Il malcontento degli imprenditori croati cresce alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove regole sui prezzi. Glas poduzetnika (La Voce degli imprenditori), l’associazione che rappresenta gli imprenditori, ha annunciato una manifestazione di protesta per metà ottobre, contestando i nuovi obblighi e i tempi sempre più stretti concessi alle piccole imprese per adeguarsi alle decisioni del governo. Al centro dello scontro ci sono soprattutto i cosiddetti prezzi ancora o di riferimento, le nuove modalità di esposizione dei prezzi che entreranno in vigore dal 1° ottobre.
La protesta annunciata dagli imprenditori arriva mentre anche la Camera croata dell’artigianato (HOK) chiede al governo di ritirare completamente le nuove disposizioni. La Camera, che inizialmente aveva domandato chiarimenti e un rinvio dell’applicazione, pochi giorni fa ha chiesto l’abolizione delle due decisioni che modificano le modalità con cui commercianti e fornitori di servizi devono comunicare i prezzi ai consumatori.
Dal prossimo 1° ottobre commercianti e fornitori di servizi dovranno indicare, accanto al prezzo attuale di un prodotto o di una prestazione, anche un secondo valore: il cosiddetto prezzo ancora, cioè il prezzo che era in vigore il 10 settembre 2026. L’obiettivo dichiarato dal governo è aumentare la trasparenza e permettere ai consumatori di capire meglio come sono cambiati i prezzi. L’obbligo riguarderà una platea molto ampia di attività: dai negozi ai parrucchieri e ai centri estetici, dalle officine meccaniche ai ristoranti e agli altri fornitori di servizi rivolti ai consumatori finali.
Non tutti i prodotti, però, avranno come riferimento il 10 settembre. Per alimenti, bevande, cosmetici, detergenti, prodotti per l’igiene personale e articoli per la casa, già interessati dalle precedenti misure, continuerà a essere indicato il prezzo valido il 2 maggio 2025.
La differenza non è soltanto formale. Il “prezzo di riferimento” non sostituisce infatti la regola relativa al prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, che deve essere indicato in caso di promozioni e ribassi. Per alcuni prodotti potranno quindi comparire contemporaneamente tre o addirittura quattro prezzi diversi.
Un esempio è quello di una maglietta in saldo: accanto al prezzo promozionale possono comparire il precedente prezzo ordinario, il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti e il nuovo “prezzo ancora”. Una situazione che, secondo gli imprenditori, rischia di rendere i listini più complessi invece che più chiari.
La serie d’istruzioni
La Camera croata dell’artigianato ha pubblicato ora una serie di istruzioni dettagliate per aiutare gli operatori a rispettare le nuove disposizioni. Lo ha fatto, però, dopo aver chiesto al governo di cancellare le misure. La presidente della Sezione contabili della HOK, Đurđica Mostarčić, ha spiegato nei giorni scorsi che la Camera sta ricevendo un numero eccezionalmente elevato di domande da parte degli artigiani. Molti operatori, ha sottolineato, non hanno ancora chiaro come applicare concretamente le nuove regole alle diverse situazioni. Il problema riguarda soprattutto i tempi. “Le decisioni sono state adottate piuttosto rapidamente e non sono state precedute da una consultazione”, ha affermato Mostarčić, sottolineando quanto sia breve il periodo rimasto alle imprese per adeguarsi.
L’obbligo dei volantini su Internet
Le nuove disposizioni introducono inoltre un obbligo specifico per gli operatori che dispongono di un proprio sito internet. Il listino dovrà essere pubblicato online in formato XML o CSV, cioè in un formato che consenta l’elaborazione automatica dei dati. Non saranno sufficienti i tradizionali file PDF, Word o Excel. Per i commercianti, il listino dovrà essere aggiornato una volta al giorno, entro le 8 del mattino per la giornata lavorativa in corso. I fornitori di servizi dovranno invece aggiornarlo ogni volta che cambia un prezzo, sempre entro le 8 del giorno in cui la modifica viene pubblicata. Le versioni precedenti dei listini dovranno inoltre rimanere disponibili per 30 giorni. La normativa precisa che i social network non vengono considerati siti web ai fini di questo obbligo. Un artigiano che non possiede un sito Internet, inoltre, non sarà costretto a crearne uno semplicemente a causa delle nuove regole.
Il problema dei 47 giorni
È proprio la sovrapposizione con le norme che arriveranno successivamente a preoccupare particolarmente la HOK. Il presidente della Camera croata dell’artigianato, Dalibor Kratohvil, ha sottolineato che già il 17 novembre entrerà in applicazione una parte delle modifiche alla legge sulla tutela dei consumatori, che introdurrà il cosiddetto istituto del “prezzo di base”.
La conseguenza, secondo la HOK, è difficile da giustificare: gli imprenditori dovrebbero investire tempo e denaro per adattare listini, software, siti internet e procedure alle nuove regole del 1° ottobre, per poi dover intervenire nuovamente appena 47 giorni dopo. “Chiediamo che le regole vengano armonizzate”, ha affermato Kratohvil, sostenendo che gli imprenditori dovrebbero potersi adeguare una sola volta e “non due volte in appena 47 giorni”.
La posizione dei consumatori
Le associazioni dei consumatori hanno invece una posizione più articolata. Tanja Popović Filipović, presidente del Centro per l’educazione e l’informazione dei consumatori, ritiene che i “prezzi ancora” possano essere utili ai cittadini perché permettono di verificare meglio l’evoluzione dei prezzi. Allo stesso tempo, però, osserva che molti degli operatori che avevano intenzione di aumentare significativamente i prezzi potrebbero averlo già fatto. È questo uno dei nodi della nuova misura: la trasparenza del prezzo storico può aiutare il consumatore a valutare un’offerta, ma non impedisce di per sé gli aumenti. Il suo effetto dipenderà quindi anche dalla capacità dei clienti di confrontare le informazioni e scegliere tra diversi operatori.
Il governo difende la misura
Il governo croato difende invece il nuovo sistema proprio in nome della trasparenza. Il ministro dell’Economia Ante Šušnjar ha spiegato che i consumatori potranno vedere più chiaramente chi ha modificato i prezzi e in quale momento, sia nel caso di aumenti sia in quello di riduzioni. Secondo l’esecutivo, questa maggiore quantità di informazioni dovrebbe consentire ai cittadini di orientare meglio le proprie decisioni di acquisto e, attraverso le loro scelte, aumentare la pressione concorrenziale sul mercato. È una logica che il governo considera uno degli strumenti per contrastare l’aumento dei prezzi senza intervenire direttamente sulla libertà delle imprese di stabilire i propri listini.
Fino a 30 mila euro di multa
Il rispetto delle nuove regole sarà controllato dagli ispettori dell’Ispettorato statale. Le sanzioni previste sono significative. Per le persone giuridiche le multe possono arrivare da 3.000 a 30.000 euro. Per il responsabile di una persona giuridica sono previste sanzioni da 1.000 a 4.000 euro, mentre per gli artigiani e le altre persone che svolgono attività autonoma le multe possono variare da 1.000 a 20.000 euro.
Le sanzioni possono essere applicate non soltanto per la mancata esposizione del prezzo aggiuntivo, ma anche per la sua omissione nella pubblicità, per la mancata pubblicazione del listino online, per l’utilizzo di un formato non conforme o per l’impossibilità di consentire il prelievo automatico dei dati.
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