Presto le temperature sullo Stivale cominceranno ad abbassarsi, a partire dal Nord. Merito della perturbazione proveniente dall’Atlantico. Nelle ultime ore si sono verificati temporali in Toscana, con numerosi interventi dei vigili del fuoco a Firenze, nel Grossetano e nella bassa Tuscia viterbese. A Celleno, una copiosa grandinata ha distrutto le colture, mentre a Calcata si è verificata una tromba d’aria. Nel pomeriggio di ieri, ai Castelli Romani, alle porte della capitale, la pioggia si è fatta sentire con rami e alberi caduti e numerose richieste di verifiche per cornicioni e tegole pericolanti. Questo nuovo fronte di aria fredda potrebbe sconfiggere l’alta pressione africana responsabile di questa quarta ondata di calore.

Come evolverà la situazione meteorologica “dipenderà dalla forza di questa saccatura: se si espanderà prepotentemente, allora avremo la possibilità di temporali intensi sulle regioni tirreniche, il Nord-Ovest e il Piemonte”, dice il meteorologo Matteo Rossi, previsore del Consorzio Lamma tra Regione Toscana e Cnr. «L’aria fredda trasportata in quota dalla perturbazione – prosegue – si scontrerà infatti con quella più calda degli strati sottostanti: un fenomeno nel quale hanno un ruolo le temperature molto calde del mare e che provoca lo sviluppo di temporali, anche forti, con fulmini e grandinate. Se invece la depressione rimarrà più a Ovest, isolandosi sul Mediterraneo occidentale, allora gli effetti potrebbero essere più contenuti. In questo caso – aggiunge l’esperto – avremmo maltempo sulla Sardegna e nuovamente sulle coste tirreniche».

Due le persone rimaste folgorate da fulmini nelle ultime 24 ore. Un trentenne di origine americana, colpito ieri sera da un fulmine sull’Etna, è morto all’ospedale Cannizzaro di Catania. L’uomo sarebbe salito sul vulcano lungo una zona vietata quando si è scatenato un temporale ed è stato colpito dal fulmine. È stato soccorso verso le 20 dai vigili del fuoco, quando era già in gravi condizioni, e trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro, dove è arrivato già deceduto.

Etna, il punto della tragedia: escursionista ucciso da un fulmine, il recupero in elicottero


Tragedia legata al maltempo anche sulle montagne dell’Alto Adige ai confini con la Svizzera, dove un escursionista altoatesino è morto molto probabilmente – secondo i soccorritori – dopo essere stato colpito da un fulmine. L’episodio si è verificato sul Piz Starlex, vetta di 3.075 metri nella zona di Tubre in Val Monastero. L’uomo era disperso da ieri pomeriggio, esattamente dalle ore 13, quando aveva raggiunto la cima della montagna. Successivamente, in quella zona si è abbattuto un forte temporale. A seguito del mancato rientro, solo poco dopo le 22 è scattato l’allarme. Alle ore 23.44, grazie all’utilizzo di un drone, i soccorritori hanno localizzato l’uomo, che si trovava a circa 2.600 metri in una zona particolarmente impervia, nei pressi del sentiero numero 4. Quando i soccorritori e i sanitari hanno raggiunto l’escursionista, hanno potuto solo constatare il decesso. Nel corso dell’intervento di ricerca e recupero sono state impiegate circa 40 persone di vari enti: Soccorso Alpino di Tubre e Prato Stelvio (con il drone), Soccorso Alpino della Guardia di finanza di Silandro e vigili del fuoco volontari di Tubre.

Sempre a causa del maltempo, due giovani escursioniste bolognesi sono state soccorse in Friuli, dopo essere state sorprese da un forte temporale con fulmini a circa 1.900 metri, sotto Forcella Urtisiel, mentre scendevano verso il rifugio Giaf, a Forni di Sopra (Udine). Una delle due è scivolata riportando un forte trauma cranico, mentre l’altra ha accusato un principio di ipotermia per il rapido calo delle temperature. Le ragazze sono state raggiunte dai soccorritori e successivamente evacuate in elicottero.

Cosa fare in caso di fulmini

I temporali, specie in questo periodo, possono svilupparsi e raggiungere la massima intensità molto rapidamente, lasciando poco tempo per trovare un riparo. Per questo la Protezione civile ha redatto una serie di indicazioni su cosa fare per evitare incidenti. La prima precauzione è quella di controllare le condizioni meteorologiche già nella fase di pianificazione di un’attività all’aperto. La localizzazione e la tempistica dei temporali, tuttavia, nella maggior parte dei casi non possono essere determinate nel dettaglio con sufficiente anticipo: i bollettini devono quindi essere integrati con l’osservazione delle condizioni in tempo reale. Nubi molto sviluppate verticalmente, soprattutto in una giornata calda e afosa, sono un segnale da tenere in considerazione ed è opportuno evitare ambienti aperti ed esposti. Se si vedono lampi, il temporale può trovarsi ancora a decine di chilometri di distanza ed è necessario allontanarsi per tempo. Se invece si sentono i tuoni, anche apparentemente lontani, significa che il temporale è a pochi chilometri o ancora più vicino. La raccomandazione è di raggiungere immediatamente un luogo riparato: una nube temporalesca può infatti produrre fulmini anche senza precipitazioni e le scariche possono colpire ad alcuni chilometri di distanza dal centro del temporale. La maggior parte degli incidenti causati dai fulmini si verifica all’aperto. La montagna è certamente il luogo più a rischio, ma sono esposti anche prati, campi di calcio, spiagge, moli, pontili e piscine all’aperto. La prima indicazione è quindi raggiungere rapidamente un luogo chiuso e attendere almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono prima di tornare all’aperto. In mancanza di un edificio si può trovare riparo in automobile, con portiere e finestrini chiusi. Le scariche colpiscono con maggiore frequenza elementi alti, come alberi, pali e tralicci, oppure oggetti che sporgono rispetto all’ambiente circostante e quelli di forma appuntita. Non bisogna quindi ripararsi sotto alberi o pali isolati ed è bene cercare a propria volta di non essere la “presenza” più alta del luogo in cui ci si trova. Il metallo, inoltre, pur non attirando i fulmini, è un buon conduttore di elettricità: occorre quindi restare lontani da strutture metalliche estese come reti, recinzioni, ringhiere, gradinate, funi e scale. È importante ricordare che se una persona viene colpita da un fulmine, il suo corpo non rimane elettricamente carico e può quindi essere soccorsa immediatamente senza rischi legati alla scarica per chi interviene. Se si viene sorpresi da un temporale durante un’escursione in montagna gli esperti consigliano di scendere immediatamente di quota, evitando creste, vette e percorsi elevati ed esposti. Vanno abbandonati i percorsi attrezzati con funi e scale metalliche e interrotte eventuali ascensioni in parete. Se si è in gruppo inoltre non è consigliato tenersi per mano, ma è meglio mantenere almeno 10 metri di distanza tra una persona e l’altra. Se non è possibile raggiungere un riparo, tenere i piedi uniti per ridurre il punto di contatto con il terreno è una possibile soluzione, evitando di sedersi o sdraiarsi. Si può assumere una posizione accovacciata, sempre con i piedi uniti e, se possibile, interponendo materiale isolante rispetto al terreno. Anche in mare, al lago o in piscina però è necessario mettere in pratica alcuni accorgimenti per evitare incidenti: tra questi il primo è uscire immediatamente dall’acqua e allontanarsi dalla riva o dal bordo. Un fulmine può infatti provocare una folgorazione indiretta per la dispersione della scarica fino ad alcune decine di metri dal punto colpito. Barche, canoe e piroghe, anche se coperte, non proteggono dai fulmini. In spiaggia è importante inoltre liberarsi di ombrelli, ombrelloni, canne da pesca e altri oggetti appuntiti di medie o grandi dimensioni. In campeggio è indicato cercare riparo in una struttura in muratura o nell’automobile. Se non è possibile lasciare la tenda, bisogna evitare il contatto con pareti e strutture metalliche, disalimentare le apparecchiature elettriche e isolarsi dal terreno con materiali a disposizione. In casa, infine, il rischio è fortemente ridotto, ma durante il temporale è meglio evitare apparecchi collegati alla rete elettrica e il telefono fisso, non toccare condutture, cavi, tubature e impianto elettrico ed evitare il contatto con l’acqua, rimandando ad esempio doccia e lavaggio dei piatti. Tettoie, balconi, capannoni, padiglioni, gazebo e verande non sono considerati luoghi sicuri.


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 (Redazione La Stampa)

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