Ci sono storie che meritano di essere raccontate non soltanto per il gesto in sé, ma per la potente carica simbolica che portano con sé. La vicenda di D.D., cittadino reggino classe 1980 cresciuto tra Pellaro e Sant’Antonio, è una di quelle parabole di vita che uniscono la visione globale alla radice locale. Dopo aver lasciato la Calabria al termine degli studi, D.D. ha intrapreso un viaggio lavorativo straordinario: ha vissuto in tredici nazioni diverse distribuite su tre continenti, ricoprendo ruoli di vertice come manager e direttore per prestigiose multinazionali del settore lusso, arrivando a gestire team complessi composti da centinaia di persone di trentasette nazionalità differenti. Da oltre un decennio, il suo impegno professione si focalizza sul coaching, sulla formazione aziendale e sul supporto a studenti e ad atleti di altissimo livello, tra cui spicca anche una giovane campionessa reggina premiata con una medaglia olimpica.
Nonostante i successi internazionali, le pubblicazioni editoriali e le collaborazioni professionali di rilievo, il legame con la propria terra d’origine non si è mai affievolito. Come migliaia di fuorisede calabresi, D.D. torna regolarmente a casa ogni estate e durante l’anno, osservando l’evoluzione della propria città con lo sguardo attento di chi analizza le dinamiche umane e comportamentali per professione. Negli ultimi anni, la percezione di una comunità rassegnata ha iniziato a lasciare il posto a una nuova vitalità, alimentata dal desiderio di riscatto sociale di giovani e associazioni locali.
Dalla denuncia all’azione: la trasformazione di uno scorcio cittadino
Il racconto di D.D. prende forma da un’osservazione diretta del territorio e si trasforma in un gesto concreto di cittadinanza attiva. Di fronte a una scalinata comunale sommersa dalle erbacce e dal degrado, adiacente al portone della propria abitazione, la scelta comune sarebbe potuta essere quella della solita lamentela da social network, magari immortalando il disservizio con uno scatto polemico. D.D. ha invece scelto di invertire la rotta, trasformando la rabbia sterile in un’azione tangibile di decoro urbano. Munito di attrezzi e tanta buona volontà, ha ripulito personalmente l’area, realizzando un vero e proprio prima e dopo che testimonia come la cura del bene pubblico passi prima di tutto dall’atteggiamento dei singoli individui.
Nelle sue parole si coglie appieno la filosofia che ha guidato questo gesto: “Finalmente a Reggio un cittadino può scegliere. Non tra Cesare e Sottozero, via marina o il corso, Scilla o Riace, ma da che parte stare. Non parlo di colore politico ma di pensiero, e ancora di più di chi si vuole essere e come si vuole vivere. Torno a Reggio ogni estate e a volte anche durante l’anno, come tutti i fuorisede. Io lo sono da quasi trent’anni, e ne ho trascorsi più fuori ormai, ma Reggio è Reggio. È casa mia“. Proseguendo nella sua testimonianza, D.D. sottolinea il senso profondo del suo intervento: “Io ho scelto di non fare una sola foto per denunciare, ma due: un prima e una dopo. Quella che vedete è la stradina adiacente al portone di casa mia. È comunale, è vero, e avrei potuto essere uno dei tanti che scatta, si lamenta, telefona. Oppure scegliere di contribuire in prima persona all’operazione decoro“.
L’effetto valanga e la saggezza del passato per la cura dei beni comuni
La scelta di intervenire in prima persona si fonda su un principio strategico e motivazionale preciso, quello che D.D. definisce effetto valanga. Un piccolo gesto individuale, proprio come un granello di neve, rolled giù da un pendio può ingrandirsi e coinvolgere gradualmente l’intera comunità, risvegliando il desiderio di fare e la responsabilità collettiva. Questo approccio si richiama direttamente alla saggezza delle generazioni passate, quando l’attenzione verso lo spazio antistante la propria casa era un rito quotidiano e spontaneo, svolto con orgoglio da mamme e nonne senza bisogno di editti o sollecitazioni esterne.
Sviscerando la necessità di superare vecchi retaggi culturali e scetticismi storici, D.D. aggiunge nella sua lettera: “Operazione decoro è forse il passo più intelligente fatto, perché ha lavorato su tale concetto facendo leva sulle aspettative disattese per molti anni. È quello che diceva Albus Silente rivolgendosi a Harry Potter: Arriverà il momento nella vita in cui si deve scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile. E non sempre ciò che è facile è anche giusto. Io ho scelto di lasciarmi travolgere dalla forza della valanga, con la speranza che questo effetto possa coinvolgere sempre più persone, prendendo esempio dalle nostre nonne, le vere esperte di decoro, che senza che glielo ordinasse nessuno, con scopa e paletta, pulivano il marciapiede fuori casa propria. La città non è del sindaco, degli assessori o della giunta, ma della gente. Una rivoluzione parte sempre dal basso“.
Un plauso pubblico a D.D. per la scintilla di una nuova stagione civica
Da queste colonne intendiamo rivolgere un sentito e pubblico ringraziamento a D.D. per la straordinaria lezione di civiltà e per l’immenso amore dimostrato verso Reggio Calabria. Il suo non è soltanto un atto di pulizia fisica di una stradina, ma una vera e propria scossa morale inflitta all’apatia e alla rassegnazione. Persone con il suo bagaglio di competenze, capaci di coniugare il successo professionale globale con un’umiltà d’azione disarmante sul piano locale, rappresentano la risorsa più preziosa per costruire il futuro di Reggio Calabria.
L’auspicio è che questa condotta diventi contagiosa e che il messaggio lanciato da D.D. possa guidare una rigenerazione urbana che sia prima di tutto culturale e sociale. Il vero orgoglio reggino si misura precisamente in questa capacità di prendersi cura della propria terra, dimostrando che il cambiamento non è un miraggio lontano gestito solo dalle istituzioni, ma un percorso quotidiano che appartiene a ogni singolo cittadino desideroso di vivere in una città migliore.
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Ilaria Calabrò
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