Castel Gandolfo e più in generale i Castelli Romani perdono una figura che, nel corso di una vita intera, ha saputo trasformare la passione per il territorio, la cultura gastronomica e il rispetto delle tradizioni in un lavoro, in un’impresa e, soprattutto, in un patrimonio condiviso.

È morto a 79 anni Rocco Lutrario, fondatore di Cibaria, imprenditore conosciuto e stimato ben oltre i confini di Castel Gandolfo. Un uomo che per tanti era diventato un punto di riferimento nel mondo dell’enogastronomia di qualità, ma che sarebbe riduttivo ricordare soltanto per i risultati raggiunti nella sua attività professionale.

Rocco era infatti un uomo di grande cultura e profonda sensibilità, innamorato della natura, della storia dei Castelli Romani, delle tradizioni e di tutto ciò che raccontava l’identità autentica di queste terre. Un conoscitore appassionato, capace di parlare di un formaggio, di un salume o di una ricetta tradizionale andando ben oltre il prodotto: dietro ogni sapore cercava la storia, le persone, i luoghi, la qualità delle materie prime e il sapere artigiano che li aveva generati.

Per questo, nel tempo, Rocco Lutrario è diventato una vera istituzione ai Castelli Romani.

La sua storia comincia lontano dalle sponde del Lago Albano. Nato in Ciociaria, a San Giorgio a Liri, in provincia di Frosinone, all’età di sette anni si trasferì con il padre a Santa Maria delle Mole, frazione di Marino. Nella seconda metà degli anni Settanta iniziò il suo percorso professionale a Castel Gandolfo, partendo da un piccolo magazzino.

Era l’inizio di un’avventura imprenditoriale destinata a crescere insieme a lui.

Nel 1999 arrivò la nuova sede di Cibaria, proprio di fronte al Lago Albano di Castel Gandolfo, un luogo che sarebbe diventato molto più di un semplice magazzino. Tra quelle mura Rocco costruì negli anni una sorta di scrigno delle eccellenze gastronomiche italiane, selezionando prodotti, affinando formaggi, sperimentando ricette e instaurando rapporti con artigiani e produttori accomunati dalla stessa ricerca della qualità.

Da un piccolo magazzino a un’eccellenza della gastronomia

Cibaria è diventata negli anni un’azienda familiare capace di selezionare e produrre specialità regionali attraverso una rete di artigiani italiani, distribuendo salumi, formaggi stagionati, baccalà di alta gamma e altre produzioni di nicchia destinate alla ristorazione e ai negozi specializzati, arrivando anche nella rete italiana ed europea di Eataly.

Ma al centro di tutto è sempre rimasta la filosofia di Rocco Lutrario: il buono deve essere anche sano.

Abile affinatore di formaggi e profondo conoscitore della salumeria romana, Lutrario ha elaborato e perfezionato negli anni diverse ricette, partendo dalle preparazioni della tradizione ma intervenendo sull’utilizzo del sale e delle spezie, senza snaturarne l’identità.

Una ricerca che ha portato Cibaria ad impegnarsi anche nel progetto della “Lotta al sale nella cucina romana”, con prodotti pensati per mantenere il carattere delle ricette tradizionali riducendone al tempo stesso il contenuto di sale.

 

Tra i simboli di questo lavoro il Pecorino Romano Dop a pasta dolce, selezionato e affinato da Cibaria, caratterizzato da una lunga stagionatura e da una quantità di sale inferiore rispetto a molti prodotti della stessa tipologia.

 

E poi la linea “I Salumi di San Rocco”, nome che sembra oggi assumere un significato ancora più particolare: ricette della tradizione reinterpretate con sensibilità contemporanea, tra cui il guanciale stagionato a ridotto contenuto di sale.

Intorno a questi prodotti Rocco aveva costruito un magazzino, sulle sponde del lago, dove trovano spazio eccellenze provenienti da diverse parti d’Italia, dai salumi di Bassiano al Parmigiano Reggiano di montagna, fino al baccalà selvaggio norvegese.

Non una semplice selezione commerciale. Ma il frutto di curiosità, studio, incontri e conoscenza.

 L’amore per Castel Gandolfo e i Castelli Romani

Rocco Lutrario era profondamente legato anche alla comunità che aveva scelto come casa.

Negli ultimi anni il sindaco di Castel Gandolfo lo aveva nominato membro del Comitato per il Gemellaggio con la città francese di Châteauneuf-du-Pape, uno dei territori più conosciuti al mondo per la propria tradizione vitivinicola.

Un incarico che sembrava cucito perfettamente sulla sua figura: mettere in relazione territori diversi attraverso la cultura, il cibo, il vino, le tradizioni e quella capacità di riconoscere e valorizzare l’identità dei luoghi che aveva accompagnato tutta la sua vita.

 

Il Comune di Castel Gandolfo ha espresso il proprio cordoglio:

“Le più sentite condoglianze da parte del Sindaco, della Giunta e dei consiglieri alla famiglia Lutrario per la scomparsa del loro caro Rocco. Rocco, nostro concittadino, si è distinto come imprenditore, legando la nostra Città al patrimonio delle eccellenze enogastronomiche”.

 

Parole che raccontano soltanto in parte il vuoto lasciato dalla sua scomparsa.

 

Perché chi ha avuto modo di conoscere Rocco ricorda anche il piacere della conversazione, la passione con cui sapeva raccontare un prodotto o un luogo, la curiosità intellettuale e quell’attenzione quasi affettuosa verso la natura e la storia dei Castelli Romani.

La sua era una cultura mai ostentata, fatta di esperienza, letture, incontri e memoria. Una cultura che trovava nel cibo una delle sue forme di espressione, ma che abbracciava il paesaggio, le tradizioni e il senso stesso dell’appartenenza a un territorio.

Alla moglie, alle sue tre figle, ai familiari, agli amici e a quanti hanno condiviso con lui una parte del suo lungo percorso va il cordoglio di un territorio che perde non soltanto un imprenditore, ma un autentico ambasciatore delle eccellenze dei Castelli Romani.

I funerali di Rocco Lutrario saranno celebrati venerdì 21 agosto alle ore 10.30 nella Chiesa di San Tommaso da Villanova, in Piazza della Libertà 12, nel cuore di Castel Gandolfo.

 

Resteranno il lavoro costruito in quasi mezzo secolo, i prodotti che portano dentro la sua ricerca e la sua idea di qualità. Ma resterà soprattutto il ricordo di un uomo che aveva compreso qualcosa di essenziale: le eccellenze di un territorio non sono soltanto qualcosa da vendere o da assaggiare. Sono storie da conoscere, custodire e tramandare.




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 Michela Emili

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