Uno Scudo della Difesa nazionale ed europeo contro missili e droni, una nuova Arma Cyber, una Riserva pronta e scalabile, più spazio alla base industriale e una profonda revisione di norme e processi. È questa la direzione tracciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto nell’Atto di Indirizzo 2026, emanato il 9 luglio e destinato ad avviare il ciclo integrato di programmazione della performance e di formazione del bilancio per l’esercizio finanziario 2027, con programmazione pluriennale 2028-2029.

Il documento ridisegna le priorità della Difesa italiana alla luce di uno scenario definito sempre più instabile, competitivo e multidominio. L’impostazione è netta: non basta più preparare capacità per il futuro, bisogna colmare nel frattempo i vuoti operativi più urgenti e riuscire a modificare lo Strumento militare con una velocità paragonabile a quella con cui evolve la minaccia.

Lo Scudo della Difesa diventa la priorità più urgente

La prima grande direttrice riguarda la difesa aerospaziale multilivello. L’Atto considera la protezione da missili, droni e altre minacce provenienti dall’alto la priorità capacitiva più urgente, sulla base delle lezioni tratte dai conflitti recenti. L’obiettivo è realizzare uno “Scudo della Difesa Nazionale ed Europeo”, concepito come una cupola protettiva a più strati.

Il sistema dovrà essere in grado di monitorare le possibili aree di lancio, individuare e caratterizzare rapidamente i vettori, seguirli durante il volo, stimare la probabile zona d’impatto e trasferire quindi l’informazione ai sistemi di acquisizione e contrasto a terra.

Non si tratta soltanto di acquistare nuovi intercettori. Il concetto centrale è quello di integrare sensori, satelliti, intelligence, comando e controllo e sistemi di risposta in una rete unica. L’intelligenza artificiale viene indicata come un elemento abilitante per ridurre il tempo tra rilevazione e decisione, classificare più rapidamente le minacce e individuare la risposta più efficace e sostenibile.

Particolare attenzione viene dedicata alla difesa anti-drone. Contro attacchi massivi e condotti con sistemi relativamente economici, la Difesa dovrà evitare di utilizzare sistematicamente capacità pregiate e costose contro bersagli di basso valore. Servono invece soluzioni economiche, moltiplicabili e sostenibili, integrate organicamente nello Scudo.

Lo Scudo dovrà inoltre essere aperto, modulare e interoperabile, in modo da poter integrare progressivamente capacità italiane, europee e alleate. L’Atto indica anche la possibilità che l’Italia assuma un ruolo di aggregatore di capacità nella costruzione di una futura architettura continentale.

Spazio e satelliti: capacità sovrana, ma serve una soluzione ponte

La seconda componente della prima priorità riguarda lo spazio, ormai considerato a pieno titolo un dominio operativo. Satelliti e infrastrutture orbitali sono essenziali per osservazione, comunicazioni, navigazione e comando e controllo. Per questo la Difesa punta a rafforzare la capacità di operare nello spazio e di proteggere i propri assetti.

L’Atto prevede inoltre un percorso per la progressiva creazione di un Corpo Spaziale della Difesa e/o di un’Agenzia Spaziale, con l’obiettivo di assicurare continuità alle competenze specialistiche e al personale dedicato. Tra le capacità da sviluppare figurano l’accesso allo spazio, le operazioni in orbita e la Space Situational/Domain Awareness.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda le comunicazioni satellitari SATCOM. L’obiettivo finale è una capacità autonoma nazionale ed europea, ma il documento riconosce che la sua realizzazione richiederà non meno di cinque anni. Per questo viene indicata una soluzione transitoria, un cosiddetto gap filler, attraverso un operatore commerciale già dotato di una costellazione satellitare adeguata.

La selezione dovrà considerare copertura geografica, massa satellitare, ridondanza, resilienza e continuità del servizio, salvaguardando al tempo stesso il controllo nazionale sui flussi informativi sensibili e l’interoperabilità con NATO e Unione europea.

La guerra sotto il mare: cavi, energia e infrastrutture critiche

La seconda priorità politica riguarda la dimensione subacquea e la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine.

Il documento evidenzia la vulnerabilità dei cavi che trasportano comunicazioni e dati, delle dorsali energetiche e delle altre infrastrutture collocate sui fondali. Sono assetti difficili da sorvegliare e particolarmente complessi da proteggere a causa della loro estensione e della difficoltà di attribuire eventuali sabotaggi.

In questo settore viene valorizzato il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), che riunisce Difesa, industria, università e centri di ricerca. L’obiettivo è sviluppare reti di sensori, sistemi autonomi, strumenti di analisi dei dati e capacità di intervento mirato, evitando di dover presidiare staticamente migliaia di chilometri di mare.

La prospettiva è anche europea: infrastrutture sottomarine e cavi non conoscono confini nazionali e la condivisione di tecnologie, conoscenze e sistemi di sorveglianza viene considerata uno strumento per aumentare contemporaneamente la sicurezza e la competitività industriale.

Arriva l’Arma Cyber e un Centro contro la guerra ibrida

Il terzo asse è quello della superiorità informativa e del contrasto alle minacce ibride.

L’Atto considera la guerra ibrida una minaccia continua, sotto la soglia del conflitto aperto, capace di colpire infrastrutture critiche, servizi essenziali, centri decisionali, catene di approvvigionamento e fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La novità più evidente è la previsione di una Arma Cyber, chiamata a operare continuativamente nello spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato. Dovrà integrare personale militare e competenze specialistiche provenienti dal mondo civile, valorizzando anche il contributo della Riserva.

Alla nuova capacità cyber si affiancherà un Centro Nazionale ed Europeo per il Contrasto alla Guerra Ibrida, pensato come piattaforma permanente e multinazionale, con vocazione inter-agenzia. Dovrà favorire il comando e controllo condiviso, accelerare lo scambio informativo tra alleati e partner e rafforzare il contrasto a propaganda, manipolazione informativa e campagne cognitive ostili.

Il documento punta inoltre a una Comunicazione Strategica più integrata e proattiva e alla costruzione di una maggiore resilienza cognitiva, anche alla luce della convergenza tra intelligenza artificiale e neurotecnologie.

Una Difesa che deve funzionare come un unico sistema

La quarta priorità riguarda l’integrazione interforze, inter-agenzia, europea e internazionale.

L’obiettivo è superare la logica delle componenti separate e costruire una Difesa capace di operare come un sistema unico, collegando sensori, dati, forze ed effetti. Il comando e controllo dovrà diventare il perno dell’architettura multidominio, con maggiore decentramento esecutivo e tempi più rapidi tra comprensione della minaccia, decisione e azione.

Il modello viene esteso al Sistema Paese. La Difesa dovrà rafforzare il raccordo con le altre amministrazioni, l’industria, il mondo tecnologico e le istituzioni, contribuendo alla resilienza nazionale e alla continuità dei servizi essenziali.

Sul piano europeo, il documento propone una Comunità di Difesa dell’Europa Continentale (CDEC), concepita come cornice politico-strategica volontaria per riunire Paesi europei disposti a condividere responsabilità, capacità e obiettivi comuni. L’integrazione europea viene presentata come rafforzamento, non come alternativa, al pilastro europeo della NATO.

Personale, reclutamento e competenze: “le persone giuste nei posti giusti”

Una parte significativa dell’Atto è dedicata al personale militare e civile.

Il documento indica la necessità di organici adeguati per numero e composizione, una migliore distribuzione tra categorie, ruoli e gradi e profili professionali più aderenti alle esigenze operative e tecnologiche. Viene inoltre indicata come priorità la riduzione dell’età media del personale, considerata funzionale a prontezza, sostenibilità dei turni e flessibilità d’impiego.

Il reclutamento dovrà diventare più rapido e mirato, anche attraverso forme di reclutamento diretto di professionisti altamente specializzati nei settori cyber, aerospazio, digitale, intelligence, logistica, procurement ed energia.

La Difesa punta inoltre a rafforzare le competenze nei domini tecnologici avanzati, tra cui intelligenza artificiale, sistemi autonomi e tecnologie quantistiche. L’Atto introduce anche il concetto di Human Readiness Level, affiancandolo al Technology Readiness Level: una tecnologia, per essere realmente operativa, deve essere accompagnata da personale capace di utilizzarla, adattarla e governarla.

Cambia anche il trattamento del personale militare

Il documento affronta esplicitamente anche trattamento economico, previdenza e welfare.

La specificità dello status militare, legata a disponibilità permanente, rischio, disciplina e condizioni d’impiego particolari, dovrebbe riflettersi anche sul trattamento economico e previdenziale. Per la componente operativa e, in particolare, per quella combat, l’Atto indica la necessità di studiare un trattamento distinto da quello del pubblico impiego ordinario.

Sul fronte del welfare vengono richiamati servizi di sostegno, copertura sanitaria integrativa, qualità degli ambienti di lavoro, mobilità, condizioni economiche legate al costo della vita e soprattutto alloggi per il personale e le famiglie.

Sanità militare: un unico sistema nazionale

La sesta priorità riguarda la Sanità militare. L’Atto prevede l’attuazione della recente riforma verso un sistema unitario, interforze e interoperabile, con un Servizio Sanitario Militare Nazionale, un’unica Direzione della Sanità Militare e un Corpo unico nel quale rivedere i ruoli del personale sanitario.

Dovranno essere rafforzate medicina operativa, strutture sanitarie di aderenza e mezzi medici d’urgenza. La sanità militare dovrà inoltre completare la digitalizzazione e valorizzare le competenze di alta specializzazione maturate in ambiti come diagnostica avanzata, protesica e chirurgia d’urgenza.

L’Atto prevede che tali competenze possano essere messe a disposizione anche del Servizio Sanitario Nazionale, oltre che di militari, veterani e loro famiglie.

La Riserva diventa una componente strutturale

La settima priorità introduce una concezione più strutturata della Riserva militare.

Non dovrà essere uno strumento occasionale, ma un elemento permanente della capacità di difesa nazionale, con personale addestrato e prontamente impiegabile anche in tempo di pace. L’obiettivo è poter disporre di maggiore forza quando necessario senza mantenere stabilmente l’intero volume di personale richiesto da ogni possibile crisi.

La Riserva dovrebbe essere impiegata soprattutto in settori come logistica, sanità militare, cyber, infrastrutture, comando e controllo, supporto tecnico-operativo e tecnologie avanzate, includendo professionalità provenienti dal mondo civile, industriale, scientifico e tecnologico.

Il modello dovrà essere pronto, modulare, sostenibile economicamente e scalabile, con la possibilità di aumentare o ridurre progressivamente la disponibilità di personale in funzione dell’evoluzione della crisi.

L’industria della Difesa diventa parte della capacità militare

Con la PP8 cambia anche il ruolo attribuito alla base industriale della Difesa. L’industria nazionale ed europea viene considerata parte integrante della capacità operativa, perché la sicurezza dipende dalla possibilità di produrre, riparare, aggiornare e sostituire rapidamente sistemi, componenti, munizionamento e materiali critici.

L’Atto mette in discussione il modello just in time, ritenuto non più sufficiente in uno scenario di guerra ad alta intensità. Servono scorte, capacità produttiva, filiere resilienti e la possibilità di aumentare rapidamente la produzione, soprattutto per droni, sistemi anti-drone, sistemi autonomi e componenti critici.

La sicurezza degli approvvigionamenti dovrà inoltre comprendere materie prime strategiche, componentistica, ricambi e materiali lungo tutta la filiera.

Procurement europeo più rapido e interoperabile

Il procurement viene considerato una vera capacità operativa e non un semplice procedimento amministrativo. L’obiettivo è ridurre il tempo tra esigenza, requisito, sperimentazione, acquisizione e impiego.

La linea europea indicata dal documento è quella della standardizzazione dei requisiti senza comprimere la concorrenza. I programmi dovranno, quando possibile, basarsi su requisiti comuni, interoperabilità già dalla progettazione e programmazione condivisa dei volumi.

Tra gli strumenti europei richiamati figurano EDIS, EDIP, SAFE e NDICI, mentre viene indicato anche il ruolo della Banca Europea per gli Investimenti nell’attrarre capitali verso progetti strategici e tecnologici.

Intelligenza artificiale, dati e tecnologie quantistiche

La nona priorità punta ad accelerare innovazione tecnologica e trasformazione digitale.

Intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni, modellazione e simulazione, tecnologie quantistiche, sistemi autonomi e strumenti digitali dovranno essere integrati nei processi decisionali, nell’addestramento, nella logistica, nella pianificazione e nell’impiego operativo.

Il progetto prevede un’infrastruttura dati comune e sicura, con un data lakehouse destinato a raccogliere dati operativi, logistici, addestrativi, industriali e amministrativi per supportare analisi, decisioni, simulazione e manutenzione predittiva.

È inoltre previsto lo sviluppo del Laboratorio di Intelligenza Artificiale per la Difesa, quale centro nazionale di eccellenza per sperimentare e portare a scala le applicazioni di IA considerate più rilevanti.

Tra le tecnologie da presidiare vengono indicate anche energia diretta, laser e sistemi elettromagnetici, nanotecnologie, nuovi materiali e manifattura avanzata. L’Atto richiama inoltre la possibilità di sviluppare competenze sui Small Modular Reactors (SMR) per applicazioni dual use legate ad autonomia energetica, resilienza logistica e, nel medio periodo, applicazioni navali e spaziali.

Addio alla programmazione rigida: il bilancio dovrà seguire la minaccia

La PP10 prevede un cambiamento significativo nel modo di programmare la Difesa. Il ciclo di pianificazione dovrà diventare continuo, adattivo e misurabile, con sotto-cicli infrannuali destinati ad aggiornare priorità e programmi quando cambiano scenario, tecnologia o esigenze operative.

Il principio è quello di spostare l’attenzione dalle singole piattaforme agli effetti operativi: non partire soltanto dalla nave, dall’aereo o dal mezzo da acquistare, ma dal risultato che si vuole ottenere e individuare quindi la combinazione di capacità più efficace.

Più stabilità alle risorse e attenzione all’Esercizio

Uno dei passaggi più importanti riguarda le risorse finanziarie. L’Atto afferma che le capacità previste avranno valore soltanto se sostenute da risorse adeguate, certe e stabili nel tempo.

Viene indicata la necessità di riequilibrare Investimento, Esercizio e Personale, superando il persistente sottofinanziamento dell’Esercizio, considerato essenziale per rendere realmente disponibili le unità ad alta e altissima prontezza.

La programmazione tecnico-finanziaria dovrà estendersi oltre il quindicennio, mentre gli investimenti dovranno combinare capacità tecnologicamente avanzate con sistemi più semplici, rapidi ed economicamente sostenibili da acquisire in massa.

Il documento indica come direttrici prioritarie protezione aerospaziale, dimensione subacquea, superiorità informativa, integrazione multidominio, innovazione tecnologica, resilienza logistica e sostegno industriale.

Anche le norme dovranno cambiare

La dodicesima e ultima priorità riguarda norme, strutture e processi.

Il documento considera ormai indispensabile un disegno di legge di riforma della Difesa per ripensare organici, modelli, capacità e assetti dello Strumento militare. Tra gli ambiti indicati figurano capacità operative, semplificazione delle procedure, organizzazione del personale, Riserva e dominio cyber.

L’obiettivo è superare definitivamente la logica del ridimensionamento dello Strumento militare e orientare il nuovo ordinamento verso prontezza, deterrenza, resilienza, capacità di crescere quando necessario e continuità operativa.

Anche le strutture di vertice e intermedie dovranno essere riviste, eliminando duplicazioni non necessarie e integrando maggiormente funzioni come comando e controllo, cyber, spazio, intelligence, logistica, procurement, innovazione tecnologica e comunicazione strategica.

La vera scommessa: accorciare il tempo tra decisione e capacità operativa

Il filo conduttore dell’Atto di Indirizzo 2026 è il fattore tempo. La Difesa deve ridurre la distanza tra analisi, decisione, pianificazione e attuazione, perché secondo il documento la lentezza non rappresenta più soltanto un problema di efficienza, ma una vera vulnerabilità.

La nuova postura dovrà quindi essere proattiva e continua, capace di agire anche nella fase precedente al conflitto aperto, quando la competizione si manifesta attraverso cyberattacchi, manipolazione delle informazioni, coercizione economica, sabotaggi e altre forme di pressione sotto soglia.

Per il ministro Crosetto, la trasformazione passa da un insieme coerente di capacità: Scudo aerospaziale, difesa anti-drone, controllo dello spazio, protezione dei fondali, Arma Cyber, Riserva, industria, innovazione, personale e risorse stabili. Ogni priorità dovrà essere associata a risultati misurabili e verificabili.

L’Atto lega così indirizzo politico, programmazione, bilancio e performance: gli obiettivi strategici dovranno essere declinati in obiettivi operativi e programmi, con indicatori, valori di partenza e target destinati a misurarne nel tempo il grado di realizzazione.

La linea finale è dunque quella di una Difesa italiana più integrata, tecnologica, industrialmente sostenibile e soprattutto più rapida nel decidere e nell’agire, con l’obiettivo dichiarato di passare da una postura prevalentemente reattiva a una postura proattiva, continua e multilivello, capace di prevenire, dissuadere e contrastare le minacce già nella fase sotto soglia.

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 Andrea Valenti

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