#Finsubito news dalla rete – Maricarmen e la generazione inquilina


La lotta contro lo sfratto di una donna di 87 anni a Madrid ha generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna e indica una strada all’Europa

Maricarmen ha 87 anni, è una donna madrilena ed è diventata il volto più noto del movimento di lotta per la casa in Spagna. Da due giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città. È la realtà descritta da Javier Gil, studioso di politiche abitative e attivista, nel suo recente e dibattuto libro Generación Inquilina. È stata proprio quella generazione di inquilini a organizzare la resistenza sotto casa di Maricarmen già dalla sera prima dello sfratto, chiamando a raccolta migliaia di persone, compresi politici e molti volti dello spettacolo e della Tv. E dopo aver resistito alla violenza dello sgombero, quella stessa generazione si è riversata in corteo per le strade di Madrid e in contemporanea in tutto lo Stato, da Barcellona a Bilbao fino a Málaga.

Dopo 71 anni, trascorsi nella sua casa nel barrio del Retiro, Maricarmen è stata sfrattata da decine di agenti in antisommossa. Lo sgombero è arrivato al quarto tentativo, dopo ore di altissima tensione e cariche della polizia contro gli attivisti e le attiviste del Sindicato de Inquilinas y Inquilinos e tanti semplici cittadini. Circolano ormai ovunque i video di Maricarmen in sedia a rotelle mentre osserva la Policía Nacional sfondare la porta di casa sua e portarla via.

La sua storia va molto oltre quel volto ed è il paradigma dell’emergenza abitativa che sta divorando Madrid, la Spagna e molte altre metropoli europee. Pensionata, Maricarmen ha sempre pagato regolarmente l’affitto. Nel 2018, però, il fondo privato Urbagestión, uno dei tanti, senza volti dietro, ha acquistato l’intero palazzo e ha aumentato l’affitto del trilocale da 500 a 2.600 euro.

C’è un elefante nella stanza in Spagna e si chiama questione abitativa. Su questo tema il governo di Pedro Sánchez non ha agito come molti si aspettavano. Lo stesso premier in una celebre intervista aveva promesso che questa sarebbe stata la legislatura de la vivienda. Nulla di tutto ciò. Oggi il governo è attaccato furiosamente dai partiti progressisti e dai movimenti, e rischia una crisi di governo perché il socio di sinistra Sumar – coalizione di cui fanno parte anche Izquierda Unida, Más País e Compromís – minaccia di togliere la fiducia se il Presidente martedì prossimo non porterà in Consiglio dei Ministri una moratoria degli sfratti.

La tensione all’interno della coalizione è alta già da settimane. Il 15 settembre Sumar ha portato in Aula una proposta di legge per modificare la Ley de Vivienda e vietare a imprese e fondi d’investimento l’acquisto di abitazioni, riservandolo alle persone fisiche. Il Psoe ha scelto di astenersi, mentre Pp, Vox, Junts e Upn hanno votato contro, facendo decadere il testo senza avviare l’iter parlamentare. L’astensione del Partito socialista ha rappresentato un segnale chiaro, mostrando come un pezzo di establishment socialdemocratico rappresenti sul tema casa un blocco forse insormontabile. 

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Da New York, dove si trovava per l’Assemblea generale dell’Onu, Sánchez ha definito lo sfratto di Maricarmen una tragedia sociale, attaccando la Presidentessa della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso e il Sindaco Almeida, entrambi del Partito popolare. In particolare, Ayuso rappresenta il volto più radicale della destra conservatrice, molto più vicina alle posizioni di Vox che all’ala moderata del suo partito. Da molti è ritenuta la leader più carismatica del Pp a livello nazionale ed è individuata dal movimento di lotta per la casa come una delle principali responsabili dell’emergenza abitativa che sta divorando la capitale. Nel sistema istituzionale spagnolo, infatti, le Comunità Autonome detengono ampie competenze e poteri decisivi in materia di politiche abitative, e questo attribuisce al suo governo regionale una responsabilità diretta sulla crisi in corso.

Il refrain che utilizza, senza nascondersi, è il disco rotto neoliberista con la difesa della proprietà privata, contraria a qualsiasi legge per calmierare gli affitti e ridurre il potere dei fondi immobiliari, incentivi a chi costruisce e tagli alla spesa pubblica dalle università alla casa. Commentando la notizia del giorno, Ayuso ha liquidato la vicenda tentando di normalizzarla, sostenendo che «lo sfratto di Maricarmen è solo uno dei 25.000 che si verificano ogni anno in Spagna». Da tempo la Presidentessa è diventata il simbolo opposto a quello di Maricarmen, finita al centro di un duro scandalo e del bersaglio dei movimenti. Si è infatti scoperto che l’azienda pubblica regionale Planifica Madrid ha acquistato un lussuoso attico di 485 metri quadri nel ricco quartiere di Chamberí, situato proprio di fronte all’appartamento privato della stessa Ayuso. Il Governo regionale ha fornito tre versioni diverse in meno di ventiquattro ore, sostenendo prima che l’immobile servisse come uffici temporanei, ammettendo poi che l’uso non era chiaro e, infine, annunciando la vendita della proprietà, fino a quando è emerso chiaramente come l’immobile fosse in realtà destinato a diventare la nuova residenza della stessa Presidentessa.

Non è un caso che il concentramento della manifestazione oceanica di sabato 26 settembre a Madrid sia stato proprio nella via sotto quell’attico, trasformando quel luogo nel punto di convergenza simbolico della protesta contro i privilegi e la speculazione. La destra spagnola non si fa problemi a difendere alla luce del sole gli interessi dei fondi speculativi. Proprio il Partito Popolare e Vox, uniti alla destra catalana di Junts, lo scorso aprile hanno fatto saltare in Parlamento l’approvazione del decreto di proroga degli affitti, affondando il provvedimento del Governo che avrebbe bloccato gli aumenti dei canoni fino al 2027.

Da ieri la riflessione della sinistra e dei movimenti spagnoli è una sola: sappiamo cosa aspettarci dalla destra, ma l’atteggiamento del governo Sánchez su questo tema è inaccettabile. Secondo molti, è proprio sulla casa che si giocheranno le prossime elezioni generali. La destra è candidata a vincere dopo aver conquistato i governi di quasi tutte le comunità autonome e, soprattutto, dopo i casi giudiziari che hanno colpito il Psoe, con la condanna per corruzione a oltre vent’anni di carcere per il numero due del partito José Luis Ábalos e l’accusa per traffico di influenze rivolta all’ex premier Zapatero. A questo si aggiunge la posizione dello stesso Sánchez, ormai costantemente sotto il fuoco di fila di una magistratura fortemente politicizzata a destra e già apertamente in campagna elettorale.

Sánchez o affronta la questione della casa o il suo governo non andrà avanti. È un tema ormai ineludibile. La generazione inquilina proseguirà la mobilitazione già dalle prossime ore. La vicenda di Maricarmen segna un prima e un dopo. Esiste spesso una distanza tra le condizioni materiali e la percezione dei problemi, ma da questo fine settimana si è verificata una saldatura immediata. Il paese ha visto chiaramente la violenza del potere che difende gli interessi di pochi e l’incapacità della politica.

Come sottolinea Javier Gil, il tornante politico più importante nella crescita della bolla speculativa sull’abitare va individuato nel 2008. Fino ad allora la principale forma di accesso alla casa era attraverso i mutui concessi dalle banche. Dalla grande recessione in poi la situazione cambia a causa della contrazione del credito ed emerge una domanda non a fini residenziali ma speculativi, che scollega progressivamente il prezzo degli alloggi dall’economia reale del paese e dai salari. Sono arrivati i grandi fondi a comprare interi isolati a Madrid e in altre città europee. Dopo la fase più acuta della crisi, tra il 2013 e il 2014, le banche sono tornate a concedere mutui alle famiglie, ma queste ultime non erano più in grado di pagare l’anticipo, rimanendone escluse. Questa generazione di inquilini comprende sia chi nel 2008 era più giovane ed è entrato nell’età adulta senza riuscire a uscire dall’affitto, sia le generazioni venute dopo.

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Il nuovo ciclo di sfratti in costante aumento sta aprendo un ulteriore ciclo di speculazione. I quartieri si stanno trasformando e perdono identità a causa di un fenomeno di espulsione rapido dovuto all’aumento dei prezzi. La casa è al centro della polarizzazione crescente tra chi possiede moltissimo e chi non arriva alla fine del mese. La questione centrale è restituire all’abitazione il proprio valore sociale. Attualmente la casa si è trasformata in un business estremamente redditizio. Chi compra non lo fa per viverci ma per generare rendita, attratto dalla redditività che offre il mattone e che non si trova in altri mercati. In questo scenario serve sfatare un falso mito. La ricetta proposta dal mercato immobiliare e dalla politica, ovvero quella di costruire più case, è fumo negli occhi, rappresentando l’ennesimo tentativo di trasformare una crisi in un nuovo ciclo di accumulazione. Chi vive in affitto non lo fa perché manchino le case, ma a causa di una forte concentrazione della proprietà immobiliare.

 Se in specifiche situazioni puntuali l’edilizia pubblica e sociale può rispondere a effettivi fabbisogni, il problema di fondo non è una generica scarsità di alloggi, ma la loro forte concentrazione in poche mani e l’uso speculativo che ne viene fatto. Il cambio di paradigma necessario consiste nel considerare la casa al pari di altri diritti fondamentali come la sanità e l’istruzione, generando un meccanismo per cui fare speculazione sugli alloggi sia sconveniente e socialmente inaccettabile. Le case servono per vivere, sono molto più di quattro mura. 

La speculazione non si può ammorbidire, va combattuta, e gli strumenti di politica pubblica esistono già. Ciò che manca, a Roma e Milano come a Berlino o nella stessa Spagna, è la volontà politica di farlo, quella stessa determinazione che finora è mancata anche al governo Sánchez. Nella capitale spagnola la mobilitazione ha rotto gli argini e ha posto con forza e intelligenza politica la casa al centro, dimostrando la necessità del conflitto sociale per trasformare le nostre città. Le proposte dei movimenti sono sul piatto. Sabato 26 settembre, a seguito di un imponente corteo che ha attraversato la metropoli sotto lo slogan Ni una Maricarmen más, la marea di persone ha raggiunto Puerta del Sol. Al termine della manifestazione la piazza si è trasformata, con centinaia di persone che hanno deciso di non andarsene e hanno dato vita a una acampada. A quindici anni dal 15M e dal movimento degli indignados, il Paese si solleva di nuovo e la protesta è pronta ad allargarsi. 

Il sindacato chiede l’approvazione immediata del cosiddetto Decreto Maricarmen, che si articola in cinque proposte puntuali: il divieto di sfratto per gli inquilini vulnerabili senza una reale alternativa abitativa offerta dalle amministrazioni; una regolamentazione severa degli affitti brevi e per singole stanze, così da chiudere le scappatoie legali ed evitare frodi ai danni degli affittuari; la garanzia di proroga per i contratti in corso, includendo anche i rinnovi taciti tra le tutele di legge; l’introduzione del rinnovo automatico dei contratti per impedire le disdette forzate e garantire stabilità di vita a chi vive in affitto e il congelamento dei canoni con la definizione di un tetto massimo fissato per legge.

Questa mobilitazione guarda molto oltre la sola questione abitativa, trasformandosi in una battaglia per una vita degna che non può prescindere dal diritto alla casa. Madrid sta parla all’Europa intera e indica una direzione a tutte noi.

*Simone Guglielmelli è militante de La Base Cosenza e dottorando di ricerca in Scienza politica presso l’Università della Calabria.


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