“Nessun carrozzone velleitario, ma un gruppo di persone serie e preparate che hanno ben presente le necessità del progetto”. Non si fa attendere la replica all’intervista all’ex sindaco Pietro Fazzi sull’ex Manifattura, rilasciata a Lucca in Diretta, da parte di uno dei protagonisti del progetto Polimea, Ugo Giurlani.
Giurlani, innanzitutto, respinge la definizione sprezzante data da Fazzi al progetto Polimea: “A differenza di quanto avvenuto sul Mercato del Carmine, dove c’è una società neocostituita e priva di esperienza e mezzi che, dopo cinque anni, non è ancora riuscita a realizzare niente, in questo caso si è fatta una scelta diversa. Si sono messe insieme, infatti, delle realtà che avevano dato dimostrazione di affidabilità e serietà sul territorio. La selezione degli operatori lucchesi è stata compiuta tenendo presente la capacità dei soggetti e la volontà di lavorare insieme per il bene della città; io personalmente ho fatto da coordinatore di queste realtà. Fin qui ho visto persone motivate, consapevoli delle scelte e attente alle difficoltà di una operazione di rigenerazione complessa, innovativa ma, a certe condizioni, fattibile e sostenibile. Quindi nessuna superficialità e nessuna scarsa attenzione. Anzi, ho notato molta consapevolezza”.
Giurlani entra nel dettaglio di alcuni importanti partner del progetto: “Nel Patto Polimea sono intervenute fin dall’inizio alcune istituzioni cittadine, e non solo, molto importanti come il Conservatorio Boccherini e l’Accademia di Belle Arti di Carrara. A queste si sono aggiunte Imt e altre realtà di assoluto livello come l’Accademia di Pittura rinascimentale di Milano, Jam Academy, 9 Muse, Sago, Ostello Bello, Ristogest, SoecoForma, che hanno dato già prova su tutto il territorio comunale e nazionale di saper organizzare spazi e servizi (Ristogest, oltre alle attività già consolidate, ha riaperto da poco l’ostello di San Frediano e da più di un anno gestisce la ristorazione di tutto lo stadio Olimpico a Roma, ndr). Come promotore e coordinatore di tutto questo si è sempre citata Music Innovation Hub spa un’impresa sociale costituita dal fondo ad impatto di Fondazione Cariplo e da investitori come Sefea Impact sgr, Oxa-Base ed alcuni imprenditori operanti a livello nazionale. La società presieduta da Andrea Rapaccini sta sviluppando in diverse realtà d’Italia la rigenerazione di filiere culturali e beni comuni rilevanti per le comunità in cui si trovano. Prima di parlare di velleità, Pietro Fazzi dovrebbe andare a visitare cosa l’impresa sociale Oxa – Base Milano – fondatrice di Music Innovation Hub – ha realizzato in 10 anni nei 12mila metri quadri delle ex fabbriche Ansaldo, partendo con 10mila euro di capitale sociale. L’ecosistema a cui appartiene Music Innovation Hub intende fornire alle amministrazioni e alle comunità cittadine modelli di rigenerazione alternativi alla privatizzazione di beni comuni immobiliari o alla realizzazione di pseudo- tudentati finanziati dallo Stato che poi nel tempo diventano hotel di lusso. L’approccio è sempre stato trasparente e perfettamente consapevole che gli investimenti in una rigenerazione culturale urbana non garantiscono i tassi di ritorno di un asset commerciale o del residenziale di lusso”.
“Nel caso di Polimea Lucca si trattava di sviluppare un polo formativo-culturale molto avanzato – dice ancora Giurlani – che puntava agli elementi di forza della tradizione e dell’attualità lucchese, come la musica, i Comics e Games, introducendo anche la produzione di eventi e spettacoli, e coinvolgendo, attraverso SoecoForma, categorie di lavoratori svantaggiati, offrendo loro formazione e successiva inclusione lavorativa. Non è un carrozzone di soggetti raccolti a caso, dunque, o che non hanno chiara la loro missione. La compagine che ha affrontato e sostenuto questo progetto non è né improvvisata né velleitaria, ma composta da società e persone credibili, riconosciute localmente e a livello nazionale. Persone capaci che hanno scelto di mettersi in gioco e impegnarsi gratuitamente per la città di Lucca”.
Un cenno, sempre in risposta all’ex sindaco Fazzi, alla sua esperienza come presidente di Polis, società mista pubblico-privata considerata da Fazzi come modello per risolvere l’impasse sulla ex Manifattura: “Sono grato di aver potuto fare quella esperienza, ma si è trattato di un caso quasi unico in Italia di società di trasformazione urbana (Stu) che sia riuscita a raggiungere gli obiettivi per cui era nata. Rendo merito a Pietro Fazzi e ad Alberto Varetti di aver avuto il coraggio e la forza di idearla e realizzarla, coinvolgendo investitori qualificati; poi, forse cogliendo anche un momento fortunato del mercato immobiliare, si è potuta realizzare la riqualificazione dell’area con un ottimo ritorno economico; purtroppo, con la legge Madia chiudere la Polis è stata quasi una scelta obbligata. È un peccato non avere una società come Polis per gestire la questione Manifattura? Forse sì, ma non è più realistico: nell’occasione della riqualificazione dell’ex caserma Mazzini si era aperta una finestra, la città di Lucca è riuscita ad usarla anche per la forza e il coraggio di Fazzi, ma la finestra poi si è chiusa”.
Come corollario attuale dell’intera vicenda traspare anche la delusione per come è andata a finire la manifestazione di interesse presentata da Polimea al Comune: “Proprio perché questa compagine è ben strutturata e preparata – spiega Giurlani – ha letto con attenzione il bando così come uscito dal Comune e ha cercato in qualunque modo di chiarire i punti più contraddittori e penalizzanti per il concessionario, anche ponendo quesiti mirati formalmente indirizzati all’ufficio comunale. Ai quesiti che sono stati posti, però, le risposte fornite dall’amministrazione comunale, hanno continuato a lasciare i punti non chiariti; al momento di presentare la proposta, dunque, è stato necessario mettere nero su bianco quali fossero le problematiche operative e i requisiti che si sarebbero dovuti discutere una volta aggiudicata la concessione. Confidavamo sul fatto che il Comune potesse intraprendere una linea meno rigida rispetto a quella che poi è stata seguita, aprendo una istruttoria per un negoziato sui punti più critici, prima di decidere se aggiudicare o meno la concessione. Conosciamo tutti l’esito, ma penso che da parte nostra non avessimo altra scelta: la proposta di Polimea poteva essere presentata solo chiarendo le condizioni per la sua realizzazione. In caso di aggiudicazione e se i punti critici non fossero stati risolti dal Comune avremmo dovuto ritirarci, perdendo tra l’altro la fidejussione di 420mila euro prevista dalla gara”.
“Capisco – commenta Giurlani – tutte le precauzioni dell’amministrazione e la volontà di non aprire nessun tipo di rapporto con i proponenti, perché si poteva configurare una turbativa della gara, ma un po’ più di attenzione da parte degli uffici poteva essere posta, soprattutto sulle questioni note e ampiamente sollecitate nel corso della gara. Siamo rimasti delusi da alcune risposte generiche che ci sono state fornite all’interno della procedura a fronte dell’atteggiamento inflessibile tenuto a conclusione della stessa”.
Tutto finito quindi? “Sgombriamo subito il campo. Il progetto non è stato bocciato, banalmente perché non è stato valutato. la busta contenente la proposta tecnica di progetto (oggi visibile nel sito www.polimea.it) è stata aperta e letta dagli uffici ma non è stata valutata dagli stessi, poiché alla fine illustrava l’elenco di pre-requisiti che ne ha condizionato l’ammissibilità. La busta contenente il piano economico e finanziario invece non è stata nemmeno aperta. Si tratta di un piano finanziario fatto e asseverato da professionisti fuori territorio e che tiene conto del fatto che non ci sono introiti facili. Vi si evidenzia che nel tempo l’investimento si sarebbe rivelato molto sostenibile ma che all’inizio avrebbe presentato criticità da affrontare con strumenti ad hoc. Oggi quindi, il progetto Polimea è ancora in piedi; può essere certamente migliorato, integrato con nuovi contributi altrettanto professionali che, se si rendessero disponibili, sarebbero anzi molto graditi. L’importante è anche capire quale sia la procedura per affidare in concessione a privati una rigenerazione così impegnativa e complessa, visto che da questa Amministrazione Comunale è stata esclusa l’ipotesi della vendita ; inoltre, l’idea di destinare tutti quegli spazi agli uffici comunali mi sembra sinceramente sproporzionata rispetto alle effettive esigenze del territorio”.
“Se tramontasse definitivamente l’idea di dare in concessione i fabbricati – proseguie – un’alternativa possibile per il Comune potrebbe essere quella di gestire gli spazi, uffici comunali, parcheggi, altre attività proprie dell’amministrazione attraverso gli stessi uffici comunali o attraverso una nuova Polis totalmente ‘in house’, alla luce dell’attuale normativa sulla costituzione di nuove società operative da parte degli enti locali. In più, con i vincoli posti dalla Soprintendenza e le destinazioni previste dalla variante recentemente approvata, a mio avviso, difficilmente si potrebbero coinvolgere imprenditori privati legati al settore immobiliare”.
Ma ora i soggetti appartenenti al Patto Polimea sono ancora disponibili a lavorare su progetti per la rigenerazione della ex manifattura sud? “Se il Comune si dichiara ancora interessato a sviluppare una rigenerazione in ambito culturale – conclude Giurlani – possiamo provare a ricompattare la ‘compagine velleitaria’ recuperando l’entusiasmo e l’impegno dei partecipanti del Patto, messo alla prova da quattro anni di attesa e dall’esito di quest’ultima procedura. Certamente il clima preelettorale non favorisce la possibilità di affrontare progetti così rilevanti in modo sereno ed obiettivo”.
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