#Finsubito news dalla rete – Parco Agrisolare, due aziende del Vallo di Lauro denunciate


Due tetti coperti di pannelli, due storie che non si somigliano, eppure inciampano nello stesso punto: il filo che lega l’aiuto pubblico all’uso agricolo reale dell’energia e degli edifici. A passarle al setaccio sono stati i finanzieri della Tenenza di Baiano, il reparto con cui il Comando provinciale di Avellino presidia il Vallo di Lauro. Delle imprese non conosciamo i nomi e la comunicazione ufficiale tace anche sui comuni in cui lavorano; ci fermiamo dove si fermano gli atti.

Per chi legge: ciò che segue sono ipotesi d’accusa, oggi nelle mani della magistratura.

Sommario dei contenuti

Una sede per due società

Nella prima azienda gli investigatori hanno trovato l’impresa agricola beneficiaria intrecciata, sul piano logistico e giuridico, con una società terza del tutto estranea al mondo agricolo: stessa sede, stesso impianto fotovoltaico, usati promiscuamente dalle due realtà. Ed è quella convivenza, nella tesi dell’accusa, ad aver fatto lievitare il fabbisogno energetico attribuito all’azienda agricola fino a scavalcare il vincolo dell’autoconsumo esclusivo. Il contributo finito sotto contestazione vale circa 70 mila euro, la stessa cifra riportata da Pupia.

L’edificio rurale che stava per diventare una casa

La seconda impresa aveva bussato alla porta del Parco Agrisolare per oltre 29 mila euro. I pannelli erano già sul tetto quando i controlli incrociati e i sopralluoghi hanno mostrato che quel fabbricato la ruralità fiscale non l’aveva affatto, con in più un’incompatibilità urbanistica che gli investigatori definiscono insanabile.

A rendere il caso quasi paradossale è il calendario. L’azienda dichiarava l’edificio strumentale all’attività agricola, impegnandosi a mantenergli quella destinazione per almeno cinque anni; nello stesso periodo depositava una SCIA, la segnalazione certificata di inizio attività con cui si avviano determinati lavori edilizi, per trasformarlo in civile abitazione. Quando i finanzieri erano ormai dentro l’ispezione è arrivato il tentativo di rinunciare al beneficio… troppo tardi per fermare gli accertamenti.

La proporzione che decide quanto vale l’aiuto

Per chi fa produzione agricola primaria il decreto del Ministero dell’Agricoltura del 19 aprile 2023 ammette l’impianto a una condizione: deve servire a coprire il fabbisogno dell’azienda e la sua capacità produttiva annua non può superare il consumo medio annuo combinato di energia termica ed elettrica, compreso quello della famiglia. È una formula che arriva quasi parola per parola dall’articolo 14 del regolamento europeo 2022/2472, la norma con cui Bruxelles autorizza gli aiuti di Stato agli investimenti nelle aziende agricole. Il suo senso salta agli occhi: impedire che il sostegno pensato per una stalla o una serra finisca a finanziare, di fatto, una piccola centrale elettrica.

Da qui si capisce il peso dei consumi dichiarati. A un fabbisogno più alto corrisponde un impianto ammissibile più grande e una spesa finanziabile più ampia, riconosciuta fino a 1.500 euro per kWp, con un contributo che per queste imprese arriva all’80%: caricare sul conto energetico di un’azienda agricola i consumi di un’altra società significa, per gli investigatori, gonfiare a tavolino la base su cui si calcola l’aiuto.

Che cosa rende rurale un fabbricato

Il Parco Agrisolare paga pannelli montati soltanto sui tetti di fabbricati strumentali all’attività agricola, zootecnica o agroindustriale. Per il fisco quella qualità si legge nel catasto, dove l’Agenzia delle Entrate annota i requisiti di ruralità dopo una dichiarazione sostitutiva del proprietario; un immobile che ne è privo esce dal perimetro degli edifici finanziabili, per quanto possa sembrare agricolo a chi lo guarda dalla strada.

Il peso di una firma

Dietro i due parchi solari ci sono le perizie e le asseverazioni progettuali firmate dai tecnici, ed è lì che la Procura ha puntato la lente quando ha coinvolto anche i professionisti. Le contestazioni sono due. La prima è la falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, prevista dall’articolo 481 del codice penale, che punisce chi attesta il falso in un certificato con la reclusione fino a un anno o con una multa da 51 a 516 euro, pene che diventano cumulative quando c’è scopo di lucro. La seconda è la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, l’articolo 483, con la reclusione fino a due anni.

Truffa o indebita percezione: il giudice dovrà scegliere

Per i titolari la Procura ipotizza la truffa e l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Messe una accanto all’altra sembrano accuse che si sommano, eppure il codice le tiene su binari alternativi. L’articolo 316-ter, che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chi incassa contributi pubblici anche europei grazie a dichiarazioni o documenti falsi, si apre con una riserva esplicita: si applica «salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall’articolo 640-bis».

Quel 640-bis è la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, punita con la reclusione da due a sette anni e perseguibile d’ufficio. I fatti, se arriveranno davanti a un giudice, finiranno sotto l’una o sotto l’altra norma.

La strada per riavere il denaro

Il recupero dei soldi viaggia su un binario tutto suo e non aspetta i tempi del processo: la decadenza cancella il diritto al contributo e apre la strada al recupero coattivo, con il blocco di ciò che non è ancora stato pagato. C’è poi il capitolo del danno erariale, ancora sotto esame: se verrà aperto, sarà la Corte dei conti a valutare il pregiudizio subito dalle casse pubbliche, con un giudizio di responsabilità che corre parallelo a quello penale.

Controlli nella stretta finale

Il caso arriva mentre il Parco Agrisolare attraversa la sua stagione conclusiva. Il GSE aveva fissato al 30 giugno 2026 il termine per comunicare la fine dei lavori; a chi non è riuscito a chiudere in tempo la procedura sul portale, un decreto direttoriale del Masaf del 19 maggio 2026 ha concesso una procedura alternativa tramite PEC, con la richiesta di pagamento da inviare entro il 31 ottobre 2026. Con le domande di erogazione concentrate in un pugno di settimane, un controllo sul campo che arriva prima del bonifico risparmia allo Stato la fatica di inseguire il denaro dopo.

L’Irpinia e i suoi 143 controlli sul Pnrr

Nel bilancio presentato a giugno per il 252° anniversario del Corpo, il Comando provinciale di Avellino aveva contato 143 interventi su progetti finanziati dal Pnrr tra il 1° gennaio 2025 e il 31 maggio 2026, per un valore di circa 32 milioni di euro, dentro un totale di 329 controlli sulla spesa pubblica; numeri che compaiono identici anche nel resoconto di Ottopagine.

Da Thiene a Viareggio

Il Parco Agrisolare era già passato da un fascicolo della Guardia di Finanza all’inizio di luglio 2024, a Thiene, nel Vicentino. Lì i finanzieri avevano fermato un contributo concesso da 221.852,40 euro, mai erogato, a una società di allevamento che secondo l’accusa non aveva i requisiti per accedere al bando; il legale rappresentante era stato denunciato per tentata indebita percezione e il GSE sollecitato a revocare l’aiuto, come aveva raccontato L’Eco Vicentino.

Su un altro incentivo legato al Pnrr avevamo seguito il credito da 20 mila euro bloccato a Viareggio prima che venisse pagato, una storia nata da un’identità rubata.


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