#Finsubito news dalla rete – Sanità, la città in piazza


Gela esclusa e discriminata, depredata, tradita, rifiutata, scartata, emarginata, negata, offesa, mortificata, umiliata. Con gli aggettivi potremmo continuare all’infinito senza rischiare di farci accusare di vittimismo. Perchè gli affronti, gli scippi, le rapine, gli abusi, le mortificazioni e le ingiustizie cui è stata sottoposta questa città sono talmente evidenti che si possono toccare con mano e con impressionante attualità. Colpa di chi l’ha amministrata? Forse. Anzi, certamente! Tradita da una classe politica pigra, incapace e accomodante.

Ma oggi siamo di fronte ad uno scatto di dignità, una ribellione contro le angherie e le ingiustizie, a una sorta di resa dei conti con un appello del sindaco al popolo di Gela perchè si mobiliti e protesti sfilando in corteo.

Si scende in piazza, per le strade, attorno al vecchio presidio sanitario “Vittorio Emanuele” di via Palazzi, per denunciare il più scottante di questi abusi: lo stato di colpevole abbandono in cui versa l’ospedale, la diagnostica e la medicina di base, ovvero l’intero settore sanitario della città. 

Parliamo di uno dei mille problemi che affliggono questa comunità, ma che risulta il più sentito perchè ci tocca tutti direttamente in quanto tra mancanza di medici, inagibilità di strutture e liste di attesa pluriennali, ci nega il sacrosanto e fondamentale diritto alla salute sancito dalla Costituzione (art. 32), dalla carta dei diritti dell’uomo (art.  25) e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (art. 12). Ne parleremo più avanti in modo più approfondito.

Vediamo invece i comportamenti delittuosi più evidenti che sono stati commessi contro Gela e come sadicamente la pubblica amministrazione, ai vali livelli istituzionali,  continua a mantenere con  altre scelte e atteggiamenti discriminatori di esclusione e di emarginazione, giungendo persino ad appropriarsi, con atti pubblici da rapina, delle poche risorse che Gela è riuscita a ottenere dopo anni di lotte e di umiliazioni.

Con la scoperta del petrolio, a Gela fu promesso uno sviluppo industriale, economico e sociale mai avvenuto. Cinquanta anni di illusioni legati al petrolio e poi la chiusura del petrolchimico , migliaia di licenziamenti, il ritorno all’emigrazione dei disoccupati e famiglie senza più figura paterna presente, con i figli a rischio devianze. Tutto questo in un territorio che ha subito una devastazione dell’ecosistema con lo sconvolgimento del suo equilibrio ambientale tramite l’inquinamento di aria, mare, suolo e sottosuolo. I progetti di risanamento si sono rivelati pannicelli caldi.

Un’autostrada, la Siracusa-Gela (prosecuzione della A18 Messina-Catania-Siracusa) è ferma a Modica dopo 60 anni d’attesa, malgrado un presidente della Regione gelese (Rosario Crocetta) e un presidente del Cas (consorzio autostrade siciliane) anche lui di Gela (Rosario Faraci). Lavori bloccati.

La Nord-Sud, ovvero la “strada dei due mari”, la Santo Stefano di Camastra-Gela, dopo 40 anni è ferma a Nicosia. Non si trovano 1,4 miliardi di euro per un’opera che collegherebbe Il Mediterraneo al Tirreno e darebbe sbocco ai comuni dell’Ennese oggi isolati come Mistretta, Nicosia, Leonforte, Agira, Assoro, Nissoria, Valguarnera, ecc. 

La Catania-Gela resta una mulattiera, fabbrica di incidenti mortali e ora bancomat di comuni disperati come Ramacca, Palagonia ed altri che piazzano Autovelox da banditismo autorizzato. Come quello del Comune di Acate sulla SS 115 Vittoria-Gela, una statale che qualche sapientone dell’Anas ha avuto l’idea di rendere percorribile interamente alla velocità assurda di 50 km/h, senza soluzione di continuità. Il governo non trasferisce più soldi e i comuni li sottraggono alle tasche degli automobilisti, soprattutto i gelesi, senza reinvestirli nella sicurezza ma usandoli per l’ordinaria amministrazione.

Ferma ancora la Tangenziale di Gela. Inesistente un progetto di miglioramento della Agrigento-Gela. 

Inutile parlare delle ferrovie. La Caltagirone-Gela è ferma da 15 anni per il crollo di un ponte. La Caltanissetta-Gela  spesso è sostituita da pullman. Linee vecchie e antieconomiche. Se avete notato tutte le opere viarie iniziano altrove. Ma qui non arrivano e non finiscono mai.

I Porti sono inagibili. Il porto rifugio interrato, il pontile sbarcatoio impraticabile perchè spezzato a metà da un crollo, il porto-isola è riservato all’Eni e appare inadeguato alle altre piccole industrie, all’agricoltura e al commercio.

Le dighe tutte interrate o mal collegate: Comunelli, Cimia e Disueri. L’acqua viene buttata a mare e le campagne seccano per la siccità col carciofo in piena produzione. Non esiste un programma di interventi.

Tranne il museo del mare, il patrimonio archeologico non risulta turisticamente fruibile per mancanza di custodi, per un museo che da 10 anni è da ricostruire, per le Mura Timoleontee spesso chiuse, per una seconda nave greca ancora da esporre nel museo dei relitti.

La Regione non spende un centesimo per Gela. E se arrivano fondi statali per realizzare opere in città che tardano a partire, i vari governi regionali, specialmente se di centro-destra, fanno a gara per appropriarsene dirottandoli ad altre opere. Così avevano tentato di fare con i 16 miliardi destinati al nuovo ospedale consortile da 250 posti letto che dovrebbe sorgere a Ponte Olivo, nell’attuale area Enimed, e che dovrebbe servire i comuni della fascia sud della provincia di Caltanissetta: Gela, Niscemi, Butera, Mazzarino, Riesi, Delia e Sommatino. Soldi che sono stati subito restituiti a Gela dopo la levata di scudi di tutti i comuni della zona.

Comuni che stanno sostenendo la battaglia dell’amministrazione comunale gelese che da due mesi staziona davanti al nosocomio di via Palazzi per protestare contro la mancanza di medici e di attrezzature. Sindaco, assessori e consiglieri comunali di maggioranza (l’opposizione ha aderito allo corteo all’ultimo momento) si alternano in un sit-in continuo raccogliendo firme per sollecitare l’Asp di Caltanissetta e la Regione Sicilia a coprire i posti vacanti nell’area medica dei vari reparti e in particolare al pronto soccorso dove su 16 medici in pianta organica ne risultano in servizio appena 3, compreso il primario. I tempi d’attesa sono inaccettabili. Pazienti e familiari disperati e scoraggiati. Mesi e mesi per un’ecografia, una Tac, una risonanza magnetica. La gente muore in attesa degli esami strumentali.

L’Assessore regionale alla salute, Marcello Caruso, si è recato a Gela il 25 agosto scorso per ascoltare le richieste di sindaco e cittadini, promettendo che sarebbe tornato entro un mese per portare delle soluzioni ai vari problemi. Ma da allora di Caruso nemmeno l’ombra. «Si tratta di una vera vergogna targata Forza Italia e Fratelli d’Italia – ha dichiarato il vice presidente dell’Ars, Nuccio Di Paola (M5S) – considerando che l’Asp di Caltanissetta è totalmente lottizzata dal centrodestra. Il manager dell’Asp nissena, Ficarra, in quota Forza Italia – ha sottolineato Di Paola – deve assolutamente essere rimosso o lui stesso deve avere la decenza di dimettersi perché chi non riesce a risolvere le problematiche di una struttura ospedaliera in ginocchio, o non è in grado di farlo o risponde a precise volontà politiche».

Così a Gela è scattata la decisione di scendere in piazza.

Dal canto suo, per mitigare la protesta, l’Asp ha annunciato il prossimo arrivo di alcuni specializzandi d’intesa con la facoltà di medicina dell’università di Palermo. E nel contempo ha comunicato l’avvenuta ristrutturazione della rianimazione anti Covid  finanziata dall’Eni e il potenziamento dell’unità operativa di Medicina.

Poca cosa rispetto ai veri bisogni dell’ospedale e che comunque si sarebbero potuti ottenere già prima.

Così la città scende in piazza a fianco del suo sindaco, Terenziano Di Stefano, dei suoi assessori e dei consiglieri comunali, in una lotta di popolo per chiedere un vero ospedale, con medici, infermieri e attrezzature, e nuove unità operative per la tutela del diritto alla salute. Basterà? Probabilmente no. Ma potrebbe essere la prima giornata di un lungo calendario di lotte e di battaglie per il riscatto di Gela


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