Quello di Giulianello è un lago incantevole ma insidioso che la popolazione del luogo ha sempre guardato con rispetto e un certo timore. Prima ancora delle norme, esiste un codice non scritto, tramandato di generazione in generazione, che invita a non immergersi nelle sue acque. Da anni, la balneazione è espressamente vietata: trattandosi di un Monumento Naturale, il bacino è sottoposto a una serie di divieti, a cominciare proprio dall’ingresso in acqua.
È in questo contesto che si è consumata la tragedia di ieri, domenica 16 agosto, costata la vita a un uomo di 73 anni di origine rumena, residente a Lariano. Entrato nel bacino, chiamato anche Lago la Torre, non è più riemerso: il corpo è stato recuperato soltanto nella tarda mattinata di oggi dal Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco, dopo una ricerca resa particolarmente complessa dalle condizioni dello specchio d’acqua.
Il Disciplinare del Monumento Naturale Lago di Giulianello vieta esplicitamente l’accesso in acqua, anche solo con i piedi, a tutela del delicato equilibrio ecologico del sito. La tragedia ha scosso la comunità di Lariano dove l’uomo viveva, ma anche i comuni dell’area, a partire da Artena, nel cui territorio amministrativo ricade il bacino lacustre. Situato tra i Colli Albani e i Monti Lepini, a cavallo tra la Città Metropolitana di Roma Capitale e la Provincia di Latina, è un gioiello naturale che richiede rispetto delle norme, un comportamento responsabile e prudente.
Un lago vissuto tra rispetto delle norme e ‘trasgressione’: per qualcuno la ‘rinfrescata’ supera il pericolo potenziale
“Ci sono dei cartelli che indicano il divieto di balneazione, lo posso dire per certo”, rivela a Castelli Notizie un testimone. A detta di chi vive e lavora nell’area, il dispiacere per la tragedia avvenuta ieri è pari alla rabbia perché “la tragedia poteva essere evitata con un po’ di buon senso”. Terzo lago vulcanico dei Colli Albani dopo quelli di Castel Gandolfo e Nemi, inserito in una magnifica cornice naturale, un tempo parte del feudo di Giulianello, oltre a vantare origini molto antiche perché in epoca romana era parte del Fundus Julianus appartenuto alla famiglia di Giulio Cesare, si caratterizza anche per una particolare gestione delle terre fertili che lo circondano, diventate dominio collettivo.
Qui infatti vige la proprietà collettiva, parte rilevante della storia della comunità di Giulianello, tramite la formula dell’ASBUC (Amministrazione Separata Beni di Uso Civico) con un Consiglio che si rinnova ogni cinque anni. Residenti e frazionisti esercitano su questi terreni diritti di uso civico, pascolo, legnatico e semina, confermati da pronunce della Corte di Cassazione per valorizzare il territorio, l’economia agricola e turistica. “Siamo tutti dispiaciuti della tragedia, ma i cartelli con i divieti di balneazione ci sono e sono messi nei punti di accesso al lago. La gente quando va in qualsiasi luogo dovrebbe sforzarsi di rispettare le regole del luogo stesso perché hanno una ragione d’essere. Oltretutto non è questo un lago che invoglia a fare il bagno”, dicono i lavoratori dell’area. Intorno alle sponde del bacino lacustre, parte della comunità locale lavora i campi, alleva cavalli e vacche, c’è un’azienda che produce grani antichi, olio evo, valorizza la biodiversità agricola e alimentare.
“Stando al lavoro nei campi, vediamo tutti i giorni gente che arriva e si fa il bagno. Noi sempre avvisiamo che è vietato, qualcuno ci risponde ‘mi do una rinfrescata’, qualcun altro risponde anche male”, il racconto in presa diretta. Sarebbe dunque una ‘consuetudine’ fare il bagno, a dispetto dei divieto, sia pure una pratica di pochi, per lo più provenienti dai comuni vicini che raggiungono il bacino d’acqua agevolmente. “Non conosciamo la persona annegata, l’abbiamo saputo ieri quando abbiamo cominciato a vedere movimenti di vigili del fuoco e carabinieri e ci siamo preoccupati ma ci siamo allontanati per non intralciare le operazioni. Noi stiamo dall’altra parte del lago”. Il corpo dell’uomo è stato recuperato questa mattina e su disposizione della Procura della Repubblica di Velletri è stato trasportato nel pomeriggio all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Tor Vergata a disposizione per eventuali esami autoptici, così da stabilire l’esatta causa del decesso.
Un Monumento naturale protetto da regole precise
Di forma sub-ellittica, un chilometro e mezzo di perimetro e una profondità che supera di poco i 10 metri, niente a che vedere con i 170 metri di profondità del lago Albano di Castel Gandolfo, questo bacino che è anche un luogo del cuore del FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, da tempi remoti è guardato con timore dalle popolazioni locali perché le sue acque sono alimentate principalmente dalla confluenza di sorgenti sotterranee che possono generare correnti e mulinelli. Dal 27 giugno 2007, è diventato Monumento Naturale della Regione Lazio per la biodiversità di fauna, ittica e avifaunistica, e di flora, canneti e querce secolari lungo la riva, che lo caratterizzano. Ciò significa che è un museo a cielo aperto, un museo naturale in cui vigono divieti per non alterare l’equilibrio chimico-fisico, biologico. Tra questi, il divieto permanente di balneazione, vieta di nuotare o entrare in acqua a qualsiasi scopo. C’è poi il divieto di navigazione: vietati natanti e motori, salvo eccezioni di servizio o ricerca. Sono state introdotte limitazioni alla pesca che è consentita solo a specifiche condizioni e in modalità ‘No-Kill’ tramite tesserino. Le tutele ambientale prescrivono il divieto di abbandonare rifiuti o accendere fuochi.
Divieti stringenti che hanno origine in specifici atti normativi della Regione Lazio e degli enti locali, i quali stabiliscono lo status biologico e protetto dell’area. Il Decreto del Presidente della Regione Lazio che ha istituito il Monumento Naturale, ha sottratto lo specchio d’acqua e l’area circostante a qualsiasi uso d’impatto antropico, definendolo biotopo protetto. Il divieto esplicito e operativo è poi sancito dal Disciplinare per l’esercizio della pesca sportiva e dal Regolamento di gestione dell’area protetta approvato dalla Comunità di Gestione dei Comuni di Artena e Cori che vieta espressamente la “balneazione e la pesca con i piedi in acqua”.
Trattandosi di una riserva naturale protetta e non di un sito adibito ad uso turistico-balneare, non è mappato tra le acque balneabili, il che si traduce nell’automatico divieto di fare il bagno ai sensi della normativa nazionale. Le comunità locali ne sono realmente al corrente? L’informazione c’è?
“I cartelli di divieto di balneazione ci sono, lo diamo per certo – ci dicono gli allevatori locali -. La Forestale passa tutti i giorni, manca il buon senso da parte di alcuni cittadini. Ora, probabilmente, il Comitato di Gestione dei due comuni cercherà di sensibilizzare di più, di mettere altra cartellonistica informativa. Ma i comportamenti fanno la differenza: c’è chi sa che c’è il divieto e fa il bagno lo stesso”.
La memoria del Lago di Giulianello ‘corre’ sui social
La pericolosità del lago ha tanta parte nella memoria locale. In queste ore sui social molti commentano la tragedia attingendo a ricordi familiari. “Mio padre lavorava nella tenuta Prosperi, ci ho passato l’infanzia ma non mi hanno mai permesso di avvicinarmi al lago. Qualche volta mi hanno fatto bagnare i piedi di sfuggita, mi dicevano che il lago era troppo pericoloso per grandi e bambini, mi dispiace per il signore, sentite condoglianze alla famiglia”, scrive un cittadino di Velletri in un gruppo social.
Un altro aggiunge: “Purtroppo quel lago è stato sempre un’incognita, ci ho passato molti anni della mia infanzia e mi ricordo che mio padre ci ha insegnato tutti i pericoli che si nascondono in quel lago, un posto meraviglioso ma pieno di pericoli, fondali melmosi e pieni di vegetazione molte persone hanno perso la vita”.
La precedente tragedia
Chi lavora su queste sponde ancora la ricorda: l’ultima tragedia risale al 2022. Un 38enne di Cave, inizialmente dato per scomparso, fu trovato morto nelle acque il 3 ottobre di quell’anno.
A lanciare l’allarme, il giorno prima, era stata la fidanzata, che continuava a chiamarlo al cellulare senza ricevere risposta. Ai Carabinieri di Colleferro aveva riferito che il compagno, la sera precedente, era andato al lago di Giulianello per pescare.
I militari, giunti sul posto, trovarono sul bordo dello specchio d’acqua la tenda nella quale l’uomo si era accampato e le lenze delle canne ancora in acqua, ma di lui nessuna traccia. Allertati i Vigili del Fuoco di Roma, le ricerche proseguirono con l’impiego dell’ecoscandaglio e dei sommozzatori che recuperarono il corpo a una profondità di circa 5 metri, a 30 metri dalla riva.
Gli accertamenti stabilirono che il 38enne era entrato in acqua per recuperare un natante radiocomandato, senza riuscire più a tornare a riva.
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Piera Lombardi
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