I lavoratori del centro commerciale Conca d’Oro sono tornati a chiedere certezze sul proprio futuro. Mentre questa mattina all’interno della struttura si svolgeva un nuovo tavolo interistituzionale per fare il punto sulla situazione delle attività ferme dopo l’incendio che ha coinvolto parte dell’edificio, una delegazione ha partecipato al sit in promosso da Filcams, Fisascat e Uiltucs per chiedere risposte concrete e garanzie sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro.
“Siamo in bilico. È vergognoso che a 60 anni, per quello che mi riguarda, debba essere ancora qua con bandiere, pettorine e cappellino per combattere per un pezzo di pane”, racconta una delle lavoratrici presenti al presidio. La preoccupazione riguarda anche la prospettiva dei trasferimenti: “Vogliamo risposte, devono essere positive e concise, perché questo raggiro dei trasferimenti è qualcosa che ci curva. All’età che abbiamo è inconcepibile lasciare le famiglie per andare non si sa dove, nemmeno in Sicilia”.
Prima dell’incontro a descrivere una situazione ancora caratterizzata dall’incertezza è anche Ida Saja, segretaria generale della Uiltucs Sicilia. “Oggi non ci sono tempi certi, non c’è sicurezza. Attendiamo l’incontro per avere notizie certe, ma soprattutto per comprendere il destino di questi 1.200 lavoratori, più 300 dell’indotto”. Saja mette l’accento soprattutto sul futuro occupazionale dei dipendenti delle attività che hanno deciso di lasciare il centro commerciale. “Molte aziende hanno fatto ricorso all’ammortizzatore sociale, ma altre hanno deciso di lasciare il centro commerciale”.
La vertenza più delicata, secondo la sindacalista, riguarda Risparmio Casa. “La società ha deciso di lasciare il centro commerciale e di non attivare gli ammortizzatori sociali. L’azienda, agli incontri, ci ha comunicato che avrebbe disposto dei trasferimenti nel Nord Italia, oltretutto escludendo la Sicilia”. Una prospettiva che la Uiltucs considera difficilmente sostenibile per i dipendenti coinvolti. “Per noi significa un percorso di fuoriuscita dal mondo lavorativo, perché questi lavoratori hanno la loro vita familiare e personale a Palermo e non sono nelle condizioni di poter affrontare un trasferimento. Oltretutto molti di questi lavoratori sono part time”.
Da qui la richiesta portata al tavolo. “Faremo delle proposte alle quali questa volta non possono non rispondere e dare notizie, ma soprattutto risposte certe”. Tra le richieste avanzate dal sindacato c’è quella di farsi carico della situazione dei dipendenti rimasti senza una prospettiva occupazionale e di attivare la cassa integrazione.
Solo nove domande per gli ammortizzatori sociali
Proprio la copertura del reddito dei dipendenti è stata uno dei temi centrali del tavolo. Secondo quanto comunicato dall’Inps durante l’incontro, al momento risultano presentate soltanto nove domande per il Fis, il Fondo di integrazione salariale, a fronte di circa un centinaio di attività presenti nel centro commerciale. Per accedere all’ammortizzatore legato all’evento, l’Inps deve acquisire gli elementi necessari a verificare che l’incendio non sia imputabile al datore di lavoro che presenta la richiesta. I vigili del fuoco hanno spiegato che gli accertamenti rientrano in un procedimento ancora in corso e che alcune informazioni non possono essere liberamente comunicate per i vincoli legati alle indagini.
Dal confronto è emersa però una possibile strada per superare l’impasse: l’Inps potrà formulare richieste specifiche ai vigili del fuoco per le aziende che chiedono l’ammortizzatore sociale. Questi ultimi potranno fornire, sulla base delle informazioni disponibili e nel rispetto delle eventuali autorizzazioni dell’autorità giudiziaria, gli elementi utilizzabili ai fini amministrativi. I segretari generali Giuseppe Aiello della Filcams Cgil, Stefano Spitalieri della Fisascat Cisl e Ida Saja chiedono che il percorso venga definito rapidamente, per evitare ulteriori rallentamenti. “Sul Fis occorre superare rapidamente gli ostacoli amministrativi attraverso il confronto tra Inps e vigili del fuoco, perché i tempi degli accertamenti non possono trasformarsi in un vuoto di reddito per i lavoratori”, affermano.
Dal tavolo: zona bianca verso la riapertura
Dal vertice sono intanto arrivate nuove indicazioni sui tempi della ripartenza. Secondo quanto riferito dall’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, la curatela ha prospettato la possibilità di riaprire la cosiddetta zona bianca – che comprende 57 attività e 8 chioschi – nell’arco di 15-20 giorni. “La notizia principale che ci è stata comunicata dalla curatela – dichiara Tamajo – è che nell’arco di 15-20 giorni dovrebbe riaprire la zona bianca. È un passaggio importante che consentirà a diverse attività di tornare finalmente operative. Continueremo a seguire con la massima attenzione ogni fase, affinché i tempi prospettati vengano rispettati”.
Più complessa resta la situazione della zona gialla, che interessa 13 aziende. Per alcune di queste, in particolare quelle più vicine alla zona rossa, potrebbe non essere possibile procedere alla riapertura negli stessi tempi. “Anche su queste attività abbiamo chiesto chiarezza. Entro il 15 ottobre la curatela dovrebbe fornirci indicazioni più precise sui tempi necessari per la riapertura, così come attendiamo risposte definite per gli operatori della zona rossa. È necessario dare certezze agli imprenditori e ai lavoratori”, afferma Tamajo.
Le attività in zona rossa
Sono invece 25 le attività comprese nella zona rossa, dove i tempi potrebbero essere sensibilmente più lunghi. Per gli operatori della zona rossa è stato aperto un dialogo con il Comune per verificare la possibilità di un trasferimento temporaneo in due locali limitrofi attualmente inutilizzati. “È una soluzione che stiamo verificando concretamente. Prima bisognerà effettuare i sopralluoghi, accertare le condizioni degli spazi e individuare gli eventuali lavori necessari per renderli pienamente sicuri e utilizzabili. L’obiettivo è accelerare tutti i passaggi e trovare una soluzione nel più breve tempo possibile”, spiega l’assessore. Resta aperto anche il capitolo degli ammortizzatori sociali per i dipendenti che, a causa della situazione, sono al momento senza lavoro. Secondo Tamajo, per la cassa integrazione si attende il necessario via libera della Procura, passaggio che dovrebbe consentire all’Inps di procedere con l’attivazione della misura.
E ancora: “A queste persone e alle loro famiglie va la mia massima solidarietà e vicinanza. Sappiamo bene quanto sia difficile affrontare settimane di incertezza senza poter lavorare. Sul fronte della cassa integrazione siamo in attesa del necessario via libera della Procura, un passaggio che può consentire di velocizzare l’intero iter e permettere all’Inps di procedere con l’attivazione della cassa integrazione. L’auspicio è che questo possa avvenire nel più breve tempo possibile, perché dietro ogni attività chiusa ci sono lavoratori e famiglie che hanno bisogno di risposte concrete”.
“Le rassicurazioni ricevute dalla curatela rappresentano un passo avanti, ma adesso devono tradursi in fatti. Starò con il fiato sul collo, da osservatore attento, affinché gli impegni vengano rispettati e i tempi siano i più rapidi possibili. Continueremo a seguire la vicenda fino alla completa ripartenza delle attività del Conca d’Oro”, conclude Tamajo.
I sindacati: “Serve un cronoprogramma occupazionale”
Filcams, Fisascat e Uiltucs chiedono però che alle scadenze previste per la riapertura dei negozi venga affiancato un “cronoprogramma occupazionale”, in grado di indicare per ciascuna attività quanti lavoratori potranno rientrare, quando potranno farlo e quale copertura economica verrà garantita nel periodo di sospensione.
Particolare attenzione viene riservata ai dipendenti di Alphaomega Srl e Ricagest Srl, con insegna Risparmio Casa. Secondo quanto riferito dai sindacati, entrambe le aziende hanno comunicato la decisione di cessare l’attività all’interno del Conca d’Oro. Per i lavoratori sarebbero stati prospettati trasferimenti presso altre sedi. Le organizzazioni sindacali chiedono che anche questi dipendenti vengano considerati parte della vertenza complessiva e che si cerchino soluzioni sul territorio. Tra le ipotesi avanzate c’è quella di riconoscere una priorità ai lavoratori a rischio nel caso in cui si presentassero nuove opportunità attraverso insediamenti commerciali, subentri, ampliamenti delle attività già presenti o nuove assunzioni all’interno del centro.
“La vertenza non si esaurirà con la riapertura delle attività”, concludono Aiello, Spitalieri e Saja. Sarà necessario monitorare – aggiungono – anche nei mesi successivi gli effetti della chiusura sugli organici, sugli orari e sulla stabilità dei rapporti di lavoro. Riaprire il Conca d’Oro deve significare garantire insieme attività, reddito e occupazione. Nessuno deve essere lasciato indietro”.
Lagalla e Forzinetti: “Priorità dell’Amministrazione è favorire il ritorno alla piena operatività”
A intervenire sulla vicenda anche il sindaco Roberto Lagalla: “L’Amministrazione comunale sta seguendo con la massima attenzione la situazione del Conca d’Oro. Ho ricevuto costanti aggiornamenti e rassicurazioni dall’assessore alle Attività produttive, Giuliano Forzinetti, che sta seguendo direttamente la vicenda e le interlocuzioni con tutti i soggetti coinvolti. L’obiettivo è procedere alla parziale riapertura del centro entro la metà di ottobre, mentre nei mesi successivi proseguiranno gli interventi necessari alla completa ricostruzione delle aree danneggiate. La priorità dell’Amministrazione è favorire il ritorno alla piena operatività: proprio per questa ragione ho ribadito la disponibilità del Comune all’utilizzo dei locali limitrofi al centro commerciale. Allo stesso tempo, raccolgo quotidianamente le preoccupazioni dei lavoratori, specie in merito agli ammortizzatori sociali. È nei loro confronti che bisogna continuare a garantire la massima attenzione affinché possano essere accelerati tutti gli iter burocratici per l’attivazione della cassa integrazione”.
Rassicurazioni anche da parte dell’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti: “In questi giorni abbiamo mantenuto una costante interlocuzione con la curatela, verificando il rispetto dei tempi prefissati per gli interventi e riscontrando sin dall’inizio un atteggiamento propositivo e collaborativo, finalizzato ad accelerare la riapertura e, successivamente, la completa ricostruzione del centro. Continueremo a seguire quotidianamente ogni passaggio, con l’obiettivo di rispettare il cronoprogramma per la riapertura, completare la ricostruzione nei prossimi mesi e assicurare nel minor tempo possibile le tutele previste ai lavoratori delle attività che non potranno ripartire immediatamente. In questa fase è fondamentale continuare a lavorare con spirito di collaborazione, responsabilità e concretezza”.
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