Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.
L’analisi di oggi è dedicata alle conseguenze del “no” dell’Islanda alla ripresa dei negoziati di adesione. David spiega che alcuni vogliono vedere il lato positivo: la cooperazione tra l’Ue e l’Islanda potrebbe servire da modello per altri paesi come il Regno Unito. Ma l’idea di un’unione civile al posto di un matrimonio comporta dei rischi.
Nel nostro briefing ci occupiamo della riunione dei ministri della Difesa oggi a Dublino: tra flotta ombra russa e cavi marini minacciati di sabotaggi, la discussione sarà incentrata sulla sicurezza marittima. L’Italia ieri ha prolungato i controlli alle frontiere con la Spagna in violazione di Schengen, adducendo la situazione a Ceuta come scusa. La Commissione ha deciso di sottoporre ChatGPT alla stretta regolamentazione del DSA.
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Di David Carretta
Non tutti i mali vengono per nuocere. Di fronte alla vittoria del “no” nel referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati di adesione con l’Unione europea, alcuni analisti vogliono vedere il lato positivo. Il caso islandese potrebbe perfino servire da modello per altri paesi extra-Ue che sono usciti o non sono mai entrati, ma vogliono entrare in una relazione più stretta per affrontare l’era di Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. In fondo questa è anche l’era delle coalizioni dei volenterosi. Il voto in Islanda “sottolinea il cambiamento in atto nell’architettura dell’integrazione europea”, ha spiegato Heather Grabbe, ricercatrice del think tank Bruegel, in una nota pubblicata ieri: “i paesi non si trovano più di fronte a una scelta binaria: aderire o meno. Esistono molte alternative per i legami formali e informali in tutta Europa, molti dei quali ancorati a relazioni speciali con l’Ue.” Ma una serie di unioni civili — di PACS come quelli introdotti in Francia nel 1999 — è davvero una buona idea?
L’Islanda di fatto è integrata nell’area economica e di libero scambio dell’Ue attraverso l’accordo Spazio Economico Europeo, che ha esteso le quattro libertà di circolazione di persone, merci, servizi e capitali a Islanda, Norvegia e Liechtenstein. L’Islanda è anche membro dell’area Schengen, lo spazio senza controlli alle frontiere interne. L’Islanda partecipa a pieno titolo al programma di ricerca Horizon e a quello di scambio di studenti Erasmus. A marzo l’Islanda ha firmato con l’Ue una Partnership di difesa e sicurezza che le permette anche di accedere alle commesse finanziate dal programma di riarmo Safe.
“Il risultato del referendum islandese non rigetta l’integrazione europea”, ha spiegato Alberto Alemanno, professore all’HEC di Parigi, in un post su Substack: “Dimostra che l’accordo attuale nell’ambito dello Spazio economico europeo — accesso al mercato unico, libertà di movimento e partecipazione a programmi dell’Ue senza un voto sulle regole dell’Ue — è abbastanza attraente da mantenere lo status quo.” Dopo il “no” ai negoziati di adesione sia la premier islandese, Kristrún Frostadóttir, sia il presidente del Consiglio europeo, António Costa, hanno espresso la volontà di rafforzare i legami tra l’Islanda e l’Ue.
Secondo Grabbe del Bruegel, “esistono molte alternative per i legami formali e informali in tutta Europa, molti dei quali ancorati a relazioni speciali con l’Ue. La geopolitica spinge tutti gli europei a collaborare più strettamente. La debolezza degli Stati Uniti rende più importante il polo europeo della Nato” e “l’autonomia strategica (…) ora è un obiettivo politico condiviso in molti altri settori”, ha scritto Grabbe nel suo paper. “Stanno emergendo club di ‘geometria variabile’ sempre più significativi che operano attorno a un nucleo istituzionale dell’Ue. Si tratta di partenariati di fiducia ancorati ad accordi vincolanti.” Grabbe vede l’emergere di un’Europa plurilaterale più ampia, al di là dell’Ue.
Lo Spazio Economico Europeo potrebbe dunque diventare una forma di “PACS con l’Ue”: un’unione civile e regolamentata, leggera ma vincolante, senza dover passare dal matrimonio formale con il suo lungo e controverso processo di adesione. Alcuni analisti indicano l’Islanda come potenziale modello da offrire al Regno Unito per le relazioni future con l’Ue. “Rientrare nell’Ue rimane politicamente improbabile”, ha scritto Alemanno. “Lo Spazio economico europeo potrebbe offrire una strada per tornare all’integrazione europea senza riaprire immediatamente la questione dell’appartenenza.”
In effetti alcune voci nel dibattito pubblico britannico sollevano regolarmente la prospettiva di un ritorno nel mercato unico e nell’unione doganale. Sarebbe un modo per mettere fine agli ostacoli economici creati dalla decisione di Theresa May e di Boris Johnson di perseguire la “hard Brexit” con il principale partner commerciale del Regno Unito. Il premier Andy Burnham, così come il suo predecessore Keir Starmer, è alla ricerca di una formula giusta per riaprire le relazioni post-Brexit senza riaprire le ferite della Brexit. Ma entrambi sono stati frenati da una delle conseguenze di un “PACS” con l’Ue attraverso lo Spazio Economico Europeo: i paesi che ne fanno parte devono adeguare la loro legislazione nazionale alle direttive e ai regolamenti dell’Ue, senza avere alcuna influenza sulla loro adozione.
L’Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein hanno devoluto gran parte della sovranità a un’entità sovranazionale di cui non sono membri. Non hanno commissari (la Commissione ha il diritto esclusivo di iniziativa), non hanno deputati europei (il Parlamento vota sulla legislazione del mercato unico) e non hanno ministri che votano nei Consigli (l’altro colegislatore). Pur proclamando la volontà del reset, Starmer non ha avuto il coraggio di seguire la loro strada. L’ex premier ha accettato l’allineamento normativo all’Ue, ma solo per le regole fitosanitarie.
Al di là del delicato tema della sovranità, i negoziati con il Regno Unito mostrano perché l’idea di una serie di PACS con i paesi vicini dell’Ue è rischiosa. All’epoca la Commissione di Jean-Claude Juncker — sostenuta dagli Stati membri — aveva fissato un principio per i negoziati con Londra: “no cherry picking.” Al Regno Unito non doveva essere consentito di prendersi solo le parti migliori del mercato unico, senza gli obblighi e i costi previsti dalla partecipazione. Lo stesso principio era stato applicato agli altri programmi, come Erasmus e Horizon: se Londra avesse voluto partecipare, avrebbe dovuto pagare il suo contributo finanziario e accettare gli europei nelle sue università e centri di ricerca. Era un imperativo politico per scoraggiare altre Exit.
Sono passati 10 anni dalla Brexit. Il mondo è cambiato. Nell’era di Trump, Putin e Xi, la Commissione di Ursula von der Leyen ha scelto un approccio più flessibile di quella di Juncker. Con la Svizzera ha fatto molte concessioni, accettando di firmare diversi accordi settoriali invece di un accordo unico. Ma l’imperativo politico rimane: l’adesione piena all’Ue deve rimanere l’opzione più vantaggiosa sul piano politico, di sicurezza ed economico. L’Europa “à la carte” rischia infatti di portare alla disintegrazione politica interna. Un domani, se eletta all’Eliseo, Marine Le Pen potrebbe invocare il “modello Islanda” per vendere la Frexit come un “PACS” con l’Ue meno costoso.
“Il popolo islandese ha ricordato un’ovvietà: l’adesione all’Unione europea non è l’orizzonte naturale di ogni democrazia europea”, ha scritto Le Pen su X dopo il “no” nel referendum. “Nel momento in cui alcuni spingono per più federalismo e per trasferire sovranità alla Commissione europea, questo voto ricorda che un’altra Europa è possibile, un’Europa delle nazioni libere, sovrane e che cooperano volontariamente sulle questioni di interesse comune”, ha aggiunto Le Pen. Il suo gruppo al Parlamento europeo è sulla stessa linea. L’Islanda “dimostra che il successo economico, la cooperazione internazionale e la sovranità nazionale sono possibili anche al di fuori dell’Ue”, hanno detto i Patrioti.
Se c’è una lezione del referendum in Islanda, è che l’Ue non è sufficientemente forte per essere davvero attrattiva, nonostante Trump che minaccia di annettersi la Groenlandia e la guerra di Putin in Ucraina. L’immagine che proietta di sé è di una somma di divisioni interne, con Stati membri in preda a egoismi nazionali e un’assenza flagrante di leadership. Accettare la logica dei PACS con i paesi che non vogliono essere membri dell’Ue potrebbe moltiplicare i divorzi.
La frase
“C’è stata un’internazionale di estrema destra, ci sono le reti sociali russe, anche israeliane, commenti di think tank e responsabili di questa internazionale di estrema destra che attaccano, usando la migrazione contro la Spagna, ma anche contro l’Europa.”
Pedro Sánchez, presidente del governo in Spagna, alla radio Cadena SER.
Una missione Ue contro la flotta ombra russa? — L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, potrebbe proporre ai ministri degli Esteri dell’Ue di lanciare una missione navale nel Mar Baltico e nel Mare del Nord per intercettare le navi della flotta ombra della Russia. La sicurezza marittima è all’ordine del giorno della riunione informale dei ministri della Difesa che si terrà oggi a Dublino. L’Ue ha già modificato il mandato dell’Operazione Irini che opera nel Mediterraneo, permettendole di intercettare le navi russe. L’ultimo abbordaggio è avvenuto il 30 agosto.
“Le vendite illegali di petrolio da navi della flotta ombra sono una linea vitale critica per la guerra della Russia in Ucraina, e continueremo a interromperle. La petroliera MV SUN, sospettata di navigare sotto falsa bandiera in violazione del diritto marittimo internazionale, è stata abbordata il 30 agosto nel Mediterraneo dalle forze dell’Operazione IRINI per la verifica della bandiera”, ha rivelato ieri Kallas. Alla riunione di Dublino “la discussione sarà su cosa possiamo fare di più sulla flotta ombra”, ci ha detto un alto funzionario dell’Ue.
L’Irlanda promuove la sicurezza marittima attraverso la piattaforma CISE — La riunione di Dublino servirà al governo irlandese, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, per promuovere il coordinamento sulla protezione delle infrastrutture marittime critiche, inclusi cavi e gasdotti sottomarini. “Per l’Irlanda, la sicurezza marittima è una priorità particolare. Abbiamo bisogno di una maggiore consapevolezza del dominio marittimo, di una migliore condivisione delle informazioni e di una maggiore cooperazione per proteggere le nostre acque condivise e le infrastrutture critiche”, ha detto la ministra della Difesa, Helen McEntee.
“Durante la nostra Presidenza, stiamo incoraggiando una maggiore operatività del Common Information Sharing Environment, o CISE, una piattaforma dell’Ue per la condivisione di informazioni marittime tra gli Stati membri e le agenzie dell’Ue, contribuendo a rafforzare la nostra consapevolezza collettiva del dominio marittimo”, ha aggiunto McEntee.
Gli europei pronti a nuove sanzioni contro l’Iran — Nella riunione dei ministri delle Finanze del G20 aperta ieri ad Asheville negli Stati Uniti, l’Unione europea si è detta pronta ad adottare nuove sanzioni contro la Repubblica islamica “per salvaguardare la propria sicurezza e i propri interessi, inclusa la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.”
Secondo un comunicato diffuso dalla Commissione, l’Ue ritiene che siano necessari “continui sforzi diplomatici per raggiungere un accordo di pace, ripristinare la stabilità regionale e garantire la piena libertà di navigazione e il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.” Tuttavia l’Ue accoglie con favore gli sforzi per garantire che Teheran cessi le sue attività destabilizzanti “anche attraverso ulteriori pressioni economiche, inclusa l’Operazione Economic Outcast guidata dagli Stati Uniti.”
L’Italia prolunga i controlli alle frontiere con la Spagna, la Commissione in silenzio — Il governo di Giorgia Meloni ieri ha annunciato che prolungherà per altre due settimane i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, in deroga alla libera circolazione di Schengen, introdotti per la crisi di Ceuta. “La priorità del governo è garantire la sicurezza dei confini e di tutti i cittadini italiani. La situazione a Ceuta non è ancora risolta”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
La decisione ha più a che fare con la strumentalizzazione politica e la campagna elettorale che con motivazioni effettive. Non sono stati registrati movimenti secondari dei migranti arrivati a Ceuta alla fine di luglio. Eppure la Commissione europea non vuole intervenire. I portavoce responsabili dell’immigrazione ieri sono stati informati dai giornalisti della decisione del governo italiano. Uno di loro ci ha detto che, per una reazione ufficiale, sarebbe stato necessario attendere la giornata di oggi.
Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, ha detto di aver avuto una telefonata “costruttiva” con il suo omologo spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. Tuttavia la Spagna si prepara a sua volta ad estendere i controlli di frontiera con l’Italia come misura di rappresaglia.
Sánchez attacca l’internazionale di destra su Ceuta — Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ieri ha accusato “l’internazionale di estrema destra” di utilizzare la crisi di Ceuta e la migrazione “contro la Spagna, ma anche contro l’Europa.” Nell’enclave spagnola la situazione rimane tesa, nel momento in cui circa 5 mila migranti restano a Ceuta. Sánchez appare nuovamente in difficoltà. Tuttavia ha voluto esentare il Marocco da responsabilità per la crisi.
“Non ci sono informazioni né da parte delle forze di sicurezza statali né del Centro nazionale di intelligence (…) che mettano in dubbio, o meglio, che creino alcun dubbio, sul coinvolgimento delle autorità marocchine in un modo o nell’altro”, ha detto Sánchez. La cooperazione con il Marocco rimane indispensabile per rimpatriare i migranti ancora a Ceuta e prevenire altri attraversamenti della frontiera.
ChatGPT dovrà rispettare il DSA — La Commissione ieri ha annunciato di aver designato ChatGPT come motore di ricerca online di dimensioni molto grandi, sottoponendo così il colosso americano dell’intelligenza artificiale alle regole più stringenti del Digital Services Act. La piattaforma di interazione Reddit e quella di gioco Roblox sono state designate come piattaforme online di dimensioni molto grandi (VLOP). Questi servizi hanno dichiarato di raggiungere almeno 45 milioni di utenti medi mensili nell’Ue, superando così la soglia per la designazione.
ChatGPT, Reddit e Roblox ora avranno quattro mesi per conformarsi agli obblighi aggiuntivi del DSA, come la valutazione e l’attenuazione dei rischi sistemici derivanti dai loro servizi e sistemi algoritmici, connessi alla diffusione di contenuti illegali, agli effetti negativi sui minori, al benessere fisico e mentale degli utenti, ai diritti fondamentali, ai processi elettorali e alla sicurezza pubblica. Dopo la designazione, la Commissione acquisisce poteri investigativi per valutare le funzionalità alla base di tali servizi.
“ChatGPT, Reddit e Roblox saranno ora tenuti a un livello più elevato di controllo e responsabilità nell’Unione europea, in linea con il loro grande impatto sui nostri cittadini e sulla società”, ha detto la vicepresidente Henna Virkkunen.
Accade oggi
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Presidenza irlandese dell’Ue: riunione informale dei ministri degli Esteri e della Difesa a Dublino
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Parlamento europeo: la presidente Metsola riceve gli ambasciatori dei ventisette Stati membri
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Parlamento europeo: audizione alla commissione Ambiente della commissaria Lahbib
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Commissione: i commissari Virkkunen e Dombrovskis partecipano alla riunione del G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali ad Asheville
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Commissione: il commissario Hoekstra in visita a Copenhagen
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Commissione: la commissaria Kos partecipa al Bled Strategic Forum
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Banca centrale europea: la presidente Lagarde e Piero Cipollone partecipano alla riunione del G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali ad Asheville
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Eurostat: stima flash dell’inflazione ad agosto; dati sulla disoccupazione a luglio
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