#CrotoneCosenza – Il 2-0 del Cosenza non è soltanto una sconfitta da archiviare alla voce “partita di agosto”. Perché è vero che il Crotone è una squadra profondamente rinnovata, è vero che siamo ancora a metà agosto e che Leandro Greco sta costruendo praticamente dalle fondamenta il suo gruppo, ma la gara dello Scida ha consegnato al tecnico rossoblù una serie di indicazioni molto precise (qui la cronaca della partita).
E alcune sono positive. Altre, invece, devono far riflettere.
La lettura più interessante della gara non sta probabilmente nemmeno nei due gol del Cosenza, ma nella trasformazione del Crotone tra primo e secondo tempo. Per 45 minuti la squadra di Greco è riuscita almeno in parte a fare quello che il tecnico aveva preparato: costruire dal basso, attirare il Cosenza e cercare la profondità alle spalle della linea difensiva, soprattutto attraverso Zunno.
Nella ripresa, invece, il meccanismo si è inceppato. E quando il Cosenza ha trovato il vantaggio, il Crotone ha perso progressivamente campo, lucidità e riferimenti.
Il primo tempo: il piano di Greco si vede
Il 4-3-3 scelto da Greco aveva una logica abbastanza evidente. Il Crotone provava a partire da dietro, senza cercare immediatamente la verticalizzazione, con l’obiettivo di attirare il Cosenza e liberare spazio alle spalle della pressione.
Il destinatario principale di questo tipo di sviluppo era Zunno. E non casualmente le due occasioni più interessanti del primo tempo arrivano proprio dai piedi dell’esterno rossoblù.
Al 27′, dopo una serpentina tra i centrali del Cosenza, Zunno trova spazio per calciare con il destro: Iliev deve distendersi e respingere. Al 44′ arriva la seconda fiammata, ancora più interessante: controllo al volo sulla rimessa di Merelli, ingresso in area e tentativo a giro.
Due episodi che raccontano bene il potenziale offensivo che Greco sta cercando di costruire.
Il problema, però, è che restano episodi.
Il Crotone non riesce a trasformare quella ricerca della profondità in una produzione offensiva continua. La squadra riesce a creare qualche situazione interessante, ma non riesce a imporre il proprio gioco con continuità.
Ed è esattamente uno degli aspetti sui quali l’allentore rossoblù dovrà lavorare.
Il tecnico, nel post-partita, lo ha riconosciuto senza nascondersi: l’obiettivo è riuscire a ripetere con maggiore continuità quelle «due o tre cose» fatte bene durante la partita.
Il problema è quando il piano iniziale salta
Il vero campanello d’allarme arriva nella ripresa. Il Cosenza passa al 50′ sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con Achour che trova il colpo di testa vincente. Da quel momento cambia la partita.
Il Crotone non riesce più a mantenere lo stesso controllo territoriale del primo tempo e soprattutto perde quella capacità di accompagnare l’azione con il centrocampo. È qui che emerge una delle principali questioni tattiche della serata: chi deve prendere in mano il gioco quando la partita smette di seguire il copione preparato?
Greco aveva chiesto ai centrocampisti di essere il motore della costruzione, abbassandosi per dare qualità alla prima impostazione e consentire poi lo sviluppo sugli esterni. Ma nel secondo tempo il Crotone sembra perdere proprio quel collegamento. Crapisto prova a scuotere la squadra: prima si libera di due avversari e sbaglia il cross, poi cerca la conclusione dalla distanza trovando una deviazione. È lui, per lunghi tratti, a rappresentare la principale fonte di imprevedibilità della squadra.
Troppo poco.
Zac Ruggiero: una soluzione ancora da decifrare
Una delle chiavi tattiche più interessanti è stata l’impiego di Zac Ruggiero davanti alla difesa. Mister Greco lo considera un giocatore duttile, capace di interpretare più ruoli e proprio per questo particolarmente utile all’interno di una rosa ancora in costruzione.
Il suo compito contro il Cosenza era quello di garantire presenza nella zona centrale e creare superiorità numerica. Il problema è che questa superiorità non è stata sempre trasformata in controllo. Zak può essere una soluzione importante, ma contro il Cosenza si è visto quanto il Crotone abbia ancora bisogno di costruire automatismi intorno a lui e alle mezzali. E non è un dettaglio.
Perché se il Crotone vuole davvero controllare il gioco attraverso il possesso, non basta avere un play: servono movimenti coordinati, linee di passaggio e soprattutto giocatori capaci di smarcarsi alle sue spalle.
Dopo l’1-0 il Crotone si spegne
Il momento decisivo della partita, più ancora del secondo gol, è probabilmente il primo. Dopo l’1-0 il Crotone sembra perdere sicurezza. Non c’è una vera reazione di squadra.
C’è qualche iniziativa individuale, qualche tentativo dalla distanza, ma manca quella pressione offensiva che ci si aspetterebbe da una formazione che deve recuperare una partita.
Mister Greco, del resto, ha individuato proprio questo aspetto (qui la conferenza stampa dell’allenatore) come uno dei problemi della serata: il gol subito ha modificato l’aspetto emotivo della squadra e questo, secondo il tecnico, non deve accadere.
È probabilmente la fotografia più nitida del Crotone visto allo Scida.
Quando tutto gira secondo programma, la squadra riesce a mostrare alcune idee. Quando deve reagire a un episodio negativo, invece, va ancora in difficoltà.
E questo, in un campionato lungo, sarà uno degli aspetti più importanti da correggere.
I cambi non cambiano l’inerzia
Al 59′ Greco prova a intervenire con Tordini al posto di Zak, spostando Torres in cabina di regia. La scelta è comprensibile: serviva maggiore qualità e una presenza più avanzata, ma l’effetto non è quello sperato.
Zunno, dopo un primo tempo nel quale era stato il principale elemento di pericolosità, si spegne progressivamente. L’azione del Crotone finisce per affidarsi quasi esclusivamente alle iniziative di Crapisto.
Al 71′ entra Napolitano per Spadoni, sicuramente la nota più negativa della serata, ma anche questa modifica non produce una vera svolta, anche se il giovane classe 2005 dà una certa vivacità all’attacco rossoblù, ma non basta.
Napolitano ci prova al volo al 78′, senza trovare lo specchio.
All’80’, poi, arriva una delle ultime opportunità: errore di Iliev in fase di rinvio, Tordini raccoglie e prova dalla distanza, ma la conclusione termina alta.
Sono segnali di una squadra che può creare qualcosa quando l’avversario concede, ma che fatica ancora a costruire occasioni attraverso una manovra offensiva organizzata.
Il secondo gol è una fotografia impietosa
All’83’ arriva il 2-0 di Pozzi. E qui non c’è nemmeno bisogno di costruire grandi interpretazioni tattiche: è un errore difensivo, una «buco» che mister Greco dovrà necessariamente rivedere. Il problema non è soltanto aver concesso il gol.
È il momento in cui arriva.
Il Crotone aveva appena effettuato un’altra sostituzione, con Stauciuc al posto di Torres, e non ha avuto nemmeno il tempo di assestarsi. Una squadra che vuole crescere deve imparare anche a gestire questi momenti: cambi, transizioni, palle inattive, ripartenze.
Sono dettagli che in campionato possono decidere partite.
Il dato più preoccupante? La mancanza di reazione
Il 2-0 avrebbe potuto produrre una reazione d’orgoglio.
Non arriva. E forse è proprio questo l’aspetto che deve interessare maggiormente mister Greco. Il Crotone non crolla in maniera clamorosa, ma semplicemente si spegne. Non riesce a trasformare la rabbia della sconfitta in energia offensiva.
È una squadra ancora troppo dipendente dal copione iniziale della partita e troppo poco capace di modificarlo quando le condizioni cambiano.
Ma sarebbe ingeneroso fermarsi qui. Mister Greco ha trovato una squadra profondamente rinnovata, con tanti giovani e una rosa che, per stessa ammissione del tecnico, deve ancora essere completata.
E allora il giudizio deve necessariamente tenere conto del contesto.
Il vero Crotone si vedrà quando il cantiere sarà chiuso
La partita contro il Cosenza non boccia il progetto Greco, ma ne evidenzia i lavori ancora in corso. Il Crotone ha bisogno di trovare un’identità più stabile, di aumentare la continuità del proprio possesso, di dare maggiore peso alla fase offensiva e soprattutto di imparare a gestire i momenti negativi.
La buona notizia è che qualcosa si è visto. Il primo tempo ha mostrato una squadra capace di applicare almeno a tratti i principi voluti dall’allenatore. Zunno ha dimostrato di poter essere un’arma importante nell’attacco della profondità. Crapisto ha mostrato personalità e qualità nell’uno contro uno. E alcuni meccanismi della costruzione dal basso sembrano già essere stati assimilati.
La cattiva notizia è che non basta farlo per venti minuti o per qualche azione. Bisogna farlo per novanta. E soprattutto bisogna saperlo fare anche quando si va sotto.
Otto giorni per trasformare le indicazioni in certezze
Il calendario non concede molto tempo. Tra otto giorni il Crotone tornerà in campo per l’inizio del campionato e quella partita avrà inevitabilmente un peso diverso. Il -6 iniziale rende ogni passo falso ancora più pesante e, proprio per questo, il lavoro di Greco dovrà accelerare.
Il tecnico ha però scelto una strada precisa: tempo, lavoro, umiltà e una squadra che sappia creare un legame con la città. «Questa squadra ha bisogno di affetto», ha detto Greco dopo la gara, sottolineando come una formazione giovane abbia bisogno del sostegno del proprio pubblico.
Allo Scida, intanto, il pubblico ha risposto presente: 2.425 spettatori hanno assistito alla prima uscita stagionale.
Adesso toccherà alla squadra rispondere.
Il 2-0 con il Cosenza non è una sentenza: è un primo, molto concreto, elenco di cose da sistemare, e con il campionato ormai alle porte, il tempo del cantiere sta per finire.
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Raffaele Arcuri
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