#Finsubito news dalla rete – La casa è la nuova emergenza europea – PPN ADI


Un milione e mezzo di famiglie in grave disagio abitativo, case vecchie ed energivore e un Piano casa ancora da riempire. L’Italia scopre l’emergenza abitativa mentre l’Europa la vive già nelle piazze di Madrid e nelle case crepate dalla siccità in Francia.

Per decenni in Italia la casa è stata una faccenda privata, che si risolveva in famiglia con un mutuo, un’eredità o un aiuto dai genitori. Oggi è tornata a essere una questione pubblica, e non soltanto da noi. A Madrid da una settimana centinaia di persone dormono in tenda alla Puerta del Sol dopo lo sfratto di un’anziana di 87 anni. In Francia la siccità apre crepe nei muri delle villette. A Bruxelles la Commissione europea ha varato il suo primo piano per l’abitare accessibile. “La casa vista come bene accessibile, vivibile e sicuro è al centro dell’agenda di Governo e delle necessità dei cittadini, non solo italiani, visto che ormai è un problema europeo”, ha detto il presidente dell’ANCE Antonio Ciucci aprendo alla Camera la conferenza “Città nel Futuro 2030-2050”.

Un’emergenza che si vede poco

Secondo l’osservatorio di Nomisma, in Italia un milione e mezzo di famiglie vive in grave disagio abitativo e spende per la casa più del 30% del reddito. Quasi otto su dieci sono in affitto, e nel Mezzogiorno e nelle isole il canone arriva a pesare per il 41% del reddito. Intanto, 300mila nuclei aspettano un alloggio popolare. Le case pubbliche ospitano appena il 3,5% delle famiglie, contro il 29% dei Paesi Bassi e il 17% della Francia mentre, sempre secondo Nomisma, ci sono 4,5 milioni di immobili vuoti o sottoutilizzati. In mezzo c’è una fascia di popolazione sempre più ampia, che guadagna troppo per avere una casa popolare e troppo poco per il mercato. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha provato a ridurre il problema a una regola semplice. “L’affitto deve costare il 30% del reddito di uno che guadagna da 20mila a 50mila”, ha detto, stimando che solo nella capitale servirebbero 30mila case.

Un Piano casa ancora da riempire

La risposta del governo si chiama Piano casa, approvato a maggio per decreto e convertito in legge a luglio. L’obiettivo dichiarato è di 100mila alloggi in dieci anni con 10 miliardi di risorse, ma per ora il decreto ne mette a disposizione poco più di 1,1, quasi tutti per recuperare case popolari inutilizzate. Il resto dovrà arrivare da fondi europei e capitali privati. I costruttori condividono l’impostazione ma vogliono più chiarezza: “Si parla di 10 miliardi a disposizione, ma quanti sono per il primo pilastro e quanti per il secondo?”, ha chiesto la vicepresidente dell’ANCE Vanessa Pesenti, facendo notare che le semplificazioni più incisive valgono solo per gli interventi sopra il miliardo. Poi c’è il problema delle regole. “Rigenerare è una bella parola. Però per rigenerare servono innanzitutto regole, le norme urbanistiche che regolano ora il Paese sono datate”, ha ricordato Ciucci. Sono norme pensate per un Paese che si espandeva, non per uno che deve recuperare quello che ha già costruito.

Case vecchie, energivore e fragili

Dei 35,3 milioni di abitazioni italiane, il 52% è in classe energetica F o G e il 68,3% è stato costruito prima del 1980. Secondo l’ANCE più di 50 milioni di persone vivono in zone a rischio sismico, e il consumo di suolo continua ad aumentare. Qui la questione abitativa si intreccia con quella climatica: la direttiva europea sulle case green chiede di ridurre i consumi del parco residenziale, ma l’Italia non ha ancora presentato il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che andava inviato a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025. Per questo la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione, e ora ha fatto un passo ulteriore inviando a Roma e ad altri otto Paesi un parere motivato. Il governo ha due mesi per mettersi in regola, altrimenti il caso potrebbe finire davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il rischio di sanzioni. Intanto la partita degli incentivi si sposta sulla manovra. Chiusa la stagione del Superbonus, a legislazione vigente dal 2027 le detrazioni per i lavori in casa scenderebbero dal 50 al 36% per l’abitazione principale e dal 36 al 30% per gli altri immobili. Il governo valuta di riportare al 65% l’ecobonus per la prima casa, per interventi come infissi, pompe di calore, cappotti termici e solare termico, sfruttando i margini di flessibilità europei legati alla sicurezza energetica, ma coperture e requisiti non sono ancora definiti. I costruttori chiedono incentivi stabili e concentrati sugli edifici in condizioni peggiori, a cominciare da un credito d’imposta strutturale e da un Conto termico rafforzato per le case popolari.

L’Europa allo specchio

In Francia circa 12 milioni di case, il 60% delle abitazioni individuali, poggiano su terreni argillosi che si ritirano con la siccità e si gonfiano con la pioggia, spaccando fondazioni e pareti. Dopo un’estate con cinque ondate di calore, la Caisse centrale de réassurance prevede danni per miliardi, come nel 2022, quando il conto arrivò a 3,5 miliardi, e Parigi ha già vietato di affittare gli alloggi in classe G. In Spagna l’emergenza è è passata dalla piazza al Parlamento, e oggi è diventata una crisi politica. Lo sfratto di Maricarmen Abascal aveva portato in strada decine di migliaia di persone e spinto il governo Sánchez a varare due decreti con il blocco degli sfratti per i più vulnerabili fino al 2030 e il rinnovo automatico degli affitti, ma il Congresso li ha bocciati con i voti decisivi degli indipendentisti catalani di Junts, insieme a PP e Vox. “Chiedo ai membri del Parlamento di pensare al popolo, li imploro di essere coraggiosi”, aveva detto il premier in aula, senza riuscire a recuperare la maggioranza. Ora cresce la pressione per elezioni anticipate, mentre il Sindicato de Inquilinas ha convocato manifestazioni a Madrid e in altre 22 città. Secondo la Commissione europea in dieci anni i prezzi delle case nell’Unione sono saliti del 60% e gli affitti del 20%, molto più dei salari. La casa, insomma, non è più il problema di qualcuno, è il banco di prova della tenuta sociale di un intero continente.


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