In estate si lava di più, non c’è storia: magliette, lenzuola, abiti leggeri, asciugamani sottili finiscono in lavatrice quasi ogni giorno. E proprio nei mesi più caldi torna fuori un vecchio rimedio di casa: le foglie di alloro nel bucato.
C’è chi le usa per provare a mantenere vivi i colori, chi per avere capi meno rigidi e meno segnati dalle pieghe. Non è una formula miracolosa e non sostituisce i prodotti specifici. È un trucco semplice, economico, di quelli che passano da una generazione all’altra. Ma va fatto con un minimo di attenzione.
Perché l’alloro può aiutare a salvare i colori del bucato
Quando si parla di alloro in lavatrice, il profumo c’entra solo in parte. Il punto è l’uso delle foglie nel trattamento dei tessuti prima del lavaggio, soprattutto per i capi colorati che in estate prendono sole, sudore e lavaggi continui. In molte case l’alloro viene messo in ammollo per provare a limitare lo sbiadimento e dare al bucato un aspetto più curato.
Non bisogna aspettarsi l’effetto di un fissatore professionale, meglio dirlo subito. Però su maglie di cotone, tovaglie, strofinacci e indumenti già lavati tante volte può dare una mano, soprattutto se poi si usa una temperatura moderata e un detersivo delicato. “Lo uso sulle magliette scure dei ragazzi, prima del lavaggio breve”, racconta chi lo ha inserito nella routine di casa. Una frase da lavanderia domestica, ma rende bene l’idea.
C’è poi un altro aspetto, molto concreto in estate: la morbidezza dei capi. Quando i tessuti asciugano in fretta, magari sotto il sole o su uno stendino esposto al caldo, possono diventare più duri al tatto e pieni di pieghe. L’ammollo con alloro, fatto prima del ciclo in lavatrice, può aiutare le fibre a restare meno secche. Il risultato? Alcuni capi si piegano meglio e, in diversi casi, richiedono meno ferro da stiro. Non vuol dire dire addio allo stiro per camicie eleganti o lino pesante. Sarebbe troppo. Ma per t-shirt estive, pigiami, asciugamani leggeri e abiti da casa, la differenza si può vedere.
Decotto di alloro e bicarbonato: le dosi giuste
Per preparare questo rimedio servono poche cose: un litro d’acqua, 10 foglie di alloro e 4 cucchiai di bicarbonato. Sono le dosi più usate nelle ricette casalinghe e vanno bene per una quantità limitata di bucato, non per una cesta piena fino all’orlo. Si mette l’acqua in una pentola, si aggiungono foglie e bicarbonato, poi si porta tutto a ebollizione. Dopo il bollore, si lascia andare per circa 15 minuti a fiamma moderata. Il liquido diventa appena ambrato e il profumo dell’alloro si sente subito. A quel punto si spegne e si lascia raffreddare. Senza correre.
Il raffreddamento non è un dettaglio. Versare un decotto caldo sui tessuti, soprattutto se delicati o colorati, può creare pieghe, restringimenti o altri effetti poco graditi. Meglio aspettare che la soluzione sia tiepida o fredda e, se necessario, filtrarla per togliere i piccoli residui di foglie.
Il bicarbonato nel bucato viene usato spesso contro gli odori e per dare una mano nella pulizia di tutti i giorni, ma non è un disinfettante certificato. Se c’è bisogno di igienizzare davvero, per biancheria contaminata o esigenze sanitarie precise, bisogna seguire le indicazioni dei detergenti e rispettare le temperature indicate sull’etichetta. Qui si parla di cura domestica dei tessuti. Niente di più.
Ammollo di 24 ore: quando conviene e quali capi scegliere
Una volta pronto, il decotto di alloro e bicarbonato si versa in una bacinella insieme ai capi da trattare. Devono restare ben immersi. Il tempo consigliato dalla tradizione casalinga è di circa 24 ore: una notte intera e buona parte del giorno dopo, oppure dalla sera al tardo pomeriggio.
Serve solo un po’ di organizzazione. Si prepara dopo cena, si lascia in bagno o in lavanderia, poi si passa al lavaggio. In estate è anche più facile, perché i capi leggeri si accumulano in un attimo: canottiere, maglie di cotone, vestiti da mare, pantaloncini. La solita roba di tutti i giorni.
Meglio evitare, invece, un ammollo così lungo su lana, seta, capi tecnici sportivi, tessuti con applicazioni metalliche o stampe delicate, a meno che l’etichetta non dica chiaramente che possono stare in acqua. Per i capi nuovi, molto colorati o di valore, è sempre meglio fare prima una prova su una parte nascosta: una cucitura interna, un angolo, il bordo inferiore.
Se l’acqua si colora troppo o il tessuto cambia aspetto, conviene fermarsi. Lo stesso vale per jeans scuri e abiti neri, che nei primi lavaggi possono perdere colore. Il rimedio con foglie di alloro può aiutare a conservare meglio i colori, ma non può rimediare a tinture instabili o tessuti già rovinati da sole e lavaggi aggressivi.
Lavaggio in lavatrice: gli errori da evitare
Dopo l’ammollo, i capi vanno strizzati appena, senza torcerli con forza, e messi in lavatrice per un normale ciclo di lavaggio. È qui che si decide buona parte del risultato. Per mantenere colori e morbidezza, meglio scegliere programmi a 30 o 40 gradi, salvo indicazioni diverse in etichetta, e una centrifuga non troppo alta.
Una rotazione forte, soprattutto sui tessuti leggeri, aumenta le pieghe e rende più probabile dover stirare. Conta anche il carico: se il cestello è troppo pieno, lava peggio e schiaccia gli indumenti. Poi, una volta stesi, le pieghe restano. E si vedono.
Attenzione anche all’asciugatura. Per far funzionare davvero il trucco dell’alloro per vestiti meno stropicciati, i capi andrebbero tolti dalla lavatrice appena finisce il ciclo, sbattuti due o tre volte e stesi bene, meglio se all’ombra nelle ore più calde. Il sole diretto asciuga in fretta, certo, ma può irrigidire le fibre e sbiadire i colori, soprattutto nero, blu e rosso.
Chi usa le grucce per magliette e camicie leggere spesso riduce ancora di più le pieghe. “Se le tiro fuori subito, poi il ferro quasi non serve”, dice chi ha trasformato questo metodo in una piccola abitudine estiva. Non è magia: è una serie di gesti fatti bene, dall’ammollo al programma giusto, fino allo stendino. E l’alloro, nel bucato estivo, può davvero dare una mano.
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Sophia Allegri
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