West Nile in Italia, 141 casi e 6 decessi: cosa dicono i dati ISS e WHO su sintomi, forme gravi, trasmissione e prevenzione

Il virus West Nile è tornato sotto osservazione in Italia durante l’estate 2026, con una circolazione documentata in numerose aree del Paese. I dati disponibili possono però risultare difficili da interpretare se non si distingue tra infezioni effettivamente avvenute nella popolazione e casi confermati attraverso il sistema di sorveglianza. È proprio questa distinzione che permette di leggere correttamente anche il numero delle forme neuro-invasive e di confrontare i dati italiani con quelli forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 6 agosto e riferito ai dati raccolti fino al 5 agosto 2026, in Italia sono stati confermati 141 casi di infezione da virus West Nile nell’uomo. Di questi, 64 hanno avuto una manifestazione neuro-invasiva, 50 hanno presentato febbre e 27 sono risultati asintomatici e sono stati identificati attraverso lo screening dei donatori di sangue. Tra i casi confermati sono stati notificati 6 decessi. L’ISS precisa inoltre che tra le forme neuro-invasive è presente un caso importato dalle Maldive e tra i casi di febbre un caso importato dal Burkina Faso.

Il dato dei 141 casi deve essere quindi letto come il numero delle infezioni confermate e intercettate dal sistema di sorveglianza, non come il numero complessivo delle persone che hanno contratto il virus in Italia. La differenza è fondamentale perché il West Nile, nella maggior parte delle persone, non provoca alcun sintomo e quindi molte infezioni possono non arrivare all’osservazione sanitaria. L’ISS, nel suo report, evidenzia inoltre che la sorveglianza 2026 è basata sui dati trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome attraverso la piattaforma nazionale.

Che cos’è il virus West Nile

Il West Nile virus, abbreviato WNV, è un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae. Il suo ciclo naturale coinvolge principalmente uccelli e zanzare. Le zanzare si infettano pungendo uccelli portatori del virus e possono successivamente trasmetterlo attraverso la puntura all’uomo e ad altri animali.

L’uomo, così come il cavallo, è considerato un ospite accidentale e non rappresenta il principale elemento del ciclo di trasmissione. La principale via di contagio per le persone è infatti la puntura di una zanzara infetta.

In Europa la trasmissione avviene soprattutto durante la stagione delle zanzare, dalla tarda primavera all’autunno, con una maggiore attività generalmente osservata tra luglio e settembre.

Come si trasmette

Il West Nile viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di una zanzara infetta del genere Culex, in particolare la Culex pipiens (Zanzara comune notturna). Non è invece una malattia che si diffonde attraverso i normali rapporti tra persone: la WHO non ha documentato una trasmissione interumana attraverso il contatto quotidiano.

Sono state tuttavia documentate, seppure raramente, altre modalità di trasmissione, tra cui trasfusioni di sangue, trapianti di organi e trasmissione durante la gravidanza, il parto e attraverso il latte materno. Proprio per questo la sorveglianza sui donatori di sangue costituisce una parte importante delle attività di prevenzione.

West Nile: quali sono i sintomi?

Il punto centrale per comprendere il rischio del West Nile è che la maggior parte delle persone infette non sviluppa sintomi. La WHO indica che circa il 70-80% delle persone infettate rimane asintomatico. Circa il 20% sviluppa invece una forma febbrile generalmente lieve.

Quando l’infezione si manifesta, possono comparire febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea e vomito. In alcuni casi sono presenti anche eruzioni cutanee o linfonodi ingrossati. La malattia può quindi essere facilmente confusa con altre infezioni febbrili e, in molti casi, si risolve senza conseguenze gravi.

Il periodo di incubazione può variare. La WHO indica generalmente un intervallo di alcuni giorni prima della comparsa dei sintomi, mentre le informazioni epidemiologiche italiane considerano un periodo che può arrivare fino a circa due settimane, con possibili tempi più lunghi in alcune persone immunocompromesse.

Le forme più gravi

Una piccola parte delle persone infettate sviluppa una malattia neuro-invasiva, cioè un’infezione che interessa il sistema nervoso centrale. Può manifestarsi sotto forma di encefalite, meningite o altre sindromi neurologiche e, nei casi più gravi, può provocare paralisi, coma e morte.

La WHO stima che circa una persona ogni 150 infettate sviluppi una forma grave. Il rischio è maggiore soprattutto nelle persone anziane e in alcuni soggetti immunocompromessi, anche se una forma severa può verificarsi a qualsiasi età.

Perché in Italia ci sono 64 casi neuro-invasivi su 141?

È questo il dato che più facilmente può generare confusione. Se si confrontano i 64 casi neuro-invasivi registrati dall’ISS con i 141 casi confermati, si ottiene una percentuale di circa il 45%. Questo numero, però, non significa che il 45% degli italiani infettati sviluppi una forma neurologica.

I 141 casi rappresentano infatti le infezioni che sono state identificate e confermate dalla sorveglianza sanitaria. Le infezioni asintomatiche sono in larga parte destinate a non essere diagnosticate, mentre una persona con encefalite, meningite o altri sintomi neurologici ha molte più probabilità di arrivare all’osservazione medica e di essere sottoposta ai test diagnostici.

La stima WHO di un caso grave ogni 150 infezioni si riferisce invece all’insieme delle persone che contraggono il virus, comprese quelle che non presentano sintomi e che quindi non vengono necessariamente conteggiate nelle statistiche dei casi confermati. I due numeri, dunque, non sono in contraddizione perché misurano fenomeni differenti.

Anche il dato diffuso dalla WHO il 24 luglio 2026 deve essere interpretato nello stesso modo. In quell’aggiornamento l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnalava per la Grecia 21 casi umani confermati, 20 dei quali con malattia neuro-invasiva. Per l’Italia erano invece riportati 21 casi confermati distribuiti in 17 aree, con dati aggiornati al 15 luglio. Si trattava quindi di una fotografia epidemiologica precedente rispetto al successivo report ISS del 5 agosto e riferita, anche in quel caso, ai casi identificati e confermati.

La situazione in Italia

Il quadro italiano si è quindi modificato rapidamente nel corso dell’estate. Al 28 luglio 2026 l’ISS aveva registrato 84 casi confermati, dei quali 37 neuro-invasivi, 27 con febbre, 19 asintomatici individuati tra i donatori di sangue e un ulteriore caso sintomatico. I decessi erano due.

Con l’aggiornamento successivo, riferito al 5 agosto, i casi confermati sono saliti a 141. Le forme neuro-invasive sono passate a 64, i casi febbrili a 50 e quelli asintomatici identificati attraverso lo screening dei donatori sono rimasti 27. I decessi notificati sono diventati sei.

L’ISS segnala inoltre che la circolazione del virus è stata dimostrata in 50 province appartenenti a 16 Regioni. Il dato conferma un’estensione geografica maggiore rispetto a quella fotografata nel primo report della stagione, quando le province interessate erano 47 e le Regioni 12.

La differenza tra i dati ISS e quelli diffusi dalla WHO a luglio non rappresenta quindi un’incongruenza. Sono dati riferiti a date differenti e a fasi diverse della sorveglianza epidemiologica. Il dato WHO del 24 luglio riportava per l’Italia 21 casi al 15 luglio; il successivo report ISS, aggiornato al 5 agosto, fotografa una situazione epidemiologica più recente e registra 141 casi confermati.

La situazione in Europa

La WHO/Europe ha segnalato il 24 luglio 2026 un aumento dei casi in alcune parti dell’Europa, invitando i Paesi a rafforzare la sorveglianza delle zanzare e l’informazione alla popolazione. La Grecia aveva registrato 21 casi al 22 luglio, con 20 pazienti che avevano sviluppato una malattia neuro-invasiva. Altri casi autoctoni erano stati segnalati in Spagna, Romania e Macedonia del Nord.

La WHO ha sottolineato che il rischio per la maggior parte della popolazione rimane basso, ma ha raccomandato particolare attenzione nelle aree dove il virus è in circolazione. L’Organizzazione collega inoltre la crescente attenzione verso il West Nile alle condizioni favorevoli alla proliferazione e alla diffusione delle zanzare, comprese temperature più elevate e stagioni calde più lunghe.

Esiste un vaccino contro il West Nile?

Al momento non esiste un vaccino autorizzato per l’uomo contro il West Nile e non è disponibile una terapia antivirale specifica. Per le forme lievi il trattamento è principalmente di supporto, mentre le forme neuro-invasive possono richiedere il ricovero ospedaliero e cure intensive.

Questo rende particolarmente importante la prevenzione, soprattutto durante i mesi nei quali l’attività delle zanzare è maggiore.

Come prevenire l’infezione

La protezione passa innanzitutto dalla riduzione delle punture di zanzara. WHO raccomanda di utilizzare repellenti autorizzati seguendo le istruzioni del produttore e di indossare, quando possibile, abiti che coprano braccia e gambe. Anche zanzariere alle finestre e porte, ambienti climatizzati e l’utilizzo di ventilatori possono contribuire a ridurre l’esposizione.

Un ruolo importante è svolto anche dalla rimozione dei ristagni d’acqua, che rappresentano potenziali luoghi di riproduzione delle zanzare. Vasi, contenitori, sottovasi e altri recipienti presenti intorno alle abitazioni devono essere svuotati e mantenuti puliti, mentre i contenitori destinati alla conservazione dell’acqua devono essere adeguatamente coperti.

Nessun allarmismo, ma attenzione ai sintomi

Il quadro che emerge dai dati ISS e dalle indicazioni WHO è quindi più articolato di quanto possano suggerire i singoli numeri. In Italia sono stati 141 i casi confermati attraverso la sorveglianza al 5 agosto 2026, dei quali 64 classificati come neuro-invasivi, ma questo non significa che quasi una persona su due tra tutte quelle infettate sviluppi una forma grave.

La maggioranza delle infezioni resta infatti asintomatica. I casi neuro-invasivi rappresentano una parte dei casi identificati e diagnosticati, mentre il rischio di sviluppare una forma grave deve essere valutato sull’insieme delle infezioni, comprese quelle che rimangono sconosciute. È questa la ragione per cui il dato WHO di circa un caso grave ogni 150 infezioni non è direttamente confrontabile con il rapporto tra i 64 casi neuro-invasivi e i 141 casi confermati dall’ISS.

Il West Nile, dunque, non deve essere motivo di allarmismo, ma la circolazione del virus richiede attenzione e comportamenti di prevenzione. In particolare, in presenza di febbre elevata associata a forte mal di testa, rigidità del collo, disorientamento, tremori, debolezza muscolare o convulsioni, è necessario rivolgersi tempestivamente a un medico.

Aggiornamento dati: il quadro epidemiologico riportato nell’articolo fa riferimento all’ultimo report ISS disponibile al momento della pubblicazione, pubblicato il 6 agosto 2026 e relativo ai dati raccolti fino al 5 agosto 2026. I dati sulla circolazione del West Nile sono soggetti a successivi aggiornamenti da parte delle autorità sanitarie.

Fonti: Istituto Superiore di Sanità e Organizzazione Mondiale della Sanità.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Vincenzo Perfetto

Source link

Di