La circolare del Comando Generale accende lo scontro

Una circolare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, datata 18 agosto 2026 sta facendo discutere il personale e il mondo sindacale militare. Il documento, firmato dal Capo del II Reparto interinale, Gen. B. Marco Guerrini, riguarda la disponibilità dei recapiti telefonici mobili per i militari che ricoprono posizioni d’impiego associate a SIM di servizio.

Il punto centrale è chiaro: il personale impiegato in incarichi di comando e responsabilità deve risultare “agevolmente rintracciabile” qualora insorgano improrogabili e rilevanti esigenze, anche a prescindere dall’orario di servizio.

Una formulazione che, secondo UNARMA Associazione Sindacale Carabinieri, rischia di tradursi in una vera e propria reperibilità H24, senza però il riconoscimento formale ed economico previsto per una prestazione di questo tipo.

“Rintracciabile sempre”: il nodo del numero personale su My Perseo

La circolare richiama la necessità di garantire flussi comunicativi rapidi e certi, indispensabili per la gestione delle emergenze, la continuità dell’azione di comando e la tempestività degli aggiornamenti informativi in caso di eventi di interesse.

Nel documento si evidenzia che, in alcune circostanze, non sarebbe stato possibile raggiungere telefonicamente in tempi utili il personale interessato. Per questo motivo, i militari che hanno rinunciato all’utenza telefonica mobile associata alla posizione d’impiego e che non hanno reso disponibili altri recapiti nell’area intranet, vengono invitati ad aggiornare la sezione My Perseo, indicando un numero di cellulare valido e raggiungibile.

Ed è proprio qui che nasce la contestazione sindacale: secondo UNARMA, chiedere l’inserimento del numero personale per essere reperibili fuori dall’orario di servizio equivale a scaricare sul militare un obbligo operativo senza adeguata regolamentazione.

UNARMA: “Non la chiamano reperibilità, così non scatta nulla”

La presa di posizione dell’associazione sindacale è netta. Per UNARMA, la circolare eviterebbe accuratamente di utilizzare la parola “reperibilità”, preferendo formule più generiche come “agevolmente rintracciabile” e “a prescindere dall’orario di servizio”.

Una scelta lessicale che, secondo il sindacato, avrebbe conseguenze concrete: se non viene riconosciuta formalmente la reperibilità, non scatterebbero compensi, recuperi o tutele specifiche.

“Tradotto: reperibilità H24”, denuncia UNARMA, sottolineando come in questo modo si rischi di istituire una nuova prestazione lavorativa di fatto, ma gratuita.

Il tema delle SIM di servizio e dei costi scaricati sui militari

Il documento riguarda in particolare i militari che ricoprono posizioni associate a SIM di servizio. Tuttavia, la circolare fa riferimento anche a chi ha rinunciato all’utenza telefonica mobile collegata alla posizione d’impiego.

Secondo UNARMA, il punto non può essere risolto chiedendo semplicemente il numero personale del militare. La continuità di comando e la sicurezza operativa, sostiene l’associazione, devono essere garantite con strumenti di servizio, non con dispositivi privati e disponibilità individuali non riconosciute.

Il sindacato pone quindi una questione di principio: se l’Amministrazione ritiene necessario che determinati militari siano raggiungibili in ogni momento per esigenze improrogabili, allora quella disponibilità deve essere disciplinata, retribuita e tutelata.

“Il tempo libero non può diventare lavoro gratis”

Nel mirino di UNARMA c’è soprattutto il rischio che il senso del dovere dei Carabinieri venga trasformato in una forma di disponibilità permanente, senza alcun corrispettivo.

La frase scelta dal sindacato sintetizza la protesta: “Il costo del tuo tempo libero lo paghi tu”.

Una denuncia che tocca un tema sensibile per tutto il personale in uniforme: il confine tra esigenze operative, responsabilità di comando e diritto al riposo. Per l’associazione, la disponibilità fuori servizio non può essere considerata una conseguenza implicita dell’incarico, né può essere lasciata in una zona grigia amministrativa.

Assenze, vicari e responsabilità: UNARMA chiede chiarezza

La circolare precisa che restano fatti salvi i periodi di assenza in cui l’incarico viene formalmente ceduto a chi esercita funzioni vicarie. Anche su questo punto, UNARMA chiede però maggiore chiarezza.

Secondo il sindacato, quando è presente un vicario e l’incarico viene ceduto formalmente, l’onere della rintracciabilità deve passare a chi assume temporaneamente quella funzione. Serve dunque una disciplina chiara, per evitare sovrapposizioni, ambiguità o responsabilità lasciate in capo al titolare anche durante periodi di assenza.

La richiesta: reperibilità pagata e regolamentata

La posizione di UNARMA è netta: se l’Arma pretende una disponibilità continuativa fuori dall’orario ordinario di servizio, questa deve essere trattata per ciò che è, cioè reperibilità.

E la reperibilità, ribadisce l’associazione, non può essere introdotta con formule indirette o attraverso l’aggiornamento di un recapito personale su una piattaforma interna. Deve invece essere regolamentata con criteri chiari, turnazioni, limiti, compensi e garanzie.

Per il sindacato, la sicurezza e la continuità dell’azione di comando sono obiettivi fondamentali, ma non possono essere perseguiti comprimendo i diritti del personale o trasformando la disponibilità individuale in un obbligo permanente e non retribuito.

Una nuova frizione tra esigenze operative e diritti del personale

Il caso apre un fronte destinato a far discutere. Da un lato, l’Amministrazione richiama la necessità di assicurare comunicazioni rapide in contesti operativi complessi. Dall’altro, UNARMA denuncia il rischio di una reperibilità non dichiarata, affidata ai telefoni personali e priva di riconoscimento economico.

Il punto politico e sindacale resta uno: il senso del dovere dei Carabinieri non può diventare sinonimo di lavoro gratis.

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 Laura Bianchi

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