Tumore al pancreas, a Heidelberg 700 operazioni l’anno: il confine dell’«inoperabile» si sta spostando


Vi hanno detto che un tumore del pancreas non è operabile? È una definizione gravissima, naturalmente, ma in alcuni casi non ancora definitiva: dopo una terapia sistemica e una nuova valutazione condotta da specialisti esperti, quel confine può spostarsi. Non per tutti, e neppure con facilità. È precisamente in questa stretta zona fra impossibilità tecnica e beneficio possibile che le sale operatorie dell’Università di Heidelberg stanno spingendo la chirurgia pancreatica vicino ai suoi limiti.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung, in un reportage del 9 settembre, ha descritto un’attività davvero eccezionale: a Heidelberg si eseguono circa 700-750 interventi pancreatici l’anno, quasi due al giorno, su una delle chirurgie più complesse dell’oncologia. Ma il numero, per quanto clamoroso, non basta. Prima dell’operazione oncologi, chirurghi, radiologi, gastroenterologi e patologi esaminano insieme anche pazienti il cui tumore era stato giudicato inizialmente non asportabile; valutano le immagini, la risposta alle cure, il rapporto con i grandi vasi addominali e l’eventuale comparsa di metastasi. È questa macchina multidisciplinare, allenata da centinaia di casi, a rendere possibile una seconda decisione.

Il motivo è nella natura assai aggressiva dell’adenocarcinoma duttale pancreatico, cioè la forma più comune del tumore del pancreas. La malattia può manifestarsi tardi, infiltrare nervi e vasi e disseminare cellule tumorali anche quando la massa principale appare ancora relativamente circoscritta. La chirurgia rimane la principale possibilità di trattamento con intento curativo; eppure soltanto una minoranza dei pazienti riceve la diagnosi quando il tumore è immediatamente resecabile, vale a dire asportabile con un intervento.

Che cosa accade, allora, nei casi “borderline resecabili” o localmente avanzati? Può essere somministrata prima dell’operazione una terapia neoadiuvante, ossia un trattamento destinato ad agire sulla malattia prima che il chirurgo intervenga, generalmente basato sulla chemioterapia e, in casi selezionati, anche sulla radioterapia. Questa fase diventa anche una prova del comportamento biologico del tumore: se la massa risponde e nel frattempo non emergono metastasi, il caso viene riesaminato e può aprirsi la strada a resezioni molto complesse, talvolta accompagnate dalla ricostruzione dei vasi coinvolti.

Per intenderci, non si tratta semplicemente di rimpicciolire un ostacolo finché possa passare dalla porta della sala operatoria. La terapia funziona piuttosto come un banco di collaudo: mentre cerca di contenere la malattia, rivela se essa rallenta oppure continua a diffondersi. Le revisioni scientifiche indicano che, in pazienti accuratamente selezionati, il percorso composto da terapia neoadiuvante e successiva chirurgia può offrire risultati importanti. Ma ecco il punto: rendere un tumore tecnicamente asportabile non significa, automaticamente, che sottoporre il paziente a un intervento enorme sia oncologicamente utile.

Su questo difficile discrimine è nato PALACROS, il progetto europeo avviato nel 2026 e finanziato da Horizon Europe con quasi 10 milioni di euro. Vi partecipano 21 partner di dodici Paesi, con Heidelberg fra i principali centri clinici e scientifici. L’obiettivo non è operare di più a qualunque costo — sarebbe una conclusione tanto semplice quanto pericolosa — bensì individuare meglio chi possa realmente beneficiare della chirurgia dopo la terapia sistemica e ridurre le profonde differenze che ancora separano ospedali e Paesi.

Oggi, infatti, i criteri con cui si scelgono i pazienti, l’esperienza delle équipe e la capacità di affrontare resezioni vascolari possono cambiare notevolmente da una struttura all’altra. PALACROS vuole costruire standard condivisi ed evitare due errori opposti: chiudere troppo presto la porta a un paziente che potrebbe diventare operabile; oppure spalancarla verso un intervento estremamente impegnativo senza una ragionevole prospettiva di beneficio. Non è una scorciatoia contro una delle malattie più difficili dell’oncologia. È un tentativo di decidere con maggiore precisione.

Da Heidelberg giunge così un’indicazione che riguarda direttamente anche l’Italia: il centro di cura conta. Grandi studi tedeschi hanno documentato un’associazione fra un maggior numero di interventi eseguiti e una minore mortalità dopo la chirurgia pancreatica; nel 2026, inoltre, il modello elaborato per una rete italiana di Pancreas Unit ha indicato per i centri di riferimento almeno 30 resezioni l’anno, competenze multidisciplinari disponibili 24 ore su 24 e un controllo sistematico della mortalità a 90 giorni.

Del resto, togliere il tumore è soltanto una parte dell’impresa. Occorrono radiologia interventistica, endoscopia avanzata, terapia intensiva, anatomia patologica e oncologia; occorre soprattutto un’équipe capace di riconoscere e affrontare rapidamente le complicanze. Chi riceve una diagnosi di tumore pancreatico borderline o localmente avanzato dovrebbe dunque chiedere che il proprio caso venga discusso in un centro ad alto volume e, quando appropriato, sottoporlo a una seconda valutazione. “Non operabile”, oggi, può non essere l’ultima parola. Ma resta una parola che la medicina deve riesaminare con competenza, e mai cancellare con leggerezza.

Rüdiger Soldt, “Feinarbeit im Bauchraum”, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 9 settembre 2026.

Universitätsklinikum Heidelberg, “EU-Funded Research Project on Pancreatic Cancer: Heidelberg University Hospital Takes Leading Role in Major EU-Funded Pancreatic Cancer Initiative”, 1 luglio 2026.

Universitätsklinikum Heidelberg, Sektion Pankreaschirurgie, Europäisches Pankreaszentrum: circa 700-750 interventi pancreatici l’anno.

Zhang J, Geng M, Friess H, Demir IE, Scheufele F. “Surgical Perspectives on Neoadjuvant Therapy in Borderline Resectable and Locally Advanced Pancreatic Cancer”. Cancers, 2026;18(7):1131. DOI: 10.3390/cancers18071131.

Krautz C, Nimptsch U, Weber GF, Mansky T, Grützmann R. “Effect of Hospital Volume on In-hospital Morbidity and Mortality Following Pancreatic Surgery in Germany”. Annals of Surgery, 2018;267(3):411-417. DOI: 10.1097/SLA.0000000000002248.

Alfieri S et al. “Designing a national network of pancreas units: the Italian model for high-quality pancreatic cancer care”. Updates in Surgery, 2026;78(3):1219-1231. DOI: 10.1007/s13304-026-02598-7.


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