Manifestazione dell’associazione Luca Coscioni stamane in occasione della consegna di 16 mila firme per il fine vita a Palazzo Lascaris. Si tratta della proposta di legge popolare per il suicidio assistito. In testa il leader nazionale Marco Cappato. Presenti con la fascia anche il sindaco di Condove Jacopo Suppo, vice della Città metropolitana, e l’assessore Alessandro Azzolina di Nichelino; le consigliere di Avs Valentina Cera e Giulia Marro, la comunale del Pd Ludovica Cioria. Presente anche Gino Alfanetti, il padre di Alan, primo caso di suicidio assistito in Piemonte.
«Chiediamo la legge, è una proposta trasversale»
«Ci troviamo davanti a questo portone – spiega il responsabile della Cellula Torino Davide Di Mauro – che era già stato sbattuto in faccia ai cittadini. Avevamo ragione noi, lo ha ribadito la Corte costituzionale. Siamo ritornati a raccogliere le firme, ne servivano 8 mila, ne abbiamo raccolte 16 mila in 626 Comuni e con il supporto di 41 sindaci. Chiediamo una legge, non ci siamo rassegnati quando è stata affossata. È una proposta trasversale. Speriamo che il Consiglio si prenda la responsabilità di votare questa legge per chi soffre. Vogliamo che non accada più quanto avvenuto ad Alan, cittadino di Cavagnolo che ha aspettato otto mesi. Con noi c’è Gino, suo padre. Le linee guida non bastano».
La morte di Alan: il primo caso in Piemonte
Parla il padre di Alan, Gino Afanetti: «Se n’è andato il 6 febbraio. Abbiamo, perché è stata una cosa comune condivisa, aspettato più di otto mesi per riuscire ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Doloroso. Aveva una malattia degenerativa che l’ha portato in pochi anni a non camminare, parlare, deglutire e inghiottire. Vedere un figlio che quando ancora riusciva a fare certe cose 2/3 anni fa, gattonava col pannolone per portare il cibo al gatto, e mi implorava di aiutare ad andarsene. Eravamo in contatto con la Svizzera ma per fortuna dopo tutti questi mesi si è sbloccato questo primo caso in Piemonte. Ed è riuscito ad andarsene in casa con me vicino. Una settimana dopo avevamo appuntamento in Svizzera, sarebbe stato difficilissimo. Speriamo che questa cosa per altri serva».
IL DIBATTITO
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Cappato: «Ci sono malati che vogliono vivere e altri che vogliono morire»
Arriva il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca. «Abbiamo apprezzato le aperture del centrodestra», afferma Di Mauro. Interviene Marco Cappato: «Grazie alle persone che come militanti volontari e autenticatori hanno reso possibile questo risultato. Grazie a 16mila persone, piemontesi, si dá a questo Consiglio una nuova possibilità. Una nuova possibilità che non appartiene ad alcun partito, di rispondere e corrispondere ai compiti delle istituzioni per la loro credibilità, istituzioni che vengono considerate sempre più distanti dalla società e vita concreta delle persone. La realtà sociale della quale stiamo cercando di occuparci è in continuo aumento, per un motivo semplice: il progresso medico-scientifico, che allunga la vita delle persone, che consente a persone con malattie neurogenerative, tumori e disabilità gravissime di continuare a lottare per vivere. Ed è quello che fanno. Ci sono i malati che vogliono vivere e quelli che vogliono morire. Quando la persona arriva a non riuscire più a sopportare una tortura che non permette nessun gesto, è una persona che non ce la fa più: e il limite lo decide solo la persona che sta vivendo quella sofferenza. La fase del morire, della malattia terminale può durare mesi o anni,: è evidente quindi che diventa insopportabile per persone e famiglie venire sequestrati della possibilità di scelta non per poche ore, ma mesi e anni. Ecco perché esiste, nonostante non sia nell’agenda, questa richiesta dalla società sempre più grande e importante».
«Ognuno sia libero di scegliere»
Parla anche il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca: «Siamo consapevoli che ogni persona debba essere libera di poter scegliere della propria vita e morte. Per chi può firmare e soprattutto per chi non può firmare perché è in un letto che non può muoversi. Noi abbiamo depositato gli stessi emendamenti del Veneto perché questo testo possa passare ed essere allineato. Chi dice “no” è perché non ha toccato con mano, in famiglia, i veri problemi. Senza che ci sia un partito che metta il cappello, partendo dalla legge di iniziativa popolare. Grazie per quello che avete fatto fino ad ora. In Aula ognuno si assumerà la propria responsabilità quando andrà a schiacciare il bottone».
«A occuparsi della tragedia non siano solo le famiglie»
Per Cappato «I 16 mila stanno dando una nuova opportunità al consiglio regionale: occupatevene, è il momento della responsabilità. Decidete in un modo o nell’altro ma decidete, assumete una responsabilità che è vostra e di nessun altro. Inutile parlare del Parlamento nazionale perché la gestione della sanità è regionale. Chi è contro questa legge non spende una parola contro questa legge, il merito; in realtà chi è contro è contro alla sentenza della Corte costituzionale, ma non può dirlo. Se una persona, Alan, oggi in condizioni di sofferenza insopportabile manda la richiesta alla propria Asl, è giusto che ci sia qualcuno pronto a ricevere questa richiesta o chi è contro preferisce che la Asl non sappia cosa fare? E passano i mesi. Chi può essere a favore di un boicottaggio burocratico o perdita di tempo? Io ogni giorno ricevo messaggi da chi chiede di morire, ed è vero che molti possono ricevere ancora aiuto: cure palliative, assistenza psichiatrica. Se è vero che una persona è disperata e depressa, però, quando andiamo a visitarlo a casa? Dopo due anni e otto mesi? O andiamo il giorno dopo a vedere come sta quella persona? Forse li c’è un suicidio che si può prevenire. Siamo noi con le nostre regole che vogliamo prevenire i suicidi, quelli che si girano dall’altra parte sono loro gli istigatori al suicidio, sono i responsabili! Che vogliono che a occuparsi della tragedia sia la famiglia nel modo più indegno possibile».
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