ANCONA – Presentato questa mattina il nuovo strumento di ricerca messo a disposizione dall’Univpm, in collaborazione con il Cnr Irbim e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche. Racconterà lo stato di salute dell’ecosistema e anche le dinamiche di accrescimento dei moscioli. Tutti potranno consultare i dati attraverso una pagina web dedicata
È stata presentata oggi al porto di Ancona, prima del trasferimento nell’area antistante la baia di Portonovo, la nuova boa oceanografica del Conero, una vera e propria infrastruttura di ricerca nata dal dialogo tra scienza, istituzioni e territorio.
Si tratta di un sistema fisso di monitoraggio marino progettato per rilevare e trasmettere in tempo reale parametri ambientali e meteorologici, messo a disposizione dall’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con il Cnr Irbim e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche. La boa si chiama Dory in omaggio alla sua anima dorica e al personaggio Disney. Ma a differenza del pesce del film, lei non dimentica: registra dati e numeri come un vero laboratorio meteo-marino a cielo aperto.
I dati saranno consultabili anche dai cittadini attraverso una pagina web dedicata, rendendo questa infrastruttura non soltanto uno strumento avanzato per la ricerca, ma un bene conoscitivo a disposizione dell’intera comunità.
«Le più efficaci traiettorie scientifiche per agire sui cambiamenti climatici – sottolinea in una nota il rettore, prof. Enrico Quagliarini – sono il monitoraggio e la previsione di quello che accadrà. La boa permetterà ai nostri ricercatori proprio questo: non inseguire dati ormai fuori soglia – aggiunge – ma intervenire prima che lo diventino. Un cambio di paradigma obbligato dalla rapidità dei fenomeni a cui assistiamo e reso possibile grazie al ponte diretto tra l’infrastruttura di Portonovo e la nostra Università».
«La crisi climatica del 2024 che ha determinato la moria dei mitili – racconta il delegato alla Ricerca, prof. Francesco Regoli – ci ha mostrato che i fenomeni ambientali complessi non si comprendono con misure episodiche durante l’emergenza, né cercando una sola causa. Servono dati continui, integrati e serie confrontabili nel tempo. La nuova boa ci aiuterà a comprendere meglio le conseguenze dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini e le risorse biologiche, fornendo indicazioni sempre più tempestive e affidabili per la loro tutela e gestione».
La boa oceanografica è posizionata nell’area di Portonovo su un fondale di circa 12 metri, alle coordinate Latitudine 43,567830° N e Longitudine 13,599020° E. Ogni venti minuti il sistema potrà rilevare sia i principali parametri meteorologici (velocità, raffica e direzione del vento, temperatura e umidità dell’aria, pressione atmosferica) che quelli oceanografici (temperatura dell’acqua, conducibilità, salinità e densità, ossigeno disciolto, clorofilla, torbidità, velocità e direzione delle correnti, altezza e direzione delle onde).
Una telecamera consentirà inoltre di acquisire periodicamente immagini e video dell’area. Queste informazioni aiuteranno a riconoscere tempestivamente anomalie e condizioni di stress, a studiare gli effetti degli eventi estremi e dei cambiamenti climatici e a mettere in relazione le condizioni ambientali con lo stato di salute e le dinamiche di accrescimento dei “moscioli” e, più in generale, con la salvaguardia della biodiversità marina.
L’infrastruttura è stata realizzata grazie a un finanziamento della Regione Marche e costituisce una delle azioni previste nell’ambito del “Tavolo tecnico per la salvaguardia del Mosciolo selvatico”, istituito due anni fa per promuovere la tutela e la valorizzazione del mitilo locale, rappresentando un esempio concreto di come una crisi ambientale sia stata trasformata in un sistema stabile di osservazione, prevenzione e conoscenza condivisa.
«Oltre a essere la perla del nostro mare – evidenzia il sindaco di Ancona Daniele Silvetti – Portonovo diventa sempre di più un luogo strategico per conoscerlo, monitorarlo e proteggerlo. La nuova boa oceanografica rafforza un presidio scientifico che per Ancona ha un valore particolare, perché consente di studiare con continuità gli ecosistemi della nostra costa e di acquisire dati fondamentali per comprenderne l’evoluzione, a partire dalla tutela del mosciolo e della biodiversità marina. Questo rappresenta anche uno degli esiti concreti del Tavolo tecnico sul Mosciolo selvatico, istituito oltre due anni fa dall’Amministrazione comunale. Alla luce delle conclusioni del Tavolo, tra le richieste avanzate alla Regione Marche avevo inserito proprio il finanziamento per l’acquisto di questa infrastruttura. Il risultato di oggi dimostra quanto sia importante mettere in relazione istituzioni e mondo scientifico per trasformare le esigenze del territorio in interventi concreti. Ringrazio quindi il mondo scientifico per il lavoro svolto e la Regione Marche per la sensibilità dimostrata. Il valore di questo progetto sta anche nel livello della ricerca che lo sostiene. La presenza dell’Università Politecnica delle Marche, del Cnr Irbim e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche, colloca questa esperienza in una dimensione di rilievo nazionale e internazionale. Siamo orgogliosi di ospitare a Portonovo questo punto di osservazione avanzato sul mare Adriatico”.
“Questa boa rappresenta un investimento importante e ci consentirà – afferma Gian Marco Luna direttore Cnr Irbim – anche quando messa a sistema con le altre boe già presenti lungo le coste marchigiane, di osservare il nostro mare con maggiore continuità e precisione rispetto a quanto possiamo fare attraverso campagne di misura tradizionali. Anche questa calda estate ci ricorda quanto sia importante misurare e monitorare gli effetti del riscaldamento del nostro mare sulla biodiversità e sulle risorse marine, incluso il mosciolo. Per comprendere questi fenomeni ed identificare strategie di adattamento e prevenzione abbiamo bisogno di serie di dati lunghe, affidabili, raccolte in modo sistematico e disponibili in tempo quasi reale. La boa è inoltre un esempio concreto di come una problematica ambientale possa diventare un’opportunità per costruire un sistema permanente di conoscenza: la collaborazione tra l’Università Politecnica delle Marche, il Cnr Irbim, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria e Marche e le istituzioni del territorio dimostra quanto sia importante lavorare insieme per proteggere un patrimonio naturale che appartiene a tutta la comunità. Ancona si conferma come un importante polo nazionale per la ricerca marina, capace di mettere in rete competenze scientifiche, infrastrutture e territorio per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico».
La nuova boa oceanografica si aggiunge al Portonovo Lab, recentemente inaugurato dall’Università Politecnica delle Marche, consolidando la presenza dell’Ateneo sul territorio come punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione nel settore delle scienze del mare.
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Maria Paola Cancellieri
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