E siamo a sette. Sette enti regionali commissariati. Un record! Dopo Ars, Lamma, Arpat, Ort, Arti, Artea e Toscana Promozione Turistica, ora tocca alla Fondazione Toscana Spettacolo. Cosa c’è dentro (e dietro) questo primato?

 

È di questi giorni la notizia che la Fondazione Toscana Spettacolo viene commissariata. Questo avviene mentre gli organi sono scaduti, la Regione annuncia una riforma dell’ente e sul tavolo resta anche la vertenza con l’ex direttrice Patrizia Coletta.

Ma c’è un interrogativo che merita una risposta: se i conti della Fondazione risultano in equilibrio, quali sono esattamente le criticità che hanno reso necessario il commissariamento? E quanto pesa, in questa partita, la politica?

Ancora un commissariamento. Ancora un ente regionale che cambia governance. Ancora una struttura che, invece di procedere semplicemente al rinnovo dei propri organi, viene accompagnata verso una nuova stagione attraverso un commissario e una possibile trasformazione.

Questa volta tocca alla Fondazione Toscana Spettacolo, uno degli organismi più importanti della Toscana nel settore dello spettacolo dal vivo.

La decisione è arrivata nei giorni scorsi e porta con sé una serie di interrogativi che vanno ben oltre il destino della Fondazione. Perché la Regione non si limita a rinnovare gli organi? Perché sceglie il commissariamento? Quali sono le criticità concrete? E soprattutto: se il problema è la governance, perché trasformare la Fondazione in un’Agenzia regionale?

Domande legittime, soprattutto considerando che il commissariamento arriva dopo la scadenza degli organi e mentre sullo sfondo si intrecciano una vertenza sul rapporto di lavoro dell’ex direttrice Patrizia Coletta, i rilievi della Corte dei conti e una nuova partita per la composizione degli organi.

Il sospetto politico, inevitabilmente, è già entrato in scena e così torna una domanda che accompagna ormai da tempo la gestione degli enti regionali: razionalizzazione o gioco delle poltrone?

Sì perché il caso della Fondazione Toscana Spettacolo non arriva isolato. Negli ultimi anni la Regione Toscana ha attraversato una lunga stagione di riorganizzazioni, commissariamenti e cambi di governance che hanno riguardato diversi enti e agenzie regionali.
Tra questi figurano Ars, Lamma, Arpat, Ort, Arti, Artea e Toscana Promozione Turistica. Ora si aggiunge la Fondazione Toscana Spettacolo.

Qui nasce il primo problema politico. Perché se la Regione sta effettivamente procedendo a una grande operazione di razionalizzazione degli enti partecipati e strumentali, sarebbe opportuno conoscere un disegno complessivo, con obiettivi, tempi, costi e risultati attesi altrimenti il rischio è che ogni commissariamento venga percepito semplicemente come l’ennesimo giro di nomine.

La Fondazione Toscana Spettacolo, nata nel 1989 rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la Regione promuove e sostiene lo spettacolo dal vivo sul territorio. La Regione Toscana è il principale soggetto fondatore e detiene la maggioranza del fondo di dotazione. Il problema esplode pochi mesi fa quando arrivano a scadenza gli organi della Fondazione. Il mandato del Consiglio di amministrazione è terminato infatti il 14 luglio 2026, così come il mandato della direttrice Patrizia Coletta.

La Regione aveva avviato le procedure per il rinnovo del Consiglio di amministrazione. Poi qualcosa cambia o, per meglio dire, qualcosa è successo dato che il presidente Eugenio Giani è intervenuto direttamente a chiedere di fermare la procedura. La Regione decide quindi di non procedere semplicemente al rinnovo degli organi, ma di aprire una fase di commissariamento accompagnata da una revisione dell’assetto della Fondazione.

Eccoci al passaggio più importante. La Fondazione potrebbe trasformarsi in un’Agenzia regionale. Secondo Giani, l’obiettivo sarebbe quello di ottenere una struttura più semplice, efficiente e maggiormente controllabile sotto il profilo della spesa e dell’organizzazione. Una riforma, dunque, ma proprio qui cominciamo a porci alcune domande.

La prima domanda è contabile. I dati pubblici disponibili sui bilanci della Fondazione non raccontano infatti una situazione di dissesto.
I risultati riportati dalla Regione sono positivi: 2023: +112.981 euro, 2024: +39.715 euro, 2025: +43.539 euro. Nel 2025 l’onere complessivo a carico del bilancio regionale è stato indicato in 1 milione di euro.
Numeri che, almeno a prima vista, non sembrano descrivere un ente sull’orlo del collasso finanziario e allora la domanda è il commissariamento è stato deciso per un problema economico?
Se la risposta è no, bisogna capire quali siano le altre ragioni. Perché parlare genericamente di “razionalizzazione” non basta.

I cittadini toscani hanno diritto di sapere quali inefficienze siano state individuate, quali costi siano considerati eccessivi, quali criticità organizzative siano state riscontrate e quali risparmi concreti produrrà la trasformazione della Fondazione in Agenzia.

Occorre fare chiarezza.
Nei giorni scorsi il commissariamento è stato collegato come riporta la stampa anche ai rilievi della Corte dei conti, ma attenzione: questo non significa automaticamente che la Corte abbia certificato un dissesto o contestato i bilanci della Fondazione. Il tema è più ampio e riguarda la governance, la razionalizzazione degli enti regionali e il controllo della spesa pubblica ed è proprio per questo che sarebbe interessante conoscere nel dettaglio quali specifici rilievi della Corte dei conti abbiano inciso sulla decisione relativa a Toscana Spettacolo. Perché una cosa è dire che la Corte richiama la Regione alla necessità di razionalizzare il sistema degli enti un’altra cosa è sostenere che la Fondazione Toscana Spettacolo abbia problemi economici.
Sono due questioni differenti e sarebbe utile che la Regione le spiegasse con precisione.

C’è poi un’altra partita che rende la situazione ancora più delicata ed è quella dell’ex direttrice Patrizia Coletta, alla guida della Fondazione per molti anni. Il suo rapporto con FTS è terminato il 14 luglio 2026 ma la vicenda non sembra essersi chiusa con la scadenza dell’incarico.
Nella lettera con cui Giani ha chiesto di fermare il rinnovo degli organi viene infatti richiamata anche “l’interruzione del rapporto di lavoro con la direttrice Patrizia Coletta, con uno strascico giudiziale e la pretesa di una stabilizzazione contrattuale”.

Ecco un’altra domanda. Quanto pesa questa vertenza nella decisione di commissariare la Fondazione? E soprattutto: quali costi potrebbe produrre per l’ente?
Perché il tema è capire se esiste una vertenza se si tratta di una normale controversia di lavoro oppure di una questione capace di incidere realmente sulla gestione e sui conti dell’ente.

Eccoci poi al capitolo più politico. Gli organi sono scaduti, la Regione avvia la procedura per il rinnovo ed emergono alcuni nomi, ancora una volta di area renziana, sarà un caso… Poi la procedura viene fermata e arriva il commissariamento.
È inevitabile che, davanti a questa sequenza, qualcuno parli di “gioco delle poltrone”. Ma proprio per evitare malignità un’altra domanda da porre dovrebbe essere molto semplice: chi doveva essere nominato, con quali criteri e perché la procedura è stata fermata?

Se la Regione ritiene che il vecchio modello non funzioni più, lo dica chiaramente, se ritiene che il CdA non sia più adeguato, spieghi perché. Se ritiene che la Fondazione debba essere trasformata in Agenzia, illustri costi e benefici dell’operazione.
Perché il problema non è cambiare il problema è cambiare senza spiegare ai ciattadini perchè.

La trasformazione in Agenzia regionale potrebbe rappresentare una scelta legittima e persino utile dato che un’Agenzia pubblica potrebbe garantire una governance più diretta, procedure più uniformi e un controllo regionale più stringente, ma proprio per questo bisogna spiegare perché il modello precedente non fosse più sufficiente e soprattutto bisogna capire quanto costerà ai toscani la trasformazione.
Quanto costerà il commissariamento? Quanto costerà il nuovo assetto? Ci saranno risparmi? Quanti? Ci saranno nuovi incarichi? Con quali compensi? Che fine faranno gli attuali dipendenti? E quale sarà il destino della rete di teatri, festival e iniziative che negli anni ha rappresentato il cuore dell’attività di Toscana Spettacolo?
Sono tutte domande alle quali una riforma seria dovrebbe rispondere prima ancora di essere approvata.

Torniamo però al punto di partenza per cercare di rimettere a posto la matassa. Abbiamo una Fondazione che, secondo i dati di bilancio disponibili, chiude gli ultimi esercizi con risultati positivi. Abbiamo poi una Regione che richiama la necessità di razionalizzare. Abbiamo ancora i rilievi della Corte dei conti sul sistema della governance e della spesa degli enti regionali ed bbiamo gli organi scaduti, una vertenza giudiziaria con l’ex direttrice, una procedura per il rinnovo del CdA prima avviata e poi fermata e abbiamo infine un commissariamento che dovrebbe accompagnare la trasformazione della Fondazione in Agenzia regionale. Tutto legittimo, naturalmente, ma non naturalmente chiaro e se la chiarezza manca i cittadini si pongono aaltrettanto legittimamente delle domande.

La Toscana ha bisogno di enti efficienti e l’incredibile record di 7 enti commissariati fa pensare.

Perché se alla fine di questa operazione (come delle altre) cambiano soltanto i nomi sulle porte degli uffici, mentre restano gli stessi costi e gli stessi meccanismi, allora la parola “razionalizzazione” rischia di diventare soltanto un elegante sinonimo di giro di valzer delle poltrone.

La vicenda ha fatto saltare la mosca al naso anche al consigliere Matteo Zoppini (fdI).
“Su Fondazione Toscana Spettacolo opacità e improvvisazione, Giani riferisca al Consiglio “Improvvisazione e scarsa trasparenza. Da un lato il Consiglio regionale che non conosce le intenzioni della Giunta e avvia la procedura per le nomine, peraltro con i soliti noti autocandidati.
Procedura poi stoppata dal presidente Giani con una lettera che lascia trasparire la volontà di rimettere profondamente mano a Fondazione Toscana Spettacolo, con contenuti che avrebbero meritato una condivisione con la Commissione Cultura e tutto il Consiglio, a partire dal ritardo nell’esecuzione di alcuni mandati regionali e l’interruzione del rapporto di lavoro con la direttrice e il relativo strascico giudiziale.
Per questo motivo non è auspicabile ma tassativo che il presidente Giani riferisca alla commissione Cultura su queste questioni e sugli indirizzi che la Giunta regionale intende seguire nel percorso di trasformazione della Fondazione”.


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 Nadia Fondelli

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