L’esplosione che lo scorso 13 agosto ha interessato lo stabilimento della Knds Ammo Italy, ex Simmel Difesa, a Colleferro, continua a far discutere anche sul piano nazionale. A pochi giorni dal violento episodio, che fortunatamente non ha provocato vittime, è emersa infatti anche l’ipotesi di un possibile collegamento con attività russe di guerra ibrida. Una pista sulla quale, tuttavia, al momento non risultano elementi concreti.
A frenare è stato direttamente il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto dopo le richieste di chiarimento avanzate da Carlo Calenda, leader di Azione, e dal senatore del Partito Democratico Filippo Sensi.
«Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno», ha affermato Crosetto, invitando a non attribuire automaticamente alla Russia episodi sui quali sono ancora in corso accertamenti.
L’esplosione del 13 agosto a Colleferro
L’incidente si è verificato all’interno del sito industriale della Knds Ammo Italy, azienda impegnata nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro destinate alla difesa terrestre e navale.
Secondo quanto ricostruito nelle ore successive all’accaduto, all’interno del reparto Pressatura Polveri si sarebbe sviluppato inizialmente un incendio, seguito poi da una violenta esplosione.
Le immagini diffuse subito dopo l’evento hanno mostrato una grande colonna di fumo bianco levarsi dall’area industriale e, successivamente, una fiammata arancione alta decine di metri. Il boato è stato avvertito distintamente anche a distanza, mentre frammenti e materiale incandescente sono ricaduti nell’area circostante.
Nonostante la spettacolarità dell’esplosione e la grande paura provocata tra lavoratori e residenti, non si sono registrate vittime. Un dato particolarmente significativo considerando il precedente drammatico dell’ottobre 2007, quando nello stesso sito un’esplosione provocò un morto e 13 feriti.
L’inchiesta della Procura di Velletri
Sul grave episodio ha aperto un’inchiesta la Procura della Repubblica di Velletri, che dovrà chiarire le cause dell’incendio e della successiva esplosione. Una consulenza tecnica dovrebbe consentire ai magistrati di ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e verificare l’esistenza di eventuali responsabilità.
Al momento, secondo quanto emerso dai primi accertamenti, gli elementi raccolti sembrerebbero indirizzare verso un incidente interno allo stabilimento, senza evidenze che possano sostenere l’ipotesi di un attentato. Le indagini, tuttavia, proseguono.
Perché è stata evocata la pista russa
A far emergere il dibattito sull’eventuale coinvolgimento russo è stata soprattutto la particolare natura produttiva dello stabilimento di Colleferro.
Knds Ammo Italy produce infatti munizionamento destinato anche al sostegno militare dell’Ucraina, circostanza che ha portato alcuni esponenti politici a chiedere che venga esclusa con certezza qualsiasi possibile interferenza esterna.
A rendere il quadro ancora più delicato è stato un altro episodio avvenuto appena tre giorni prima in Bulgaria, dove un incendio seguito da un’esplosione aveva interessato una fabbrica di armi della Emco nei pressi di Belica.
La concomitanza temporale e il fatto che entrambe le strutture operino nel settore degli armamenti hanno alimentato interrogativi e sospetti, anche alla luce delle accuse rivolte negli ultimi anni alla Russia per attività di sabotaggio, cyberattacchi e altre operazioni riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida contro Paesi occidentali sostenitori di Kiev.
Crosetto: «Non c’è bisogno di inventare colpe»
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha però invitato alla prudenza. Secondo quanto dichiarato dal ministro, al momento non esistono elementi che facciano pensare a qualcosa di diverso da un problema interno allo stabilimento.
Crosetto ha sottolineato inoltre come non vi sia «bisogno di inventare colpe» nei confronti di chi, come la Russia, viene già accusato da anni di condurre una pericolosa guerra ibrida attraverso strumenti differenti, dagli attacchi informatici alla disinformazione fino ad azioni più direttamente operative. In sostanza, il messaggio del ministro è quello di evitare conclusioni premature e lasciare che siano le indagini a stabilire cosa sia realmente accaduto a Colleferro.
Calenda chiede chiarimenti al Governo
Di diverso tenore la posizione di Carlo Calenda, che ha chiesto al Governo di riferire in Parlamento alla ripresa dei lavori. Per il leader di Azione è necessario fare piena chiarezza sulla possibilità che l’episodio possa essere riconducibile a un’azione di guerra ibrida russa. Calenda ha sottolineato come, qualora questa ipotesi dovesse trovare conferma, ci si troverebbe davanti a un episodio di eccezionale gravità sul territorio italiano.
Il leader di Azione ha inoltre evidenziato come l’esplosione di Colleferro abbia ricevuto ampio risalto anche sui media russi. Sulla necessità di approfondire ogni possibile scenario è intervenuto anche Filippo Sensi, esponente del Partito Democratico, che ha espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura, sottolineando la necessità di «vederci chiaro».
Tra ipotesi e accertamenti, la parola ora alle indagini
A cinque giorni dall’esplosione, dunque, il caso della ex Simmel Difesa di Colleferro assume anche una dimensione politica nazionale.
Da una parte le richieste di approfondire anche la possibile pista di un’azione esterna; dall’altra la prudenza del ministro della Difesa e i primi elementi investigativi, che al momento non sembrano indicare un attentato. La questione centrale resta pertanto nelle mani della Procura di Velletri e dei tecnici incaricati di ricostruire quanto avvenuto nel reparto Pressatura Polveri.
Solo gli accertamenti potranno stabilire se si sia trattato esclusivamente di un grave incidente industriale o se emergeranno elementi di natura diversa. Fino ad allora, l’ipotesi di una “mano russa” resta appunto un’ipotesi, priva allo stato attuale di riscontri investigativi noti.
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Daniel Lestini
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