sostiene la remigrazione, che produce come effetto diretto la compressione graduale di quel 25% dei casi criminosi. Siamo già tra i Paesi europei col tasso più basso di omicidi di donne, con la remigrazione diventeremmo il Paese leader per assenza di omicidio sulle donne. A tali considerazioni occorre aggiungere che il vero deterrente contro i crimini sta nella certezza e nella celerità della pena.

Anche per questa ragione proponiamo il piano carceri per la costruzione di nuove galere e la liberazione di posti carcerari tramite la remigrazione immediata di quel 35% circa di prigionieri non italiani. Oggi per ospitare gli stranieri in galera teniamo molte persone con inclinazioni criminose (dimostrate col compimento di altri reati violenti) girare libere per il Paese, con denunce a piede libero, nonostante la flagranza di reato.

Tutto ciò anche per il sovraffollamento carcerario. Futuro Nazionale difende la vita delle donne perché le donne sono persone umane (questo il significato di “homo”, persona umana, da cui omicidio, che non si distingue in uccisione del “vir” – maschio – e della “femina”, viricidio e femminicidio). La sinistra e certa destra moderata difendono le etichette, inventano nuove parole e cercano di colpire la mentalità degli innocenti generando un senso di colpa a priori per il fatto di appartenere al “sesso sbagliato”. Per noi non ci sono sessi sbagliati: continueremo a seguire la ragione e il diritto naturale.

 

Prevenzione efficace delle forme di violenza passionale. Fatta piazza pulita delle tecniche di manipolazione operate dalla sinistra in merito al cosiddetto “femminicidio” e sopra ridotte all’assurdo che le caratterizza, il problema dei “delitti passionali” si è negli ultimi anni giustamente proposto al dibattito, in una società che a causa del relativismo etico, del nichilismo, dell’ideologia femminista che fomenta la contrapposizione tra maschi e femmine (sostituendo l’ormai logora opposizione tra proletari e padroni) e anche dello sradicamento legato all’immigrazione di massa è aperta a fenomeni di violenta barbarie che colpiscono per l’efferatezza degli atti più che per le statistiche oggettivamente non preoccupanti se confrontate con quelle degli altri Paesi.

Tale problema deve essere affrontato non con nuove operazioni retoriche e creazioni di nuove fattispecie giuridiche ideologiche ma con l’efficacia delle misure preventive per impedire che, in presenza di segnali chiari, non venga prevenuta e impedita la violenza fisica – più spesso adoperata da parte del soggetto fisicamente più forte su quello fisicamente più fragile, dunque da parte degli uomini sulle donne, sebbene la cronaca offra con meno pubblicità anche esempi di violenze sugli uomini da parte delle donne.

Oggi le statistiche mostrano che in Italia tasso di omicidi di donne commessi da mariti, fidanzati, ex fidanzati e pretendenti è tra i più bassi al mondo. Anche i dati sulla violenza domestica mostrano in Paesi come Italia e Grecia tassi estremamente più bassi di quelli rilevati nei Paesi scandinavi, contrassegnati da un femminismo ormai realizzato e dal mito di un’uguaglianza che nega le differenze e le specificità. Il modello educativo della sinistra fondato sull’ideologia della costante “lotta al patriarcato” è, evidentemente, fallimentare e dove scompare ogni traccia della “società patriarcale” va diffondendosi un preoccupante aumento della violenza sulle donne.

A riprova che dovremmo proteggere e non criminalizzare il nostro modello: quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società.

La questione delle violenze passionali deve dunque essere affrontata con pragmatismo, senza ideologia, non per calcolo elettorale ma per proteggere veramente le potenziali vittime. Vanno dunque migliorati i passaggi caratterizzati da falle procedurali del cosiddetto “Codice Rosso”, garantendo protezione immediata e tempi certi. Occorre potenziare i dispositivi di tracciamento elettronico a distanza per i soggetti sottoposti a misure cautelari, con stanziamento di fondi dedicati per colmare la cronica carenza attuale di dispositivi.

Programmi di formazione per magistratura, requirente e giudicante, sulla gestione delle situazioni ad alto rischio. Rispetto al modello ordinario della giustizia, che deve rimanere garantista, in alcuni limitati casi come quello del documentato rischio di violenza l’apparente sbilanciamento che precede il completamento dell’iter processuale è doveroso per prevenire la consumazione o reiterazione di gravi reati, fatta ovviamente salva la necessità di punire l’uso ideologico e la calunnia laddove fosse dimostrata l’innocenza della persona sottoposta a sorveglianza e misure particolari.

 

Separazione delle carriere e Riforma del CSM.

Separazione netta tra giudici e pubblici ministeri con concorsi di accesso distinti. Riforma del CSM per recidere ogni legame tra nomine giudiziarie e logiche correntizie o associative. Chi giudica non può aver condiviso carriera e mentalità con chi accusa: separare le carriere è la precondizione di un giudice terzo e imparziale, che garantisce parità tra accusa e difesa.

 

Responsabilità civile diretta dei magistrati.

Rafforzamento del principio di responsabilità diretta dei magistrati nei casi di dolo o colpa, equiparato sul piano civile a qualsiasi altro alto funzionario dello Stato. Il cittadino danneggiato potrà citare direttamente in giudizio il magistrato responsabile. Garanzia dello Stato per liquidare il risarcimento in tempi rapidi nei casi di incapienza del magistrato colpevole, con rivalsa obbligatoria sul magistrato nel tempo. L’indipendenza della magistratura non può esistere senza responsabilità.

Giustizia Civile, Amministrativa e Tributaria come asset economico.

Un sistema giudiziario celere nei settori civile, del lavoro, amministrativo e tributario è un asset strategico per l’attrattività economica della nazione. Potenziamento delle risorse umane e tecnologiche dei tribunali specializzati, piena garanzia del principio di irretroattività delle norme e riforma procedurale orientata al contraddittorio reale con l’amministrazione statale, superando ogni logica di disparità tra cittadino e Stato.

 

Revisione dei meccanismi di assegnazione dei processi sensibili. Una giustizia moderna deve basarsi su criteri oggettivi di imparzialità, come il sorteggio digitale dei giudici per i processi sensibili e protocolli che garantiscano trasparenza e neutralità.

 

Sistema penitenziario: equità e sicurezza

Il sistema carcerario italiano è in emergenza cronica: 64.400 detenuti a fronte di 46.000 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento nazionale superiore al 138% — che in istituti come Milano San Vittore supera il 200%, e nel distretto Puglia-Basilicata raggiunge il 165%. Quasi il 40% delle strutture è stato costruito prima del 1950. Il personale di Polizia Penitenziaria è sotto organico, i tassi di recidiva sfiorano il 70% e la funzione rieducativa della pena è diventata un principio astratto privo di strumenti concreti. A questo quadro si aggiungono fenomeni crescenti di radicalizzazione islamica di matrice violenta all’interno degli istituti, una sanità penitenziaria al collasso e un sistema disciplinare svuotato di ogni efficacia deterrente.

Futuro Nazionale intende riformare il sistema penitenziario con un approccio organico e coraggioso: separare le funzioni di polizia da quelle amministrative, dare alla Polizia Penitenziaria autonomia e dignità ordinamentale pari alle altre forze dello Stato, potenziare gli organici, modernizzare le strutture e restituire senso reale alla pena — diritti garantiti, ma anche doveri chiari e responsabilità individuali effettive. Alcune proposte:

 

Istituzione del Dipartimento di Polizia Penitenziaria

L’attuale commistione tra funzioni amministrative e funzioni di polizia comprime l’autonomia operativa del Corpo e ne indebolisce l’efficacia. Istituiremo un autonomo Dipartimento di Polizia Penitenziaria, separato dal DAP ma in raccordo con questo, con competenza esclusiva su personale, formazione, mobilità, disciplina, sicurezza penitenziaria e gestione degli eventi critici. Al vertice vi sarà un Capo del Dipartimento scelto tra i Dirigenti Generali del Corpo, con qualifica equiparata a Generale di Corpo d’Armata. La Polizia Penitenziaria ottiene finalmente la stessa dignità ordinamentale delle altre forze di polizia dello Stato.

 

Piano straordinario di assunzioni nella Polizia Penitenziaria

Le carenze di organico compromettono da anni sicurezza, efficienza e benessere del personale. Avvieremo un piano straordinario pluriennale di reclutamento con concorsi annuali programmati, copertura integrale del turnover derivante dai pensionamenti e accelerazione delle procedure concorsuali. Parallelamente, potenzieremo le scuole di formazione la formazione specialistica operativa. Il personale che garantisce la sicurezza nelle carceri italiane non può essere lasciato solo e sotto organico.

 

Piano emergenziale per le carceri.

Piano straordinario di edilizia penitenziaria per almeno diecimila nuovi posti in 36 mesi, con strutture moderne a gestione modulare e sezioni speciali per detenuti pericolosi. I nuovi istituti saranno moderni e sicuri, superando sovraffollamento cronico e le condizioni igienico-strutturali indegne che oggi riguardano quasi il 40% degli edifici. Il sovraffollamento non è solo un problema umanitario: è la causa prima dell’inefficacia sanzionatoria e dell’effetto criminogeno del carcere, che trasforma i delinquenti occasionali in criminali professionisti. La dignità della detenzione e la sicurezza della collettività non sono obiettivi contrapposti.

 

Contribuzione operativa intramuraria del detenuto al costo carcerario e funzione rieducativa della pena.

Le carceri devono essere luoghi sicuri, controllati e orientati al reinserimento. Il soggiorno non dovrebbe idealmente essere a spese del contribuente e deve essere trasformato, per quanto possibile, da costo passivo a contributo nazionale. Il carcere non può più essere un limbo di inattività per chi arriva né un onere a fondo perduto per i contribuenti italiani: lo Stato deve eseguire la pena fornendo vitto e alloggio, mentre il carcerato dovrebbe, compatibilmente con le proprie condizioni fisiche, contribuire a tali spese attraverso il lavoro senza uscire dagli istituti penali, che vengono modificati in tal senso, dotandosi di ambienti ed attrezzature atte ad insegnare e svolgere un lavoro agricolo, artigianale ecc. poi utile come capacità acquisita a fine pena.

Futuro Nazionale è convinto che l’effetto rieducativo della pena sia conseguente alla sostanza retributiva e quindi punitiva rispetto al male sociale commesso ma la pena debba essere realmente adeguata a facilitare la riabilitazione della persona, il pentimento, la restituzione. Oggi, mentre ci si continua a riempire la bocca col mito illuminista del solo fine rieducativo della pena, nei fatti si condannano spesso i carcerati ad una pena unicamente retributiva e disumana, tipica della concezione borghese e moderna della rettificazione tramite il contingentamento drastico dello spazio: piccole celle, talvolta fuori norma, in cui nei mesi estivi sono raggiunte temperature insostenibili con gravi effetti sulla salute. Condizioni del genere non favoriscono la possibilità di integrare l’elemento retributivo con una graduale maturazione e accettazione della pena che potrebbe favorire l’effetto rieducativo e riabilitativo.

Riteniamo che l’imposizione di lavori obbligatori (con effetto penale per chi si rifiuta e conseguente aumento di pena) il cui frutto serva a pagare parte del costo carcerario possa dare vita ad un carcere che retribuisca la persona con maggiori e adeguate probabilità di rieducazione. È una visione opposta al carcere antimeritocratico come quello odierno, dove è difficile dare un contributo sociale e i peggiori ottengono ciò che voglio costituendo delle strutture relazionali parallele che, anche per via della scarsità del personale e di falle di permeabilità, si garantiscono persino l’approvvigionamento della droga. Il merito si realizza premiando concretamente i comportamenti virtuosi e garantendo che ogni beneficio sia realmente meritato e non automatico.

 

Verifica puntuale della sicurezza delle strutture carcerarie e lotta allo spaccio e al consumo.

Nel nostro Paese ci sono carceri, anche con sezioni di Alta Sicurezza, sprovvisti da anni di videosorveglianza e si sono verificati anche gravi episodi di evasione carceraria. Interverremo per garantire la sicurezza del carcere, l’impossibilità di evasione e per azzerare la drammatica permeabilità alla piaga della droga. Introduzione di sistemi automatizzati per la gestione dei varchi, impianti di videosorveglianza avanzata con scanner identificativi, tecnologie per il contrasto all’introduzione di telefoni, sostanze stupefacenti e armi. La modernizzazione tecnologica riduce il carico operativo del personale e aumenta la sicurezza degli istituti.

 

Pene diversificate per profilo criminale.

Il sistema sanzionatorio va articolato in funzione del profilo del reo: le misure alternative restano praticabili solo per i delinquenti occasionali alla prima infrazione. Per i recidivi e per i reati gravi valgono esclusivamente pene certe e immediate. I criminali affetti da gravi patologie psichiatriche o da dipendenze conclamate che rappresentino un pericolo per la collettività sono destinati a centri di detenzione e cura specializzati. Ogni beneficio carcerario o permesso premio è subordinato al vaglio vincolante della magistratura di sorveglianza sulla base di parametri oggettivi di ravvedimento.

 

Ripristino dell’efficacia del sistema disciplinare.

Il sistema disciplinare attuale ha perso ogni efficacia deterrente: la sanzione dell’esclusione dalle attività in comune non incide realmente sulle condizioni di vita del detenuto e in alcuni casi viene percepita come un vantaggio. Riforma dell’art. 73 del DPR 230/2000 con reintroduzione di limitazioni effettive durante l’isolamento disciplinare: sospensione temporanea di colloqui e telefonate, limitazioni all’accesso ai beni non essenziali, mantenimento dei soli diritti fondamentali. Fermezza nel rispetto della regola, sempre nel rispetto della dignità della persona.

 

Gestione dei detenuti stranieri e contrasto alla radicalizzazione.

I detenuti stranieri rappresentano il 31,5% della popolazione carceraria, con un’incidenza sulla custodia cautelare superiore di 6 punti rispetto agli italiani. Fenomeni crescenti di proselitismo e radicalizzazione islamica di matrice violenta costituiscono una minaccia concreta per la sicurezza penitenziaria e nazionale. Rafforzamento dei protocolli bilaterali con i Paesi di origine per le espulsioni, semplificazione delle procedure di trasferimento internazionale e promozione di accordi per l’esecuzione della pena nei Paesi d’origine, nel rispetto delle garanzie fondamentali.

 

Equità nella Sanità Penitenziaria.

I detenuti sono oggi esclusi da qualsiasi compartecipazione alla spesa sanitaria, anche quando economicamente abbienti: un’ingiustizia sostanziale che scarica interamente il costo sui cittadini liberi. Introduzione di un sistema di compartecipazione parametrato alle reali condizioni economiche del singolo detenuto, in analogia con quanto previsto per la popolazione libera. La piena gratuità resta garantita esclusivamente per i soggetti indigenti.

 

Riorganizzazione della sanità penitenziaria e salute mentale.

La carenza di personale medico e psichiatrico dedicato contribuisce all’alta incidenza di eventi critici, atti di autolesionismo e traduzioni (spostamenti) esterne evitabili. Definizione di protocolli operativi vincolanti tra Amministrazione Penitenziaria e ASL, potenziamento dei servizi sanitari interni, riduzione delle traduzioni ai soli casi strettamente necessari. Per i detenuti con gravi disturbi psichici: ampliamento delle strutture dedicate e previsione esplicita e adeguata di percorsi alternativi alla detenzione ordinaria per i casi di incompatibilità con il regime carcerario.

 

Aggravanti per i reati commessi in stato di restrizione.

Chi si trova in stato di detenzione o misura cautelare e commette ulteriori reati (ad es. aggressioni al personale, uso di droga, rivolte, possesso di armi o telefoni, proselitismo criminale, collegamenti con organizzazioni mafiose dall’interno, ecc.) deve rispondere con pene significativamente più severe. Introduzione di aggravanti specifiche ed effettivamente irrogate, aumento della pena in caso di recidiva durante la restrizione, limitazione nell’accesso ai benefici penitenziari per i responsabili di gravi violazioni e misure di alta sorveglianza per i detenuti particolarmente pericolosi.

 

Revisione degli elementi qualificanti il “reato di tortura”: chiarezza, proporzionalità e tutela per detenuti e agenti.

La normativa vigente sul reato di tortura presenta ambiguità interpretative che generano incertezza e rischio di paralisi operativa per il personale che agisce in contesti di urgenza e pericolo. Proponiamo una revisione orientata a maggiore determinatezza della fattispecie, principio cardine del diritto penale, con definizione più puntuale dei requisiti di reiterazione e gravità della condotta. Introduzione di una previsione che valorizzi il contesto operativo critico in cui agisce il personale, con formazione specifica e linee guida uniformi. L’obiettivo è tutelare integralmente i diritti fondamentali senza trasformare la norma in uno strumento di incertezza per chi garantisce la sicurezza collettiva e di lesione della sicurezza dei detenuti che tengono una buona condotta in contesti gravati da comportamenti pericolosi di taluni.

 

9) Energia

Per Futuro Nazionale la politica energetica è una questione strategica per la sicurezza del Paese. Senza energia sicura, accessibile e a costi sostenibili non esiste industria, non esiste crescita economica, non esiste tutela del potere d’acquisto delle famiglie. Negli ultimi anni l’Italia ha pagato il prezzo di scelte sbagliate e di una crescente dipendenza dall’estero. Crisi internazionali, volatilità dei prezzi e vincoli normativi hanno mostrato con chiarezza quanto il nostro sistema sia fragile e quanto il costo dell’energia incida direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla competitività delle imprese.

La transizione energetica non può essere subita: deve essere governata nell’interesse nazionale. Per Futuro Nazionale è il momento di cambiare rotta. Non con slogan, ma con una strategia concreta e responsabile: costruire un sistema energetico diversificato, solido, autonomo e sostenibile dal punto di vista economico. La nostra linea è chiara: superare le contrapposizioni ideologiche e adottare un approccio pragmatico fondato sulla pluralità delle soluzioni tecnologiche, adattate ai diversi settori e alle reali esigenze del Paese. È necessario avere una «torta» energetica quanto più differenziata possibile, scevra dall’ideologia.

Solo un mix equilibrato di fonti – rinnovabili programmabili e non, gas naturale, nucleare di nuova generazione, biomasse, carbone in impianti innovativi e ambientalmente sostenibili – può garantire sicurezza, stabilità dei prezzi e competitività. Ogni rigidità ideologica che escluda a priori intere tecnologie o partner commerciali è un danno per il Paese. Un sistema energetico basato su una sola o poche fonti è per definizione vulnerabile: alle condizioni meteorologiche, alle interruzioni delle filiere globali, alle decisioni unilaterali di fornitori o istituzioni sovranazionali.

La diversificazione non è un optional, ma la condizione necessaria della sicurezza energetica nazionale. Futuro Nazionale propone pertanto un approccio realista: nessuna fonte viene esclusa a priori se è tecnicamente matura, economicamente sostenibile e capace di contribuire alla stabilità del sistema. Si valuta ciò che funziona, si osserva ciò che fanno i competitor internazionali, e si sceglie in base all’interesse dell’Italia, non in base a mode, slogan o a tabelle di marcia imposte dall’esterno.

La strategia è sintetizzabile con i seguenti principi: sicurezza degli approvvigionamenti; costo totale di sistema (generazione, rete, accumuli, riserva, combustibili, importazioni); neutralità tecnologica; gradualità e proporzionalità delle politiche energetiche; sovranità industriale europea e nazionale; sussidiarietà territoriale; responsabilità verso le generazioni future senza trasferire debito o costi nascosti. Una strategia credibile parte dai numeri, non dalla loro selezione ideologica.

L’Italia ha accelerato sulle rinnovabili elettriche, ma resta dipendente dalle importazioni di combustibili, da interconnessioni e da catene globali per tecnologie e materie prime, e continua ad avere deficit di rete. Il problema non è scegliere tra autonomia assoluta e interdipendenza: l’autarchia energetica non è realistica. Il compito è ridurre le dipendenze eccessive, rendere sostituibili le forniture e costruire capacità interne nei segmenti più strategici.

Tra le misure concrete e immediatamente realizzabili, Futuro Nazionale propone l’adozione dell’ora legale permanente per tutto l’anno, con un risparmio potenziale di decine di milioni di euro annui, e il taglio degli oneri in bolletta attraverso la rimozione degli incentivi sulle nuove istallazioni per le energie degli incentivi per le energie rinnovabili (eolico e solare quando non autosostenibili economicamente) dalle bollette dei cittadini. Queste scelte riducono i costi energetici senza sacrificare la sicurezza del sistema e restituiscono potere d’acquisto alle famiglie e competitività alle imprese.

 

Contro l’ideologia green: critica al Green Deal, al Fit for 55 e alle politiche europee

Futuro Nazionale esprime una chiara e ferma contrarietà alle politiche energetiche e ambientali europee fondate su dogmi ideologici anziché su evidenze scientifiche, economicità e interesse nazionale. Il Green Deal europeo, il pacchetto Fit for 55, la strategia 20-20-20 e tutte le successive declinazioni di politiche climatiche vincolanti hanno imposto all’Italia e agli altri Stati membri scadenze forzate, divieti punitivi e obblighi di trasformazione che gravano pesantemente su famiglie, imprese e filiere produttive, senza garantire in cambio né sicurezza energetica né reale riduzione delle emissioni globali.

Queste politiche, nate da un approccio ideologico che privilegia la purezza ambientale a scapito della competitività industriale e della tutela sociale, hanno prodotto effetti distorsivi: aumento dei costi energetici, delocalizzazione di attività produttive, dipendenza da materie prime e tecnologie controllate da potenze extraeuropee, e una crescente fragilità del sistema elettrico di fronte all’intermittenza delle fonti rinnovabili non programmabili. L’obiettivo del 20% di rinnovabili, del 20% di efficienza e del 20% di riduzione delle emissioni è stato perseguito con meccanismi di incentivo che hanno generato oneri di sistema ancora oggi presenti in bolletta, senza aver risolto il problema della programmabilità e della sicurezza degli approvvigionamenti.

Il Fit for 55 e le successive accelerazioni verso la neutralità climatica al 2050 hanno ulteriormente irrigidito il quadro, imponendo scadenze per l’uscita dai motori termici, obblighi di ristrutturazione degli edifici e target di elettrificazione che non tengono conto delle specificità del patrimonio edilizio italiano, delle reti elettriche, della struttura industriale e delle condizioni climatiche e geografiche del Paese. L’Italia non può più accettare di subire diktat di Bruxelles che minacciano la tenuta del proprio tessuto industriale e il potere d’acquisto dei cittadini.

Serve una revisione radicale di queste impostazioni, in nome della sovranità nazionale e del realismo economico. La tutela dell’ambiente è un valore condiviso, ma non può diventare il pretesto per politiche che impoveriscono le nazioni e trasferiscono la produzione – e le relative emissioni – altrove. Uno dei nostri limiti non è la mancanza di piani: è la distanza tra annuncio, autorizzazione, cantiere e risultato. Serve una nuova architettura di governo della sicurezza energetica, con tempi certi, responsabilità identificabili e analisi indipendente del costo totale di sistema per le grandi scelte infrastrutturali.

 

Approvvigionamenti: riaprire i canali commerciali e diversificare i partner

È importante riaprire i canali di acquisto di gas dalla Russia e da tutti quei partner commerciali che vogliono commerciare commodities energetiche con noi. La sicurezza energetica non si costruisce con isolamenti ideologici, ma con una rete ampia e pragmatica di rapporti commerciali e diplomatici. L’Italia deve valutare tutte le opzioni anche sulla base di quello che fanno gli altri player internazionali: molti Paesi europei e extraeuropei stanno già ricalibrando le proprie strategie, riprendendo o potenziando l’uso del carbone in centrali innovative e ambientalmente sostenibili, modernizzando impianti esistenti e investendo in tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂.

Non possiamo permetterci di restare indietro o di precluderci soluzioni che altri utilizzano con successo per garantire carico di base e stabilità dei prezzi. Il gas naturale rimane, nel medio periodo, un pilastro del bilanciamento del sistema elettrico e termico italiano. Chiudere a priori canali di fornitura per ragioni ideologiche o geopolitiche unilaterali significa accettare prezzi più alti e maggiore volatilità, con effetti diretti su famiglie e imprese. Una politica energetica sovrana valuta i contratti sulla base di affidabilità, competitività e continuità delle forniture, non sulla base di allineamenti automatici a scelte altrui.

La ripresa delle estrazioni dai giacimenti nazionali, lo sfruttamento pieno delle risorse di sottosuolo e mari, e il consolidamento dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo sono parte integrante di questa strategia di sovranità. Favorevoli all’utilizzo degli stoccaggi nazionali di gas e petrolio, purché non arrechino danno all’ambiente (come la subsidenza) e alle comunità territoriali, con royalties allineate al resto d’Europa e ricadute adeguate sui territori.

 

L’efficienza energetica: il primo pilastro

La prima forma di energia è quella che non si consuma: risparmiare significa ridurre i costi vivi ed evitare nuovi investimenti. Per questo motivo, ogni seria politica energetica deve partire dall’efficienza. Nel tempo l’Italia ha dimostrato sul campo il proprio valore, diventando un’eccellenza europea nel comparto industriale e residenziale. Tuttavia, molto resta da fare. Il patrimonio edilizio italiano è per oltre il 60% antecedente agli anni ’80 e quindi caratterizzato da prestazioni energetiche inferiori agli standard attuali, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie urbane.

La frammentazione normativa e la complessità burocratica hanno spesso rallentato interventi che potrebbero essere rapidi ed efficaci. È necessario superare la logica degli incentivi emergenziali per puntare su politiche strutturali, stabili e prevedibili. Futuro Nazionale propone un piano organico di lungo periodo fondato su tre principi: stabilità normativa, semplificazione amministrativa e selettività degli interventi. Le risorse pubbliche devono essere indirizzate prioritariamente verso gli edifici più energivori e le famiglie con minore capacità di investimento.

L’obiettivo è intervenire su almeno tre milioni di abitazioni, contando solo lavori che producano un miglioramento misurabile di fabbisogno, classe energetica e di costi. In ambito industriale consideriamo prioritario il rilancio della cogenerazione ad alto rendimento e l’accompagnamento delle imprese in un percorso di modernizzazione dei processi (recupero di calore, motori e inverter efficienti, digitalizzazione, pompe di calore industriali) che abbatta i consumi e la dipendenza dalle forniture, salvaguardando la competitività, senza complessi aggravi burocratici.

L’innovazione e lo sviluppo autonomo delle nostre filiere devono essere la priorità assoluta, liberando l’Italia da ogni ricatto burocratico, anche esterno, che rischia di trasformarsi in nuove tasse patrimoniali occulte. Nessuna sanzione generalizzata sul semplice possesso immobiliare, nessun obbligo tecnologico uniforme e nessuna scadenza priva di strumenti finanziari per famiglie vulnerabili, condomìni, piccoli comuni e centri storici sarà accettata.

 

Nucleare di nuova generazione

Futuro Nazionale sostiene il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Mentre il mondo intero sviluppa e potenzia questa fonte per garantire energia pulita, sicura e costante, l’Italia non può rimanere indietro. Le nuove tecnologie nucleari, a partire dai reattori modulari di piccola taglia (SMR – Small Modular Reactors) e dai reattori avanzati (AMR), saranno alleati fondamentali per abbattere i costi delle bollette e garantire l’autonomia strategica nazionale quando le fonti rinnovabili arriveranno al limite per essere integrate efficacemente nel sistema elettrico.

Riaprire la strada alla fissione di ultima generazione è l’unico modo per ripristinare e valorizzare le straordinarie competenze scientifiche e industriali che l’Italia possiede, preparando filiera e centri di ricerca alla sfida strategica della fusione nucleare. Il ritorno al nucleare richiederà tempi non inferiori ai 20 anni tra autorizzazioni, costruzione e messa in esercizio, ma rappresenta una scelta strategica per garantire, nel lungo periodo, capacità stabile (firm power) e prezzi prevedibili, in maniera complementare alle fonti rinnovabili. Le decisioni dovranno essere per fasi, con confronto trasparente delle alternative e valutazione del costo totale di sistema.

La produzione di idrogeno a basse emissioni per i settori hard-to-abate (fertilizzanti, raffinazione, siderurgia, chimica, porti, aviazione e navigazione) rimarrà legata, su scala industriale, alla disponibilità di un carico di base continuo e a basso costo che solo il nucleare di nuova generazione – insieme a un mix rinnovabile programmabile – può garantire in modo strutturale.

 

Energia elettrica: sicurezza, diversificazione e sviluppo

Il sistema elettrico è un pilastro della sicurezza nazionale, ma il suo sviluppo deve seguire criteri di sostenibilità economica e logica industriale. Rifiutiamo l’ideologia dell’elettrificazione forzata a tutti i costi: esistono interi comparti industriali e civili difficilmente elettrificabili in modo economicamente sostenibile, che richiedono soluzioni con vettori energetici alternativi, compreso l’idrogeno. La crescita della capacità produttiva elettrica serve a garantire competitività, non a inseguire utopie normative difficilmente realizzabili.

L’Italia ha visto una importante crescita del fotovoltaico e delle rinnovabili, andato di pari passo ai costi in bolletta. Questo sviluppo va governato con rigido equilibrio di sostenibilità economica e sociale. La fonti non programmabili presentano alti «costi di non produzione»: l’intermittenza di sole e vento richiede l’intervento continuo di centrali stabili di riserva, con elevati oneri di dispacciamento. Gli studi sul sistema di trasmissione nazionale evidenziano che tali fonti, per limiti strutturali di integrazione e costi di sistema, nel medio periodo non possono coprire integralmente il fabbisogno senza un significativo incremento di costi legato ad accumuli, riserva e sovradimensionamento della capacità installata.

Il fabbisogno elettrico italiano si attesta nell’ordine dei 300–320 TWh annui, con picchi di carico superiori ai 55 GW. Qualunque strategia credibile deve garantire copertura anche in condizioni di bassa produzione rinnovabile intermittente. Il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo di bilanciamento attraverso impianti a ciclo combinato. Lo sviluppo degli accumuli (elettrochimici e pompaggi idroelettrici) sarà chiave per la flessibilità, ma non può sostituire integralmente la capacità di generazione programmabile. Le reti vanno modernizzate riducendo drasticamente i tempi autorizzativi e di connessione (oggi anche 3–5 anni). L’autoproduzione e le comunità energetiche devono favorire autoconsumo reale, riducendo flussi a lunga distanza, perdite di rete e oneri sulla collettività. Obiettivi:

otenziamento rete

uzione tempi di connessione a meno di 18 mesi

Accumuli: +15 GW entro 2035

Capacità programmabile: +20 GW entro 2040

 

Fotovoltaico ed eolico: parte del paniere, con limiti chiari

All’interno di un paniere energetico differenziato e pragmatico, fotovoltaico ed eolico sono fonti potenzialmente utili, sebbene con notevoli limiti che devono essere rilevati. Non vi è alcuna preclusione ideologica nei loro confronti: contribuiscono alla diversificazione, producono energia a costi marginali bassi quando il sole e il vento sono disponibili, e possono ridurre la dipendenza da combustibili importati nelle ore di elevata produzione.

Tuttavia, riconoscerne il ruolo non significa ignorarne i limiti tecnologici, economici e sistemici, già evidenziati dall’esperienza italiana degli ultimi anni. Le fonti rinnovabili non programmabili presentano una serie di limiti strutturali che incidono sulla loro integrazione nel sistema elettrico. La natura intermittente di sole e vento richiede il supporto costante di centrali di riserva, con conseguenti costi di dispacciamento e di mancata produzione.

Anche nel medio periodo, l’idea di coprire integralmente il fabbisogno elettrico con queste tecnologie implica investimenti significativi in accumuli, riserva e sovradimensionamento della capacità installata, con un inevitabile aumento dei costi di sistema. A ciò si aggiunge l’impatto in bolletta degli incentivi e degli oneri ancora presenti, che gravano su famiglie e imprese. Dal punto di vista industriale, la dipendenza da filiere extraeuropee — soprattutto cinesi — per moduli, inverter, pale e componenti critici fa sì che gran parte del valore aggiunto non resti in Italia né in Europa.

Anche i sistemi di accumulo, indispensabili per bilanciare la rete, risultano strategici solo se sviluppati da una filiera nazionale o europea, mentre l’importazione totale ne riduce il beneficio. Infine, l’installazione di grandi impianti può esercitare una pressione rilevante sul territorio e sul paesaggio, soprattutto quando interessa suoli agricoli o aree di pregio, generando ulteriori criticità da gestire. La logica di Futuro Nazionale è chiara: fotovoltaico ed eolico devono sostenere per quanto possibile l’economia e la filiera industriale italiana ed europea – ciò che oggi non avviene in misura sufficiente.

Ogni nuova capacità installata dovrebbe essere accompagnata da impegni su contenuti europei, riciclo, riparabilità e sviluppo di capacità produttive interne nei segmenti in cui l’Italia e l’Europa possono costruire vantaggi (elettronica di potenza, cavi, inverter, strutture, sistemi di controllo). Gli accumuli associati alle rinnovabili intermittenti devono privilegiare soluzioni e componenti di filiera nazionale ed europea, evitando di sostituire una dipendenza (combustibili) con un’altra (tecnologie e materie prime critiche).

Quanto al fotovoltaico, ha pieno senso che accompagni le nuove realizzazioni edilizie, come già sta avvenendo. Siamo favorevoli a proseguire – senza aggiunta di oneri sulle bollette – con il riposizionamento e l’installazione su parcheggi, tetti, strutture agricole, capannoni industriali, edifici pubblici (tra cui palestre e impianti sportivi), magazzini e aree già compromesse o impermeabilizzate. Siamo invece totalmente contrari all’occupazione di terreni agricoli e di suoli produttivi: il suolo agricolo non è uno spazio vuoto da colmare con pannelli, ma una risorsa strategica per l’alimentazione, il paesaggio e le economie locali. Analogamente, per l’eolico, siamo contrari alle pale eoliche qualora vadano a deturpare paesaggi di bellezze non replicabili.

La tutela del paesaggio non è un pretesto per il blocco totale, ma neppure la decarbonizzazione può diventare un titolo per cancellare identità dei luoghi, agricoltura o biodiversità. La soluzione è pianificazione preventiva, priorità a siti già compromessi o a soluzioni offshore dove ambientalmente e paesaggisticamente sostenibili, e compensazioni stabili per i territori che ospitano le infrastrutture.

 

Idroelettrico: la rinnovabile programmabile per eccellenza

Sul fronte delle fonti pulite è prioritario il rilancio delle tecnologie rinnovabili capaci di garantire carico di base e programmabilità. All’energia idroelettrica va dato particolare risalto, in quanto oltre ad essere una fonte efficacie a livello produttivo è anche programmabile: quando vi è eccesso di energia sulla rete (ad esempio nelle ore di elevata produzione fotovoltaica), l’acqua può essere ripompata a monte mediante impianti di pompaggio (pumped-storage hydroelectricity).

In questo modo l’impianto funziona come un sistema di accumulo a grande scala e lunga durata: in fase di generazione l’acqua turbinata produce energia elettrica; in fase di pompaggio, l’energia elettrica in eccesso viene convertita in energia potenziale gravitazionale dell’acqua sollevata, pronta a essere rilasciata quando la domanda lo richiede. I pompaggi idroelettrici sono tra le soluzioni più mature, collaudate e convenienti per aumentare la flessibilità del sistema elettrico e integrare le fonti intermittenti, senza i costi elevati, le criticità di approvvigionamento di materie prime critiche (litio, cobalto, nichel) e le limitazioni di durata tipiche delle batterie elettrochimiche su larga scala.

L’idroelettrico italiano rappresenta una risorsa strategica storica da tutelare, modernizzare, efficientare e potenziare, liberandola da vincoli burocratici eccessivi che ne limitano sviluppo e manutenzione. Investire nella realizzazione di nuovi bacini, nel potenziamento dei bacini esistenti, nella realizzazione di nuovi impianti di pompaggio dove geograficamente e ambientalmente fattibile, e nella digitalizzazione della gestione degli invasi significa rafforzare la capacità di bilanciamento del sistema nazionale in modo strutturale e di lungo periodo. Il repowering degli impianti esistenti e la digitalizzazione della gestione degli invasi consentono di aumentare la producibilità e la reattività del parco idroelettrico senza nuovi invasivi interventi territoriali.

Dove geograficamente e ambientalmente fattibile, nuovi impianti di pompaggio puri o misti rafforzano la capacità di accumulo a lunga durata, essenziale per bilanciare la penetrazione delle fonti non programmabili e ridurre i costi di dispacciamento. Questo impegno si inserisce in un grande Piano nazionale dell’acqua, che prevede anche la realizzazione di nuove dighe e la rivalutazione del progetto di regimazione del fiume Po e degli altri corsi d’acqua. In tale ambito va rilanciato il potenziale idroelettrico dei grandi fiumi e dei corsi minori, attraverso interventi di ammodernamento e la diffusione di impianti mini e micro-idroelettrici.

Le nuove turbine idrauliche hanno raggiunto livelli di rendimento, affidabilità ed efficienza significativi. La semplificazione delle procedure autorizzative e la riqualificazione delle opere esistenti possono favorire un aumento della produzione rinnovabile senza ricorrere a nuove infrastrutture fortemente invasive. L’idroelettrico non è una tecnologia del passato: è uno strumento moderno di stabilizzazione della rete, di accumulo e di valorizzazione sostenibile delle risorse idriche nazionali, complementare e non sostitutivo delle altre fonti rinnovabili.

 

Biomassa legnosa e gestione forestale attiva

Altrettanto centrale è l’utilizzo di biomassa legnosa. In Italia il patrimonio boschivo è aumentato di oltre il 30% negli ultimi trent’anni. Trasformare questo bosco incolto in bosco perpetuo e utilizzabile per biomassa e per la filiera del legno è una chiave importante da inserire nel paniere energetico. Una gestione forestale attiva, sostenibile e orientata alla produzione di biomassa e legname consente di valorizzare le aree interne, creare occupazione locale, ridurre il rischio di incendi e frane, e fornire una fonte energetica rinnovabile programmabile e radicata nel territorio.

La filiera legno-energia, se gestita secondo criteri di sostenibilità e di rinnovamento continuo del bosco, è un esempio concreto di economia circolare e di sviluppo delle aree rurali e montane. Non si tratta di depredare il patrimonio forestale, ma di gestirlo in modo attivo: il bosco lasciato all’abbandono diventa un rischio (incendi, dissesto idrogeologico), mentre il bosco coltivato e rinnovato produce energia, materiali, lavoro e tutela ambientale. Futuro Nazionale ritiene che questa sia una delle leve più concrete e immediatamente attivabili per rafforzare la componente programmabile del mix energetico nazionale, con ricadute positive sul territorio e sull’occupazione. Le biomasse solide devono provenire da filiere locali sostenibili, con impianti ad alta efficienza e limiti emissivi adeguati alle aree critiche.

 

Biometano e biogas

Il biometano e il biogas devono essere prodotti esclusivamente attraverso l’utilizzo di sottoprodotti e scarti agricoli, agroindustriali e della frazione organica della raccolta differenziata (FORSU). Questa regola di sostenibilità è vincolante: nessuna conversione di suolo agricolo a colture dedicate, nessuna concorrenza con la filiera alimentare e nessun incentivo all’importazione opaca di materie prime. La bioenergia così ottenuta rappresenta un vettore versatile, utilizzabile sia per la produzione di energia elettrica, sia per la mobilità pesante, sia per l’immissione in rete.

Consente inoltre di valorizzare scarti e reflui trasformandoli in energia, fertilizzanti organici attraverso il digestato e in un presidio strategico per il rafforzamento delle economie rurali. Futuro Nazionale propone di consolidare gli impianti realizzati e costruire una traiettoria verso 5–6 miliardi di m³ annui al 2035, subordinata a una mappa verificata delle matrici sostenibili, al controllo delle perdite di metano, alla copertura delle vasche e alla tutela delle acque. La connessione alla rete o l’uso locale devono essere valutati dove il beneficio sistemico è maggiore: trasporti pesanti, calore di processo, industria e generazione flessibile. Gli impianti di biogas agricoli giunti a fine vita rappresentano un’opportunità da non disperdere.

Dove economicamente sostenibili, possono essere convertiti a biometano o proseguire fino alla loro fine vita utile, senza gravare o gravando minimamente sulla fiscalità generale. Una politica pragmatica deve facilitare queste conversioni con procedure snelle e senza nuovi oneri a carico della collettività, riconoscendo il valore ambientale ed economico di queste filiere locali. Non si tratta di creare nuovi regimi di incentivo costosi, ma di consentire a impianti già esistenti e a imprese agricole che hanno investito in queste tecnologie di completare il ciclo di vita utile o di riconvertirsi dove i conti economici lo consentono.

Questo approccio rispetta il principio di non gravare ulteriormente sulla fiscalità generale e sulla bolletta dei cittadini, valorizzando al contempo il potenziale di decarbonizzazione e di economia circolare già presente sul territorio.

 

Energia termica: sovranità, risorse nazionali e territorio

L’energia termica assorbe una quota rilevante dei consumi energetici italiani. Le peculiarità del patrimonio edilizio e le differenze climatiche rendono impraticabile un modello tecnologico unico: la transizione deve rifiutare ogni imposizione ideologica o direttiva esterna che svaluti la casa e gravi sulle famiglie. Lo sviluppo del comparto esige pragmatismo e reale diversificazione. Le pompe di calore non sono applicabili ovunque né in tempi rapidi: i sistemi ibridi (caldaia ad alta efficienza e pompa di calore) sono ideali per tutelare i centri storici e non sovraccaricare la rete elettrica. Il gas naturale, anche di origine biologica, rimane un pilastro per la sicurezza e la sostenibilità di famiglie e imprese.

Per garantire questa sicurezza l’Italia deve perseguire l’indipendenza degli approvvigionamenti, accelerando la ripresa delle estrazioni dai giacimenti nazionali, sfruttando appieno le risorse di sottosuolo e mari. Le risorse nazionali non possono garantire autosufficienza, ma possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la resilienza del sistema. La rete infrastrutturale esistente va tutelata e potenziata, predisponendola al trasporto di idrogeno e gas rinnovabili: un’infrastruttura strategica che, unita alla nostra posizione geografica, deve consolidare l’Italia come hub energetico del Mediterraneo. Le fonti programmabili e radicate nel territorio necessitano di ulteriore sviluppo: il biometano, la geotermia e l’uso delle biomasse sono uno strumento formidabile per sbloccare il potenziale delle economie locali, anche in termini occupazionali.

Nelle aree urbane va potenziato il teleriscaldamento, recuperando il calore residuo di industrie e termovalorizzatori per riscaldare interi quartieri azzerando gli sprechi. L’efficientamento di impianti e immobili deve seguire un percorso sostenibile, supportato da politiche strutturali e stabili.

 

Trasporti e mobilità: pluralità tecnologica e sovranità industriale

La decarbonizzazione dei trasporti richiede un approccio pragmatico e libero da dogmi ecologisti. La mobilità elettrica è un’opzione utile in determinati contesti urbani, ma non può essere imposta come l’unica via percorribile. I vincoli residui e le scadenze forzate della programmazione europea al 2035 non possono essere più accettati: sebbene Bruxelles sia stata costretta a fare un primo passo indietro rimodulando i vecchi obblighi di azzeramento totale e aprendo ai carburanti alternativi per i motori termici, l’impianto normativo attuale continua a minacciare la filiera automotive italiana e a imporre transizioni economicamente insostenibili.

La revisione europea del 2035 resta un dossier politico aperto e non deve essere presentata come modifica già approvata. Futuro Nazionale difende il principio della pluralità tecnologica. L’obiettivo deve essere la riduzione delle emissioni reali dell’intero ciclo di vita dei mezzi, garantendo che le diverse soluzioni competano liberamente sul mercato. Accanto all’elettrico, sosteniamo il pieno riconoscimento e l’adozione dei biocarburanti avanzati (HVO) e dei carburanti sintetici (e-fuels), soluzioni strategiche per azzerare l’impatto ambientale difendendo i motori termici e i veicoli già in circolazione.

Nei segmenti commerciali difficilmente elettrificabili – trasporto pesante, marittimo e aviazione – il vettore strategico sarà l’idrogeno, la cui produzione a basse emissioni su scala industriale esige però una fornitura massiccia, continuativa e a basso costo di energia elettrica: un carico di base che le fonti intermittenti non possono fisicamente garantire e che rimane legato al ritorno alla produzione elettro-nucleare di ultima generazione. Sul piano infrastrutturale, lo Stato deve concentrarsi sul potenziamento della logistica ferroviaria e portuale e sulla modernizzazione del trasporto pubblico, riducendo il congestionamento stradale senza imporre divieti punitivi.

La transizione della mobilità deve essere guidata dal buonsenso, impedendo che i costi della trasformazione ricadano in modo sproporzionato sui cittadini, sui lavoratori della filiera automobilistica e su chi vive nelle aree periferiche. Per auto urbane e flotte priorità a elettrico, ibrido efficiente e TPL; per il parco circolante HVO e biocarburanti sostenibili compatibili senza rottamazione obbligatoria indiscriminata; per il trasporto pesante elettrico su tratte idonee, biometano, HVO e idrogeno in corridoi selezionati; per aviazione e shipping SAF, e-fuels e biocarburanti avanzati; per ferrovia e logistica elettrificazione, intermodalità e digitalizzazione.

 

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Conclusioni

Senza sovranità energetica non esiste sovranità nazionale. L’Italia possiede le competenze industriali, scientifiche e tecnologiche per costruire un sistema energetico autonomo, sicuro e competitivo. Quello che è mancato finora non è la capacità, ma una direzione chiara e coerente. Futuro Nazionale propone una scelta netta: uscire da una fase di dipendenza strutturale e tornare a governare il nostro futuro energetico con responsabilità e visione di lungo periodo.

Questo significa garantire sicurezza degli approvvigionamenti, materie prime comprese, stabilità dei prezzi e sostenibilità economica della transizione energetica. Significa proteggere le famiglie dal caro bollette, difendere il lavoro e la produzione, rafforzare la competitività del sistema industriale italiano. Significa, soprattutto, restituire al Paese la capacità di decidere autonomamente sulle proprie risorse strategiche. Significa rifiutare l’ideologia green che si traduce in impoverimento e dipendenza, e scegliere invece un paniere energetico ampio, realista e orientato all’interesse nazionale.

In sintesi, il programma energetico di Futuro Nazionale si fonda su cinque pilastri inseparabili: un paniere energetico massimamente differenziato e libero da ideologie; la riapertura pragmatica di tutti i canali commerciali di approvvigionamento, inclusa la Russia e ogni partner disposto a commerciare commodities energetiche; la prioritizzazione delle fonti programmabili – idroelettrico con ripompaggio, biomasse da bosco gestito, biometano da soli sottoprodotti e scarti, geotermia e, nel lungo periodo, nucleare di nuova generazione –; il rifiuto netto del Green Deal, del Fit for 55 e di ogni politica europea che sacrifici competitività e sovranità sull’altare di scadenze ideologiche; e, infine, l’efficienza energetica come prima forma di risparmio e di rafforzamento della sicurezza nazionale.

La strada indicata è chiara e realizzabile. Non richiede miracoli tecnologici né sacrifici irragionevoli alle famiglie e alle imprese. Richiede invece coraggio politico, rigore tecnico e la volontà di mettere l’interesse nazionale al di sopra di ogni appartenenza ideologica o allineamento automatico a scelte prese altrove. Futuro Nazionale si impegna a portare avanti questa visione in ogni sede istituzionale, europea e internazionale, difendendo la libertà di scelta tecnologica, la sicurezza degli approvvigionamenti e il diritto dell’Italia a decidere del proprio futuro energetico. Il tempo delle politiche ideologizzate è finito: è il tempo della sovranità, della diversificazione e del pragmatismo.


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