14.54 – domenica 23 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Parità: opportunità, non risultato predeterminato.

Il dibattito sulla nuova legge elettorale trentina merita di essere affrontato senza pregiudizi e senza timori reverenziali. Proprio per questo alcune affermazioni della presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità richiedono, a mio avviso, una riflessione diversa.

Primo: pari opportunità non significa automaticamente parità del risultato. L’articolo 3 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini; l’articolo 51 stabilisce inoltre che tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possano accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza. Il principio è chiaro: garantire a tutti la possibilità di partecipare, competere ed essere scelti. Non significa necessariamente stabilire in anticipo quale debba essere la composizione finale dell’assemblea.

È vero che lo stesso articolo 51 consente alla Repubblica di promuovere, con appositi provvedimenti, le pari opportunità tra donne e uomini. Questa previsione legittima misure volte a correggere ostacoli concreti, ma non esclude il necessario rispetto dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e libertà del voto.

Secondo: una Commissione Pari Opportunità dovrebbe occuparsi della parità come principio universale. Donne e uomini devono avere gli stessi diritti e le medesime possibilità. La tutela delle donne può essere necessaria quando esistono discriminazioni o svantaggi effettivi, ma non dovrebbe trasformarsi in una presunzione permanente di incapacità del sistema democratico o degli elettori. Altrimenti si rischia di sostituire una discriminazione con un’altra.

Le cosiddette azioni positive, riconosciute anche dal diritto dell’Unione europea e dalla normativa italiana sulla parità di accesso alle cariche elettive, possono dunque essere legittime quando servono a rimuovere ostacoli reali. La questione è stabilire se una determinata misura favorisca concretamente la partecipazione oppure predetermini il risultato oltre quanto necessario.

Terzo: esiste poi una questione istituzionale che non può essere sottovalutata. È stata prospettata l’ipotesi che le determinazioni della Commissione possano assumere carattere vincolante rispetto alle decisioni del Consiglio provinciale. Sarebbe, a mio giudizio, un’inaccettabile confusione di ruoli.

Lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e l’ordinamento provinciale attribuiscono al Consiglio provinciale la funzione legislativa nelle materie di competenza della Provincia, secondo le procedure previste dalle norme statutarie e dai regolamenti consiliari. La Commissione Pari Opportunità, quale organismo consultivo e di garanzia, ha pieno diritto di proporre, sollecitare ed esprimere pareri, che le istituzioni devono ascoltare e valutare. Ma non può diventare un legislatore parallelo.

La Commissione propone, il Consiglio decide. La potestà legislativa e la responsabilità politica appartengono all’assemblea democraticamente eletta. Naturalmente, un parere può essere obbligatorio quando lo preveda la legge o il regolamento; obbligatorio, però, non significa necessariamente vincolante. La decisione finale deve restare dell’organo titolare della funzione legislativa, salvo i limiti posti dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi.

Quarto: il voto appartiene agli elettori. L’articolo 48 della Costituzione lo definisce personale, eguale, libero e segreto; l’articolo 67 collega il mandato parlamentare alla rappresentanza della Nazione, mentre, sul piano provinciale, il principio democratico richiede comunque che la scelta degli eletti resti effettivamente riconducibile al corpo elettorale.

Una buona legge elettorale dovrebbe creare meno gabbie possibile e consentire ai cittadini di scegliere liberamente i propri rappresentanti. Le regole sulla presenza equilibrata dei candidati, sull’alternanza o sulla doppia preferenza possono essere strumenti per ampliare le opportunità, non necessariamente limitazioni illegittime. Ma devono essere valutate con attenzione: quando la legge interviene per orientare preventivamente la composizione dell’assemblea, dobbiamo chiederci dove finisca la tutela delle opportunità e dove inizi la compressione della libertà di scelta.

Quinto: credo che proprio le donne abbiano tutto da guadagnare da una politica che riconosca pienamente il loro valore senza bisogno di tutele permanenti. Una donna eletta deve poter rivendicare fino in fondo la forza del proprio consenso, delle proprie capacità e della propria storia politica, senza che nessuno possa insinuare che il suo seggio dipenda da una corsia preferenziale.

L’obiezione è evidente: in una società in cui gli ostacoli non sono ancora del tutto rimossi, lasciare ogni risultato alla sola dinamica elettorale potrebbe perpetuare squilibri già esistenti. È un’obiezione seria. Proprio per questo non propongo di ignorare le discriminazioni, ma di affrontarle con misure mirate, verificabili e proporzionate, distinguendo tra sostegno alla partecipazione e automatismo nella selezione degli eletti.

Sesto: sostenere queste posizioni non significa essere contro la partecipazione femminile. Significa porre una domanda politica che troppo spesso viene evitata: vogliamo l’uguaglianza delle opportunità oppure vogliamo predeterminare l’uguaglianza dei risultati?

Sono due cose profondamente diverse. La prima è un obiettivo costituzionale; la seconda può essere, in alcuni casi, uno strumento temporaneo per rimuovere ostacoli concreti, ma non dovrebbe diventare un principio assoluto né sottrarre agli elettori la responsabilità della scelta.

Futuro Nazionale deve avere il coraggio di aprire questo dibattito con rispetto ma senza conformismi. Rimuoviamo ogni discriminazione reale, favoriamo la partecipazione, garantiamo a donne e uomini identiche possibilità di candidatura e di presenza politica. Valutiamo le misure di riequilibrio alla luce della Costituzione, dello Statuto speciale, della normativa nazionale ed europea e dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.

Poi, però, lasciamo decidere gli elettori.

Perché la vera parità non consiste nel garantire a qualcuno un risultato, ma nel garantire a tutti la stessa libertà di conquistarlo.

 

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Emilio Giuliana
Membro del Comitato Nazionale di Futuro Nazionale


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