11.02 – mercoledì 12 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’AgenziaOpinione)–
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Dalle Alpi all’Artico: il MUSE prosegue con il Grande Nord il proprio viaggio sulla crisi della biodiversità

Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, mercoledì 19 agosto alle 18.00

In diretta streaming sul sito di Le Scienze

Incontro con Hakan Jonsson, parlamentare e biologo svedese, Roberta Raffaetà, (antropologa socioculturale associata presso l’Università Ca’ Foscari e vice-direttrice di NICHE – Center for Environmental Humanities) ed Elizabeth A. Povinelli (titolare della cattedra Franz Boas di Antropologia e Studi di Genere presso la Columbia University).

Modera Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze

Dopo i focus dedicati alle foreste tropicali montane, il MUSE ospita una riflessione sulle eco-trasformazioni delle regioni artiche.

Il 19 agosto alle 18.00 al Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, Hakan Jonsson, biologo e membro del Parlamento Sámi svedese, interverrà in un incontro pubblico che unisce la crisi della biodiversità e degli habitat del Grande Nord alle sfide della transizione energetica e della giustizia climatica.

Il ciclo di incontri del MUSE dedicato alla tutela della biodiversità globale e alle grandi crisi ambientali della nostra epoca si arricchisce di un nuovo appuntamento di rilievo internazionale.

Dopo aver esplorato la straordinaria ricchezza e le fragilità della foresta tropicale montana in Tanzania, l’attenzione si sposta verso le latitudini estreme dell’Artico per analizzare l’impatto dei cambiamenti climatici sul Grande Nord e sui popoli che lo abitano.

Ospite d’eccezione dell’iniziativa sarà Hakan Jonsson, biologo, formatore di guide artiche ed esponente politico di primo piano della comunità Sámi in Svezia.

Il politico svedese terrà un talk intitolato “Un mondo in mutamento: il punto di vista Sámi sull’Artico tra conoscenza tradizionale e trasformazioni attuali”: una testimonianza diretta di come il riscaldamento globale stia trasformando la terra dei Sámi (Sápmi) e ridisegnando il futuro delle popolazioni indigene.

Hakan Jonsson farà una prima tappa al MUSE il 17 agosto e proseguirà il 19 agosto al Museo delle Palafitte del Lago di Ledro per il talk che sarà trasmesso in diretta streaming sul sito de Le Scienze.

Sarà il direttore della rivista scientifica, Marco Cattaneo, a moderare il dialogo tra Hakan Jonsson, Roberta Raffaetà, (antropologa socioculturale associata presso l’Università Ca’ Foscari e vice-direttrice di NICHE – Center for Environmental Humanities) ed Elizabeth A. Povinelli (titolare della cattedra Franz Boas di Antropologia e Studi di Genere presso la Columbia University).

Al centro del dialogo: il legame tra conoscenza tradizionale e biodiversità, il parallelo tra ambienti estremi artico e alpino nel contesto della crisi climatica.

“Non si tratta solo del cambiamento climatico – evidenzia Hakan Jonsson – ma anche di molti altri mutamenti e trasformazioni innescati dal riscaldamento globale che si sovrappongono alle eredità del passato, costituendo la situazione attuale del popolo Sámi e tracciando un’incerta prospettiva per il futuro”.

Un ecosistema e una cultura sotto pressione

La popolazione Sámi (stimata tra le 50.000 e le 100.000 persone diffuse tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia) condivide una storia segnata dall’esperienza coloniale e dall’assimilazione culturale a cui ha fatto seguito una graduale affermazione dei propri diritti.

Oggi, l’impatto della crisi climatica sull’Artico si traduce in conseguenze immediate per le comunità locali.

Ad esempio, sulle abitudini di mobilità e la capacità di sussistenza poiché la drastica riduzione dello spessore e dell’estensione del ghiaccio di laghi e fiumi e della copertura nevosa limitano le possibilità di spostamento per le attività di caccia, pesca e allevamento nella stagione invernale.

Si registrano poi criticità per gli allevamenti di renne a causa degli eventi di “pioggia su neve” che creano uno strato di ghiaccio al suolo, costringendo gli allevatori a integrare l’alimentazione del bestiame.

Lo scioglimento del permafrost causa alterazione delle aree di pascolo e danni alle infrastrutture, mentre il rilascio di contaminanti rappresenta un grave rischio per la salute.

L’estrazione mineraria e l’occupazione di suolo per i progetti di energia rinnovabile – legati alla transizione energetica – finiscono spesso per penalizzare i diritti delle comunità Sámi, a cui si sommano la crescente militarizzazione dell’area e le implicazioni del conflitto russo-ucraino, con ingenti pressioni geopolitiche ed economiche.

La risposta della Conoscenza Indigena (Indigenous Knowledge)

A farne le spese non è soltanto la fragile biodiversità polare, ma anche la diversità culturale ad essa legata.

In questo contesto emerge con forza il valore dell’Indigenous Knowledge: un sistema di conoscenza dinamico che attraversa sistemi biologici, fisici, culturali e spirituali ed è basato sull’esperienza diretta e su competenze multigenerazionali che continuano a svilupparsi in un processo vivo e vengono trasmesse di generazione in generazione.

“La conoscenza tradizionale è il nostro modo di essere e ogni Sámi ha il diritto di esercitare la propria conoscenza tradizionale”, ribadisce Jonsson.

Oggi la conoscenza indigena è ritenuta particolarmente importante dal mondo della ricerca scientifica per studiare i cambiamenti climatico-ambientali e individuare misure di adattamento efficaci.

Non sempre però i risultati scientifici hanno risvolti positivi per le comunità indigene che chiedono di essere coinvolte attivamente nei progetti di ricerca e nelle decisioni politiche.

Dalle distese artiche all’arco alpino: il destino comune dei ghiacciai

L’evento si inserisce nella missione MUSE di connettere le grandi questioni globali con la realtà del territorio trentino e alpino, con particolare approfondimento sui cambiamenti innescati dall’Antropocene in ambienti estremi.

Sebbene separati da migliaia di chilometri, l’Artico e le Alpi condividono la medesima urgenza: le rapide trasformazioni causate dal riscaldamento globale.

Sia l’ambiente polare che quello di alta montagna rappresentano i “termometri” più sensibili del nostro Pianeta.

Osservare i mutamenti dell’Artico attraverso gli occhi di chi li vive quotidianamente offre una chiave di lettura preziosa per comprendere anche la trasformazione del nostro paesaggio alpino, spingendoci a cercare soluzioni di governance e strategie di tutela inclusive e fondate sull’integrazione tra rigore scientifico e memoria storica dei territori.

Hakan Jonsson

Proveniente da Sorsele, nella Svezia settentrionale, Hakan Jonsson unisce una solida preparazione scientifica (Master of Science in Biologia) a un impegno istituzionale pluriennale per la tutela dei diritti indigeni della popolazione Sámi.

È Presidente dell’Hunting and Fishing Sámi Party, membro del Parlamento Sámi in Svezia (di cui è stato Presidente fino a fine novembre 2025) e Rappresentante della delegazione Sámi svedese in tre vertici internazionali della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), l’ultimo dei quali a Toronto nel 2022.

Formatore di guide artiche ed esperto del legame tra conoscenza tradizionale e conservazione biologica.


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