Immaginare il Canada in Unione Europea


Perché Mark Carney era seduto in prima fila nell’Aula del Parlamento europeo mentre Ursula von der Leyen pronunciava il suo discorso sullo Stato dell’Unione? La domanda, nelle ore precedenti al SOTEU – l’acronimo con cui nei corridoi di Bruxelles si indica il discorso annuale della presidente della Commissione – non aveva una risposta del tutto evidente. Sì, il primo ministro canadese aveva in programma incontri con i vertici delle istituzioni europee. Sì, il giorno dopo avrebbe parlato agli eurodeputati. Ma assistere alla plenaria durante il discorso che segna l’inizio del nuovo anno politico europeo era un’altra cosa. Carney è, infatti, il primo leader straniero a partecipare al SOTEU.

La risposta è arrivata proprio durante il discorso, quando von der Leyen si è rivolta direttamente a Carney. “Vorrei aprire la porta al Canada affinché diventi il primo membro associato dell’UE”, ha detto. Ed è proprio quel “membro associato” a cambiare il significato della presenza di Carney a Strasburgo.

Perché di “membro associato” dell’Unione Europea, in realtà, non ne esiste ancora nessuno. Non è uno status previsto dai Trattati, né esiste una procedura europea già definita per ottenerlo. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce che possa chiedere di aderire all’UE ogni «Stato europeo» che rispetti i valori dell’Unione. Il Canada, quindi, non potrebbe semplicemente percorrere la strada dell’adesione piena. Quella annunciata da von der Leyen è un’altra cosa: l’idea di costruire una nuova forma di rapporto, più stretta di una normale partnership ma diversa dall’appartenenza all’Unione.

Ma cosa dovrebbe esserci dentro? Von der Leyen ha dato qualche indicazione, partendo da ciò che già esiste. “Passeremo dal CETA a un’Alleanza per il Futuro”, ha detto. Non significa che il CETA, l’accordo commerciale tra UE e Canada, venga cancellato: l’obiettivo sarebbe affiancare alla relazione commerciale una cooperazione molto più ampia. Produzione, tecnologia, industria della difesa, Artico, energia, minerali critici, batterie, intelligenza artificiale, tecnologia quantistica, cybersicurezza e sicurezza economica. “Si tratta – ha sottolineato von der Leyen – di un partenariato non contro altri, ma a favore della nostra forza comune”.

È qui che il Canada potrebbe diventare un caso unico nel suo genere. L’UE ha già rapporti molto stretti con paesi che non fanno parte dell’Unione, ma nessuno ha mai ricevuto formalmente l’etichetta di “membro associato”. La Norvegia, per esempio, è parte dello Spazio economico europeo e quindi del mercato unico, mentre la Svizzera vi accede attraverso una rete di accordi bilaterali. Il Regno Unito, dopo la Brexit, mantiene con Bruxelles un ampio rapporto commerciale e di cooperazione e partecipa ad alcuni programmi europei, come Horizon Europe. Sono modelli diversi di integrazione, ma nessuno coincide con quello evocato da von der Leyen per Ottawa.

L’idea di una forma di appartenenza intermedia, del resto, non nasce con il Canada. Nei mesi scorsi era stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a parlare di “membro associato” in riferimento all’Ucraina, immaginando una maggiore partecipazione alle discussioni europee senza arrivare all’adesione piena. Ma il progetto canadese presenta una differenza sostanziale: in questo caso è la presidente della Commissione Europea a proporre pubblicamente di costruire questo nuovo rapporto.

E in Eurocamera, almeno nelle prime reazioni, non sono mancate le aperture. Manfred Weber, capogruppo del PPE, ha ricordato che “abbiamo bisogno di amici” e “il Canada è uno di questi”. La leader dei Socialisti e democratici, Iratxe García Pérez, ha dato il benvenuto a Carney definendo il Parlamento Europeo “anche la sua casa”. Valérie Hayer, presidente di Renew Europe, ha detto che il Canada è “benvenuto nell’Unione europea”. Dalla Sinistra europea è invece arrivata una domanda che tocca il nodo istituzionale della proposta: “Chi le ha dato il mandato”, ha chiesto Manon Aubry a von der Leyen.

Perché il punto, a questo stadio, è proprio questo. Von der Leyen ha aperto una porta politica, ma non ha ancora spiegato che cosa ci sarebbe concretamente oltre quella porta. Il Canada avrebbe accesso al mercato unico? A quali programmi e politiche europee? Avrebbe nuovi diritti senza partecipare alle decisioni? E soprattutto: quali sarebbero le procedure necessarie per creare uno status che oggi i Trattati non prevedono?

La risposta potrebbe iniziare a prendere forma nei prossimi mesi, mentre UE e Canada stanno già lavorando per rafforzare la loro cooperazione. Il terreno, del resto, è cambiato rapidamente da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca.

Per decenni gli Stati Uniti sono stati il principale partner commerciale e strategico del Canada. Ma il secondo mandato di Trump ha introdotto una dose di incertezza senza precedenti: il presidente statunitense ha parlato del Canada come del possibile “51esimo stato” e ha imposto nuovi dazi sulle esportazioni canadesi. Il 21 agosto Carney ha annunciato la sospensione dei negoziati commerciali con Washington dopo l’inasprimento delle misure statunitensi.

È in questo spazio che Bruxelles e Ottawa si sono avvicinate. La cooperazione tra i due partner non è nata con Trump: oltre al CETA, UE e Canada nel 2025 hanno rafforzato anche la collaborazione in materia di sicurezza e difesa. Ma l’instabilità del rapporto con Washington ha reso più urgente cercare alleanze economiche e strategiche alternative.

Carney lo aveva detto alla vigilia della visita europea: il Canada vuole costruire con l’UE “un’alleanza unica”. Von der Leyen, a Strasburgo, ha dato a questa alleanza un possibile nome e una possibile ambizione: fare del Canada il primo paese associato all’Unione Europea.

Non è ancora un nuovo status, né il Canada sta entrando nell’UE. È, per ora, una proposta politica. Ma il fatto che sia stata annunciata nel cuore del Parlamento Europeo, con Carney seduto in prima fila, dice già qualcosa sulla direzione che Bruxelles vuole dare al rapporto con Ottawa.

Immagine in anteprima: © European Union, 2026, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


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