Abruzzo. La nomina di Alberto Bagnai all’Autorità garante della concorrenza e del mercato potrebbe aprire molto più di una semplice elezione suppletiva in Abruzzo. Potrebbe diventare la prima vera prova generale delle Politiche del 2027, mettendo in movimento equilibri, candidature e rapporti di forza tanto nel centrodestra quanto nel campo largo.
La nomina dell’economista della Lega a componente dell’Antitrust è stata formalizzata il 4 agosto dai presidenti di Camera e Senato e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Con l’uscita di Bagnai da Montecitorio, una volta completati i passaggi parlamentari necessari e dichiarata la vacanza del seggio, si aprirebbe la strada alle elezioni suppletive nel collegio uninominale Abruzzo-U01 di Chieti.
Un collegio pesante. Nel 2022 Bagnai, toscano e già senatore nella precedente legislatura, fu eletto con 83.141 voti, pari al 45,9%, davanti alla candidata del centrosinistra Elisabetta Merlino. La Lega, però, nel collegio raccolse appena il 7,77%: a trascinare la coalizione fu soprattutto Fratelli d’Italia con il 26,56%, davanti a Forza Italia al 10,96%.
Quella candidatura decisa nel complicato risiko del 2022
La storia della candidatura di Bagnai aiuta a capire perché la nuova partita rischia di produrre effetti ben oltre Chieti.
Nel 2022 il professore, parlamentare uscente della Lega e non abruzzese, venne schierato all’uninominale di Chieti nell’ambito del complesso risiko nazionale dei collegi. In quelle ore gli equilibri cambiarono più volte. Nelle liste definitive della Lega alla Camera figuravano Luigi D’Eramo capolista, Laura Ravetto, Antonio Zennaro e Maria Rita Carota, mentre l’uninominale di Chieti fu assegnato proprio a Bagnai.
Una scelta che contribuì a lasciare fuori dal Parlamento diversi esponenti territoriali. Tra questi l’ex deputato teramano Antonio Zennaro, che nella precedente legislatura aveva rappresentato il territorio e che oggi è tornato a lavorare nel settore privato, mantenendo tuttavia relazioni consolidate nel mondo economico e istituzionale abruzzese.
Ora la logica politica vorrebbe che il collegio lasciato libero da un parlamentare della Lega restasse al Carroccio. Non è una regola scritta, ma è la prassi che normalmente guida le trattative dentro una coalizione.
Ed è qui che comincia il toto-nomi.
Lega, da Bucci a D’Eramo: i nomi sul tavolo
Una candidatura fortemente territoriale potrebbe essere quella di Maurizio Bucci, esponente chietino della Lega e attuale presidente dell’Ater di Lanciano. Un profilo radicato nella provincia e nel sistema delle partecipate pubbliche, che consentirebbe al partito di presentarsi con un candidato direttamente collegato al territorio.
Sul tavolo potrebbe finire anche Vincenzo D’Incecco, consigliere regionale e Segretario del Carroccio abruzzese. Per lui, tuttavia, il calcolo politico sarebbe più complesso: lasciare un seggio regionale per entrare alla Camera quando manca poco più di un anno alla scadenza naturale della legislatura nazionale potrebbe non essere una scelta scontata.
Il nome politicamente più pesante resta però quello di Luigi D’Eramo, oggi sottosegretario all’Agricoltura. Aquilano, già deputato nella XVIII legislatura, nel 2022 fu capolista della Lega nel proporzionale alla Camera ma non venne rieletto. Una suppletiva potrebbe quindi rappresentare la strada per riportarlo direttamente in Parlamento.
Molto dipenderà dalle decisioni nazionali. Perché Chieti non sarebbe soltanto una questione abruzzese.
L’incognita Vannacci
C’è infatti una variabile che quattro anni fa non esisteva: Futuro Nazionale.
La prima dimostrazione concreta sta arrivando proprio dalle suppletive di Reggio Calabria, fissate per il 27 e 28 settembre 2026, dove il seggio è rimasto vacante dopo l’uscita del deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro.
Roberto Vannacci ha deciso di correre autonomamente candidando Domenico Giannetta, ex deputato ed ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Una scelta che ha provocato uno scontro durissimo nel centrodestra calabrese e che rappresenta un precedente da osservare con attenzione anche in Abruzzo.
Se Futuro Nazionale decidesse di presentarsi anche a Chieti, il voto diventerebbe un test particolarmente interessante: non soltanto per capire il peso elettorale della nuova formazione, ma soprattutto per misurare quanti voti potrebbe sottrarre alla coalizione di governo.
Nel centrosinistra circola il nome di Menna
Anche nel campo largo le interlocuzioni sono destinate ad accelerare.
Uno dei nomi che potrebbe avere maggiore forza territoriale è quello del sindaco di Vasto e presidente della Provincia di Chieti Francesco Menna. Sindaco dal 2016, Menna è al secondo mandato e non potrà ricandidarsi alla guida della città nel 2027.
Una candidatura alle suppletive gli imporrebbe però una scelta politica anticipata e avrebbe conseguenze anche sugli equilibri amministrativi provinciali.
Nel Pd potrebbe entrare nelle valutazioni anche il capogruppo regionale Silvio Paolucci, uno dei dirigenti dem con maggiore esperienza e radicamento nella provincia di Chieti.
Altro nome di peso è quello di Camillo D’Alessandro, oggi presidente regionale di Italia Viva e politico con una lunga esperienza istituzionale.
Ma la vera partita sarà quella della ripartizione del collegio all’interno del campo largo. Se Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e forze centriste dovessero presentarsi insieme, la candidatura diventerebbe inevitabilmente materia di trattativa nazionale.
Chieti come laboratorio del 2027
È questo il punto politico più interessante. Le suppletive potrebbero svolgersi a pochi mesi dall’avvio della campagna per le Politiche del 2027 e trasformarsi così in un laboratorio nazionale.
Il risultato permetterebbe di misurare contemporaneamente almeno tre elementi: la tenuta del centrodestra, il peso elettorale di Futuro Nazionale e la capacità del campo largo di trasferire sul candidato comune i voti delle diverse componenti.
E dietro la suppletiva è già cominciato un risiko molto più grande.
La riforma della legge elettorale nazionale resta infatti un’incognita decisiva. Il ritorno delle preferenze è stato al centro del confronto parlamentare, ma proprio su questo punto nella maggioranza sono emerse divisioni tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Se il nuovo sistema dovesse modificare profondamente l’attuale meccanismo delle liste bloccate, cambierebbero anche le strategie dei big abruzzesi.
E molti stanno già facendo i conti.
Da L’Aquila a Teramo, il domino è già iniziato
All’Aquila il 2027 coinciderà anche con la fine del secondo mandato di Pierluigi Biondi. Il sindaco ha già dichiarato che resterà alla guida della città fino alla scadenza e che successivamente il suo futuro politico dipenderà dalle decisioni del partito. Una candidatura parlamentare viene considerata da tempo uno degli sbocchi più probabili.
Questo aprirebbe contemporaneamente la successione nel capoluogo. Dentro Fratelli d’Italia sono già circolati diversi nomi, dal senatore Guido Liris a Fausta Bergamotto ed Ersilia Lancia
Anche Teramo guarda con attenzione alla partita nazionale.
Fratelli d’Italia dispone qui di due pesi massimi elettorali: Paolo Gatti, che alle regionali del 2024 raccolse 10.878 preferenze, e Umberto D’Annuntiis, forte soprattutto nell’area della Val Vibrata. Gatti è da tempo indicato anche tra i possibili protagonisti della corsa a sindaco di Teramo nel 2027, una scelta che inevitabilmente inciderebbe sugli equilibri per le candidature parlamentari.
Ecco perché quella che apparentemente è soltanto la sostituzione di un deputato rischia di diventare la prima tessera di un domino molto più ampio.
Da Chieti potrebbe partire la selezione della nuova classe parlamentare abruzzese del 2027. E soprattutto potrebbe arrivare il primo test reale dei nuovi rapporti di forza: dentro il centrodestra, dentro il campo largo e tra le due coalizioni.
La campagna elettorale per le prossime Politiche, in Abruzzo, potrebbe insomma cominciare molto prima del previsto.
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Redazione CityrumorsAbruzzo
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