CAMPOMARINO. Il bullismo non va in vacanza. Non si ferma con la fine della scuola e non resta confinato tra i banchi: può manifestarsi nelle piazze, nelle palestre, nelle parrocchie, nei gruppi di amici e soprattutto online, dove una fotografia, un video o una parola possono raggiungere rapidamente un numero enorme di persone.

È partendo da questa consapevolezza che si è svolto a Palazzo Norante, a Campomarino, l’incontro “Il bullismo non va in vacanza”, promosso dal Comune di Campomarino insieme alle associazioni Stop Bullismo OdV di Macchia d’Isernia e Genitori Arcobaleno OdV di Venafro.

A moderare l’incontro è stato Fabio Iannucci, presidente di Stop Bullismo OdV, che ha aperto i lavori richiamando l’importanza delle istituzioni presenti: l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Campomarino Rossella Panarese, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Termoli Mariella Vaino e la vicepresidente del Consiglio regionale del Molise Stefania Passarelli.

Iannucci ha scelto un gesto semplice come punto di partenza: un abbraccio. Un gesto di vicinanza, accoglienza e non violenza che, in una società sempre più caratterizzata dalla distanza e dalla comunicazione attraverso gli schermi, rischia di diventare meno frequente. Recuperare la capacità di stare insieme, guardarsi, ascoltarsi e comunicare positivamente rappresenta già una forma concreta di prevenzione.

Maria Chimisso, dirigente e docente, ha affrontato il fenomeno dal punto di vista normativo ed educativo. Ha ricordato la legge 29 maggio 2017, n. 71, dedicata alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo, e la successiva legge 17 maggio 2024, n. 70, che ha ampliato il quadro normativo alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Conoscere le norme, però, non basta: occorre aiutare bambini e ragazzi a comprendere che dietro quello che può sembrare uno scherzo c’è una persona e che ogni comportamento può avere conseguenze reali.
La scuola, secondo Chimisso, ha quindi una responsabilità fondamentale. Non deve limitarsi alla trasmissione delle conoscenze, ma educare alla cittadinanza, al rispetto, alle relazioni e all’utilizzo consapevole della rete. I social, se da una parte hanno amplificato il fenomeno, dall’altra hanno contribuito a rendere visibili comportamenti che in passato potevano rimanere nascosti.

Antonella Petrella, psicologa e psicoterapeuta, ha spostato l’attenzione sulla responsabilità individuale. Informazione e consapevolezza devono accompagnarsi alla capacità di sentirsi responsabili non solo di se stessi, ma anche degli altri. Il bullismo, infatti, non è un problema esclusivamente scolastico e non può essere delegato agli insegnanti: coinvolge famiglie, adulti e l’intera comunità.
Al centro del suo intervento c’è stata l’empatia, considerata uno degli strumenti più importanti per contrastare la violenza. Riconoscere nell’altro una persona con emozioni, fragilità e dignità significa rendere più difficile qualsiasi comportamento offensivo. Anche una sola parola può ferire profondamente e lasciare conseguenze durature. Ognuno può essere vittima, spettatore o protagonista inconsapevole di comportamenti che fanno male.

Iannucci ha quindi introdotto il tema della gentilezza, definendola una forza capace di generare altra positività. Un gesto gentile può diventare contagioso, così come una parola violenta può innescare una catena di comportamenti negativi. Prevenire il bullismo significa quindi anche costruire quotidianamente una cultura della gentilezza.

Guido Rampone, dirigente scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo di Campomarino, ha sottolineato che la scuola da sola non può affrontare il fenomeno. Serve un’alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni, associazioni e territorio. È necessario avere il coraggio di parlare del problema e chiamarlo con il suo nome, partendo da un principio fondamentale: il rispetto deve essere garantito a prescindere. In questo percorso le associazioni svolgono un ruolo prezioso, perché continuano il loro lavoro anche al di fuori degli ambienti scolastici.

Particolarmente significativo è stato l’intervento di Vincenzo Cimino, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Molise e di Cerecom Molise, che ha collegato il tema del bullismo a quello della comunicazione e dell’educazione digitale. “Si è ciò che si comunica” è il concetto alla base del suo intervento: le parole non sono neutre, possono costruire relazioni oppure diventare strumenti di offesa.
Cimino ha ricordato il lavoro svolto nelle scuole su bullismo, cyberbullismo, odio in rete, fake news e corretta informazione, richiamando anche il protocollo sottoscritto nel 2024 dall’Ordine dei giornalisti del Molise e dall’Ufficio scolastico regionale per promuovere la Media Education.
Nell’era digitale, la responsabilità riguarda anche la scelta di cosa condividere. Di fronte a una fotografia o a un video che può umiliare qualcuno, non inoltrare, non commentare e non ridere significa interrompere una catena di violenza. Un gesto semplice che può fare la differenza.

Nicola Malorni, della cooperativa sociale Kairos di Termoli, ha infine posto una domanda: servono soltanto sportelli d’ascolto o bisogna tornare a incontrarsi? La sua riflessione ha richiamato la necessità di creare luoghi nei quali bambini, ragazzi e adulti possano raccontarsi, condividere emozioni, paure e sogni. Anche le fiabe e i racconti possono diventare strumenti educativi capaci di affrontare temi complessi attraverso un linguaggio semplice e coinvolgente.

A chiudere l’incontro è stato l’assessore Rossella Panarese, che ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale. Il messaggio è chiaro: Campomarino agisce e l’impegno contro il bullismo deve tradursi in azioni concrete.

L’incontro di Palazzo Norante ha così superato la semplice condanna del bullismo. Dire che il bullismo è sbagliato è facile; più difficile è interrogarsi su ciò che ciascuno può fare ogni giorno per impedirgli di crescere. La sfida è una vera “riprogrammazione sociale” della comunità, nella quale nessuno debba avere paura di essere se stesso e nella quale, davanti alla sofferenza dell’altro, prevalgano empatia, ascolto e solidarietà. Perché il rispetto non deve essere un’eccezione, ma la normalità.

Angelica Silvestri




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