Dopo le preoccupazioni espresse nei mesi scorsi dalle organizzazioni sindacali sulla situazione di Termomeccanica, tra la mancanza di nuove commesse e il ricorso alle ferie “forzate” per affrontare una fase di minore carico di lavoro, il presidente di Trillium Pump Italy, Edoardo Garibotti, interviene alla vigilia della ripresa delle attività per fare il punto sulla situazione dell’azienda. L’inizio di settembre era stato indicato proprio come il momento nel quale verificare l’andamento delle commesse e le prospettive di rilancio.
Garibotti lo fa con una nota dal titolo “I numeri, non le illazioni”, nella quale contesta la rappresentazione della situazione industriale di Trillium Pump Italy emersa in alcuni articoli e rivendica una situazione aziendale che, a suo giudizio, non presenta i caratteri di una crisi.
“La ripresa delle attività, dopo il periodo feriale, impone, come presidente di Trillium Pump Italy, di ristabilire, con i numeri, la verità delle cose, rispetto alle illazioni ospitate in articoli di metà agosto”, scrive Garibotti, elencando quelli che considera i principali elementi oggettivi: “bilancio approvato, premio di risultato erogato, acquisizioni di nuovi ordini in linea con il budget e un riposizionamento strategico condiviso con il sindacato e con oltre 600 dipendenti”, afferma, facendo riferimento anche allo stabilimento di Gabbionetta.
Il presidente interviene sulla vicenda della dipendente licenziata, precisando che “non si può che attendere, fiduciosi, l’esito dell’intero iter giudiziario”. Una vicenda individuale che, secondo Garibotti, non dovrebbe essere utilizzata per descrivere la situazione complessiva dell’azienda. “Al di là della vicenda individuale, è stata infatti introdotta nel dibattito pubblico una rappresentazione della situazione industriale di Trillium Pump Italy che non corrisponde alla realtà”, sostiene, spiegando di ritenere quindi doveroso intervenire “non per alimentare polemiche, ma per riportare il confronto sul terreno dei fatti verificabili”.
Il primo punto riguarda proprio lo stato di salute dell’impresa. “Trillium Pump Italy non è in crisi e non si tratta di un’opinione”. A sostegno della sua posizione Garibotti cita i dati del bilancio consolidato delle società del gruppo, pubblicati recentemente e consultabili, ma soprattutto il premio di risultato riconosciuto ai dipendenti. “È la conseguenza diretta di conti positivi. Un’impresa in crisi non distribuisce premi di risultato: i due elementi non possono convivere nella stessa narrazione”.
Sul fronte degli ordini, il presidente spiega che le acquisizioni realizzate nel corso dell’anno sono “in linea con gli obiettivi di budget”. In questo quadro, precisa, “l’after market sta compensando le note difficoltà emerse nell’area del Golfo Persico sul lato prodotto, dove alcuni progetti hanno subito uno slittamento temporaneo”. Per Garibotti, tuttavia, non si tratterebbe di una perdita delle commesse, ma di un rinvio. “È un fenomeno di calendario, non di mercato. Quei progetti non sono venuti meno, si sono spostati in avanti, come accade regolarmente in un settore in cui i cicli di investimento dei clienti si misurano in anni”.
Da qui anche la contestazione della lettura di una fase di crisi determinata dalla riduzione del carico di lavoro. “Confondere uno slittamento di commesse con uno stato di crisi aziendale significa non conoscere il funzionamento del nostro mestiere”, sostiene il presidente.
Il Golfo Persico continua comunque a rappresentare, ammette Garibotti, “una quota importante del nostro fatturato”. Proprio la forte esposizione a quell’area avrebbe spinto l’azienda, già da tempo, ad avviare una strategia di diversificazione. L’obiettivo è un riposizionamento “su mercati e sui prodotti ‘adiacenti’”, così da “sganciare” progressivamente Trillium Pump Italy dai problemi geopolitici che interessano il Golfo.
Secondo il presidente, il piano avrebbe già prodotto “risultati tangibili negli Stati Uniti”, mentre sono in corso “trattative di rilievo” che permetterebbero di guardare con fiducia al portafoglio ordini di budget di fine anno anche per la linea prodotto. “Non stiamo reagendo a un’emergenza; stiamo eseguendo un piano che era stato deciso prima che l’emergenza si presentasse”, precisa.
Garibotti respinge inoltre l’idea che il riposizionamento sia stato deciso unilateralmente dall’azienda o senza informare i lavoratori. “È stato illustrato e discusso con le organizzazioni sindacali negli incontri periodici e comunicato direttamente a tutti gli oltre 600 dipendenti delle diverse società del gruppo”, afferma. Dal piano, aggiunge, è derivata una revisione dell’organizzazione interna “pensata per rendere l’azienda più agile ed efficace davanti a un mercato che cambia rapidamente”.
“Chi siede ai tavoli di confronto conosce questi contenuti, perché sono stati esposti, documentati e discussi”, sottolinea il presidente, richiamando così direttamente il confronto con le organizzazioni sindacali che nei mesi scorsi avevano manifestato preoccupazioni per il futuro produttivo e occupazionale.
Nella parte conclusiva della nota, Garibotti ribadisce il proprio giudizio sulla rappresentazione della situazione aziendale emersa nelle settimane precedenti. “Questa è la verità oggettiva, misurabile sui bilanci, sugli ordini acquisiti e sugli accordi sottoscritti. Il resto sono illazioni: non aggiungono un solo dato al confronto, non creano valore e non tutelano alcun posto di lavoro”, afferma.
Il presidente rivendica infine la volontà di mantenere il confronto con lavoratori e sindacati. “Trillium Pump Italy è una realtà industriale storica di questo territorio, con oltre un secolo di competenza nelle pompe industriali, e intende continuare a esserlo”, conclude. “Il confronto con i lavoratori e con le loro rappresentanze resta per noi un metodo: continueremo a praticarlo con i numeri alla mano, come abbiamo sempre fatto”.
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Thomas De Luca
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