Da uomo più ricco a re del debito: la rocambolesca caduta di Oracle
Dipendente da OpenAI: il pericoloso gioco da miliardi di dollari di Larry Ellison
Un tempo considerata l’indiscussa beneficiaria della nuova era dell’intelligenza artificiale, Oracle sta suscitando crescenti preoccupazioni a Wall Street. Per costruire la sua gigantesca infrastruttura di intelligenza artificiale, l’azienda di Larry Ellison ha accumulato in brevissimo tempo un debito senza precedenti ed è diventata fortemente dipendente da partner come OpenAI. Mentre le agenzie di rating stanno già prendendo provvedimenti drastici a causa dei costi esplosivi e si profila un declassamento a livello “junk” (spazzatura), nei mercati finanziari emerge un interrogativo inquietante: l’ex gigante del software è forse il primo inequivocabile segnale d’allarme dello scoppio della bolla globale dell’IA?
Il 9 luglio 2026, S&P ha declassato il rating a lungo termine di Oracle da BBB a BBB-, il livello più basso ancora considerato “investment grade”. Subito sotto, a BB+, si trova la categoria speculativa, colloquialmente nota come “junk bond” o “spazzatura”, il che significa che Oracle è in realtà a un solo livello di distanza da tale status.
Oracle come sismografo della bolla dell’IA: quando la macchina del debito corre più veloce del flusso di cassa
All’inizio del 2025, Larry Ellison era considerato una figura simbolo di una nuova era tecnologica. Quando, nel gennaio di quell’anno, si presentò al fianco di Donald Trump alla Casa Bianca per illustrare il gigantesco progetto infrastrutturale Stargate, l’ascesa della sua azienda, Oracle, sembrava illimitata. Il presidente degli Stati Uniti lo descrisse come una personalità straordinaria e un uomo d’affari eccezionale, mentre l’annuncio di investimenti per 500 miliardi di dollari nei data center scatenò una frenesia di acquisti sui mercati azionari. Per un breve periodo, Ellison detenne un patrimonio netto teorico di circa 400 miliardi di dollari, diventando così l’uomo più ricco del mondo. Un anno e mezzo dopo, emerge un quadro ben più preoccupante. Oracle è diventata il simbolo della crescente apprensione con cui gli investitori osservano gli inarrestabili investimenti del settore tecnologico nell’intelligenza artificiale.
Dal culmine del successo al rovinoso atterraggio in borsa
Nel settembre 2025, le azioni di Oracle raggiunsero il loro massimo storico e nessuna altra azienda tecnologica registrò una crescita così repentina nei mesi successivi alla presentazione di Stargate come la società con sede ad Austin, in Texas. Ellison fu brevemente la persona più ricca del mondo in quel periodo. Tuttavia, nell’autunno del 2025, il sentiment di mercato iniziò a cambiare, poiché gli investitori iniziarono a mettere in discussione il finanziamento dei massicci piani di costruzione dell’azienda. Questo scetticismo si rivelò giustificato: nella prima metà del 2026, il titolo perse circa un quarto del suo valore a causa delle crescenti preoccupazioni sulla solvibilità dei principali clienti. I dati attuali delineano un quadro chiaro delle difficoltà finanziarie. Il debito totale di Oracle è aumentato da 85,3 miliardi di dollari a 122,3 miliardi di dollari in un solo anno, mentre gli obblighi di leasing sono più che raddoppiati, passando da 11,5 miliardi di dollari a 26,6 miliardi di dollari. Complessivamente, le passività di Oracle sono cresciute da 147,4 miliardi di dollari a 218,7 miliardi di dollari in dodici mesi. Inoltre, esistono circa 260 miliardi di dollari statunitensi in contratti di leasing per data center, che non sono ancora interamente registrati come debito classico nel bilancio, ma sono da tempo inclusi nelle valutazioni del rischio da parte degli analisti.
Un’azienda tradizionale osa intraprendere un radicale cambio di rotta
Oracle è stata fondata nel 1977 da Larry Ellison e due co-fondatori come azienda specializzata in software per database e, nel corso dei decenni, ha conquistato una posizione dominante nel mercato del software aziendale. Lo stesso Ellison si è dimesso da CEO nel 2014, dopo 37 anni alla guida dell’azienda, ma è rimasto strettamente legato ad essa in qualità di azionista di maggioranza e presidente. Negli ultimi anni, Oracle è diventata sempre più un concorrente diretto di giganti del cloud come Amazon Web Services e sta investendo massicciamente nella propria infrastruttura di intelligenza artificiale. Questa trasformazione da fornitore di software tradizionale a operatore di data center ad alta intensità di capitale segna una rottura strategica fondamentale con il modello di business storico dell’azienda. L’agenzia di rating S&P descrive opportunamente questo cambiamento come uno sviluppo che sta progressivamente diluendo il profilo di rischio aziendale, un tempo solido e stabile, dell’azienda.
Le agenzie di rating stanno lanciando l’allarme
Quando Oracle annunciò nel giugno 2026 che avrebbe investito miliardi di dollari nell’espansione dei suoi data center, prevedendo investimenti netti di circa 70 miliardi di dollari solo per l’anno fiscale in corso, i mercati finanziari reagirono con notevole cautela. Il titolo crollò del 12% in un solo giorno di contrattazioni, poiché gli investitori si interrogavano sempre più sulla sostenibilità a lungo termine di una crescita così indebitata. Il 9 luglio 2026, l’agenzia di rating S&P intervenne, declassando il rating di credito a lungo termine di Oracle da BBB a BBB-, posizionando l’azienda appena un gradino sopra il livello “junk” (spazzatura). Gli analisti giustificarono questa decisione affermando di aver precedentemente sottovalutato l’entità degli investimenti necessari per espandere il business dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla solvibilità dell’azienda. Allo stesso tempo, S&P rivide drasticamente al ribasso le sue previsioni sul flusso di cassa libero per l’anno fiscale 2027, prevedendo ora un deficit di quasi 42 miliardi di dollari, significativamente superiore ai 24 miliardi di dollari precedentemente stimati. Per Henrik Karlsen, amministratore delegato del fondo di investimento danese Horizon3, questo sviluppo rappresenta un chiaro segnale d’allarme. È insolito che un’azienda tecnologica di tali dimensioni si trovi così vicina a un rating creditizio speculativo, mentre allo stesso tempo intraprende la più grande campagna di investimenti della sua intera storia aziendale. Se la valutazione dovesse scendere ulteriormente, alcuni investitori istituzionali, le cui linee guida di investimento richiedono titoli con rating investment grade, potrebbero essere costretti a vendere le proprie obbligazioni Oracle.
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Konrad Wolfenstein
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