#Finsubito news dalla rete – Morte David Rossi, la figlia Carolina Orlandi a Ignoto X: “Vogliamo la verità”


“Per 13 anni venivamo viste come se andassimo a caccia alle streghe. Io e mia mamma, come se, poverine, non si potessero rassegnare a una cosa come questa e quindi andassero a cercare cose che non esistono”. Carolina Orlandi parla a Ignoto X e racconta i giorni difficili che stanno vivendo lei e la madre, dopo le nuove ricostruzioni sulla morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio, a Rocca Salimbeni, il 6 marzo 2013.

A distanza di 13 anni, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi sta conducendo nuovi accertamenti sulla dinamica della caduta, per la famiglia quelle simulazioni rappresentano insieme un momento doloroso e un passaggio atteso da tempo. “Sicuramente sono giorni molto duri, perché ogni volta quello che è successo a David non ci abbandona mai, “racconta Orlandi. “Rivedere, per esempio, le simulazioni, sapere con esattezza sempre più dettagli di quello che gli è successo quella sera rievoca a noi delle emozioni veramente faticose da gestire”.

“Finalmente qualcuno è al nostro fianco”

Accanto alla sofferenza, però, c’è anche la sensazione che qualcosa sia cambiato. La Commissione sta cercando di ricostruire materialmente cosa accadde negli ultimi istanti della vita di Rossi, attraverso una serie di simulazioni della possibile caduta dalla finestra. “Allo stesso tempo siamo molto felici che finalmente qualcuno è al nostro fianco in maniera così solida”, dice Carolina.

È una frase che arriva dopo anni nei quali, racconta, lei e la madre si sono sentite isolate nella loro richiesta di fare chiarezza. Una solitudine che, secondo Orlandi, sarebbe stata ancora più forte in una realtà come quella senese. “Soprattutto in una piccola città come Siena, questa sensazione veniva sempre più alimentata. Per anni è successo”, racconta.

“Sarebbe stato più semplice elaborare una decisione volontaria”

È uno dei passaggi più personali e dolorosi della sua testimonianza. Carolina Orlandi spiega che, paradossalmente, per lei sarebbe stato più facile accettare l’ipotesi del suicidio e non il doversi confrontare con la possibilità che David Rossi abbia subito una violenza prima di morire. “Io oggi vorrei dire a queste persone che per me sarebbe stato molto più semplice elaborare una decisione volontaria di David di interrompere la sua vita rispetto ad avere negli occhi e nella testa continuamente la violenza che ha subito fino alla morte”. Parole che restituiscono tutto il peso di una vicenda rimasta per anni senza una risposta definitiva. E anche il modo in cui quella ricerca della verità ha finito per entrare nella vita di Carolina.

“Il mio corpo ha dissociato il ricordo umano di David”

Oggi, Carolina Orlandi ha 34 anni. Guardando indietro, racconta di aver sviluppato una sorta di distanza emotiva per riuscire ad affrontare il dolore. “Oggi mi riguardo indietro anche con un po’ di tenerezza, in qualche modo, perché è come se il mio corpo, per permettermi di andare incontro a una battaglia che non doveva neanche iniziare, avesse dissociato un po’ il ricordo umano di David, avesse dissociato la paura che mi ha fatto quel momento”.

Una paura che, spiega, tornava ogni volta che doveva esporsi pubblicamente: “La paura che ho avuto ogni volta che dovevo andare in televisione, che dovevo fare una marcia, che dovevo andare in piazza per chiedere giustizia”. Ora, dice, il fatto di sentirsi meno sola le permette anche di lasciare riemergere quella parte emotiva che per anni ha dovuto mettere da parte. “Oggi, paradossalmente, in cui ci sentiamo meno sole, c’è più spazio per il mio corpo, per la mia mente e per il mio cuore di riprendersi una parte molto preziosa, che però mi fa essere anche molto più vulnerabile in situazioni come questa”.

La simulazione al Foro Italico

È in questo contesto che si inseriscono le nuove prove tecniche sulla morte di David Rossi. Al Foro Italico, sono state ricostruite le condizioni della finestra dell’ufficio di Rocca Salimbeni dalla quale l’ex manager precipitò. Gli accertamenti sono finalizzati a verificare le diverse possibilità sulla dinamica della caduta: la posizione di Rossi prima di finire nel vuoto, il suo stato di coscienza e l’eventuale presenza di una o più persone.

Un elemento centrale è la posizione nella quale il corpo venne trovato: con il volto rivolto verso il muro e le braccia sollevate. Le simulazioni servono proprio a capire quale dinamica possa essere compatibile con una caduta con queste caratteristiche. L’obiettivo della Commissione è, quindi, ricostruire materialmente quegli ultimi istanti: cosa accadde dentro l’ufficio, come Rossi arrivò oltre il davanzale e se, prima della caduta, ci fu una reazione o un tentativo di opporsi.

“David è morto nel suo ufficio per il ruolo che ricopriva”

Per Carolina Orlandi, la vicenda non può essere separata dal lavoro che David Rossi svolgeva per Mps e dal ruolo che ricopriva all’interno della banca. “Di fronte a tutto quello che è stato negato, alle bugie che ci sono state dette, alle evidenze negate, tutto questo non può rimanere negligenza», afferma.

Poi, una frase che, nella sua ricostruzione, rappresenta il punto centrale della sua convinzione: “Io penso che tutta la resistenza che abbiamo trovato abbia a che fare con la morte di David. Ma David, non dimentichiamoci, non è morto mentre andava a correre. David è morto nel suo ufficio per il ruolo che ricopriva”.

È il passaggio che riporta la morte di Rossi al contesto nel quale avvenne. Era il 6 marzo 2013 quando l’ex responsabile della comunicazione di Mps precipitò dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. Da allora, la ricostruzione di quella morte è stata al centro di indagini, perizie, contestazioni e richieste di nuove verifiche.

“Non mi importa niente di trovare un responsabile a tutti i costi”

Carolina Orlandi, però, mette in guardia anche da un possibile rischio: quello di arrivare a una conclusione semplicemente per chiudere una storia lunga 13 anni. “Io ci vado molto cauta con le grandi rivelazioni a livello di movente e di piste, perché negli anni sono stata delusa tante volte”, dice. E aggiunge: “Il mio timore è anche che venga trovato un responsabile a tutti i costi. A me non importa niente di trovare un responsabile a tutti i costi per chiudere questa storia”.

La richiesta della famiglia, sottolinea, è un’altra: capire cosa sia realmente accaduto. “Siamo stati qui per 13 anni, ce ne staremo quanti serve ancora starci per scoprire esattamente che cosa è successo e chi sono i veri responsabili di tutto questo”.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม