#Finsubito news dalla rete – Fondi agricoli, ecco i nomi dietro la confisca da 3 milioni tra Salemi, Marsala e Santa Ninfa


Ieri c’erano i beni: 24 immobili, aziende, terreni, mezzi agricoli, attrezzature per il vino e quote societarie, per un valore di oltre tre milioni di euro. Oggi ci sono anche i nomi.

La maxi confisca eseguita dalla Guardia di Finanza tra Salemi, Marsala e Santa Ninfa riguarda un patrimonio che gli investigatori riconducono a un gruppo familiare al centro di accertamenti sulle truffe per ottenere contributi pubblici destinati all’agricoltura.

I nomi che emergono sono quelli di Grazia Mancia, 43 anni, nata a Milano e residente a Salemi, Antonino Messina e Benedetto Messina. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe accumulato nel tempo un patrimonio ritenuto non compatibile con i redditi dichiarati e collegato, secondo l’ipotesi degli inquirenti, anche ai proventi di diverse truffe sui finanziamenti della Politica agricola comune.

 

La confisca da oltre tre milioni

 

Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione penale e misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, su proposta della Procura della Repubblica di Marsala diretta da Fernando Asaro.

Il patrimonio era già stato sequestrato in più fasi, tra marzo e dicembre del 2025, nell’ambito di un procedimento avviato secondo le norme del Codice antimafia.

Le indagini economico-patrimoniali, condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trapani, avrebbero fatto emergere una costante sproporzione tra i redditi dichiarati al fisco e i beni effettivamente nella disponibilità dei soggetti coinvolti.

In sostanza: pochi redditi sulla carta, molti beni nella realtà.

È uno degli elementi sui quali il Tribunale ha fondato la misura patrimoniale. La Guardia di Finanza parla di un patrimonio che sarebbe stato accumulato negli anni in cui sarebbero state commesse diverse attività illecite e, in particolare, truffe aggravate per ottenere erogazioni pubbliche nel settore agricolo.

La confisca riguarda 24 immobili, tra appartamenti, terreni e fabbricati, ma anche imprese e complessi aziendali, partecipazioni societarie, macchine agricole, automezzi, polizze di pegno e numerosi contenitori utilizzati per la fermentazione e lo stoccaggio del vino.

Il provvedimento di confisca, va precisato, non è ancora definitivo e può essere impugnato. E una misura di prevenzione patrimoniale non coincide con una sentenza penale definitiva sui singoli reati contestati.

 

Il business dei contributi agricoli

 

Dietro questa vicenda c’è un settore che in provincia di Trapani è da tempo sotto osservazione.

I contributi della Politica agricola comune, gestiti attraverso l’Agea, valgono ogni anno somme importanti. Sono risorse destinate a sostenere aziende vere, investimenti, coltivazioni, giovani imprenditori e sviluppo rurale. Ma proprio la quantità di denaro disponibile ha attirato negli anni anche aziende fantasma, documenti falsi e terreni che esistono soltanto nelle domande di finanziamento.

Uno dei casi più clamorosi nel Trapanese risale al 2019.

La Guardia di Finanza di Castelvetrano denunciò allora 36 persone per falso e truffa aggravata. L’indagine era partita quasi per caso: un agricoltore della Valle del Belìce, tornando a occuparsi dei propri terreni, scoprì che sulla carta erano già utilizzati da un’impresa che lui non conosceva.

Da lì venne fuori un sistema molto più grande.

Secondo la Finanza, nelle domande Agea erano state indicate migliaia di particelle catastali sulle quali avrebbero dovuto esserci vigneti e altre coltivazioni. In realtà, tra quelle particelle comparivano anche strade, aree demaniali, parcheggi di ospedali e terreni incolti.

C’erano perfino contratti di comodato che risultavano sottoscritti da persone già morte.

L’indagine riguardò oltre 6 mila ettari di terreni. I falsi fascicoli aziendali avrebbero consentito di ottenere titoli agricoli per circa 720 mila euro e contributi per circa 1,7 milioni di euro.

 

I “giovani agricoltori” che esistevano solo sulla carta

 

Un altro meccanismo scoperto in quella indagine era particolarmente redditizio.

Alcuni soggetti si presentavano come giovani agricoltori, ottenendo non soltanto i contributi ma anche i cosiddetti “titoli”, cioè i diritti collegati agli ettari dichiarati.

Una volta ottenuti, quei titoli potevano anche essere ceduti ad altri agricoltori.

Il risultato era una sorta di mercato parallelo: sulla carta c’erano aziende, terreni e coltivazioni; nella realtà, in alcuni casi, c’erano tutt’altro.

Ed è proprio questo il punto: le truffe agricole più sofisticate non hanno bisogno di inventare il denaro. Inventano l’agricoltura.

 

Le indagini continuano ancora oggi

 

Il fenomeno non appartiene soltanto al passato.

Nel febbraio 2026 un’altra indagine, questa volta coordinata dalla Procura europea, ha riguardato anche la provincia di Trapani insieme a Catania, Messina, Enna e Siracusa.

Secondo gli investigatori, sarebbe stata creata una rete di aziende agricole fittizie per ottenere contributi del Fondo europeo agricolo di garanzia, il Feaga. Sei imprenditori furono destinatari di misure cautelari e interdittive, mentre complessivamente furono notificati 22 avvisi di garanzia. L’inchiesta ipotizza contributi ottenuti illecitamente per quasi 1,5 milioni di euro, oltre a un sequestro preventivo superiore a 360 mila euro.

C’è poi un altro filone, diverso dai contributi Agea ma sempre legato alle agevolazioni concesse al mondo agricolo: quello del gasolio a tassazione ridotta.

A Marsala una vasta indagine ha coinvolto centinaia di persone. Secondo l’accusa, quasi 200 mila litri di carburante agricolo sarebbero stati formalmente destinati alle aziende ma utilizzati invece per auto, camion e altri mezzi che non avevano diritto all’agevolazione. Una vicenda che ha portato prima a numerosi decreti penali e poi, per molti degli indagati, al processo.

 

La terra, i contributi e i soldi pubblici

 

La confisca da tre milioni di euro tra Salemi, Marsala e Santa Ninfa si inserisce dunque in un quadro più ampio.

La provincia di Trapani vive di agricoltura e, proprio per questo, è anche un territorio nel quale passano ogni anno milioni di euro di incentivi, contributi e agevolazioni.

Denaro necessario per un settore che attraversa una crisi profondissima. Ed è forse questo il paradosso più amaro: mentre migliaia di agricoltori veri fanno i conti con siccità, costi di produzione e prezzi sempre più bassi, c’è chi, secondo le indagini che si sono succedute negli anni, ha provato a coltivare soprattutto altro … 

 




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