Abruzzo. In questi giorni la stampa ha dato risalto ad un Rapporto predisposto da Action Aid in
riferimento al decennale della ricostruzione del sisma 2016, che si concentra
soprattutto sulla ricostruzione degli edifici pubblici.
Il rapporto di ActionAid merita attenzione: la richiesta di dati aperti, completi e verificabili è una richiesta giusta, chela Struttura commissariale condivide e alla quale ha dato seguito, da ultimo con la trasmissione del 21 luglio del dataset completo di codici CUP e identificativi, come lo stesso rapporto riconosce. Proprio per rispetto di quel lavoro, però, è necessario ristabilire alcuni fatti.
Nelle osservazioni poste relativamente all’assicurare adeguati livelli di trasparenza e
accountability, si evidenzia che la Struttura Commissariale provvede al puntuale adempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente e, in particolare, dall’articolo 36 del decreto-legge n. 189 del 2016, dal decreto legislativo n. 33 del 2013 e dalle ulteriori disposizioni applicabili in materia, assicurando la
pubblicazione degli atti e delle informazioni per i quali l’ordinamento prevede specifici
obblighi di pubblicità.
La Struttura persegue, al contempo, l’obiettivo di assicurare la più ampia conoscibilità dello stato di avanzamento della ricostruzione. In tale prospettiva si inserisce il Rapporto sulla ricostruzione 2026, che, per natura e finalità, costituisce uno strumento di analisi e rendicontazione istituzionale volto a restituire una
rappresentazione organica e sistematica dell’intero processo ricostruttivo.
La ricostruzione costituisce, per sua natura, un processo vivo e in continua evoluzione,
nel quale i dati restituiscono lo stato di avanzamento rilevato in un determinato momento e possono pertanto registrare, nel tempo, fisiologici scostamenti. L’azione costante di impulso e di sblocco degli interventi, finalizzata ad assicurarne la concreta realizzazione e ad accelerarne l’attuazione, può infatti determinare accorpamenti o
rimodulazioni degli interventi, ottimizzazioni progettuali, aggiornamenti dei quadri economici e variazioni degli importi, anche in conseguenza dell’aumento dei prezzi e dell’adeguamento dei costi delle lavorazioni. Tali variazioni non costituiscono, dunque, un elemento di incoerenza del dato, ma riflettono la natura dinamica del
processo ricostruttivo e la sua progressiva definizione nelle diverse fasi di
programmazione, progettazione e realizzazione.
Fermo restando questo doveroso chiarimento, la tesi di fondo del Rapporto di ActionAid, secondo cui “per due opere pubbliche su tre il cantiere non è ancora partito”, si fonda su due elementi che ne condizionano significativamente la lettura. In primo luogo, pur disponendo di dati aggiornati al 2026, trasmessi dalla Struttura
commissariale nel luglio 2026 successivamente alla pubblicazione del Rapporto,ActionAid ha costruito la propria analisi su dati obsoleti, ovvero su un dataset aggiornato al 30 aprile 2025 e, dunque, riferito a oltre un anno prima.
In secondo luogo, la tesi di ActionAid si fonda su una classificazione che considera “non partiti” anche gli interventi in fase di progettazione e persino quelli per i quali il progetto esecutivo sia già stato approvato e sia stata avviata la procedura di gara per l’affidamento dei lavori. Ricondurre alla medesima categoria un intervento
ancora nelle fasi amministrative iniziali e uno che abbia già completato la
progettazione e sia giunto alla fase di affidamento rischia di costituire una forzatura metodologica e di restituire ai cittadini una rappresentazione non pienamente aderente all’effettivo stato di avanzamento della ricostruzione.
La realizzazione materiale del cantiere rappresenta infatti una fase di un processo più articolato, preceduta dalla progettazione, dall’approvazione del progetto e dalle procedure di affidamento e seguita dall’esecuzione e dal completamento dei lavori.
La fonte ufficiale, rappresentata dal Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura commissariale, aggiornato a maggio, restituisce una fotografia significativamente diversa. Se nel 2023 la ricostruzione pubblica mostrava una condizione di sostanziale stallo, segnata negli anni precedenti da ritardi e da numerose false partenze, oggi il
quadro evidenzia un’accelerazione concreta: nonostante si tratti della componente più complessa e articolata del processo ricostruttivo, circa il 40% degli interventi programmati ha raggiunto la fase di cantiere o risulta già concluso. È il segno di un recupero progressivo del tempo accumulato, che non cancella le difficoltà e i ritardi,
ma testimonia il superamento della lunga fase in cui alla programmazione degli interventi non corrispondeva un’effettiva capacità di realizzazione.
1. La ricostruzione pubblica sta accelerando: i numeri reali
Al 30 aprile 2026 la programmazione pubblica comprende 3.667 interventi per oltre
4,85 miliardi di euro, 125 interventi e 252 milioni in più rispetto a un anno prima, a
fronte di risorse complessivamente disponibili dal 2016 pari a 9,4 miliardi. Gli
interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Ma il dato che conta è il passaggio al
cantiere: le opere con lavori in corso o concluse sono oggi circa il 40% dell’intera
programmazione, contro il 34,4% del 2025.
È utile osservare che questa accelerazione emerge persino dai dati che ActionAid
stessa riporta nella sua appendice 2026, pur senza trarne le conseguenze nel titolo.
Nel confronto tra i due dataset, gli interventi prima dell’avvio dei lavori scendono da
2.521 a 2.432; i cantieri aperti (fase 7) passano da 444 a 548, cioè +23,4% in un anno;
le opere tra fine lavori e collaudo salgono da 574 a 684, +19,2%. Nei 44 Comuni più
colpiti i lavori in corso crescono da 191 a 226 e i conclusi da 243 a 284. Non cresce
dunque soltanto il numero delle autorizzazioni o dei RUP nominati: crescono i cantieri
reali (Fase 7 – Inizio lavori) e le opere consegnate (Fase 8 – Fine lavori e Fase 9 –
Collaudo), e crescono a un ritmo a due cifre. Sono questi i numeri che misurano il
cambio di passo.
Quanto al “due su tre”, la percentuale del 66,3% si ottiene sommando alle opere
ancora in progettazione anche quelle in fase 6, cioè con progetto esecutivo approvato
e procedura di aggiudicazione dei lavori già avviata: interventi che hanno completato
l’intero iter tecnico e attendono solo l’esito della gara. Definirli “cantieri mai partiti”
è una forzatura evidente. Analogamente, il rapporto cita come prova di opacità il fatto
che alcune opere risultino in fase 6 nel dataset mentre i comunicati annunciano la
posa della prima pietra: un dataset è una fotografia a una data certa e registra l’avvio
formale dei lavori con i tempi amministrativi propri delle stazioni appaltanti; la
distanza tra posa della prima pietra e aggiornamento del sistema di monitoraggio non
è una contraddizione, è la normale sequenza di un procedimento.
2. Scuole, Ospedali, Chiese e il caso Amatrice: i segni concreti e i cantieri
I dati estratti dal database ufficiale smentiscono la tesi della paralisi, mostrando un
Paese in cantiere avanzato. Sulle scuole, che ActionAid indica giustamente come
prioritarie, gli ordini di attivazione sono passati in un anno da 125 a 197 (+57,6%) su
un piano di 459 interventi per 1,6 miliardi; le riaperture dell’ITTS “Divini” di San
Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Betti” di Camerino (circa 15 milioni
ciascuna) mostrano che il metodo dell’affiancamento produce opere consegnate. A
questi si aggiungono cantieri cruciali come il nuovo polo scolastico E. Mestica (8,3
milioni) e la scuola Dante Alighieri (8,4 milioni) a Macerata, entrambi in Fase 9
(Collaudo), o il Polo scolastico di Cittareale (3,1 milioni) in Fase 7 (Inizio Lavori).
Anche la rete ospedaliera e sanitaria registra avanzamenti epocali: l’Ospedale di
Amandola (13 milioni) è stato restituito alla cittadinanza ed è funzionante, mentre
all’Ospedale di Fabriano i lavori per il DH e altri reparti (21,2 milioni) sono in Fase 7
(Inizio Lavori).
Sugli edifici di culto – che il rapporto ActionAid sostanzialmente non considera, pur
essendo le chiese il cuore identitario dei borghi appenninici – il Rapporto 2026 registra
1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro, liquidazioni sviluppate
sullo stato avanzamento lavori salite a 257,6 milioni (+18,5%) e opere concluse in
crescita del 25% in un anno. A titolo d’esempio, i lavori sono in piena esecuzione (Fase
7) nella Basilica San Nicola a Tolentino (3,7 milioni) e nella Chiesa di San Francesco ad
Amatrice (11,3 milioni).
Ad Amatrice, il quadro descritto da ActionAid trascura un elemento determinante: la
ricostruzione del centro storico è oggi governata attraverso un supercantiere unitario,
mentre ancora nel 2023 permanevano macerie e le soluzioni progettuali per lo
sviluppo dei sottoservizi risultavano non adeguate alle esigenze della ricostruzione.
Lo stesso rapporto ammette che tutti i servizi essenziali censiti nel dataset sono in
fase esecutiva o conclusa. I registri del 2026 certificano che l’Ospedale di Amatrice
(27,5 milioni), il Centro di formazione professionale Alberghiero (7,3 milioni) e il
Municipio Palazzo del Reggimento (2,6 milioni) sono regolarmente in Fase 7 (Inizio
Lavori). Inoltre, i sottoservizi del Centro Storico (Cunicoli ispezionabili, 6,6 milioni)
sono già in Fase 8 (Fine Lavori). L’Istituto R. Capranica (11,6 milioni) è in Fase 9
(Collaudo). Un intervento che ingloba decine di edifici conta come un record solo nel
dataset; nella realtà è una ricostruzione urbana integrale, com’è ad Arquata del
Tronto, dove il maxi-intervento da 71 milioni sulle opere di stabilizzazione e
ricostruzione è in piena esecuzione (Fase 7 – Inizio Lavori), e a Castelluccio di Norcia.
3. La ricostruzione va letta nel suo complesso
La ricostruzione non è solo quella pubblica. Ridurre il giudizio sul decennale a un
sottoinsieme – peraltro quello fisiologicamente più lento in ogni ricostruzione
italiana, perché passa attraverso la progettazione e il codice degli appalti – significa
tacere la parte più grande del processo. Sulla ricostruzione privata, al 31 maggio 2026
le richieste di contributo sono 36.149 per 17,82 miliardi di euro; le pratiche approvate
24.650, il 68,2%, con 12,59 miliardi concessi (1,82 in più in un anno) e circa 8 miliardi
liquidati, il 69% dei quali erogato dal 2023 a oggi, quasi 2 miliardi nei soli ultimi dodici
mesi. I cantieri autorizzati sono 23.361, di cui 14.968 conclusi (64,1%) e 8.393 in corso.
Nell’ultimo anno oltre 1.300 famiglie, circa 2.800 persone (+13,5%), sono rientrate
nelle proprie case: circa 5.500 nuclei nell’ultimo triennio. Il baricentro si è spostato
sui danni gravi, ormai il 56,3% delle pratiche, concentrati proprio nei 44 Comuni più
colpiti.
Questa accelerazione non resta dentro i cantieri. Il Rapporto 2026 documenta per la
prima volta l’effetto della saldatura tra ricostruzione e misure del Fondo
complementare Next Appennino (1,78 miliardi): a fronte dei 625 milioni per le
imprese sono arrivati 2.353 progetti per 2,54 miliardi, con oltre 400 milioni di capitale
proprio degli imprenditori; le imprese con erogazioni sono passate in un anno da 443
a 786 (+77,4%). Il valore aggiunto del Cratere è stimato in 15,96 miliardi nel 2025, con
una crescita dal 2022 superiore al 21% contro il 12,3% dell’Italia; il reddito medio dei
contribuenti è cresciuto del 19% (22,2% nel Cratere ristretto) contro il 16,9%
nazionale. Le Comunicazioni obbligatorie registrano tre anni consecutivi di record di
assunzioni, con il 2025 sopra i livelli pre-sisma, e l’edilizia è solo il quarto settore per
contratti attivati: cresce il manifatturiero, crescono i servizi. All’azione integrata sono
già associabili circa 1,5 miliardi di PIL e 9.800 occupati, su un potenziale a regime di
3,87 miliardi e oltre 15 mila posti di lavoro. Per la prima volta nelle ricostruzioni
italiane il territorio sta meglio, per reddito e occupazione, di prima del terremoto in
ragione dei principali dati economici e sociali di riferimento.
4. Narrazione e realtà
ActionAid parla di “narrazione istituzionale”. È una definizione che non regge alla
lettura dei dati analitici e del Rapporto 2026, che distingue esplicitamente l’avvio
amministrativo dal cantiere, pubblica entrambe le percentuali e dichiara che il nodo
dei prossimi anni è proprio il passaggio alla fase esecutiva delle opere pubbliche. Sulla
trasparenza, la Struttura ha trasmesso i dataset 2024, 2025 e 2026 e sta lavorando,
anche grazie al confronto con le organizzazioni civiche, a una piattaforma di dati aperti
aggiornata periodicamente. Si segnala infine che lo stesso rapporto ActionAid
contiene alcune imprecisioni: il totale degli interventi 2025 è indicato ora in 3.542 ora
in 3.539; i tempi medi tra CUP e gara sono calcolati, per ammissione degli autori, solo
sugli interventi già aggiudicati; e l’intera analisi dei servizi essenziali si ferma ad aprile
2025, senza tener conto delle 72 attivazioni scolastiche aggiuntive dell’ultimo anno.
La comunità dei territori, del resto, lo percepisce. Nella rilevazione Tecné condotta
per il decennale, quasi sei residenti su dieci del Cratere dichiarano che la propria
qualità della vita è migliorata rispetto agli anni successivi al sisma e la maggioranza
esprime soddisfazione per l’attività di ricostruzione. La strada da fare è ancora lunga,
e la proroga della gestione straordinaria al 2029 disposta dal decreto-legge di agosto
serve esattamente a percorrerla. Ma a dieci anni dal 24 agosto 2016, i documenti e le
evidenze sui territori dimostrano che la ricostruzione dell’Appennino centrale non è
ferma: si è rimessa in moto con cantieri, numeri e collaudi verificabili, e sta
restituendo case, scuole, ospedali, chiese e lavoro a chi ha scelto di restare.
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Redazione CityrumorsAbruzzo
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