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La Puglia prova a mettere ordine nel percorso sanitario che si apre quando una persona chiede di accedere al suicidio medicalmente assistito. Il terreno scelto dal Consiglio regionale è quello dell’organizzazione: individuare responsabilità, passaggi, verifiche e strutture competenti, lasciando invariati i requisiti sostanziali già delineati dall’ordinamento e dalla giurisprudenza costituzionale.
È questo l’impianto della proposta di legge “Disposizioni organizzative e procedurali in materia di accesso al fine vita”, depositata il 4 settembre e presentata il 1° ottobre nella sede del Consiglio regionale della Puglia. Primo firmatario è il capogruppo del Partito Democratico Stefano Minerva. Tra i proponenti figurano anche Giuseppe Fischetti, Maria La Ghezza del Movimento 5 Stelle, Ruggiero Passero di Per la Puglia e Domenico De Santis. Alla presentazione ha partecipato anche Felice Spaccavento, consigliere di Prossima e presidente della III Commissione Sanità, alla quale il provvedimento è stato assegnato.
Il punto di partenza è preciso: la Regione non interviene per introdurre nuove condizioni di accesso al suicidio medicalmente assistito. Il suo obiettivo è costruire un percorso omogeneo all’interno del Servizio sanitario regionale, evitando che modalità e tempi della presa in carico possano variare da un territorio all’altro.
La scelta tiene conto anche della sentenza 204 del 2025 della Corte costituzionale sulla legge toscana. La Consulta ha riconosciuto alle Regioni la possibilità di disciplinare gli aspetti organizzativi e procedurali nell’ambito della tutela della salute, ribadendo però che non possono essere ridefiniti i requisiti sostanziali né invase competenze statali in materia civile e penale.
Una commissione multidisciplinare in ogni Asl
Uno dei cardini della proposta riguarda la presa in carico delle richieste. Entro trenta giorni dall’eventuale entrata in vigore della legge, ogni Asl pugliese dovrebbe dotarsi di una Commissione multidisciplinare permanente.
Ne farebbero parte un medico palliativista, uno psichiatra o un neurologo, un anestesista, uno psicologo, un medico legale e un infermiere. A questi professionisti si aggiungerebbe, in relazione al singolo caso, uno specialista della patologia dalla quale è affetta la persona che presenta la richiesta.
L’istanza dovrebbe essere formulata personalmente dall’interessato e trasmessa alla Asl competente, accompagnata dalla documentazione sanitaria disponibile. La persona potrebbe inoltre indicare un medico di propria fiducia e presentare una proposta relativa alle eventuali modalità di attuazione.
Ricevuta la documentazione, l’azienda sanitaria dovrebbe inoltrarla alla Commissione multidisciplinare e al Comitato etico competente.
La Puglia dispone già dal 2023 di un Comitato etico individuato presso il Policlinico di Bari per le richieste riguardanti il suicidio medicalmente assistito. La decisione venne assunta dalla Giunta regionale in attuazione delle indicazioni provenienti dalla Corte costituzionale.
Cure palliative prima delle verifiche
Prima di procedere all’accertamento delle condizioni richieste dall’ordinamento, il testo prevede un passaggio preliminare. Alla persona dovranno essere illustrate in maniera chiara le possibilità offerte dalle cure palliative, il diritto a rifiutare o interrompere i trattamenti sanitari, compresi quelli di sostegno vitale, e la possibilità di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua.
Soltanto dopo aver ricevuto queste informazioni e aver confermato la propria volontà si potrà passare alle successive verifiche.
Il tema delle cure palliative sarà uno dei nodi centrali del confronto in Commissione. La discussione, infatti, non riguarderà soltanto l’obbligo di informare il paziente sulle possibilità esistenti, ma anche l’effettiva capacità della rete sanitaria di garantirne l’accesso su tutto il territorio.
Tempi legati alle condizioni del paziente
La proposta pugliese evita di stabilire una scadenza rigida entro la quale concludere gli accertamenti. Il principio scelto è quello della tempestività, valutata sulla base delle condizioni cliniche della persona e compatibilmente con la necessità di eseguire verifiche accurate.
Anche questo passaggio risente direttamente della pronuncia della Corte costituzionale sulla normativa toscana. La Consulta ha infatti ritenuto legittima l’organizzazione regionale delle commissioni e delle procedure di verifica, censurando invece alcune disposizioni che imponevano termini eccessivamente stringenti.
Qualora l’istruttoria si concluda positivamente, dovranno essere definite le modalità di attuazione. La persona potrà sottoporre alla Commissione un protocollo predisposto dal proprio medico di fiducia oppure concordarlo con l’organismo multidisciplinare.
Il percorso dovrà assicurare assistenza sanitaria, tutela delle persone vulnerabili e garanzie contro eventuali abusi. Prima dell’attuazione dovrà inoltre essere nuovamente accertata la persistenza di una volontà libera e consapevole.
Il confronto passa dalla Commissione Sanità
Quello depositato a settembre viene presentato dalla maggioranza come un testo destinato a essere approfondito e, se necessario, modificato durante l’iter consiliare.
La proposta è stata assegnata alla III Commissione, presieduta da Felice Spaccavento. L’intenzione annunciata è quella di coinvolgere professionisti della sanità, giuristi, esperti di bioetica, associazioni e organizzazioni portatrici di sensibilità differenti sul tema del fine vita. Alla data della presentazione, sulla scheda ufficiale dell’iter non risultavano ancora audizioni calendarizzate.
Il confronto si annuncia quindi ampio, anche perché la materia continua a intrecciare competenze nazionali, organizzazione sanitaria regionale, autodeterminazione della persona e garanzie per i soggetti più fragili.
La direzione indicata dalla proposta pugliese resta circoscritta: non stabilire chi abbia diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito, materia regolata dal quadro nazionale e dalle pronunce della Consulta, bensì definire cosa debba accadere, dentro il sistema sanitario pugliese, dal momento in cui quella richiesta viene presentata.
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