Il progetto di Colle Suzzi entra nel dettaglio: aerogeneratori da 4,5 MW, rotori di 163 metri, grandi piazzole, nuova viabilità e infrastrutture elettriche. Le opere di connessione coinvolgeranno anche Montenero, Termoli e Montecilfone
GUGLIONESI. Sette torri eoliche, una potenza complessiva di 31,5 megawatt e, soprattutto, un cantiere destinato a movimentare quasi 84mila metri cubi di terra. Il progetto del parco eolico di Colle Suzzi, nel territorio di Guglionesi, assume contorni sempre più definiti attraverso la documentazione tecnica depositata dalla società proponente LE.RO.DA. WIND S.r.l. nell’ambito dell’iter ministeriale.
A restituire la dimensione concreta dell’intervento è il «Piano preliminare di utilizzo delle terre e rocce da scavo», elaborato che entra nel dettaglio delle lavorazioni necessarie non soltanto per innalzare gli aerogeneratori, ma anche per costruire piazzole, fondazioni, strade, cavidotti e infrastrutture elettriche.
I numeri sono rilevanti. Il progetto prevede sette aerogeneratori da 4,5 MW ciascuno, per complessivi 31,5 MW. Le turbine avranno caratteristiche dimensionali assimilabili al modello Vestas V163: il mozzo sarà collocato a 113 metri di altezza e il rotore avrà un diametro di 163 metri.
Ma la portata dell’opera emerge soprattutto guardando a ciò che dovrà essere realizzato a terra.
Secondo il bilancio contenuto negli elaborati saranno movimentati 83.692 metri cubi di materiale.
Un movimento di terra considerevole, legato alla realizzazione delle fondazioni delle torri, delle piazzole, delle strade e delle trincee necessarie alla posa dei collegamenti elettrici.
Per ciascun aerogeneratore è prevista, laddove le condizioni degli spazi lo consentano, una piazzola di montaggio di circa 3mila metri quadrati, indicativamente 60 per 50 metri. A questa si aggiungerà un’area di stoccaggio di circa 2mila metri quadrati, oltre agli spazi temporaneamente necessari per le gru e per l’assemblaggio delle gigantesche componenti delle turbine. Una parte delle superfici occupate durante la fase di costruzione dovrebbe successivamente essere dismessa e restituita all’uso agricolo.
Dimensioni importanti anche per le fondazioni: il corpo principale dei plinti potrà raggiungere un diametro massimo di 25 metri. La soluzione definitiva verrà comunque stabilita nella fase esecutiva sulla base degli approfondimenti geologici e potrà prevedere, se necessario, anche il ricorso a fondazioni su pali. A servizio dei lavori sarà inoltre allestita un’area di cantiere di circa 4.800 metri quadrati, destinata alla logistica, al deposito dei materiali e al ricovero dei mezzi, da dismettere e rinaturalizzare una volta conclusi gli interventi.
Altro capitolo strategico è quello della viabilità . Il progetto punta a utilizzare le strade già presenti, adeguandole dove necessario, ma contempla anche la costruzione di nuovi tracciati per consentire ai mezzi eccezionali di raggiungere le singole turbine. Le carreggiate avranno mediamente una larghezza di circa sei metri e dovranno sopportare il passaggio dei veicoli impiegati per trasportare pale, sezioni delle torri, componenti degli aerogeneratori e autogrù.
Il parco, inoltre, non si esaurisce nei confini di Colle Suzzi.
Se il cuore produttivo, con tutte e sette le turbine, sarà localizzato catastalmente nel territorio di Guglionesi, il sistema delle opere connesse interessa anche Montenero di Bisaccia, Termoli e Montecilfone. È questo uno degli elementi che conferisce al progetto una dimensione territoriale più ampia rispetto alla sola superficie occupata dagli aerogeneratori.
Sotto il terreno correrà infatti la rete necessaria a trasportare l’energia prodotta. Il cavidotto in media tensione collegherà gli aerogeneratori alla cabina di raccolta e alla sottostazione elettrica. I cavi saranno generalmente posati a una profondità compresa tra 1,2 e 1,5 metri, mentre modalità differenti saranno adottate in presenza di attraversamenti stradali o fluviali.
L’infrastruttura elettrica comprende una cabina di raccolta e misura a 30 kV, una stazione di trasformazione utente 150/30 kV e il collegamento con la futura stazione della Rete di trasmissione nazionale denominata «Montecilfone 380/150/36 kV».
Particolare attenzione viene dedicata alla gestione delle terre e rocce provenienti dagli scavi. L’obiettivo progettuale è riutilizzarne la maggiore quantità possibile direttamente sul posto: il materiale potrà servire per i rinterri, per richiudere le trincee dei cavidotti, per le rimodellazioni del terreno e per le sistemazioni conclusive delle aree interessate.
Il riutilizzo, tuttavia, sarà subordinato alle verifiche ambientali. È prevista una campagna di caratterizzazione con campionamenti in corrispondenza delle fondazioni, delle piazzole, della viabilità , dei cavidotti, dell’area di cantiere e delle infrastrutture elettriche. Per ogni plinto saranno effettuati tre campionamenti a differenti profondità , mentre lungo i cavidotti e la nuova viabilità i punti di controllo saranno distribuiti indicativamente ogni 500 metri.
Un passaggio particolarmente significativo considerando la vocazione agricola delle aree coinvolte: proprio per questa ragione le analisi comprenderanno anche la ricerca di fitofarmaci e di sostanze organoclorurate persistenti.
Qualora una parte del terreno non dovesse rispettare i requisiti previsti per il riutilizzo, non potrà essere ricollocata nel sito: verrà classificata come rifiuto e destinata a discariche o impianti autorizzati. L’individuazione degli eventuali siti di conferimento viene però rinviata alle successive fasi della progettazione.
Un progetto destinato quindi a incidere direttamente sul territorio rurale di Guglionesi e, attraverso la rete delle infrastrutture di connessione, su una porzione più vasta del Basso Molise. Saranno ora le successive tappe dell’iter autorizzativo e gli ulteriori approfondimenti progettuali a definire condizioni, prescrizioni e configurazione definitiva dell’intervento.
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