Sheinbaum propone una riforma della legge: per acquisire oltre il 49% di un’azienda messicana in settori sensibili potrebbe diventare necessaria un’autorizzazione per motivi di sicurezza nazionale.
Il Messico si prepara a introdurre nuove regole per gli investimenti stranieri.
La presidente Claudia Sheinbaum ha inviato al Senato una proposta di riforma della Legge sugli investimenti esteri che introduce un nuovo sistema di controllo sulle acquisizioni di aziende messicane da parte di capitali stranieri.
L’obiettivo dichiarato è quello di impedire che un investimento straniero possa creare rischi per la sicurezza nazionale o mettere sotto controllo estero attività considerate strategiche per il Paese.
Ma attenzione: la riforma non è ancora legge. È una proposta che dovrà essere esaminata e votata dal Congresso.
La soglia del 49%
Il punto centrale della proposta riguarda le acquisizioni di partecipazioni superiori al 49% del capitale di una società messicana.
Quando l’azienda opera in un settore considerato strategico o sensibile e supera determinati parametri dimensionali, l’investitore straniero dovrebbe ottenere preventivamente il via libera della Commissione Nazionale per gli Investimenti Esteri (CNIE).
In altre parole, non sarebbe sufficiente acquistare una quota di controllo e successivamente informare le autorità.
L’autorizzazione dovrebbe arrivare prima dell’operazione.
Quali settori sarebbero interessati?
La lista proposta dal governo è ampia.
Tra le attività considerate sensibili figurano:
- energia;
- infrastrutture e trasporti;
- estrazione mineraria;
- sanità;
- gestione e trattamento dei dati;
- intelligenza artificiale;
- robotica;
- semiconduttori;
- cybersicurezza;
- tecnologie aerospaziali e della difesa;
- alcune tecnologie nucleari e quantistiche;
- biotecnologie e nanotecnologie;
- approvvigionamento di materie prime e altri input fondamentali;
- sicurezza alimentare.
La logica è evidente: il Messico vuole evitare che il controllo di imprese straniere possa trasformarsi in un rischio per infrastrutture, informazioni o risorse considerate strategiche.
Non solo petrolio ed energia
La novità più significativa è proprio l’ampiezza della definizione.
Non si parla soltanto di petrolio, elettricità o miniere.
Il governo vuole includere anche settori tecnologici nei quali il controllo di un’impresa può significare avere accesso a dati sensibili, tecnologie avanzate o infrastrutture digitali.
L’intelligenza artificiale, i semiconduttori e la cybersicurezza entrano così direttamente nel campo della sicurezza nazionale.
La Commissione avrà nuovi poteri
La riforma prevede un rafforzamento della Commissione Nazionale per gli Investimenti Esteri.
Non si tratterebbe più soltanto di valutare l’investimento dal punto di vista economico.
La Commissione dovrebbe stabilire se l’operazione può rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale e potrebbe:
approvarla,
approvarla imponendo determinate condizioni,
oppure respingerla.
Entrano Difesa, Marina e Sicurezza
Anche la composizione dell’organismo dovrebbe cambiare.
La proposta prevede infatti l’ingresso nella Commissione dei vertici dei ministeri della:
- Difesa nazionale;
- Marina;
- Sicurezza e Protezione del cittadino.
Inoltre, quando saranno esaminate questioni riguardanti la sicurezza nazionale, potrebbero partecipare alle riunioni, con diritto di parola ma senza voto, rappresentanti della Procura generale, del Centro nazionale di intelligence, del fisco e dell’Unità di intelligence finanziaria.
Si tratta quindi di un passaggio da una valutazione prevalentemente economica a una valutazione che coinvolge direttamente sicurezza, intelligence e interessi strategici dello Stato.
E se qualcuno aggira le nuove regole?
La proposta prevede sanzioni pesanti.
Le società messicane che trasferissero azioni a un investitore straniero senza la necessaria autorizzazione, oppure nonostante un diniego, potrebbero essere soggette a multe molto elevate.
La proposta indica una sanzione compresa tra 5.000 e 200.000 UMA, una misura che può arrivare a circa 1,15 milioni di dollari ai valori indicati nelle attuali stime.
L’obiettivo è evidente: rendere molto rischioso tentare di aggirare il nuovo filtro.
Una stretta contro gli investimenti stranieri?
Non necessariamente.
Il governo messicano sostiene che il progetto non mira a chiudere il Paese ai capitali esteri.
La proposta indica infatti principi come non discriminazione, trasparenza, prevedibilità, proporzionalità e responsabilità nella valutazione delle operazioni.
Il problema sarà capire come questi principi verranno applicati concretamente.
Per un investitore straniero la differenza è importante.
Una cosa è sapere in anticipo quali sono le regole.
Un’altra è trovarsi davanti a una procedura nella quale un’autorità può bloccare un’acquisizione sulla base di un concetto ampio come quello di “sicurezza nazionale”.
La proposta arriva in un momento particolare
Il Messico continua ad attirare importanti investimenti internazionali grazie alla sua posizione geografica, alla vicinanza agli Stati Uniti e alla crescente integrazione delle catene produttive nordamericane.
La riforma arriva quindi in un momento nel quale il Paese cerca contemporaneamente di attrarre capitali stranieri e proteggere i propri settori strategici.
È un equilibrio delicato.
Da una parte servono investimenti per creare occupazione, sviluppare infrastrutture e aumentare la competitività.
Dall’altra il governo vuole evitare che capitali stranieri possano acquisire il controllo di attività considerate essenziali per l’interesse nazionale.
Cosa significa per un investitore italiano?
Per le aziende italiane interessate al mercato messicano, la proposta merita attenzione, soprattutto per chi opera nei settori dell’energia, infrastrutture, tecnologia, sanità, automazione, semiconduttori, dati e materie prime.
Ma non bisogna interpretare la proposta come un divieto generale agli investimenti stranieri.
La soglia del 49% e l’appartenenza dell’impresa a un settore considerato strategico saranno elementi fondamentali per determinare se sarà necessaria l’autorizzazione preventiva.
Inoltre, la legge non è ancora entrata in vigore.
Ora la parola passa al Senato
La proposta dovrà essere discussa dal Congresso messicano.
Il testo potrebbe essere modificato durante l’iter parlamentare e, soprattutto, dovranno essere definiti alcuni elementi operativi.
Tra questi c’è anche la soglia patrimoniale delle società alle quali si applicherà il nuovo sistema di autorizzazione.
Secondo l’analisi dello studio legale Pérez Correa González, se la riforma sarà approvata nella forma attuale, la CNIE avrebbe poi fino a 180 giorni per stabilire con una propria risoluzione generale la soglia degli attivi che farà scattare il controllo.
Il Messico alza la guardia
La proposta di Sheinbaum rappresenta quindi un cambiamento significativo nella filosofia con cui il Messico guarda agli investimenti stranieri.
Fino a oggi il criterio era prevalentemente economico.
Con la nuova impostazione entrerebbe in gioco anche una domanda diversa:
questo investimento può rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale?
Se la risposta fosse sì, lo Stato potrebbe intervenire.
Il Messico non chiude la porta agli investitori stranieri, ma vuole decidere chi può entrare nei settori più sensibili e a quali condizioni.
Per le imprese straniere, comprese quelle italiane, sarà quindi importante seguire attentamente l’iter della riforma.
Perché se il Congresso approverà il progetto, acquisire il controllo di un’azienda messicana in un settore strategico potrebbe diventare un’operazione molto più complessa di quanto non sia oggi.
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