Un cacciatore di Reggio Calabria, Roberto Zerotti e lettore di StrettoWeb, ha inviato alla nostra redazione una sua riflessione, che pubblichiamo integralmente, sulla caccia del Colombaccio. Ecco il testo: “La vicenda della preapertura al colombaccio in Calabria merita di essere affrontata con serietà, documenti alla mano e senza semplificazioni. Da una parte c’è il ricorso presentato da EARTH ODV contro la deliberazione della Giunta regionale Calabria n. 433 del 21 luglio 2026, con la quale è stato approvato il calendario venatorio 2026/2027. Dall’altra c’è una Regione che ha compiuto un’istruttoria tecnica, ha esaminato il parere ISPRA e ha motivato le ragioni del proprio dissenso. In mezzo ci sono migliaia di cacciatori, ma anche una filiera economica che vive concretamente della stagione venatoria”.
“E soprattutto c’è una domanda alla quale sarebbe necessario dare una risposta seria: la preapertura del colombaccio in Calabria rappresenta davvero un rischio insostenibile per la specie oppure siamo davanti a una scelta gestionale prudenziale, limitata e tecnicamente motivata, che avrebbe meritato un confronto più approfondito prima di essere sospesa?
“PARTIAMO DAI NUMERI: NON SI TRATTA DI UN’APERTURA GENERALIZZATA
La prima cosa da fare è chiarire cosa prevede realmente il calendario calabrese. La preapertura 2026 del colombaccio non significa aprire indiscriminatamente la caccia per tutto il mese di settembre. Le giornate previste sono soltanto sei: 2, 5, 6, 10, 12 e 13 settembre e soprattutto, in queste giornate, il colombaccio può essere cacciato esclusivamente da appostamento. La documentazione ufficiale regionale indica inoltre un limite di carniere giornaliero di colombacci. Quindi stiamo parlando di una misura estremamente circoscritta: 6 giornate, una modalità di caccia rigidamente individuata e un limite quantitativo giornaliero. Non di un’apertura generale. Non di un prelievo libero. Non di una stagione anticipata di settimane. Questa differenza dovrebbe essere fondamentale quando si valuta l’effettivo impatto della misura”.
“E LA CALABRIA NON SI È INVENTATA OGGI LA PREAPERTURA
Un altro elemento che merita di essere ricordato è che la preapertura del colombaccio non rappresenta una novità assoluta per la Calabria. Nel calendario venatorio 2025/2026, approvato dalla Regione, il colombaccio era previsto in preapertura nelle giornate del 1, 6, 7, 11, 13 e 14 settembre, sempre esclusivamente da appostamento. E non stiamo parlando di una previsione rimasta sulla carta. La Regione ha adottato quella scelta anche nella stagione precedente, con una disciplina sostanzialmente analoga. E allora una domanda è legittima: quali effetti negativi sulla popolazione del colombaccio sono stati concretamente registrati dopo quelle giornate di preapertura? Nessuno perché i colombacci sono presenti in grande quantità anche più dello scorso anno ovunque, addirittura anche la città è invasa. Perché se oggi si sostiene che il prelievo ai primi di settembre sia incompatibile con la conservazione della specie, sarebbe interessante conoscere quali dati dimostrino che la precedente esperienza calabrese abbia prodotto un danno significativo. La discussione dovrebbe basarsi sui dati e non sulle impressioni”.
“IL PUNTO CENTRALE: ISPRA RICONOSCE CHE IL COLOMBACCIO È IN BUONO STATO DI CONSERVAZIONE
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante. Nel parere ISPRA riportato nella documentazione regionale, l’Istituto riconosce che il colombaccio presenta uno stato di conservazione favorevole a livello globale, europeo e nazionale e che la specie sta ampliando il proprio areale riproduttivo in Italia, andando incontro a un forte incremento numerico. Non solo, la stessa documentazione riporta un altro passaggio estremamente importante: ISPRA riconosce che un eventuale prelievo di soggetti ancora impegnati nella riproduzione avrebbe un impatto limitato sulla dinamica della popolazione nidificante, perché le covate tardive sono poco numerose e caratterizzate verosimilmente da un basso tasso naturale di sopravvivenza. E ancora: la stessa guida interpretativa richiamata dall’Istituto ammette la possibilità di consentire il prelievo nell’ultima fase del periodo riproduttivo per specie, come il colombaccio, caratterizzate da un periodo riproduttivo particolarmente esteso e da un buono stato di conservazione. La vera domanda è: quanto incide un prelievo estremamente limitato, concentrato in sei giornate e regolamentato da appostamento, su una popolazione che lo stesso ISPRA descrive come favorevole e in crescita? È una domanda scientifica. Ed è una domanda che merita dati, non slogan”.
“LA REGIONE CONTESTA PROPRIO IL CAMBIO DI POSIZIONE DI ISPRA
La Calabria non sostiene semplicemente che ISPRA “sbaglia”. La Regione evidenzia una questione più precisa. Secondo la relazione tecnica regionale, negli anni precedenti ISPRA aveva espresso valutazioni differenti sulla possibilità di prelievo anticipato del colombaccio. La Regione contesta quindi il fatto che la nuova posizione contraria alla preapertura non sarebbe accompagnata, a suo giudizio, da nuovi dati scientifici tali da giustificare un cambiamento così netto. La questione è importante. Perché se una specie è descritta come in buono stato di conservazione, in espansione numerica e territoriale, e se la stessa documentazione scientifica ammette che il prelievo tardivo durante la fase riproduttiva possa avere un impatto limitato, occorre spiegare perché sei giornate di prelievo regolamentato ai primi di settembre debbano necessariamente diventare incompatibili con la conservazione della specie”.
“LA QUESTIONE EMILIA-ROMAGNA È ANCORA PIÙ INTERESSANTE
Ed è proprio qui che il confronto con l’Emilia-Romagna diventa significativo. Nel 2026/2027 la Regione Emilia-Romagna ha previsto il colombaccio in calendario dal 2 settembre 2026 al 13 gennaio 2027. E la documentazione ufficiale regionale contiene un passaggio particolarmente importante. Per il colombaccio, il CTFVN ha espresso parere favorevole nel rispetto dell’arco temporale previsto dalla legge. ISPRA, invece, pur richiamando l’ampio periodo riproduttivo della specie, riconosce lo stato di conservazione favorevole, l’espansione dell’areale e l’incremento numerico e ammette l’anticipo alla terza domenica di settembre. La Regione Emilia-Romagna ha però scelto di andare oltre, confermando l’apertura del 2 settembre. E questo dimostra una cosa importante: anche oggi, nel 2026, una Regione italiana ha ritenuto tecnicamente e amministrativamente sostenibile una preapertura del colombaccio al 2 settembre. Non stiamo quindi parlando di una possibilità completamente estranea al panorama venatorio nazionale”.
“MA C’È UN FATTO ANCORA PIÙ SIGNIFICATIVO: GLI ABBATTIMENTI DAL 1° APRILE AL 15 SETTEMBRE
Qui bisogna essere precisi. In Emilia-Romagna esiste un Piano di controllo quinquennale del colombaccio, approvato dalla Regione nel novembre 2024. Il piano consente interventi dal 1° aprile al 15 settembre, quindi anche durante una parte significativa del periodo riproduttivo, per fronteggiare i danni alle produzioni agricole. Il contingente massimo è di 11.000 colombacci all’anno. E la cosa ancora più significativa è che quel piano ha ricevuto parere favorevole ISPRA. Nel 2025 il TAR di Bologna ha respinto il ricorso cautelare contro il piano. E nel giugno 2025 anche il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare, confermando la possibilità di proseguire il piano. Attenzione: non si tratta di attività venatoria ordinaria, ma di controllo faunistico finalizzato alla protezione delle produzioni agricole. Ma resta una questione che la Regione Calabria ha legittimamente posto: come può essere considerato tecnicamente accettabile un prelievo fino a 11.000 colombacci tra aprile e settembre, anche nel periodo riproduttivo, per il controllo dei danni agricoli, mentre contemporaneamente sei giornate di caccia regolamentata all’inizio di settembre vengono considerate prive di giustificazione tecnica? La differenza giuridica tra controllo e attività venatoria esiste. Ma la domanda sul rischio biologico complessivo del prelievo in periodo riproduttivo rimane assolutamente legittima”.
“E IL TAR HA GIÀ RESPINTO I RICORSI CONTRO QUEL PIANO
Questo elemento non va enfatizzato oltre misura, ma va ricordato. Nel maggio 2025 il TAR ha respinto il ricorso contro il Piano di controllo del colombaccio dell’Emilia-Romagna. Nel giugno dello stesso anno il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare. La Regione ha riferito che il piano, assistito dal parere favorevole ISPRA, consente fino a 11.000 prelievi annuali tra il 1° aprile e il 15 settembre e che gli interventi sono localizzati sulle colture danneggiate. Questo non significa che il TAR Calabria debba necessariamente decidere nello stesso modo. Ma significa che il quadro giurisprudenziale italiano non può essere raccontato come se ogni prelievo del colombaccio in periodo riproduttivo fosse automaticamente incompatibile con il diritto e con la tutela della specie”.
“LA STESSA EMILIA-ROMAGNA HA UNA POPOLAZIONE IN ESPANSIONE
E c’è un altro elemento interessante. La Regione Emilia-Romagna descrive ufficialmente il colombaccio come una specie in forte espansione distributiva e quantitativa, con uno stato di conservazione favorevole anche localmente. È proprio questa situazione ad aver portato la Regione ad adottare il piano di controllo per i danni agricoli.
Quindi abbiamo una specie:
- in espansione;
- con stato di conservazione favorevole;
- presente in misura crescente sul territorio;
- capace di provocare danni alle colture;
- sottoposta in Emilia-Romagna sia a controllo faunistico in primavera-estate sia a prelievo venatorio dal 2 settembre nel calendario 2026/2027. Anche questo elemento dovrebbe entrare nel confronto nazionale”.
“LA CALABRIA NON HA CHIESTO UNA LICENZA DI UCCIDERE
È bene ripeterlo. La proposta calabrese è composta da sei giornate. Il prelievo è da appostamento e il carniere è limitato. Non è una misura illimitata, non è una caccia vagante, non è una stagione anticipata al primo settembre per tutto il mese. È una scelta gestionale precisa e circoscritta. E quando si applica il principio di precauzione, anche la proporzionalità della misura dovrebbe essere considerata”.
“IL PRECEDENTE CALABRESE DEL 2025 È DIFFICILE DA IGNORARE
Nel 2025 la Regione Calabria aveva autorizzato il colombaccio in preapertura per sei giornate, sempre esclusivamente da appostamento. La relazione tecnica regionale del 2025 aveva già affrontato esattamente il problema che oggi torna al centro della discussione. La Regione aveva sottolineato che la specie era in condizioni favorevoli e che il cambiamento di posizione di ISPRA non risultava, secondo la valutazione regionale, accompagnato da dati scientifici sfavorevoli. Aveva inoltre richiamato proprio la situazione dell’Emilia-Romagna e il parere favorevole ISPRA sul piano di controllo dal 1° aprile al 15 settembre. Quindi non siamo davanti a una giustificazione costruita oggi per difendere il calendario 2026/2027. La Calabria aveva già posto queste questioni nella propria istruttoria dell’anno precedente”.
“E ALLORA PERCHÉ CAMBIARE TUTTO DA UN ANNO ALL’ALTRO?
Questa è forse la domanda più importante. Se nel 2025 il colombaccio poteva essere prelevato in sei giornate di settembre, se la specie continua a essere considerata in buono stato di conservazione, se l’areale è in espansione, se la popolazione è indicata in crescita, se esistono Regioni che anche nel 2026 mantengono la preapertura, se in Emilia-Romagna esiste un piano di controllo con prelievi autorizzati addirittura dal 1° aprile al 15 settembre e assistiti da parere favorevole ISPRA. Quale nuovo dato scientifico dimostra che nell’anno 2026 sei giornate calabresi, da appostamento e con carniere limitato, rappresentino un rischio tale da rendere necessaria la sospensione? È questa la domanda che dovrebbe essere posta con forza”.
“IL PROBLEMA NON È ISPRA. È L’ASSENZA DI UN CONFRONTO SERENO SUI DATI
È importante dirlo chiaramente. ISPRA svolge un ruolo tecnico fondamentale. I suoi pareri devono essere ascoltati. Ma proprio perché sono pareri tecnici, devono poter essere confrontati con i dati e con le motivazioni dell’Amministrazione regionale. La stessa legge consente alle Regioni di discostarsi dal parere, purché lo facciano motivatamente. Quindi non esiste una contrapposizione ideologica tra “ISPRA buono” e “Regione cattiva”, o viceversa. Esiste una questione tecnica: quale delle due valutazioni è maggiormente supportata dai dati disponibili e perché? Questo dovrebbe essere il cuore del giudizio”.
“IL TAR NON PUÒ DIVENTARE IL LUOGO DOVE SI DECIDE LA STAGIONE VENATORIA IN 24 ORE
C’è poi una questione istituzionale. Il ricorso è stato presentato a ridosso dell’apertura. Il provvedimento cautelare arriva inevitabilmente a incidere su una stagione che cacciatori e operatori economici avevano già programmato. Il problema non è mettere in discussione il diritto di ricorrere, quello è sacrosanto. Il problema è l’effetto concreto che una sospensione a pochi giorni dalla preapertura produce. Perché un calendario regionale approvato e pubblicato non è un semplice pezzo di carta. È una regola sulla quale migliaia di cittadini fanno affidamento”.
“E A PAGARE NON SONO SOLTANTO I CACCIATORI
Questo aspetto viene spesso completamente dimenticato. Un cacciatore che programma la preapertura acquista: cartucce, abbigliamento, richiami, attrezzature, accessori, carburante. Ma soprattutto lo fanno le armerie, che devono programmare gli acquisti mesi prima. Un’attività commerciale non può aspettare l’ultimo giorno per ordinare il materiale, deve acquistare, deve avere disponibilità di magazzino, deve immobilizzare capitale. E se pochi giorni prima dell’apertura arriva un provvedimento che crea incertezza, il cacciatore rinvia l’acquisto. Una scatola di cartucce non comprata oggi può sembrare poca cosa, moltiplicatela per migliaia di cacciatori. Poi aggiungete abbigliamento, accessori, carburante, pernottamenti, ristorazione, viaggi e tutta la filiera. Il danno economico diventa reale. E arriva prima ancora che il TAR decida definitivamente nel merito”.
“NON SI CHIEDE UN FAVORE AI CACCIATORI
La richiesta non è quella di avere privilegi. La richiesta è molto più semplice: certezza delle regole e rispetto del lavoro tecnico svolto dalle istituzioni. Se la Regione ha sbagliato, lo si dimostri, se la relazione tecnica è insufficiente, lo si dimostri, se i dati scientifici dimostrano che sei giornate da appostamento con tre capi giornalieri sono incompatibili con la conservazione del colombaccio, lo si dimostri. Ma se esistono dati favorevoli, precedenti regionali, nazionali e precedenti giudiziari e una relazione tecnica articolata che sostiene la scelta della Calabria, allora quella documentazione deve essere valutata con la stessa attenzione riservata alle ragioni di chi ha presentato il ricorso”.
“IL COLOMBACCIO NON HA BISOGNO DI SLOGAN. HA BISOGNO DI DATI.
La tutela della fauna è una cosa seria. Anche la caccia lo è. Per questo non servono guerre ideologiche, servono numeri, monitoraggi, responsabilità, regole chiare ma soprattutto serve una valutazione che tenga conto dell’intero quadro”.
“Perché oggi il quadro dice almeno questo: il colombaccio è considerato in buono stato di conservazione; la sua popolazione e il suo areale sono in espansione; la Calabria ha previsto soltanto sei giornate di preapertura, esclusivamente da appostamento e con carniere limitato; la stessa Calabria aveva adottato una preapertura analoga nel 2025; l’Emilia-Romagna prevede nel 2026 il prelievo dal 2 settembre; e la medesima Emilia-Romagna dispone di un piano di controllo del colombaccio che consente interventi dal 1° aprile al 15 settembre, con parere favorevole ISPRA e con ricorsi cautelari respinti sia dal TAR sia dal Consiglio di Stato”.
“ADESSO BASTA CON L’INCERTEZZA.
C’è un dato che dovrebbe far riflettere più di qualsiasi polemica: è la stessa ISPRA a riconoscere che il colombaccio presenta uno stato di conservazione favorevole e che la specie sta ampliando il proprio areale riproduttivo in tutto il Paese, andando incontro a un forte incremento numerico. Dunque parliamo di una specie che cresce, si espande e si consolida sul territorio nazionale”.
“E allora diventa legittimo chiedersi: se questi sono i dati scientifici riconosciuti da ISPRA, perché sei giornate controllate di preapertura in Calabria dovrebbero essere trattate come una minaccia insostenibile? Il colombaccio non è in emergenz, è in espansione. Lo dice ISPRA e lo dicono gli avvistamenti sul territorio. Adesso questa situazione va sbloccata, rapidamente e sulla base dei dati, perché non è più accettabile che l’incertezza finisca per penalizzare cacciatori, imprese e un’intera filiera economica”.
Roberto Zerotti.
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Ilaria Calabrò
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