Voleva mettere in guardia un turista da una possibile truffa a pochi passi dalla Fontana di Trevi. Quel gesto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe scatenato una reazione violentissima: un pugno in pieno volto, poi l’accerchiamento e una raffica di calci e pugni mentre era ormai a terra, fino a provocargli gravissime e permanenti lesioni al viso.

È la brutale aggressione subita da “Guardian of Rome”, noto influencer e attivista straniero che sui social documenta fenomeni di illegalità e raggiri ai danni dei turisti nella Capitale.

A distanza di alcune settimane da quella notte, arriva un importante sviluppo nelle indagini. I Carabinieri della Stazione di Roma San Lorenzo in Lucina hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica, che dispone il divieto di dimora nel Comune di Roma per tre cittadini stranieri.

I tre sono gravemente indiziati di appartenere al gruppo responsabile dell’aggressione. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

L’aggressione a due passi dalla Fontana di Trevi

I fatti risalgono alla tarda serata del 26 giugno 2026, nel cuore del centro storico di Roma. Il 34enne, cittadino iraniano, si trovava in via delle Muratte, a pochissima distanza dalla Fontana di Trevi, e stava documentando con le proprie apparecchiature video il cosiddetto “gioco delle tre campanelle”, fenomeno attraverso il quale vengono raggirati turisti e passanti.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’influencer avrebbe tentato di avvertire un passante della truffa in corso. È a quel punto che la situazione sarebbe precipitata. La reazione del gruppo, secondo quanto riferito dai Carabinieri, sarebbe stata immediata e violentissima. L’attivista sarebbe stato colpito a sorpresa con un pugno al volto, tanto forte da farlo cadere e provocare anche il danneggiamento delle attrezzature che stava utilizzando.

Il 34enne avrebbe provato ad allontanarsi e a difendersi, ma la superiorità numerica degli aggressori non gli avrebbe lasciato scampo.

Accerchiato e colpito mentre era a terra

La parte più drammatica dell’aggressione si sarebbe consumata subito dopo. L’uomo sarebbe stato accerchiato e sopraffatto, finendo a terra in stato di semicoscienza. A quel punto, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato raggiunto ripetutamente da calci e pugni diretti soprattutto al volto e alla testa.

Una sequenza brutale che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche. A fermare l’aggressione sarebbe stato infatti il coraggioso intervento di un altro cittadino, che si trovava nelle vicinanze e sarebbe riuscito a interrompere la violenza. Sono quindi scattati i soccorsi e il 34enne è stato trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I di Roma.

Il referto choc: “fracasso facciale”

Le condizioni riscontrate dai sanitari hanno restituito la gravità di quanto accaduto. Il quadro traumatologico è stato descritto come un vero e proprio “fracasso facciale”, con molteplici fratture scomposte che hanno interessato mandibola, seno mascellare, arco zigomatico e ossa nasali, oltre a estesi enfisemi dei tessuti molli.

Alla luce della gravità delle lesioni e delle conseguenze estetiche e funzionali, la Procura di Roma ha ipotizzato il reato previsto dall’articolo 583-quinquies del Codice penale, relativo alla deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.

Il GIP avrebbe inoltre ravvisato, nel quadro cautelare, le aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa della vittima.

Le telecamere avrebbero permesso di ricostruire l’aggressione

Determinante per gli investigatori è stata l’analisi delle immagini registrate dalle numerose telecamere presenti nel centro di Roma.

I Carabinieri della Stazione di Roma San Lorenzo in Lucina hanno passato al setaccio i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona, incrociando le registrazioni per ricostruire quanto accaduto e raccogliere elementi utili all’identificazione dei presunti responsabili.

Un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento Criminalità Diffusa e Grave, che ha portato alla richiesta della misura cautelare.

Uno degli indagati avrebbe persino presentato una falsa denuncia

C’è poi un ulteriore particolare che emerge dall’indagine. A uno dei tre uomini è stata contestata anche l’ipotesi di calunnia. Nei giorni successivi all’aggressione, secondo l’accusa, avrebbe infatti presentato una denuncia alle autorità cercando di rappresentarsi come vittima dell’accaduto.

Un tentativo di sviare le indagini che, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato smentito proprio dall’analisi delle registrazioni video.

Gli elementi raccolti hanno quindi portato il GIP ad applicare nei confronti dei tre indagati il divieto di dimora nel Comune di Roma.

Dalle “tre campanelle” alla violenza nel cuore della Capitale

La vicenda riporta sotto i riflettori un fenomeno ben noto nelle zone della Capitale maggiormente frequentate dai visitatori: quello dei giochi di strada utilizzati per attirare e raggirare soprattutto turisti stranieri, facendo leva sull’apparente semplicità della scommessa.

Ma questa volta la storia ha assunto contorni ancora più inquietanti. Chi stava documentando il fenomeno e avrebbe cercato di impedire che un turista cadesse nella trappola si è ritrovato, secondo quanto ricostruito, aggredito e gravemente ferito nel pieno centro di Roma, a pochi metri da uno dei monumenti più visitati al mondo.

Una vicenda che dalle immagini dei social e dalle strade affollate intorno alla Fontana di Trevi è finita nelle carte di un’inchiesta giudiziaria, culminata ora nella misura cautelare per i tre uomini.

Le indagini preliminari sono ancora in corso e le responsabilità dovranno essere definitivamente accertate nelle sedi giudiziarie competenti.




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 Daniel Lestini

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